mercoledì 20 giugno 2018

Philip Glass















Inizia ad aver confidenza con la musica da bambino. Il padre ripara radio e vende dischi e, vista la modesta richiesta di musica classica,  scarta i vinili invenduti e li mette a disposizione dei figli: che li  ascoltino almeno loro!

domenica 17 giugno 2018

Microtus arvalis (un topo, in fin dei conti)


Topo, topo,
senza scopo,
dopo te cosa vien dopo ?

(Forestry Association Hungary)
(Toti Scialoja, Versi del senso perso)

Dal balcone si vede bene: c'è un buco nel prato, e il gatto vi infila dentro tutta la zampina, fino quasi all'articolazione. Non sono talpe, perché le talpe lascerebbero in giro il mucchietto di terra, e non sono nemmeno i nostri topini soliti, "mus musculus", che di buchi nei prati non ne fanno. Basta una piccola ricerca ed ecco saltare fuori il colpevole: si chiama arvicola, topo campestre, "Microtus arvalis". Per noi è una novità, almeno qui nel prato di casa: molto graziosi come tutti i topini, sono però destinati quasi sicuramente a una brutta fine, perché la nostra casa è ben presidiata da un piccolo esercito. Per esempio, mercoledì ne ha preso uno Aramis; ieri sera ho visto Minou e Spike alle prese con un altro topino (c'è tutto il tempo di vederli, perché mica se li mangiano subito - si sa, ci giocano, prima). Infine, oggi è il turno di Ciccetta che di tutti è forse la cacciatrice più spietata. Eppure, Ciccetta è dolcissima e timida, sembra un pupazzo di peluche di quelli belli, o forse un cartone animato degli Aristogatti; ma la sua natura è quella, predatrice notturna, per di più con l'ottima scuola di mamma Gatta, la Gatta per definizione, matriarca di questa colonia, ancora in gran spolvero nonostante la vita all'aperto e l'infinità di gattini e gattine da lei generati.






                                            Come la tigre il gatto s'avanza
                                            con un leggero passo di danza
                                            muove le membra con gran leggiadria
                                            sull'indifeso passero balza.
                                            Questa è la vera natura del gatto;
                                            ritorna un micio se vuole, se crede,
                                            ma è in lui la fiera nascosta e ben viva,
                                            s'affila i denti e gli artigli per l'arte.
                                            Come la vita il dolore il mio gatto
                                            ronfa gioiosa poi dorme s'acquieta
                                            per un nonnulla turbata s'inquieta
                                            il pelo drizza si gonfia poi graffia
                                            è come l'oca che sbuffa e poi soffia -
                                            però mi piace vederla qui quieta,
                                            il pelo liscio, la belva mansueta.

                     (Giuliano Bovo / Emilio Gauna, da Golem L'indispensabile - anno 2001)

venerdì 15 giugno 2018

Materia

disegno di V. Nabokov
Le cose che vediamo sono fatte di atomi. Ogni atomo è un nucleo con intorno elettroni. Ogni nucleo è costituito da neutroni e protoni, impacchettati stretti. Tanto i protoni che i neutroni sono fatti di particelle ancora più piccole, che il fisico americano Murray Gell-Mann ha battezzato "quarks", ispirandosi a una parola senza senso in una frase senza senso - " Tree quarks for Muster Mark" - che appare nel Finnegans Wake di James Joyce. (....) La forza che tiene incollati i quarks all'interno dei protoni e dei neutroni è generata da particelle che i fisici, con poco senso del ridicolo, chiamano "gluoni", dall'inglese glue, colla. In italiano si tradurrebbe "colloni", ma fortunatamente usano tutti il nome inglese. (...) A queste particelle se ne aggiungono alcune altre, per esempio i neutrini, che pullulano nell'universo ma hanno poche interazioni con noi, e il bosone di Higgs, rilevato recentemente a Ginevra, nella grande macchina del CERN (...). Una manciata di tipi di particelle elementari, che vibrano e fluttuano in continuazione tra l'esistere e il non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra che non ci sia nulla, si combinano assieme all'infinito come le venti lettere di un alfabeto cosmico per raccontare l'immensa storia delle galassie, delle stelle innumerevoli, dei raggi cosmici, della luce del sole, delle montagne, dei boschi, dei campi di grano, dei sorrisi delle ragazze alle feste, e del cielo nero e stellato la notte.

Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, ed Adelphi

mercoledì 13 giugno 2018

Stella mattutina

Il pianeta Venere, quando ancora non si sapeva che era un pianeta, veniva chiamato sia "Stella della Sera" che "Stella del Mattino", perché nell'antichità non solo si ignorava che fosse un pianeta ma si pensava anche fossero due stelle diverse. E' attribuita a Pitagora la scoperta che si tratta sempre dello stesso corpo celeste, ma di più io non ne so, so solo che questa melodia di Richard Wagner, dall'opera "Tannhäuser", è una delle più belle che ho ascoltato, in assoluto. Secondo me ha un solo difetto: è troppo breve. E' il canto che accompagna la salita in cielo di Elisabeth, la futura Santa Elisabetta d'Ungheria: Wagner si occupava anche di queste cose.



(Willy Pogany, 1911)
qui l'aria di Wolfram
qui l'ouverture dal Tannhäuser


O du, mein holder Abendstern,
wohl grüsst' ich immer dich so gern:
vom Herzen, das sie nie verriet,
grüsse sie, wenn sie vorbei dir zieht,
wenn sie entschwebt dem Tal der Erden,
ein sel'ger Engel dort zu werden!


O tu, mia dolce stella della sera,
volentieri sempre ti salutai:
da quel cuore che non l'ha mai tradita
salutala quando ti passerà innanzi,
quando si librerà dalla valle terrena,
per diventare lassù un angelo beato!

(traduzione letterale di Guido Manacorda, edizione Sansoni)


lunedì 11 giugno 2018

aeroporti





Julia Kent è una violoncellista canadese. Un suo album, Delay, si compone di brani che portano il nome degli aeroporti a lei più o meno  familiari. Dorval è il brano più intenso, libero; c'è forse la gioia della partenza o, forse, del ritorno a casa. Lascio qui il link per ascoltare i diversi brani e, magari, trovare  atmosfere e suggestioni da condividere

( un clic sul nome dell'aeroporto )

Gardermoen ( Oslo )                Idlewild  ( New York )                    Elmas 


Barajas ( Madrid )                 Fontanarossa                      Arlanda  ( Stoccolma )


Dorval  ( Montreal )              Venizelos ( Atene )                   Schiphol  ( Amsterdam )

Tempelhof   ( Berlino )          Malpensa


  

sabato 9 giugno 2018

Colpo di fulmine


Le donne belle, si sa, tendono spesso a portarsi in casa dei cani brutti. Non che capiti sempre, ma capita. Dato che la mia amica in questione è davvero molto bella (una via di mezzo fra Sylva Koscina e Virna Lisi, tanto per intenderci) il cane che si è portata in casa non poteva essere che davvero molto brutto. "O mamma mia", mi sono detto nel vederla: un boule dogue francese, zampe corte e corpo tozzo, la cosa più vicina a un rospo che esista nel mondo dei non rospi. «Si chiama Chérie», mi dice e si aspetta che io la saluti. Che io saluti quel coso, insomma. Che fare, a quest'amicizia non voglio rinunciare e mi rivolgo quindi al coso, anzi alla cosa perché si tratta di una femmina. La quale femmina di rospo - pardon, di boule dogue francese - volta la testolina in su e mi guarda. Due occhi dolci, buoni e grandi, da bella persona. Oh beh, chi l'avrebbe mai detto. Continua a somigliare ad un rospo, ma due occhi così non me li aspettavo. Ed ecco che commetto l'errore fatale: la grattatina sulla testa. Sulla testa, e poi dietro le orecchie. Scodinzola. « Sono contenta che ti piaccia, lo vedi come è carina? Anche tu piaci a lei» dice la mia amica, e io abbozzo una risposta, poi uscendo ci ripenso, ehm, che fare, che dire. Mi toccherà venire a trovarla più spesso, insomma.

