giovedì 23 gennaio 2020

Madrigale senza suono


Stravinskij,  Craft e la partitura del Momumentum pro Gesualdo

Madrigale senza suono è un romanzo di Andrea Tarabbia che delinea la relazione sul piano artistico tra Carlo Gesualdo, principe di Venosa, e Igor Stravinskij, due musicisti, distanti per i secoli che li dividono ma non per il gusto della ricerca e della sperimentazione.
Le loro voci e i loro pensieri si intrecciano e si inseguono, durante la narrazione, proprio come succede in un madrigale, e le parole, mute sulla pagina, acquisiscono un suono, solo interiore, durante la lettura. 
A sostanziare, giustificare la relazione tra i due musicisti  c’è l’intenzione di Stravinskij di “edificare” un Monumentum pro Gesualdo, riscrivendo in chiave strumentale tre madrigali composti dal principe di Venosa, ovvero Asciugate i begli occhi ( qui ), Ma tu cagion di quella atroce pena ( qui ), Beltà poi che t'assenti ( qui ). La stesura della partitura si accompagnerà, nel romanzo,  alla lettura di un misterioso manoscritto, opera di un essere deforme al servizio di Gesualdo; il testo, ritrovato, in una singolare circostanza, in  una libreria antiquaria, si presenterà, pur nella incerta attendibilità, come il mezzo per rendere possibile a Stravinskij la conoscenza, da una particolare prospettiva, del principe, delle ossessioni e dei desideri che lo definiscono e ne determinano il destino, dell’idea che ha della funzione della musica e delle sue potenzialità espressive. 
Stravinskij interviene nel romanzo commentando i momenti del manoscritto che più lo suggestionano e che riguardano non solo la ricerca compositiva di Carlo Gesualdo ma anche la  drammatica esperienza privata del principe di Venosa, e dunque l' omicidio  della prima moglie e dell’amante di questa.
Più  voci, più punti di vista, più lettori, visto che oltre a Stravinskij che  nel romanzo commenta la storia che sta leggendo, c’è, naturalmente, il lettore del romanzo di Tarabbia. Un intersecarsi di sguardi e di sensibilità,  uno spartito  a più voci destinato a produrre effetti ogni volta diversi in relazione all’unica variabile, quella del lettore di tutte le voci di una narrazione in forma di madrigale.

Un clic qui per l'ascolto di Monumentum pro Gesualdo 

qui un estratto del romanzo

martedì 21 gennaio 2020

Gazze


(Bewick, 1826)


Due gazze arrivarono nel cortile e presero a svolazzare cercando dove posarsi. Il vento arruffava e gonfiava le loro piume. Si posarono sul coperchio del cassone delle immondizie, passarono sullo steccato, scesero a terra e cominciarono a camminare nel cortile. «Le gazze annunciano neve», pensò. Nello stesso momento dietro la tenda sentì Sima che diceva: «Le gazze portano notizie. Visita o lettera.» Dopo poco suonarono il campanello (...) Fuori nevicava. Al vento, la neve scendeva obliquamente, sempre più rapida e fitta, come per riguadagnare il tempo perduto. Jurij Andreevic guardava dinanzi a sè fuori dalla finestra, come se non la vedesse cadere ma continuasse a leggere la lettera di Tonja, e non asciutte stelline di neve balenassero e volassero via, ma piccoli spazi bianchi tra i piccoli caratteri neri, bianchi, bianchi, senza fine, senza fine.


Boris Pasternak, Il dottor Zivago, pag.335 ed. Feltrinelli 1998, traduzione Pietro Zveteremich, Maria Olsoufieva, Mario Socrate




domenica 19 gennaio 2020

Una rosa


Una rosa

Cera una rosa che maspettava.
Tutta ianca, sinni stava affacciata alla finestra. No niuru che la circondava, pareva ca parrava sulu ammia: "No viri ca sugnu ca?" diceva.
Però non cera astiu, no, na sò dumanna e mancu scantu a farisi viriri in tutta a so biddizza in nda strada deserta, nella notte.
"I paroli veri su muti, fatti sulu picchì i sapi ascutari" pinsai e trasii a casa a inchiri u bicchieri.
A darici acqua, a darimi acqua.

