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giovedì 5 marzo 2020

Lepre o coniglio?


Bugs Bunny è una lepre o un coniglio? Dal nome si direbbe un coniglietto, "bunny", ma dall'aspetto si direbbe piuttosto una lepre: corpo allungato e snello, zampe lunghe, orecchie lunghe... La verità è che Bunny è sia lepre che coniglio, a seconda di quel che serviva agli autori in quel preciso cartone animato. Diventa un coniglio, magari non "a rabbit" ma "a wabbit", quando serve la erre moscia di Elmer Fudd (Taddeo), e ritorna lepre quando sta cadendo e gli serve un "hare tonic": che suona come "hair tonic", la lozione contro la caduta dei capelli che diventa la lozione contro la caduta della lepre, in un gioco di parole intraducibile che è stato utilizzato in diversi titoli dei suoi cartoons. E infine, a dirla tutta, Bunny è tante altre cose: un campione di trasformismo dal talento straordinario. Il mio preferito è probabilmente quello che riprende la storia del fagiolo magico, ma è difficile sceglierne uno solo e me li porterei via tutti.

Bugs Bunny nasce nel 1938, come comprimario nella serie Looney Tunes; e nel titolo è una lepre, "Porky's hare hunt". Tra i suoi primi disegnatori troviamo Tex Avery e Bob Clampett; a dargli le caratteristiche definitive saranno Robert Mc Kimson, Chuck Jones e Friz Freleng. La sua voce storica è quella di Mel Blanc, grande talento vocale che alla Warner doppiava quasi tutti i personaggi dei cartoni. Non ho mai amato il doppiaggio italiano, che banalizza troppo il sonoro; e per quanto mi riguarda con Bunny, ma anche con Paperino e tutti quei personaggi di un'epoca d'oro, non vado oltre il 1960. Quello che è venuto dopo, con Bunny, con Paperino, con Topolino e Beep Beep, non ha nemmeno un centesimo dell'invenzione e del divertimento dei primi autori.

 

sabato 20 maggio 2017

Lepre marzolina

(...) nel mezzo della radura c'è una lepre grande e grossa che se ne sta lì ferma, voltandoci le spalle, con le orecchie ritte che formano una grossa V, evidentemente tutta tesa nella vista e nell'ascolto di qualcosa che è lì, non molto lontano, al margine opposto del bosco. Poco dopo infatti si scorge da quella parte un'altra lepre, non meno grossa, che lenta e dignitosa avanza a grandi salti verso la prima. Segue allora una specie di contegnosa presentazione reciproca, non dissimile dal cerimonioso incontro di due cani che non si conoscono ancora.
 Ben presto però ha inizio una scena singolare: le due lepri incominciano a inseguirsi in un cerchio strettissimo, la testa dell’una contro la coda dell’altra. Poi, d’un tratto, tutta questa tensione accumulata sfocia nella lotta; e, come quando scoppia una guerra fra gli uomini, accade anche qui che le ostilità si scatenino proprio quando l’osservatore, dopo aver assistito tanto a lungo alle reciproche minacce delle due parti, era giunto alla conclusione che nessuna delle due avrebbe osato passare ai fatti.  Le due lepri si fronteggiano erette sulle zampe posteriori, e con quelle anteriori se le danno di santa ragione. Poi spiccano dei salti altissimi, e fra squittii e brontolii tirano dei calci spaventosi con le zampe posteriori, con tale velocità che senza una ripresa al rallentatore non si può afferrare il meccanismo di questi movimenti. Ora per il momento ne hanno abbastanza, e ricominciano a rincorrersi, solo assai più rapidamente di prima. Seguono poi nuove azioni belliche, ancora più aspre. I due avversari sono talmente immersi nel duello che io con la mia figlioletta posso farmi ancora più vicino, pur non riuscendo a evitare qualche rumore. Qualsiasi lepre normale e ragionevole ci avrebbe già uditi da un pezzo, ma notoriamente a marzo la lepre è pazza, e in inglese c’è addirittura la locuzione "mad as a March hare". Il torneo delle lepri è talmente comico che, nonostante sia stata severamente educata a mantenere il silenzio più assoluto durante l'osservazione degli animali, la mia figlioletta non riesce a reprimere un piccolo scoppio di risa. Questo naturalmente è troppo, anche per le lepri marzoline: due guizzi in due diverse direzioni e la radura é di nuovo deserta, ma al suo centro ondeggia ancora, lieve come semi di salice, un grosso fiocco di lana di lepre.


(Konrad Lorenz, L'anello di Re Salomone, pag.132 ed. Oscar Mondadori 1977, trad. Laura Schwarz)


(il disegno è di John Tenniel; la foto delle lepri non portava indicazioni)

venerdì 7 ottobre 2016

Lepri

Al calar della sera arrivai in un fienile. Era diviso da un soppalco a circa due metri dell'altezza e per fortuna ci avevano lasciato la scala a pioli. In un attimo fui di sopra, a scartare i panini imburrati con prosciutto affumicato e pere che mi avevano dato a ó- Kígyós. Poi finii il vino che avevo stappato a mezzogiorno. (...)

Avvolto nel cappotto, la testa sullo zaino, rimasi sveglio a fumare (...) e mi abbandonai a pensieri euforici. Era come nella prima notte all'addiaccio sul Danubio: provavo la medesima sensazione quasi estatica all'idea che nessuno sapesse dov'ero (...).

Punteggiate di papaveri, le onde verde oro dei campi di grano scolorirono. Come in una bilancia a due piatti, il sole rosso si inabissò sotto l'orizzonte e simultaneamente salì una luna arancione. A due giorni soltanto dal plenilunio, la luna sorse dietro un bosco, perdendo velocemente colore man mano che fluttuava verso l'alto, finchè il frumento non apparve indistinto nella semioscurità come un mare metallico e puntuto.
Un gufo si svegliò tra gli alberi e, qualche istante dopo, un fruscio mi strappò dal torpore che precede il sonno. Uno sfregamento di steli e di spighe, e due sagome pallide sgambettarono allo scoperto, si rincorsero tra le stoppie, poi si bloccarono, fissandosi estatiche. Erano due lepri. Più grosse del vero, immobili come in preda a un incantesimo lunare, sedevano erette, con le orecchie drizzate.


Patrick Leigh Fermor, Fra i boschi e l'acqua, ed. Adelphi

Traduzione di Adriana Bottini e Jacopo M. Colucci
acquarello di Jackie Morris