(Giuliano, A.D. MMXVIII)


giovedì 7 giugno 2018

NUKU, Tallin





Tutto è  sospeso. Niente è ancora accaduto al NUKU, il museo delle marionette:

un ragno aspetta, appeso al suo filo sottile,

Don Giovanni non ha ancora incontrato il convitato di pietra,

chi è stata  amata e abbandonata attende di ritrovare il sorriso,

Biancaneve non è stata svegliata dal principe,

la Bestia è ancora bestia perchè non è  stata baciata dalla Bella.



martedì 5 giugno 2018

Il sole


Nel bosco, poco lontano dalla loro casa, c'era uno spiazzo di qualche metro; attraverso quel buco tra i rami, come attraverso un fumaiolo, d’estate il sole splendeva per qualche ora. Era stato il bambino a scoprire per primo lo strano raggio luminoso nel bosco. Un giorno lo avevano mandato a raccogliere pigne per il fuoco. Poiché le raccoglievano tutti i giorni, intorno alla casa ne erano rimaste ben poche, e a forza di cercare lui si era allontanato più del solito. Non appena scorse quello splendore straordinario rimase stupefatto. Non aveva mai visto nulla di simile, e quella luce costante e ferma suscitò in misura uguale la sua paura e la sua curiosità. Più ancora che 1’audacia, è la curiosità a vincere la paura; e certamente proprio per curiosità molte persone hanno affrontato pericoli che il semplice coraggio fisico avrebbe fuggiti, perché la fame, l’amore e la curiosità sono le grandi forze motrici della vita. Quando il bambinetto si accorse che la luce non si muoveva le andò più vicino, e finalmente, reso ardito dalla curiosità, vi entrò dentro, e allora scoprì che non era una cosa. Appena fu entrato nella luce si accorse che era calda, e ne fu così spaventato che ne scappò fuori e corse a nascondersi dietro un albero. Poi ci saltò dentro un momentino solo, e tornò a scapparne, e per quasi mezz’ora fece uno splendido gioco: giocò ad acchiapparella con la luce del sole. Alla fine gli passò tutta la paura e smise di scappar via, scoprendo che quella luce non lo bruciava affatto; pero temeva di cuocersi e preferì non restarci dentro. Quando tornò a casa con le pigne, non disse niente alla Donna Grigia di Dun Gortin e alla Donna Magra di Inis Magrath, e nemmeno ai due Filosofi, ma quando andarono a letto raccontò tutto alla bambina, e da allora entrambi presero l'abitudine di andare tutti i giorni a giocare con la luce del sole, e i conigli e gli scoiattoli li seguivano e giocavano con loro, felici come non erano mai stati.
(James Stephens, La pentola dell'oro, cap.I, traduzione Adriana Motti, ed. Adelphi)


(Helen Allingham, 1889)




domenica 3 giugno 2018

Toucan Ocean




"...Un ritmico girovagare di congas che scivola dentro il frangersi dell’oceano sulla riva. La scelta non è di quelle casuali. Come sostenuto da Hassell, infatti, la sua musica può essere vista come un continuo ondeggiare tra poli opposti, un continuo entrare e uscire da un quadro immaginario, in cui - aggiungiamo noi - i colori sono i suoni e le linee le dimensioni spirituali della mente... "

Francesco Nunziata ( qui )


venerdì 1 giugno 2018

Tentativo di classificazione


Il Tao è oscuro, ed è difficile parlarne; ve ne darò ora qualche idea sommaria. La luce nasce dalle tenebre; il differenziato nasce dal senza-forma; l’essenza nasce dal Tao; le forme materiali nascono dall’essenza e tutti gli esseri sono generati, reciprocamente, dalle forme: gli esseri che hanno nove orifizi nascono dall’utero, e quelli che ne hanno otto dall'uovo.

Zhuang-zi (Chuang-tzu), pag.200 ed. Adelphi 2001 traduzione di Carlo Laurenzi e Christine Leverd
(al di là della filosofia e della religione, va ricordato che gli uccelli e i rettili, in effetti, hanno un "orifizio" in meno rispetto ai mammiferi)