Dario D'Angelo, 10 dicembre 2019
 
C'era una rosa che mi aspettava. Tutta bianca, stava affacciata alla finestra. Nel buio che la circondava, sembrava parlare solo a me: "Non vedi che sono qua?" diceva. Però non c'era astio, no, nella sua domanda e nemmeno vergogna nel farsi vedere in tutta la sua bellezza nella strada deserta, nella notte. "Le parole vere sono mute, fatte solo per chi le sa ascoltare", pensai, ed entrai in casa a riempire un bicchiere. Per darle acqua, per darmi acqua.

(la foto è mia)
 

venerdì 17 gennaio 2020

La meneuse de tortues d'or

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il dipinto è di Susan Culver

mercoledì 15 gennaio 2020

Gelo

(Jacob Frank, Yellowstone)







Una chiara notte di gelo. Straordinaria luminosità e compiutezza di tutto quello che si vede. La terra, l'aria, la luna, le stelle sono inchiodate, saldate insieme dal gelo. Nel parco, di traverso sui viali, si stampano le ombre degli alberi come tornite e in rilievo. Pare che nere figure attraversino continuamente la strada in vari punti. Grosse stelle sono sospese fra i rami del bosco come azzurre lanterne di mica. Tutto il cielo è un prato estivo disseminato di piccole margherite.


Boris Pasternak, Il dottor Zivago, pag.232 ed. Feltrinelli 1998, traduzione Pietro Zveteremich, Maria Olsoufieva, Mario Socrate




lunedì 13 gennaio 2020

Storia dell'amaca ( II )


La rete-amaca dura poco più di un anno, poi crollerà sotto l'effetto congiunto del vento e di una breve nevicata; tutt'altro che da escludersi che le escursioni del gattino Disaster abbiano avuto l'effetto che temevamo. Nel frattempo, io ho fatto amicizia - o meglio, sono stato costretto a fare amicizia - con il gattino - pardon, gattina - e l'ho chiamata non più Disaster ma Ciccetta (o meglio Cicetta, con una c sola: vezzeggiativo scherzoso comunemente in uso nel comasco) ma ogni tanto Disaster riaffiora.
Che fare. A Ciccetta la rete antigrandine piaceva tantissimo, ma adesso non c'è più. Aspetto per un po' per vedere se viene ripristinata (non oso chiedere direttamente) poi mi rendo conto che la rete è destinata a rimanere un ricordo e comincio a riflettere. In fin dei conti, ho un pezzo di rete in garage: può servire? Ne ritaglio un pezzo abbastanza grande da contenere un gatto - pardon, una gattina - e lo lego ai rami di un pesco. Ci sta perfettamente, sembra fatta apposta; il filo che ho usato per appenderla è bello robusto (filo elettrico, avanzi di vecchi lavori), vediamo se si fida a entrarci. Dopo un po' di titubanza (mi ha guardato bene per tutto il tempo dei lavori, è stata attenta) finalmente il collaudo: funziona, sono anche riuscito a prendere bene le misure lasciando pendere la rete quel tanto che basta per contenere il corpo. Manca ancora una cosa, però, e Ciccetta me lo fa notare: allunga una zampina sulla siepe, poi la tira indietro e mi guarda. Ripete il gesto, è chiaro: mica si può camminare sulla siepe, le piantine pungono e si rischia di scivolare di sotto. Io pensavo che avrebbe usato il pesco per salire, ma così non è: abituata a scorrazzare sui tetti dei garage, Ciccetta vorrebbe un collegamento diretto. Una tavola di legno va bene? Certo che sì, approvato. Sistemo bene la tavola, anzi la cambio perché è troppo stretta, e la variante di valico è pronta. Siamo nel gennaio 2018, quindi l'amaca sta per compiere due anni - ma ormai la storia dell'amaca qui in giro la conoscono tutti, mancavate solo voi.

domenica 12 gennaio 2020

Storia dell'amaca ( I )


