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mercoledì 4 febbraio 2026

Bridal ballad

 " Bridal Ballad, di Edgar Allan Poe, è la storia di una giovane donna che ha sposato un uomo che non ama, e che cerca di convincersi di essere felice; il nome dell'innamorato morto in guerra è D'Elormie. Non
so perché sia stato scelto questo testo per "Il mercante di Venezia", ma alla fine del film questa musica rimane nella memoria - anche per la bella interpretazione della cantante Hayley Westenra. "

da giulianocinema ( qui )

sabato 11 novembre 2023

Ti racconto "La tempesta di Shakespeare"

 


           I parte                      II parte                    III parte               IV parte                     V parte





giovedì 9 novembre 2023

Ti racconto "La Tempesta" di William Shakespeare ( Approfondimenti )

                 

                                                                                I

"How many goodly creatures are there here! How beauteous mankind is! O brave new world,T hat has such people in it!"

" Oh meraviglia! Quante creature leggiadre! Bella è l’umanità. Splendido mondo nuovo, che ha in sé creature come queste"



mercoledì 8 novembre 2023

Ti racconto "La Tempesta" di William Shakespeare ( ATTO IV, V, EPILOGO )





                                                                          ATTO IV



Prospero, dopo aver avuto prova della sincerità del sentimento d’amore di Ferdinando per Miranda, gliela promette in sposa. Chiede però a Ferdinando di rispettare la purezza della fanciulla fino al momento del matrimonio. 

Con la complicità di Ariel, offre quindi ai due giovani uno spettacolo di canti e danze di spiriti. Shakespeare inserisce così nell'opera un masque, ovvero un intermezzo d'argomento mitologico e allegorico, cui concorrono poesia, danza e musica. Entra Iride, messaggera della regina del cielo, e chiama Cerere a celebrare il patto d’amore tra Ferdinando e Miranda. Cerere giunge e a lei si affianca Giunone; insieme benedicono la coppia. Segue una danza campestre di ninfe e bruni falciatori.

Qui per il video

martedì 7 novembre 2023

Ti racconto "La Tempesta" di William Shakespeare ( ATTO III )

 


illustrazione di E. Dulac


                                                                               ATTO III


Ferdinando dichiara a Miranda il proprio amore; la fanciulla gli confessa con candore di provare per lui lo stesso trasporto.

Dall’altra parte dell’isola, intanto, Calibano chiede a Stefano di togliere di mezzo Prospero per assicurarsi  il dominio sull’isola.
Ariel, invisibile, assiste alla scena e ascolta il piano di Calibano: Stefano dovrà, approfittando del sonno pomeridiano di Prospero, sottrargli i libri incantati e quindi ucciderlo.
Con la prospettiva di divenire re dell’isola e di sposare la bella Miranda, Stefano accetta.

domenica 5 novembre 2023

Ti racconto "La Tempesta" di William Shakespeare ( ATTO II )

 


Thomas Francis Dicksee, Miranda

                                                                 

                                                                           ATTO II


In un’altra zona dell’isola, Sebastiano e Antonio si fanno beffe di Gonzalo e di Adriano che, grati alla sorte per lo scampato pericolo, cercano di vedere il lato positivo della situazione in cui si trovano.

Alonso è disperato, rimpiange di essersi recato a Tunisi per il matrimonio della figlia Claribella con il re del posto; se non l’avesse fatto, durante il viaggio di ritorno, nel naufragio, non avrebbe perduto Ferdinando, suo figlio e erede.

Gonzalo, intanto, immagina un mondo nuovo, quello a cui darebbe vita se fosse re dell’isola.

venerdì 3 novembre 2023

Ti racconto " La tempesta" di William Shakespeare ( ATTO I )

 



John William Waterhouse, Miranda


                                                                              ATTO I


Lampi, tuoni, mare in tempesta, ordini concitati del nostromo all’equipaggio del veliero che trasporta Alonso, re di Napoli, il figlio Ferdinando, il fratello Sebastiano, il consigliere Gonzalo e infine Antonio, usurpatore del titolo di duca di Milano. 