(Gustave Doré, per Orlando Furioso)



mercoledì 30 maggio 2018

Lo stagno

dipinto di Robert Bateman
Mi chinai a raccogliere una primula. Niente da fare, troppa pancia. Mi accoccolai e ne feci un mazzetto. Per fortuna no c'era nessuno a vedermi. Le foglie erano come arricciate, a forma di orecchio di coniglio. Mi alzai e posi il mazzolino di primule sul cancello. Poi, d'impulso, mi sfilai la dentiera e le diedi un'occhiata. Se avessi avuto uno specchio mi sarei guardato da capo a piedi, sebbene sappia perfettamente che figura faccio. Un quarantacinquenne grasso in abito grigio a spina di pesce un po' liso e bombetta in testa. Sulla fronte porto scritto: " Moglie, due figli, casa nei sobborghi". Faccia rossa e occhi di un celeste acquoso. Lo so, non avete bisogno di dirmelo. Ma la cosa che mi colpì mentre davo un'occhiata alla protesi prima d'infilarmela in bocca di nuovo, fu che non me ne importava nulla. Neppure i denti finti importano. Sono grasso, sì. Sembro il fratello mal riuscito di un contabile, sì. Nessuna donna verrà più a letto con me, se non la pago, lo so. Ma vi dico che non me ne importa. Non voglio donne, non voglio nemmeno tornar giovane. Soltanto essere vivo. Ed ero vivo nel momento in cui guardavo le primule e la brace rossa sotto la siepe. E' una sensazione interna, una sensazione pacifica, che tuttavia mi brucia come una fiamma. 
Giù, oltre la siepe, lo stagno era coperto di lenti palustri, tanto simili a un tappeto che a non conoscerle si sarebbe potuto pensare che fossero terra ferma e camminarci sopra. Mi chiedevo perchè mai siamo tutti così sciocchi. Perchè, invece delle stupidaggini in cui buttiamo il nostro tempo, non andiamo a passeggio " guardando" le cose? Quello stagno, per esempio: tutto ciò che contiene, tritoni, bisce, coleotteri, friganee, mignatte, e Dio sa quanti altri esseri che si riescono a vedere soltanto al microscopio. Il miracolo della loro vita, laggiù sott'acqua. Tutta un'esistenza si potrebbe passare ad osservarle, dieci esistenze; e non si verrebbe a capo neppure di quell'unica pozza d'acqua. E, per tutto il tempo, quella specie di senso di miracolo, quella strana fiamma dentro di noi. E la sola cosa che valga la pena di possedere e noi non la vogliamo. Ma io la voglio. Almeno così pensavo in quel momento.

George Orwell, Una boccata d'aria, ed. Mondadori
Traduzione di Bruno Maffi

domenica 27 maggio 2018

Scegliete una femmina!


E per finire vi darò ancora un buon consiglio che deriva dal mio gusto personale e che quindi potete accettare o rifiutare a vostro piacere; se appena è possibile, scegliete una femmina! Naturalmente due volte all’anno, quando è in calore, essa vi procura un mucchio di seccature, e, se per combinazione non si ha in casa un maschio della stessa razza, quasi immancabilmente prima o poi ci si troverà fra i piedi una cucciolata di bastardi per cui è difficile trovare una sistemazione, se non li si vogliono sopprimere. Però tutti i conoscitori concorderanno sul fatto che chiunque ama il cane per le sue qualità d’animo debba preferire la femmina al maschio. In certi periodi in casa nostra ad Altenberg c'erano quattro cagne: la mia pastore tedesco Tito, la piccola chow di mia moglie, la bassotta Kathi di mio fratello e una bulldog, appartenente a mia cognata. Solo mio padre possedeva un maschio, che aveva un bel da fare a tener lontano dal nostro giardino i corteggiatori non graditi. Una volta due delle cagne, la chow Pygi I e la bassotta, erano in amore, ma poiché non c’era da temere che si lasciassero coprire da un partner indesiderabile (Pygi era assolutamente fedele al nostro maschio Bubi, e per la minuscola bassotta non esisteva un compagno possibile in tutto il circondario), permettemmo che ci accompagnassero in una passeggiata lungo il Danubio. Io ero, sì, abituato ad essere seguito anche da cani non nostri, ma quando fui fuori del paese rimasi colpito dalle dimensioni della muta che ci veniva dietro: contando i cani vidi che, oltre ai nostri cinque, c’erano sedici altri maschi, e quindi eravamo scortati dalla bellezza di ventuno animali!
Ciononostante credo che il mio consiglio sia giusto: una femmina è molto più fedele di un maschio, i moti del suo animo sono molto più complessi, ricchi e sottili, e nella maggior parte dei casi, a parità di condizioni, essa è anche più intelligente. Io, che mi lusingo di conoscere bene molti animali, sono profondamente convinto che fra tutte le creature non umane quella che maggiormente si avvicina all’uomo per il comportamento sociale, per la finezza dei sentimenti e per la capacità di una vera amicizia, cioè l’animale più nobile dal punto di vista umano, sia una buona cagna; ed è ben strano che in inglese questo nome sia divenuto uno degli epiteti più insultanti!