Nella primavera del 2016 il mio vicino decide di mettere la rete antigrandine nell'orto. Io non ci avrei mai pensato, non sapevo neanche che esistessero le reti antigrandine, ma in effetti lavorare tanto e poi vedersi tutto rovinato da una grandinata non è bello, e parlo per esperienza diretta. E dunque, nel giro di poco tempo ecco qui la rete pronta e montata. Quello che il mio vicino non sa, e non potrebbe certo immaginarselo, è che nel frattempo la Gatta ha fatto i gattini e ha deciso di allevarli qui. Dettaglio insignificante? Non proprio, perché - tempo due mesi - uno dei gattini finirà proprio a casa sua (sarà lui a rapirlo), e dei due che sono rimasti uno si mostrerà particolarmente vivace, così vivace che mi viene da chiamarlo Disaster. Disaster non sta mai fermo (un moto perpetuo), mi mastica le piantine di porro, fa la pipì scavando nel prezzemolo, si arrampica sulle piante di pesco, sale sui tetti dei garage, corre a trecento all'ora, e soprattutto ha una passione irrefrenabile per la rete antigrandine del mio vicino. Non solo il gattino ci passeggia sopra, con grande divertimento, ma ci si addormenta dentro. Gli piace proprio, la rete antigrandine, a Disaster. Che fare? In fin dei conti è solo un gattino, pesa poco, si pensa che col tempo gli passerà. E invece no, col tempo la rete diventa una vera e propria amaca, il gattino cresce ma è tenero e simpatico, lo si lascia fare.




Quello che non so io, invece, e che scoprirò col tempo, è questo: non solo il gattino è una gattina, ma mi ha preso di mira e non intende affatto andar via. Un po' alla volta scopro che si lascia avvicinare e perfino toccare, nonostante i soffi e le minacce della Gatta sua mamma; poi accetta una carezza, e infine compio l'errore fatale: la grattatina sulla testa. Non avevo la minima intenzione di prendermi cura di un gatto, ma non me la staccherò più di dosso.
(1- continua)

venerdì 10 gennaio 2020

Neve






Aprii la finestra e allungai una mano fuori. Aspettai che un fiocco di neve mi si posasse sul palmo:
era bagnato e pesante, si scioglieva subito a contatto con la pelle, ma chissà come era stato 2000 metri più su.

Paolo Cognetti, Le otto montagne
Ed. Einaudi





mercoledì 8 gennaio 2020

Un'esca per le rane


Il tempio non è diverso da come lo vide con i suoi occhi Fosco quando vi tornò dieci anni dopo la prigionia. Il monaco indica un laghetto accanto al cimitero, celato da una folta vegetazione. «Qui Fosco-san, eludendo la sorveglianza delle guardie, veniva a pescare le rane. Come esca usava l'anello della moglie: luccicava, e questo bastava per farle abboccare. Andò avanti finché non perse l'anello, e questa, raccontava poi scherzando nel dopoguerra, fu la causa del suo divorzio.»


dal Venerdì di Repubblica 23 agosto 2019, articolo di C. Martini Grimaldi su Fosco Maraini

lunedì 6 gennaio 2020

Romanesca


M'affaccio alla finestra e vedo l'onde
vedo le mie miserie che so' granne
chiamo l'amore mio
nun m'arisponne.

Maurice Ravel, "Canzone italiana" (1910) da Quatre chanson populaires, no. 3   (qui)


(Maurice Ravel, 1922)



sabato 4 gennaio 2020

The birds

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info
Spring came far too early this year:
May flowers blooming in February.
Should I be sad for the months,
or glad for the sky?
The birds don't know which way to sing and, my friends,
neither do I.
Two days ago, a girl I truly thought I loved
suddenly didn't seem to matter at all.
Should I sing sad farewell to things
I'm really glad I've left behind?
The birds don't know which way to sing and, my friends,
neither do I.
In another day, heavy snow will lie upon the ground,
and buds prematurely bloom shall fail;
And every creature living now, then will
surely die...
The birds don't know which way to sing and, my friends,
neither do I.
The birds don't know if it's time yet to fly,
and they don't know which way to go and, my friend,
neither do I.
Neither do I.
Neither do I.
Neither do I 

