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martedì 6 gennaio 2026

La canzone del domani






 "... Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse : - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo?

La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: - Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita.

La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.

Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.

La nutrice le dava da mangiare in silenzio.

La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere."


da  La canzone del domani di R.L.Stevenson   in "Favola crudele" ed. Fiabesca

L'immagine del barcone è di Felice Casorati


giovedì 4 ottobre 2018

Il tarlo del domani


"... Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse : - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo? La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: - Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita.
La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.
Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.
La nutrice le dava da mangiare in silenzio.
La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere."

da  La canzone del domani di R.L.Stevenson   in "Favola crudele" ed. Fiabesca

dipinto di Felice Casorati

giovedì 23 agosto 2018

Landscape



La strada che porta a Hermiston sale per un lungo tratto seguendo la valle di un torrente prediletto dai pescatori e dai moscerini, tra laghetti e cascatelle, all'ombra dei salici e dei boschi di betulle.

Robert Louis Stevenson, Weir of Hermiston, pag.57 ed.Garzanti 1982, traduzione di Francesco Fenghi

dipinto di John Atkinson Grimshaw


domenica 29 aprile 2018

La luna (Stevenson)


The moon has a face like the clock in the hall;
she shines on thieves on the garden wall,
on streets and fields and harbour quays,
and birdies asleep in the forks of the trees.
The squalling cat and the squeaking mouse,
the howling dog by the door of the house,
the bat that lies in bed at noon,
all love to be out by the light of the moon.
But all of the things that belong to the day
cuddle to sleep to be out of her way;
and flowers and children close their eyes
till up in the morning the sun shall arise.

(Robert Louis Stevenson, The Moon, n.32 da "A child's garden of verses")

Anthony Burgess una volta ha scritto che l'inglese è una lingua monosillabica, come il cinese; e già leggendo il primo verso di questa poesia si può capire che cosa intendeva. Di fatto, il ritmo usato da Stevenson è intraducibile in italiano, a meno di non voler scrivere qualcosa di completamente differente. Per esempio, "bat" è un monosillabo ma va tradotto per forza di cose con "pipistrello", una parola che da sola riempirebbe un verso intero; la stessa cosa accade con "clock" e "orologio". Di conseguenza, il mio tentativo di traduzione ha l'unico significato di risparmiare a chi passa di qui l'andare a prendere il dizionario se non ci si ricorda qualche parola (spero di non aver fatto troppi errori). (purtroppo non ho trovato il nome dell'autore del disegno, mi dispiace molto)

La luna ha una faccia come l'orologio nel salone;
splende sui ladri sul muro nel giardino,
su strade e campi e banchine del porto,
e sugli uccellini che dormono nelle biforcazioni dei rami.
Il gatto che schiamazza e il topo che squittisce,
il cane che abbaia dalla porta della casa,
il pipistrello che giace nel suo letto a mezzogiorno,
tutti amano essere fuori quando c'è il chiaro di luna.
Ma tutte le cose che appartengono al giorno
si stringono nel sonno per essere lontani dalla sua via;
e i fiori e i bambini chiudono i loro occhi
finché nel mattino non torni a salire il sole.

(Robert Louis Stevenson, n.32 da "A child's garden of verses")

sabato 8 aprile 2017

Il pappagallo di lungo corso






- Vieni, Hawkins, - diceva, - vieni a farti una chiacchierata con John. Nessuno è più benvenuto di te, figliolo. Siediti, e senti le novità. Ecco il capitano Flint ... il mio pappagallo l'ho chiamato Capitano Flint come il famoso bucaniere... ecco il Capitano Flint che predice il successo al nostro viaggio. Non è vero, capitano? E il pappagallo diceva , con grande rapidità, " Pezzi da otto ! "Pezzi da otto! Pezzi da otto! " fino a che ci si chiedeva come non finisse senza fiato, o John tirava il suo fazzoletto sulla gabbia.
- Quell'uccello, - diceva, - potrebbe benissimo avere duecento anni, Hawkins...quasi tutti vivono tantissimo; e se qualcuno ha visto più misfatti, deve essere il diavolo in persona. Ha navigato con England, il grande capitano England, il pirata. E' stato in Madagascar, a Malabar, in Suriname, a Providence, e a Portobello. Era là quando ripescarono quelle disgraziate navi al Plate. E' là che ha imparato a dire "Pezzi da otto" e c'è poco da meravigliarsi; ce n'erano trecentocinquantamila, Hawkins! Era all'arrembaggio del Viceroy of Indies fuori da Goa; e a guardarlo si potrebbe pensare che sia giovanissimo. Invece ne ha respirata di polvere da sparo... non è vero, Capitano? - Pronti a virare, - urlava il pappagallo. - Ah, è un bel furbo davvero, - diceva il cuoco, e gli dava dello zucchero che tirava fuori dalla tasca, allora l'uccello becchettava le sbarre e si metteva a bestemmiare, con una malvagità difficile da credere. - Ecco, - aggiungeva allora John, - non si può toccare la pece e non sporcarsi, ragazzo.

R.L.Stevenson, L' isola del tesoro


lunedì 27 marzo 2017

Il tarlo del domani
















Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse :
 - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo? 
La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: 
- Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita. 
La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.
Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.
La nutrice le dava da mangiare in silenzio.
La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere.

da La canzone del domani di R.L.Stevenson in "Favola crudele" ed. Fiabesca