Konrad Lorenz, Consigli per la scelta di un cane, da "L'anello di re Salomone" (traduzione di Laura Schwarz, ed. Adelphi)

(la foto è di Henri Cartier Bresson, 1953)




(William Merritt Chase, 1898)



venerdì 25 maggio 2018

Le ali dei gabbiani

acquarello di Betty Moore


La sua compagnia doveva piacere a Macario. La cercava di spesso; qualche sera gli usò anche la gentilezza di andarlo a prendere all’ufficio.

Ad Alfonso non sfuggì la causa di quest’affetto improvviso. Lo doveva alla sua docilità e, pensò, anche alla sua piccolezza. Era tanto piccolo e insignificante, che accanto a lui Macario si trovava bene. Non si compiacque meno di tale amicizia. Le cortesie, anche se comperate a caro prezzo, piacciono. Non disistimava Macario. Per certe qualità ammirava quel giovine tanto elegante, artista inconscio, intelligente anche quando parlava di cose che non sapeva.

Macario possedeva un piccolo cutter e frequentemente invitò Alfonso a gite mattutine nel golfo. Nella sua vita triste, quelle gite furono per Alfonso vere feste. In barca gli era anche più facile di dare il suo assenso alle asserzioni di Macario e in gran parte non le udiva. Si trovava ancora sempre alla conquista della solida salute che gli occorreva, riteneva, per sopportare la dura vita di lavoro a cui faceva proponimento di sottoporsi, e gli effluvi marini dovevano aiutarlo a trovarla.

martedì 22 maggio 2018

Inventare un animale


(...) I Centauri sono creature affascinanti, portatrici di simboli multipli ed arcaici, ma della loro fisica impossibilita si era già accorto Lucrezio, ed aveva cercato di dimostrarla con un argomento curioso: a tre anni di età il cavallo è nel pieno delle sue forze mentre l’uomo è bambino, e «spesso cercherà in sogno il capezzolo» da cui è appena stato slattato; come potrebbero convivere due nature che non "fluorescente pariter", e che del resto non ardono degli stessi amori? In tempi più recenti, e in un bel romanzo fantascientifico, P. J. Farmer ha messo in rilievo le difficoltà respiratorie dei Centauri classici, e le ha risolte fornendo loro un organo supplementare "simile a un mantice, che inspirava aria attraverso un’apertura simile a una gola"; altri hanno insistito sul problema dell'alimentazione, facendo notare che una piccola bocca umana sarebbe stata insufficiente a permettere il passaggio del molto foraggio necessario per nutrire la parte equina.
Si direbbe insomma che la fantasia umana, anche quando non si trova davanti a problemi di verosimiglianza e di stabilità biologica, esiti ad intraprendere vie nuove e preferisca ricombinare elementi costruttivi già noti. Se si riesamina il bellissimo "Manuale di zoologia fantastica" di Borges, si stenta a trovarvi un solo animale veramente originale come disegno: non ce n'è uno che si avvicini neppure vagamente alle incredibili soluzioni innovative che si trovano ad esempio in certi parassiti, quali la zecca, la pulce, l'echinococco (...)

Primo Levi, da "L'altrui mestiere" pag.90, Inventare un animale



(Antoine Verard, 1494)


sabato 19 maggio 2018

I temporali di Rossini



Qui da me, in Lombardia, di questi tempi ogni sera c'è un temporale; e c'è anche da averne paura ma per oggi preferiscono parlare di musica, i temporali in musica sono tanti e si può cominciare da Gioacchino Rossini.