(Peter Hammill)




giovedì 2 gennaio 2020

Pettirosso




- Quale giardino? - fece lui con voce alterata, smettendo per un momento di zappare.
- Quello che c'è dall’altra parte del muro, - rispose Mary. - Ci sono gli alberi. Ne ho visto le cime. Un uccellino dal petto rosso si è posato sopra un ramo e si è messo a cantare.
Con sua sorpresa, il viso arcigno del vecchio, che portava i segni del tempo, mutò d’espressione. Un lieve sorriso gli illuminò il volto e il giardiniere parve assolutamente diverso. Ciò la fece riflettere sul fatto che è sorprendente quanto una persona sembri più simpatica quando sorride. Non ci aveva mai pensato, prima di allora.
Il vecchio si girò verso il frutteto e cominciò a fischiare. Era un fischio dolce e delicato. Mary non riusciva a credere che un uomo tanto burbero potesse emettere un fischio così persuasivo. Quasi subito accadde una cosa meravigliosa. Si udì nell’aria un frullo d’ali rapido e breve e l’uccellino dal petto rosso, volando verso di loro, andò a posarsi sopra un grosso mucchio di terra, vicino ai piedi del giardiniere.
- Eccolo, - disse sottovoce il vecchio. Poi si rivolse all'uccellino come se parlasse a un bambino.
- Dove sei stato, piccolo birbante? - domandò. - Oggi non ti ho ancora visto. Hai cominciato a far la corte a qualcuna, così presto? Sei troppo in anticipo!
L'uccellino piegò il capino da una parte e lo guardò con gli occhietti brillanti, che sembravano due gocce nere di rugiada. Pareva perfettamente a suo agio e non era minimamente spaventato. Saltellò di qua e di là e beccò vivacemente la terra, alla ricerca di semi e insetti. Mary sentì in cuor suo un curioso sentimento; l'uccellino era grazioso e vispo e si comportava quasi come se fosse una persona. Aveva il corpo minuscolo e paffutello, il becco piccolo e le zampette sottili.
- Viene sempre, quando lo chiamate? - chiese con un soffio di voce.
- Certo che viene. Lo conosco da quando era piccino. Venne fuori dal nido nell’altro giardino e quando volò per la prima volta al di sopra del muro, per qualche giorno era troppo debole per tornare indietro, così diventammo amici. Quando volò nuovamente al di là del muro, il resto della nidiata era andato via. Allora si sentì triste e tornò da me.
- Che specie di uccello è? - domandò Mary.
- Non lo sapete? E' un pettirosso. I pettirossi sono gli uccelli più socievoli e più curiosi che esistano. Sono socievoli quasi quanto i cani, sanno comportarsi come loro. Guardatelo, come becca qui in giro e come ogni tanto ci osserva. Sa che stiamo parlando di lui.
Era davvero strano vedere quel vecchio che guardava teneramente l’uccellino dal petto rosso, come se fosse orgoglioso di lui.
- E' molto vanitoso, - sussurro. - Gli piace che la gente parli di lui. Ed è curioso, mio Dio, non conosco uccellino più curioso e più intrigante. Viene sempre a vedere che cosa semino. Sa tutto quello che il signor Craven non si è mai preoccupato di sapere. E' il capo giardiniere, ecco che cos'è! (...)

(Frances Hodgson Burnett, "Il giardino segreto", ed. Einaudi 2010, traduzione di Luca Lamberti.)




La signora Burnett esagera un po' (è pur sempre un libro per bambini, quasi una favola), ma i pettirossi si comportano davvero così e si vede che l'autrice del "Giardino segreto" li aveva osservati con attenzione, e preso nota. Troverete facilmente qualcuno che vi spiega che, in realtà, il pettirosso è un insettivoro e se mostra curiosità quando si lavora in giardino è perché sa che muovendo la terra molto probabilmente salterà fuori qualche buona preda; ma, a parte questo, il comportamento del pettirosso è davvero come viene descritto nel libro. Il pettirosso sembra non aver paura, anche se è sempre svelto a volare via, e sembra davvero disposto a fare conoscenza con noi. Aiuta anche l'aspetto fisico, il torace imponente, gli occhi vivaci, il becco sottile da insettivoro: esattamente come questo qui, ospite del mio balcone tra dicembre e gennaio. Questi sono i mesi più duri dell'inverno, insetti non se ne trovano e vengono buoni anche i biscotti e il panettone: contengono burro e zucchero, quindi proteine. Il panettone gli piace, ma non appena torneranno gli insetti non lo degnerà più di uno sguardo. Un'ultima cosa soltanto: il pettirosso ha il petto color arancione.

martedì 31 dicembre 2019

Buon Anno !