Da un’isola, una fanciulla, Miranda, e suo padre, Prospero, assistono al naufragio.

Miranda è angustiata; chiede al padre di placare la tempesta che ha suscitato con le sue arti magiche. Prospero la rassicura: nessun danno è stato provocato.

venerdì 28 agosto 2020

Una mosca shakespeariana


Marco colpisce il piatto con un coltello.
TITO: A cosa dai colpi, Marco, con il tuo coltello?
MARCO: A ciò che ho ucciso, mio signore: una mosca.
TITO: Maledizione, assassino! tu uccidi il mio cuore. I miei occhi sono sazi di spettacoli di violenza: un atto di morte commesso sugli innocenti non si addice al fratello di Tito. Vattene, vedo che non sei fatto per la mia compagnia.
MARCO: Ahimè, mio signore, ho ucciso solo una mosca.
TITO: «Solo?» e se quella mosca aveva un padre e una madre? Come stenderà le fragili ali dorate
ronzando per l'aria lamentosi fatti? Povera mosca innocente, con la graziosa melodia del suo ronzio era venuta qui a rallegrarci, e tu l’hai uccisa.
MARCO: Perdonami, signore: era una brutta mosca nera come il Moro dell'imperatrice, e perciò l'ho uccisa.
TITO: Oh! Oh! Oh! Perdonami allora per averti rimproverato, perché hai fatto un atto misericordioso. Dammi il coltello, infierirò su di lei illudendomi che sia il Moro venuto qui apposta per avvelenarmi. Questo è per te, e questo è per Tamora. Ah, marrano! Ma spero che non siamo caduti così in basso da non poter uccidere, insieme, una mosca che ci viene davanti a somiglianza d’un Moro nero come il carbone.
MARCO: Ahimè, pover’uomo! il dolore l'ha così sconvolto che prende ombre false per sostanze vere.
TITO: Su, sparecchiate. Lavinia, accompagnami; verrò nella tua stanza a leggere con te tristi storie accadute in tempi passati. Vieni con me, ragazzo: la tua vista è giovane, leggerai tu quando la mia comincerà ad annebbiarsi.
Escono.
(William Shakespeare, Tito Andronico, finale atto terzo, traduzione di Alessandro Serpieri, ed. Garzanti 1989)

Quando ho letto per la prima volta Tito Andronico, tanti anni fa, ho trovato questa pagina e non credevo ai miei occhi. Possibile che Shakespeare abbia scritto questa cosa? Oltretutto, Tito Andronico è un dramma di una crudeltà inaudita, con torture, mutilazioni, stragi, violenze; in questo contesto, trovare qualcuno che si commuove per una mosca (sia pure per pochi istanti) è davvero singolare. Mi sono tenuto le mie perplessità per anni, pensando che si tratta di un dramma giovanile e che i manoscritti di Shakespeare sono, come insegnano gli esperti, pieni di inserti e di improvvisazioni degli attori. Poi mi è capitato di vedere questa scena interpretata da Anthony Hopkins, nel film del 1999, e ho capito che a un grande interprete è possibile rendere alla grande anche pagine come questa. La regista Julie Taymor si prende qualche libertà e fa interpretare la parte che qui spetta a Marco (un adulto) a un bambino, nipote di Tito. Così, la faccenda della mosca diventa un affare tra nonno e nipote e tutto riesce a diventare credibile (francamente, io pensavo che l'avrebbero tagliata).
Il Moro, per chi non conoscesse la tragedia, è un personaggio importante. Un cattivo a tutto tondo, ma il suo discorso sulla sua provenienza è memorabile e anticipa Shylock (Il Mercante di Venezia).

