Visualizzazione post con etichetta talpe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta talpe. Mostra tutti i post

martedì 5 marzo 2019

Talpidae


... some vicious mole of nature
(atto 1 scena 4, Amleto ad Orazio, William Shakespeare)
 

Sono tornate le talpe. Non le ho viste, purtroppo (per vedere una talpa ci vuole molta pazienza, o molta fortuna) ma i mucchietti di terra sono caratteristici, inconfondibili. Del resto, i gatti le hanno subito intercettate: loro sì che hanno pazienza, i gatti sanno aspettare la preda per ore e ore.
 

Molti pensano che le talpe siano roditori, ma non è affatto così: i loro denti sono poca cosa, niente a che vedere con la potente dentatura di topi e conigli con i quali hanno in comune solo lo scavare sottoterra. Fino a non molti anni fa, le talpe venivano classificate insieme ai ricci e ai toporagni, con i quali hanno in effetti molte caratteristiche in comune; da quando si è cominciato a fare le analisi sul DNA sono invece emerse le differenze, e oggi le talpe sono classificate come Talpidae, una famiglia che contiene solo le diverse specie di talpa. Non è neanche vero che mangino erba e radici: mangiano lombrichi, chiocciole, insetti, ma per trovarli non vanno tanto per il sottile e (come un bulldozer) travolgono tutto quello che trovano sul loro cammino, radici comprese.

well said, old mole!
(atto 1 scena 5, Amleto allo spettro di suo padre, William Shakespeare)
Le talpe lavorano sottoterra, per questo sono diventate proverbiali: la talpa, per Le Carré, è una spia infiltrata; per Shakespeare, nell'Amleto, è un vizio di natura nascosto ("some vicious mole of nature"), una tara che ci portiamo dentro; e Amleto non ha difficoltà a fare dell'ironia sullo spettro di suo padre, paragonandolo a una talpa per il suo spostarsi sotto di lui, nel castello di Elsinore.
 

Le talpe hanno una pelliccia morbidissima, una delle più belle che io abbia mai toccato. Una volta venivano cacciate proprio per la pelliccia, oggi non so se sia ancora così ma forse è diventato difficile trovare talpe a sufficienza (sono animali molto piccoli). Quelle vicino a casa mia, infatti, si sono subito fermate: il prato dove sono spuntate è l'ultimo rimasto, dopo il prato c'è un muretto di cemento, poi un parcheggio asfaltato. Tempi duri anche per le talpe, insomma.

Nelle immagini: Enrico la talpa, da Lupo Alberto di Silver ("ciao Beppe" è uno dei miei tormentoni preferiti), Talpinio Talpio (da Pogo di Walt Kelly, pubblicato sul mensile Linus negli anni '60 e '70), e un pelouche che avevo da tempo in casa, rispolverato per l'occasione. La foto dei gatti sui monticelli di terra delle talpe è opera di mia sorella.


giovedì 24 gennaio 2019

Matching mole




Il gioco di parole è riservato a chi parla diverse lingue: Robert Wyatt faceva parte dei Soft Machine; in francese Soft Machine si traduce Machine Molle, che letto all'inglese diventa Matching Mole - almeno nelle intenzioni di Wyatt. Dato che in inglese "mole" è la talpa, ecco spiegato il disegno simpatico sulla copertina del primo lp dei Matching Mole, il gruppo che Wyatt fondò dopo aver lasciato i Soft Machine (diventati dei jazzmen troppo seri e seriosi per i suoi gusti): una talpa che sta affrontando il suo avversario in un match di pugilato.


Il disegno è opera dell'ottimo Alan Cracknell; i Matching Mole ebbero vita breve ma solo perché a Wyatt toccò un grave incidente, che lo rese paraplegico. Sui loro due lp ci sono comunque delle piccole perle che sarebbe un peccato dimenticare (qui)
Robert Wyatt riprese presto a fare musica, e da allora non ha mai smesso - per nostra fortuna. Il suo primo lp dopo l'incidente è un altro gioco di parole: "Rock bottom", il fondale roccioso del mare disegnato da sua moglie Alfie per la copertina, oppure "Culo di pietra". Uno scherzo del destino, ma anche sulla sedia a rotelle Wyatt appare sempre sorridente, e disposto a scherzare - come ha sempre fatto, d'altronde.

(qui per Rock bottom)

venerdì 31 marzo 2017

Il vento nei salici


Il ciclista risale Castle street, la strada di Edimburgo dove si affacciano i bianchi bow windows della casa natale di Kenneth Grahame, l'autore de " Il vento tra i salici ", uno dei libri per l'infanzia più noti e letti in Gran Bretagna. 

La strada mi è divenuta familiare qualche anno fa. L'ho risalita più volte e nella
saletta con i bow windows bianchi ho fatto colazione; questo è successo perchè la casa natale di Kenneth Grahame oggi è una guest house.
E fin qui niente di speciale. Sono tanti i siti di interesse storico-culturale che hanno cambiato destinazione d'uso sfruttando proprio il blasone conferito dal passaggio o la permanenza di un personaggio illustre. Non sto scrivendo il post per consigliare un albergo "letterario" ( anche se è in ottima posizione e con un buon rapporto qualità/prezzo )



E allora?