Per gli auguri di Buon Anno riprendo un brindisi dall'anno scorso, e aggiungo un Invito alla Danza di quelli che proprio non ci si può tirare indietro  (qui). (oppure qui nella versione originale per pianoforte solo)
(Carl Maria von Weber, naturalmente...)

 Un editore di musica, a inizio Ottocento, propose a diversi compositori importanti un lavoro ben pagato: arrangiare delle canzoni in lingua inglese in modo che potessero essere cantate e suonate in casa. Prima dell'invenzione della registrazione sonora, era l'unico modo per fare musica e per ascoltarla; l'editoria musicale era florida e ben pagata. Ad accettare, e a regalarci dei piccoli capolavori, furono Haydn, Beethoven, Hummel; Ludwig van Beethoven non mise questi arrangiamenti nel suo catalogo ma per fortuna sono comunque giunti fino a noi. Beethoven si ripeterà molti anni più tardi, costruendo uno dei più grandi "monumenti" della musica dopo aver accettato la commissione dell'editore Diabelli di Vienna, che aveva spedito (a lui e a tanti altri, compresi Schubert e Liszt) un suo piccolo valzer. Gli altri fecero un compitino o poco più, la costruzione musicale che ne trasse Beethoven è enorme e impressionante; ma questo è un altro discorso, qui porto solo un brindisi per l'anno nuovo, ed è bello poterlo iniziare con Ludwig van Beethoven. Il testo, di William Smyth, è abbastanza volgare; l'arrangiamento e l'esecuzione sono invece tutti da ascoltare. (qui) Buon Anno a tutti.


5.Come fill, fill, my good fellow
(William Smyth)
Come fill, fill, my good fellow!
Fill high, high, my good fellow,
And let's be merry and mellow,
And let us have one bottle more,
When warm the heart is flowing,
And bright the fancy glowing.
Oh! shame on the dolt would be going
Nor tarry for one bottle more!
So now, here's to the Lasses!
See, see, while the toast passes
How it lights up beaming glasses!
Encore to the Lasses, encore.
We'll toast the welcome greeting
Or hearts in union beating,
And oh! for our next merry meeting,
Huzza! then for one bottle more!


(l'immagine era su internet, purtroppo senza indicazioni sull'autore)




domenica 29 dicembre 2019

Un gatto misterioso, o forse no



(Agnes Miller Parker, 1939)
Ho avuto la fortuna di aver in casa un gatto siamese, e devo proprio dissociarmi da quello che ne scriveva Syd Barrett: il siamese non ha niente di luciferino, e in fin dei conti è un gatto come gli altri, la differenza sta solo nel colore del pelo e nella disposizione delle macchie. Ma poi leggo meglio il testo di "Lucifer Sam", e capisco: è la ragazza che gli interessa. Una ragazza dai capelli rossi, e quel gatto siamese che le sta sempre vicino, che impedisce approcci; quel gatto sempre al suo fianco, quasi che fossero uno il lato opposto dell'altra, inscindibili. Eh sì, quel gatto ha qualcosa che non mi so spiegare - e anche quella ragazza, mi viene da aggiungere, è un bell'enigma.


Lucifer Sam  (qui per l'ascolto)
(Barrett)
Lucifer Sam, siam cat.
Always sitting by your side
Always by your side.
That cat's something I can't explain.
Ginger, ginger you're a witch.
You're the left side
He's the right side.
Oh, no!
That cat's something I can't explain.
Lucifer go to sea.
Be a hip cat
Be a ship's cat.
Somewhere, anywhere.
That cat's something I can't explain.
At night prowling sifting sand.
Hiding around on the ground.
He'll be found when you're around.
That cat's something I can't explain

(dal primo lp dei Pink Floyd)


(Lucifer Sam, gatto siamese, siede sempre al tuo fianco, sempre al tuo fianco: quel gatto ha qualcosa che non mi so spiegare. Ginger, ginger, sei una strega, lui è il lato sinistro tu sei il lato destro. Oh no, quel gatto ha qualcosa che non mi so spiegare...)



venerdì 27 dicembre 2019

Il riccio nel cestino

(fotogramma da "Il riccio nella nebbia" di Jurij Norstein)