PS: non ho trovato on line il momento esatto del film con Hopkins, per questo motivo il fotogramma qui sopra è tratto da "Mystery train" di Jim Jarmusch (notare il fermacarte in mezzo alla scrivania)

domenica 25 agosto 2019

La prigione silvestre di Ariel

Ho trovato per caso una riduzione in chiave cinematografica, della durata di soli dodici minuti, di The tempest di William Shakespeare. L'autore è Percy Stow e l'opera risale al 1908. Riporto qui il link  a una delle prime scene del lavoro di Stow, quella in cui Ariel viene liberato dalla sua prigione silvestre da Prospero.

In realtà nell'opera shakespeariana tale momento non è compreso nell'azione scenica in quanto mero antefatto richiamato da Prospero in una battuta di dialogo.

Maud Tindal Atkinson, Ariel
Nell'atto I della Tempesta, Prospero chiama Ariel, lo spirito dell’aria al suo servizio. Lo spiritello dice al suo padrone che ha svolto a puntino i compiti assegnati: ha suscitato nell’equipaggio l’illusione della tempesta e del naufragio,ha ancorato la nave in una baia nascosta con la ciurma addormentata sotto coperta, ha lasciato Ferdinando da solo e in preda all’angoscia di essere l’unico sopravvissuto e ha sparpagliato tutti gli altri in piccoli gruppi in zone dell’isola tra loro distanti.
C’è di che essere premiati per i servizi resi e infatti Ariel chiede a Prospero la libertà

Prospero risponde ad Ariel che avrà la libertà a tempo debito e poi lo accusa di ingratitudine.

Prospero:  Ma tu, i tormenti da cui ti ho liberato, te li scordi?
Ariel: Io no.
Prospero:  Tu sì, gramigna grama e bugiardo. E te la sei scordata la brutta strega Sicorace, incurvata dagli anni e dalla protervia come un cerchio di botte? (…)
Quella stregaccia balugia fu scaricata, incinta, da certi marinai e abbandonata qui. Tu, che ora ti vanti di servir me, servivi lei, allora. Ma essendo tu uno spiritello troppo etereo e delicato per eseguir gli incantesimi terragni e orrendi che ti imponeva lei, ti ribellasti (…) e quella, nel suo furore implacabile, e con l’aiuto dei suoi più potenti ministri, ti serrò nello spacco fatto in un pino: dove, così strizzato, rimanesti in quel tormento una dozzina d’anni. 

Dinanzi alla minaccia di finire di nuovo conficcato nel tronco del pino per altri dodici anni, Ariel  , dopo aver chiesto perdono, continuerà a rendersi utile al suo padrone, generando illusioni nei naufraghi e inducendoli, a seconda dei casi e delle necessità,  all'azione o all'inazione.

lunedì 25 marzo 2019

Il caprifoglio di Isotta e di Titania






Dormi pure, amor mio, ed io ti cingerò con le mie braccia.(...)Dolcemente così, il caprifoglio al soave convolvolo s’allaccia.

( Titania a Bottom in Sogno di una notte di mezza estate, atto IV )



Forse, nel concepire questi versi, Shakespeare si sarà lasciato ispirare dal caprifoglio che, insieme a un nocciolo, crebbe sulla tomba di Tristano e Isotta e si intrecciò  indissolubilmente all'altra pianta.

disegno di William Morris


giovedì 20 settembre 2018

Pietre ( II )


Siccome a me piaceva fare teatro nella mia vita quotidiana, nel mio piccolo e secondo le mie limitatissime potenzialità (la mancanza di talento mi impedisce di fare di più, per fortuna direi), un giorno sul posto di lavoro mi metto con la faccia rivolta verso il muro e comincio a fare l'elenco delle cose che non vanno (tante, perfino in modo ridicolo). Il mio giovane collega mi guarda un po' così, forse si preoccupa e allora gli spiego: «Parlo al muro perché il muro non risponde, e in questo è identico ai nostri capi, ma quantomeno il muro non risponde stupidaggini, e in questo è senza dubbio migliore.»