Dei temporali di Rossini, il più famoso è nell'ouverture dal "Guglielmo Tell": direi che lo conoscono tutti, anche senza sapere che è di Rossini. (qui) minuto 2:48 Toscanini,


Ma con i temporali Rossini si è divertito molto anche prima del "Guglielmo Tell": ne troviamo uno in "La pietra del paragone" (qui) , poi nel "Barbiere di Siviglia" (qui), e nella "Cenerentola" (qui) .


Sono molto famosi anche i temporali di Vivaldi (dalle Quattro Stagioni) e di Beethoven (dalla Sinfonia n.6), ma la stagione è solo all'inizio e ci sarà tempo di parlarne ancora.


(Giorgione, dettaglio da "La tempesta")

giovedì 17 maggio 2018

Opossum



(opossum, illustrazione del 1826)

Tra gli animali che abitano in quella zona ci sono cervi di diversi tipi, conigli, leoni, orsi e tanti altri animali selvatici; tra questi ne scorgemmo uno che porta i propri figli in una specie di borsa nella pancia, e lì li custodisce fintanto che sono piccoli, ossia finché non sanno procurarsi da soli il cibo. Se per caso si allontanano alla ricerca di cibo, la madre, anche se compare un uomo, non fugge se prima non li ha messi al sicuro in quella sua borsa.

(da "Naufragi" di Alvar Nunez Cabeza de Vaca, pag.23 edizione Einaudi 1989)


L'opossum, dicono i libri di scienze naturali, è l'unico marsupiale che vive al di fuori dell'Australia, o della Tasmania, insomma dell'Oceania. Vive in America, e vive ancora oggi in Florida, dove naufragò il nobile spagnolo Cabeza de Vaca nel 1527 (autore di un libro di memorie fra i più straordinari, detto en passant). L'opossum, dicono ancora i manuali, al di là del fatto di essere marsupiale e di vivere sugli alberi, è poi del tutto simile nel comportamento alle faine e alle donnole: vivacissimo, carnivoro feroce, aggressivo quando è messo in difficoltà. Insomma, tutto il contrario di Pogo: che è un opossum ma è timido, mite, dolce, e anche un po' pigro; e che vive proprio da quelle parti, lì dove era naufragato Cabeza de Vaca, tra la Florida e la Georgia, nella palude di Okefenokee.



Pogo nasce dalle matite e dalla fantasia di Walt Kelly, tra gli anni '50 e gli anni '60 ebbe il suo massimo successo, ma da noi è arrivato solo sulle pagine di Linus (anni '60 e anni '70). A noi che non siamo di Okefenokee, e che magari dubitiamo della sua esistenza (ma esiste davvero, e ci sono anche gli alligatori), magari serve un po' di tempo per capire cosa succede; però i disegni sono belli e ispirano subito simpatia. Se i disegni di Walt Kelly vi ricordano qualcosa, e se non sapete niente di Walt Kelly, sappiate che fu alle origini del successo dell'altro Walt, cioè Disney. I due lavorarono insieme per qualche anno, poi Walt Kelly si mise in proprio e inventò Pogo.


martedì 15 maggio 2018

rose cinesi e frutti di agazzino


L'orario del treno li strappò inesorabilmente dalla bella, amata Helstone,  la mattina dopo. Se n'erano
andati. Avevano scorto la parte finale della canonica lunga e bassa, ricoperta per metà da rose cinesi e da frutti di agazzino – sembrava più familiare che mai, col sole mattutino che luccicava sulle finestre, ciascuna appartenente a una benamata stanza. Ancor prima di essersi sistemati sulla carrozza mandata da Southampton per portarli in stazione, se n'erano andati per non fare più ritorno. Una fitta al cuore spinse Margaret a sforzarsi di guardare fuori per afferrare l'ultimo scorcio della vecchia torre della chiesa, dalla curva dove sapeva di poterla vedere al di sopra del mare di alberi della foresta; ma anche il padre se ne ricordò, e in silenzio riconobbe che lui aveva più diritto di lei a quell'unico finestrino dal quale si riusciva a vedere. Si appoggiò all'indietro e chiuse gli occhi, le lacrime sgorgarono, dopo essere rimaste qualche istante a brillare sulle ciglia che facevano ombra, prima di rotolare lentamente giù per le guance e cadere, inosservate, sul suo vestito. 


