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mercoledì 1 aprile 2020

Netsuke




















Su internet capita spesso di trovare belle immagini, e alcune tra le più simpatiche degli ultimi mesi le metto qui intorno: sono piccole sculture giapponesi e si chiamano "netsuke". Dopo averne viste un discreto numero mi sono finalmente posto la domanda: che cosa è di preciso un netsuke? La risposta per intero la trovate qui, in estrema sintesi posso anticipare che si tratta di una vera sorpresa, perché i netsuke sono elementi di abbigliamento. Il kimono giapponese, infatti, non ha tasche; per portare il necessario si usano borse o scatole legate alla cintura, e il netsuke serviva per chiudere la borsa o per trovarla più facilmente. Un parente stretto del portachiavi, insomma.
Porto qui dei netsuke che raffigurano animali, ma possono avere qualsiasi soggetto e non c'è limite alla fantasia. Se volete cercarne altri in rete, buon divertimento.


giovedì 5 marzo 2020

Lepre o coniglio?


Bugs Bunny è una lepre o un coniglio? Dal nome si direbbe un coniglietto, "bunny", ma dall'aspetto si direbbe piuttosto una lepre: corpo allungato e snello, zampe lunghe, orecchie lunghe... La verità è che Bunny è sia lepre che coniglio, a seconda di quel che serviva agli autori in quel preciso cartone animato. Diventa un coniglio, magari non "a rabbit" ma "a wabbit", quando serve la erre moscia di Elmer Fudd (Taddeo), e ritorna lepre quando sta cadendo e gli serve un "hare tonic": che suona come "hair tonic", la lozione contro la caduta dei capelli che diventa la lozione contro la caduta della lepre, in un gioco di parole intraducibile che è stato utilizzato in diversi titoli dei suoi cartoons. E infine, a dirla tutta, Bunny è tante altre cose: un campione di trasformismo dal talento straordinario. Il mio preferito è probabilmente quello che riprende la storia del fagiolo magico, ma è difficile sceglierne uno solo e me li porterei via tutti.

Bugs Bunny nasce nel 1938, come comprimario nella serie Looney Tunes; e nel titolo è una lepre, "Porky's hare hunt". Tra i suoi primi disegnatori troviamo Tex Avery e Bob Clampett; a dargli le caratteristiche definitive saranno Robert Mc Kimson, Chuck Jones e Friz Freleng. La sua voce storica è quella di Mel Blanc, grande talento vocale che alla Warner doppiava quasi tutti i personaggi dei cartoni. Non ho mai amato il doppiaggio italiano, che banalizza troppo il sonoro; e per quanto mi riguarda con Bunny, ma anche con Paperino e tutti quei personaggi di un'epoca d'oro, non vado oltre il 1960. Quello che è venuto dopo, con Bunny, con Paperino, con Topolino e Beep Beep, non ha nemmeno un centesimo dell'invenzione e del divertimento dei primi autori.

 

mercoledì 27 marzo 2019

Cavernoso covil coniglio


Questi campi cosparsi di ceneri infeconde,
e ricoperti dell'impietrata lava,
che sotto i passi al peregrin risona;
dove s'annida e si contorce al sole la serpe,
(i coniglietti sono opera di Beatrix Potter)
e dove al noto cavernoso covil torna il coniglio (...)

(Giacomo Leopardi, da "La Ginestra")


Sotto l'impietrata lava, prosegue Leopardi, "fur liete ville e colti" (cioè campi coltivati): ma "or tutto intorno una ruina volve".


Non ho mai ricavato molto dalle mie letture della "Ginestra" (sono un po' un asino, lo ammetto, e mi ci perdo facilmente) ma alle volte scattano dei contatti, delle connessioni, forse anche dei lapsus; e al posto dello sterminator Vesevo e della lava ho visto noi stessi, e le modificazioni fatte all'ambiente. Dalla lava rinasce una ginestra, chissà cosa rinascerà dal cemento e dall'asfalto, o magari dall'eternit seppellito nei campi di Pavia e della Campania insieme ai rifiuti speciali.
 
Non so cosa rispondermi, la Natura è piena di sorprese e chissà cosa ci aspetta per il futuro; per intanto mi porto via questo verso, "al cavernoso covil torna il coniglio". Mi piace molto, finora mi era sfuggito ma adesso che l'ho trovato il coniglio di Leopardi non vuole più andare via, e devo dire che la cosa non mi dispiace affatto.





domenica 9 ottobre 2016

Conigli a Milano


Questo racconto in realtà contiene una storia d'amore molto bella e molto delicata, al livello del Joyce dei Dubliners per intenderci; ma io qui mi devo limitare alla fuga dei conigli, e quindi si perde tutta la parte portante. Pazienza, vuol dire che chi legge provvederà a completare la lettura con i propri mezzi: in fin dei conti, è questo lo scopo che ci eravamo prefissi nel momento di aprire il blog. Siamo in tempo di guerra, il ventiduenne chimico neolaureato Primo Levi ha trovato lavoro a Milano. Durerà poco: il futuro di Primo Levi, come sappiamo, sarà molto drammatico.