Un giorno accadde un guaio. In un momento in cui Maksim Ivanovic era uscito dalla camera, il ragazzino smise di studiare e si arrampicò su una sedia, per prendere una palla che gli era prima andata a finire sopra un armadio. Così manovrando, però, urtò con la manica una lampada di porcellana, che cadde per terra e andò in frantumi. Il fracasso fu udito in tutta la casa. La lampada era di porcellana di Sassonia e molto costosa. Anche Maksim Ivanovic udì lo strepito da tre stanze lontano, e mandò un grido. Il ragazzo, sbigottito, si mise a correre a rotta di collo, uscì prima sulla terrazza, poi attraversò il giardino fino al cancello di servizio, e di là filò lungo la riva del fiume. Il lungofiume era un viale alberato di vecchi citisi. Il ragazzo scese di corsa verso l’acqua, e la gente lo vide fare con le mani un gesto disperato, proprio presso quel punto dove attracca la zattera; ma parve inorridito davanti a quell’acqua, e si fermò di colpo. Il fiume, in quel punto, era largo, la corrente rapida; sull’altra riva erano delle botteghe, una piazza, e una chiesa con le cupole sfavillanti d’oro. Proprio in quel momento, si affrettava verso il traghetto la moglie del colonnello Fersing con la figliuola, ch’era colà di stanza un reggimento di fanteria. La figliuola, anch’essa una bimba di circa otto anni, vestita di bianco, camminava guardando il bimbo e ridendo, e teneva nella mano un canestrino, dentro al quale era un piccolo riccio. « Guardate, mammina, » disse, « come quel ragazzino guarda il mio riccio!». « No, » rispose la madre, «quel ragazzo è spaventato non so di che... Di che vi siete spaventato, bel bambino? ». (Disse proprio così; lo raccontarono dopo). «Che bel bambino è mai, e come è ben vestito! Di chi siete?». Il ragazzetto non aveva mai visto un riccio, si avvicinò per osservare quello della bambina, dimenticando tutto, era un bambino, si sa!
« Che cos’è questo?» domandò. E la signorinetta gli rispose: «E' un riccio, l’abbiamo comprato adesso da un contadino, che l’ha trovato nel bosco ». «Ma che cos’è un riccio? » e rise, e lo toccò col dito, mentre la bestiola rizzava le dure setole. La bimba, tutta felice dell’incontro, disse: « Lo portiamo a casa per addomesticarlo ». « Oh, » fece il piccino, « regalatelo a me!». Pronunciò queste parole con infinita soavità, ma non aveva ancora avuto il tempo di finire la frase, che Maksim Ivanovic gridò sopra di lui: « Ecco dove sei! Pigliatelo!» (Egli si era imbestialito a tal punto che l’aveva rincorso senza berretto). (...)

Fiodor Dostoevskij, "L'adolescente", pagina 530 edizione Garzanti 1981, traduzione M.Rakowska e L.G. Tenconi




martedì 24 dicembre 2019

Natività

 
(Giorgione, 1505, adorazione dei pastori "Allendale")
(fonte: wikipedia.it)

BUON NATALE A TUTTI

(per la musica, fare clic qui)
(se si ha un po' più di tempo, anche qui )

domenica 22 dicembre 2019

Luigi contro il toro



Il contadino tornò con la cavezza e in compagnia di un tipo bruno e piccoletto, in pantaloni di tela.
«Questo è Luigi, - ci spiegò - un prigioniero di guerra italiano. Non sa una parola d'inglese ma è molto bravo ad aiutarmi in un mucchio di lavori. » E Luigi aveva veramente l’aria di essere in gamba. Era di statura limitata ma le spalle ampie e le braccia muscolose rivelavano una forza notevole. Gli rivolgemmo un «Salve» e lui ricambiò il saluto con un cenno del capo e un sorriso grave. Aveva grande dignità e sicurezza di sè.
Dopo qualche galoppata attorno al recinto riuscimmo a far accomodare il paziente nello stallo, ma ben presto ci rendemmo conto che le difficoltà erano appena iniziate. I Red Poll sono bestie grosse e se poi sono di carattere ostico è un bel problema. Quella grassa creatura aveva uno sguardo maligno e tutti i nostri sforzi per mettergli la cavezza andarono sprecati. O riusciva a schivarla o agitava minaccioso la testa al nostro indirizzo. Una volta, mentre mi passava accanto con gran strepito riuscii ad afferrargli il muso ma mi scrollò via come fossi una mosca e una zampa posteriore fece partire un calcio che mi prese di striscio alla gamba. «E' un gigante - boccheggiai - Dio solo sa come faremo a bloccarlo.» Le iniezioni di sedativi e il bavaglio in sbarre metalliche per imprigionare questi animali erano ancora di là da venire.