A quel tempo conoscevo già il Tito Andronico, ma forse me ne ero dimenticato:


Lucio: O nobile padre, ti lamenti invano: i tribuni non ti sentono, e tu racconti i tuoi dolori ad una pietra. (...) Mio amato signore, nessun tribuno è qui a sentirti parlare.
Tito: Non importa, ragazzo: se mi sentissero non mi presterebbero attenzione, e se lo facessero non avrebbero pietà di me; e tuttavia devo implorarli, anche se inutilmente. Perciò racconto i miei dolori alle pietre, che se non possono rispondere alla mia pena pure sono in qualche modo meglio dei tribuni, perché non interrompono la mia storia. Quando piango, ai miei piedi esse ricevono le mie lacrime umilmente e sembrano piangere con me; se solo fossero abbigliate di vesti austere, Roma non disporrebbe di tribuni a loro pari. Una pietra è tenera come cera, i tribuni sono più duri delle pietre; una pietra è silenziosa e non offende, i tribuni con le loro lingue mandano uomini a morte.
(William Shakespeare, Tito Andronico, atto 3 scena I, traduzione Alessandro Serpieri, ed.Garzanti 1989)

giovedì 4 gennaio 2018

Al lume della luna



Jessica, figlia del ricco Shylock,  fugge dalla casa paterna per sposare  Lorenzo. 
Nella I scena del V atto de "Il mercante di Venezia",  Shakespeare fa in modo che i due innamorati  evochino storie di celebri amanti che sotto una limpida  luna, proprio come loro, videro compiersi  il loro destino.

Lorenzo  - La luna splende di tutto il suo lume. In una notte come questa, quando il dolce vento baciava leggermente gli alberi ed essi non facevano il più piccolo rumore, in una notte come questa, Troilo, io credo, salì sulle mura di Troia ed esalò in sospiri la sua anima, volto verso le tende dei Greci, dove quella notte taceva Cressida.

Jessica - In una notte come questa, Tisbe sfiorò timidamente col piede la rugiada e vide, prima dello stesso leone, l'ombra di lui e fuggì atterrita.

Lorenzo - In una notte come questa Didone, con in mano un ramo di salcio, s'arrestò sul selvaggio lido, e faceva cenni al suo amore di tornare a Cartagine.

Jessica - In una notte come questa, Medea colse le erbe incantate che dovevano ringiovanire il vecchio Esone.

Lorenzo - In una notte come questa Jessica fuggì come una ladra dalla casa del ricco ebreo e, con un amante sprovveduto, corse da Venezia sino a Belmonte.

Jessica - In una notte come questa, il giovane Lorenzo le giurò di amarla immensamente e le rubò il cuore con molte proteste di verace amore, e nessuna di esse era sincera.

Lorenzo - In una notte come questa, la leggiadra Jessica, come una piccola bisbetica, calunniò il suo amante ed egli le perdonò.

Jessica - Io vi batterei nel ricordare notti famose, se nessuno ci disturbasse. Ma zitto! Odo il calpestio di qualcuno.

W. Shakespeare, Il mercante di Venezia - Atto V, scena I -

Al lume della luna a me non è mai successo niente di eclatante, solo ( ma è tanto ) il piacere sottile di osservarla.

lunedì 12 giugno 2017

Il filtro di Puck e la ninna nanna di Benjamin







Sono tante le citazioni e le riscritture teatrali , cinematografiche  qui ) e musicali di Sogno di una notte di mezza estate. Per fare un solo esempio, la marcia nuziale a tutti familiare non è altro che uno dei momenti dell' Ein Sommernachtstraum di Felix Mendelssohn Bartholdy . Anche Benjamin Britten ha scritto una meravigliosa versione della celebre opera shakespeariana. Mi è ritornata in mente leggendo le pagine che Alex Ross dedica al compositore inglese nel suo Il resto è rumore

