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venerdì 13 luglio 2018

Giraffe ( II )


Il signor Palomar allo zoo di Vincennes si ferma davanti al recinto delle giraffe. Ogni tanto le giraffe adulte si mettono a correre seguite dalle giraffe bambine, si lanciano alla carica fin quasi alla rete del recinto, girano su se stesse, ripetono il percorso a gran carriera due o tre volte, si fermano. Il signor Palomar non si stanca d’osservare la corsa delle giraffe, affascinato dalla disarmonia dei loro movimenti. Non riesce a decidere se galoppano o se trottano, perché il passo delle zampe posteriori non ha niente a che fare con quello delle anteriori. Le zampe anteriori, dinoccolate, si arcuano fino al petto e si srotolano fino a terra, come incerte su quali delle tante articolazioni piegare in quel determinato secondo. Le zampe posteriori, molto più corte e rigide, tengono dietro a balzi, un po’ di sbieco, come fossero gambe di legno, o stampelle che arrancano, ma così come per gioco, come sapendo d’essere buffe. Intanto il collo teso avanti ondeggia in su e in giù, come il braccio d’una gru, senza che si possa stabilire un rapporto tra i movimenti delle zampe e questo del collo. C'è poi anche un sobbalzo della groppa, ma questo non è che il movimento del collo che fa leva sul resto della colonna vertebrale. La giraffa sembra un meccanismo costruito mettendo insieme pezzi provenienti da macchine eterogenee, ma che pur tuttavia funziona perfettamente.
Il signor Palomar, continuando a osservare le giraffe in corsa, si rende conto d’una complicata armonia che comanda quel trepestio disarmonico, d’una proporzione interna che lega tra loro le più vistose sproporzioni anatomiche, d’una grazia naturale che vien fuori da quelle movenze sgraziate. L’elemento unificatore è dato dalle macchie del pelo, disposte in figure irregolari ma omogenee, dai contorni netti e angolosi; esse si accordano come un esatto equivalente grafico ai movimenti segmentati dell’animale. Più che di macchie si dovrebbe parlare d’un manto nero la cui uniformità è spezzata da nervature chiare che s’aprono seguendo un disegno a losanghe: una discontinuità di pigmentazione che già annuncia la discontinuità dei movimenti.
A questo punto la bambina del signor Palomar, che si è stancata da un pezzo di guardare le giraffe, lo trascina verso la grotta dei pinguini. Il signor Palomar, cui i pinguini danno angoscia, la segue a malincuore, e si domanda il perché del suo interesse per le giraffe. Forse perché il mondo intorno a lui si muove in modo disarmonico ed egli spera sempre di scoprirvi un disegno, una costante. Forse perché lui stesso sente di procedere spinto da moti della mente non coordinati, che sembrano non aver niente a che fare l’uno con l’altro e che è sempre piu difficile far quadrare in un qualsiasi modello d’armonia interiore.

(Italo Calvino, da "Palomar": La corsa delle giraffe,  pag.80 edizione Einaudi 1983)

mercoledì 11 luglio 2018

Giraffe ( I )


Diciamo la verità: la giraffa è un animale del tutto improbabile, anche più improbabile dell'elefante. Se non l'avessimo mai vista fin da bambini, se non ci fossero stati gli zoo e la tv, chi mai crederebbe all'esistenza di un animale così? Se anche ve la descrivessero, come prima cosa accorcereste subito quel collo e quelle zampe e la rendereste più simile a un cavallo, o magari a un cammello ("Giraffa camelopardalis" è infatti il nome scientifico di una delle specie, e del cammello è davvero un po' parente, almeno nel modo di masticare). E così hanno fatto tutti i pittori e i disegnatori nei secoli passati, quando incrociare una giraffa per le strade non era così comune come capita oggi (oggi, quando anche i bambini di tre anni sanno come è fatta una giraffa).
Curiosare fra i musei in cerca di giraffe dipinte non è facilissimo, non sono poi così tante le giraffe d'autore ma qualcosa si trova. Per esempio, queste
(Bernardino Luini, al Santuario di Saronno)