Elisabeth Gaskell, Nord e Sud,   ed. Jo March ( qui )
Traduzione di Laura Pecoraro

domenica 13 maggio 2018

Gatto falso, cane bugiardo


Una delle tante idiozie assurte a dignità proverbiale, e contro le quali la scienza vanamente si batte, è l’opinione che i gatti siano falsi. E' escluso che il gatto si sia procacciato questa fama per il modo circospetto con cui si accosta alla preda, perché anche le tigri e i leoni usano la stessa identica tattica. D’altra parte al gatto non si rimprovera di essere sanguinario, benché, al pari di quegli altri animali feroci, anch'esso uccida la preda mordendola. Non conosco alcun comportamento specifico del gatto per cui lo si potrebbe definite “falso”, magari a torto, ma con una qualche plausibilità. Sulla faccia di pochi animali il conoscitore può in ogni momento leggere così chiaramente lo stato d’animo come del gatto: si capisce sempre ciò che gli passa per la testa, e sempre si può sapere quel che ci si deve attendere da lui il prossimo istante.
Come è inconfondibile la sua espressione di fiduciosa cordialità, quando volge all'osservatore il suo musetto liscio con le orecchie dritte e gli occhi bene aperti, come si traduce immediatamente nella mimica dei muscoli del muso ogni ondata di eccitazione, ogni moto di paura o di ostilità! Nel gatto che ha mantenuto i colori della forma selvatica la striatura del muso rende ancor più evidenti i lievi movimenti della pelle, aumentando cosi l'intensità espressiva della mimica, ed è questa una delle ragioni per cui io preferisco a tutti gli altri il gatto tigrato, che ha ancora i colori della forma selvatica: basta un minimo cenno di diffidenza, ancora ben lontano dalla paura, e i suoi occhioni innocenti si fanno un po’ lunghi e obliqui, le orecchie abbandonano la loro posizione eretta e “affettuosa”, e non occorrerebbero neppure le sottili variazioni della postura e le oscillazioni della punta della coda per avvertirci del suo cambiamento di umore. E come sono espressivi i gesti di minaccia del gatto, come si differenziano radicalmente secondo l'oggetto cui essi si rivolgono, secondo che si tratti di un uomo amico che si e preso un po’ troppa confidenza, o di un vero, temuto nemico. Ma sono anche molto diversi se si tratta di una minaccia puramente difensiva, oppure se il gatto, sentendosi superiore all’avversario, gli annuncia la sua intenzione di aggredirlo. E non manca mai di farlo: a parte gli esemplari psicopatici, infidi e folli, che tra i gatti di razza molto selezionata non sono più frequenti che tra i cani di pari condizioni, il gatto non graffia e non morde mai senza prima aver messo seriamente e chiaramente in guardia l'offensore, e anzi di solito, subito prima dell’attacco, si assiste a un improvviso aggravamento dei gesti di minaccia, che già erano andati facendosi sempre più decisi. E' come se il gatto volesse in questo modo notificare un ultimatum: «Se non la smetti immediatamente, sarò costretto mio malgrado a passare alle rappresaglie! » .
Di fronte alle minacce di un cane, o in genere di un grosso animale da preda, il gatto notoriamente risponde inarcando la schiena: la gobba, assieme al pelo arruffato del dorso e della coda (che viene tenuta un po’ obliqua), lo fanno apparire al nemico più grosso di quanto non sia in realtà, tanto più che esso offre un poco il fianco all’avversario, in un atteggiamento che è simile a quello di “imposizione” di alcuni pesci. Le orecchie sono appiattite, gli angoli della bocca tirati indietro, il naso arricciato. Dal petto della bestia sale un lieve brontolio metallico che suona terribilmente minaccioso, e che di tanto in tanto, mentre si fanno più profonde le increspature del naso, si trasforma in quel caratteristico “soffiare”, fatto di sbuffi emessi a fauci spalancate e con i canini bene in evidenza. (...)
Konrad Lorenz, Gatto falso, cane bugiardo , da "L'anello di re Salomone" (traduzione di Laura Schwarz, ed. Adelphi)


(le tre immagini erano in rete, purtroppo senza indicazioni;
quella con la macchina per scrivere è datata 1910)