I conigli non sono animali simpatici. Sono fra i mammiferi più lontani dall’uomo, forse perché le loro qualità sono quelle dell’umanità avvilita e reietta: sono timidi, silenziosi e fuggitivi, e non conoscono che il cibo ed il sesso.
Se si eccettua qualche gatto di campagna nell’infanzia più remota, io non avevo mai toccato un animale, e davanti ai conigli provavo repulsione; cosi anche Giulia. Per fortuna, la Varisco aveva invece grande confidenza sia con le bestiole sia con l’Ambrogio che le amministrava. Ci fece vedere che, in un cassetto, esisteva un piccolo assortimento di strumenti adatti; c’era una cassetta stretta ed alta, senza coperchio: ci spiegò che ai conigli piace intanarsi, e se uno li prende per gli orecchi ("che sono il loro manico naturale") e li infila in una cassetta, si sentono più sicuri e non si muovono più. C’era una sonda di gomma e un piccolo fuso di legno con un foro trasversale: bisogna forzarlo fra i denti dell’animale, e poi, attraverso il foro, infilare la sonda in gola senza tanti complimenti, spingendola giù finché si sente che tocca il fondo dello stomaco; se non si mette il legno, il coniglio taglia la sonda coi denti, la inghiotte e muore. Attraverso la sonda e facile spedire gli estratti nello stomaco con una comune siringa. Poi bisogna misurare la glicemia. Quello che per i topi è la coda, per i conigli sono le orecchie, anche in questo caso: hanno vene grosse e rilevate, che si congestionano subito se l’orecchio viene strofinato. Da queste vene, perforate con un ago, si preleva una goccia di sangue, e senza domandarsi il perché delle varie manipolazioni si procede poi secondo Crecelius-Seifert.
I conigli, o sono stoici, o sono poco sensibili al dolore: nessuno di questi abusi sembrava farli soffrire, appena lasciati liberi e rimessi in gabbia si rimettevano tranquilli a brucare il fieno, e la volta successiva non mostravano alcuna paura. Dopo un mese avrei potuto fare glicemie ad occhi chiusi, ma non sembrava che il nostro fosforo facesse alcun effetto; solo uno dei conigli reagiva all’estratto di chelidonia con un abbassamento della glicemia, ma dopo poche settimane gli venne un grosso tumore al collo. Il Commendatore mi disse di operarlo, io lo operai con acre senso di colpa e veemente ribrezzo, e lui morì.
Quei conigli, per ordine del Commendatore, vivevano ciascuno nella sua gabbia, maschi e femmine, in stretto celibato. Ma venne un bombardamento notturno che, senza fare molti altri danni, sfondò tutte le gabbie, ed al mattino trovammo i conigli intenti ad una meticolosa e generale campagna copulatoria: le bombe non li avevano spaventati per nulla. Appena liberati, avevano subito scavato nelle aiuole i cunicoli da cui traggono il nome, ed al minimo allarme abbandonavano a mezzo le loro nozze e ci si rifugiavano. L’Ambrogio ebbe pena a recuperarli ed a richiuderli in gabbie nuove; il lavoro delle glicemie dovette essere interrotto, perché solo le gabbie erano contrassegnate e non gli animali, e dopo la dispersione non fu più possibile identificarli.

Venne Giulia tra un coniglio e l’altro, e mi disse a bruciapelo che aveva bisogno di me. Ero venuto in fabbrica in bicicletta, non è vero? Ebbene, lei quella stessa sera doveva andare subito fino a Porta Genova, c’erano da cambiare tre tram, lei aveva fretta, era una faccenda importante: che per favore la portassi in canna, d’accordo? Io, che secondo il maniaco orario sfalsato del Commendatore uscivo dodici minuti prima di lei, l’attesi girato l’angolo, la caricai sulla canna della bicicletta e partimmo. Circolare per Milano in bicicletta non aveva allora nulla di temerario, e portare un passeggero in canna, in tempi di bombe e di sfollamenti, era poco meno che normale: qualche volta, specie se di notte, accadeva che estranei domandassero questo servizio, e che per un trasporto da un capo all’altro della città ti ricompensassero con quattro o cinque lire. Ma Giulia, già di regola piuttosto irrequieta, quella sera comprometteva la stabilità dell'equipaggio: stringeva convulsamente il manubrio contrastando la guida, cambiava di scatto posizione, illustrava il suo discorso con gesti violenti delle mani e del capo che spostavano in modo imprevedibile il nostro comune baricentro. Il suo discorso era in principio un po’ generico, ma Giulia non era il tipo che si tiene i segreti in corpo ad intossicarlo; a metà di via Imbonati usciva già dal vago, e a Porta Volta era in termini espliciti: era furiosa perché i genitori di lui avevano detto di no, e volava al contrattacco. Perché lo avevano detto?
- Per loro non sono abbastanza bella, capisci? - ringhiò, scuotendo il manubrio con ira.
- Che stupidi. A me sembri abbastanza bella, - dissi io con serietà.
- Fatti furbo. Non ti rendi conto.  (...)
(Primo Levi, il racconto intitolato "Fosforo" da "Il sistema periodico)