sabato 12 novembre 2016

Gli alfieri del tempo


Giulietta e Romeo hanno passato insieme la notte. Sentono cantare l’allodola, messaggera del mattino; Romeo deve fuggire prima che la luce del giorno riveli nella casa e nella città la sua presenza ma Giulietta cerca come può di trattenerlo ancora

l'usignolo e la rosa di D.K.Barton
Giulietta Vuoi già partire? Il giorno non è ancora vicino: era l’usignolo e non l’allodola, quello che che ti ha ferito col suo canto l’orecchio trepidante; esso canta tutte le notti su quel melograno laggiù: credi, amor mio, era l’usignolo.

Romeo Era l’allodola, messaggera del mattino, non l’usignolo: guarda amore come quelle strisce di luce, invidiose della nostra gioia, cingono di una frangia luminosa le nubi che si disperdono laggiù nell’oriente; i lumi della notte si sono spenti a poco a poco, e il dì giocondo si affaccia in punta di piedi sulle nebbiose cime delle montagne: io debbo partire e vivere, o restare e morire.


William Shakespeare, Romeo e Giulietta ,  Atto III , scena V  

martedì 27 settembre 2016

L'equipaggio della regina Mab





illustrazione di John Fray
Benvolio, Romeo e Mercuzio si chiedono in che modo introdursi nella  festa che Capuleti ha dato e tra i cui invitati figura Rosalina, la donna amata dal giovane Montecchi prima di incontrare Giulietta. Romeo è inquieto, ha un presentimento cattivo, ha fatto un sogno...

Romeo : Stanotte ho fatto un sogno.

Mercuzio: Anch'io.

Romeo: Ebbene, che cosa hai sognato?

Mercuzio: Che coloro i quali sognano, spesso sono messi in mezzo

Romeo: In mezzo alle coltri, e sognano delle cose vere.

Mercuzio: Ah! Allora, lo vedo, la regina Mab è venuta a trovarti.
Essa è la levatrice delle fate, e viene, in forma non più grossa di un agata
all'indice di un anziano, tirata da un equipaggio di piccoli atomi, sul naso degli uomini, mentre giacciono addormentati.
I raggi delle ruote del suo carro son fatti di esili zampe di ragno;
il mantice di ali di cavallette,
le tirelle del più sottile ragnatelo;
i pettorali di umidi raggi di luna,
il manico della frusta di un osso di grillo,
la sferza di un filamento impercettibile;
il cocchiere è un moscerino in livrea grigia,
grosso neppure quanto la metà del piccolo insetto tondo,
tratto fuori con uno spillo dal pigro dito di una fanciulla.
Il suo cocchio è un guscio di nocciola,
lavorato dal falegname scoiattolo o dal vecchio verme,
da tempo immemorabile carrozzieri delle fate.
In questo arnese essa galoppa da una notte
all'altra attraverso i cervelli degli amanti,
e allora essi sognan d'amore; sulle ginocchia dei cortigiani,
che immediatamente sognan riverenze;
sulle dita dei legulei, che subito sognano onorari,
sulle labbra delle dame che immantinente sognano baci,
(…)
Lei è la strega, che quando le fanciulle giacciono supine,
le preme, e insegna loro per la prima volta a portare,
e ne fa delle donne di buon portamento.
Essa è colei...

Romeo: Taci, taci, Mercuzio, taci!
tu parli di niente.

Mercuzio: E' vero, io parlo dei sogni,
che sono figli di un cervello ozioso,
generati da nient'altro che da una vana fantasia,
la quale è di una sostanza sottile come l'aria,
e più incostante del vento, che in questo momento carezza
il gelido grembo del settentrione, e, corrucciato,
se ne va via sbuffando, e volta la faccia
verso il mezzogiorno stillante di rugiada

dall' Atto I , scena IV  di Romeo e Giulietta   di William Shakespeare
traduzione di C.Chiarini   ed. Sansoni