Siegfried e io contemplavamo il torello quando Luigi si fece avanti. Sollevò una mano e ci investì con una raffica di parole italiane di cui non capimmo niente, ma afferrammo il concetto quando ci riaccompagnò verso la parete, con grande cerimonia. Evidentemente voleva fare qualcosa, ma cosa?
Avanzò furtivo verso il torello, poi con movimento fulmineo gli afferrò un’orecchia con entrambe le mani. L’animale prese subito lo slancio ma con minore vigore. Luigi gli torceva l'orecchio, in quel girotondo, e la cosa parve agire da freno perché la bestia rallentò per poi fermarsi e rimase lì, la testa piegata di lato, guardando l’ometto con espressione pressoché accorata. Sembrava un’illustrazione di fumetti e quasi mi aspettavo di sentire il torello gemere: «Ahi! Aiuto! Mollami l’orecchio!» Ma non ebbi molto tempo per meditare perché Luigi, la situazione perfettamente in pugno, accennò con il capo al tumore oscillante. Siegfried e io balzammo avanti. Non avevamo mai visto nessuno afferrare un toro per l’orecchio ma non c’era da stare a discutere. Ora toccava a noi.
Sostenni quell’escrescenza tra le mani mentre Siegfried iniettava l'anestetico nel peduncolo. Quando l’ago penetrò una zampa pelosa ebbe un fremito e in altre circostanze un paio di calci ben assestati ci avrebbero fatti volar fuori dallo stallo, ma Luigi fece fare un altro mezzo giro all’orecchio accompagnando la cosa con un urlaccio. L’animale si mise subito tranquillo e rimase immobile mentre noi procedevamo. Siegfried legò saldamente il peduncolo e quindi lo recise. Il tumore cadde con un tonfo sullo strame. L’operazione era compiuta. Luigi lasciò l'orecchio e accolse le nostre congratulazioni con un mezzo sorriso e un benevolo cenno del capo. Era davvero un personaggio di grande nobiltà.
Oggi, a più di trent’anni di distanza, Siegfried e io ancora parliamo di lui. Entrambi abbiamo tentato di afferrare bestie grosse per le orecchie senza il minimo successo e quindi: o Luigi era solo un dilettante in possesso di una presa d’acciaio, o era un allevatore e quello è il sistema che si usa in Italia, dopo un’intera vita di pratica? A tutt'oggi non lo sappiamo.
(James Herriot, da "E il Signore le creò", ed. BUR 1984, pagine 58-59, traduzione di Maria Paola Dettore.)




 
 

immagine del toro Red Poll tratta da Pinterest bovin.qc.ca

venerdì 20 dicembre 2019

Animali e piante sotto esame

figurina Imperia


da Lo stupidario della maturità 
a cura di Mitì Vigliero Lami

Ed. Rizzoli
                                                                 







DIZIONARIO

Acefalo : Il cavallo di Alessandro Magno

Aprico: albicocco

Apocrifo: animale mitologico fatto a forma di animale con le ali

Armento: abitante dell'Armenia

Azalea: danza popolare

Bergamotto: abitante di Bergamo

Blandire: leccare come un cane

Bitorzolo: verdura, patata

Bolide: animale dei boschi cantato da Pascoli

Broccato: inseguito dai cani

Canicola: cane femmina

Encefalo: pesce

Glande: bacca selvatica di cui sono ghiotti i maiali

Merlot: piccolo merlo

Narcisismo: l'arte di coltivare narcisi

Nitrico: verso del cavallo

Pulviscolo: gruppo di insetti piccolissimi

Zibibbo: insetto

                                                
                                                                    * - *- * - * - *


FLORA 


Quel bosco è pieno di abeti, pini e libecci

                                                        
                                   La ginestra è un fiore del deserto simile a un cactus


FAUNA


Il passero solitario parla di Leopardi che dialoga con un usignolo


                                        Leopardi scrisse un'operetta morale intitolata "il cantico di gatto Silvestro"