Il topo che si chiama
Gerald arriva verso la fine della canzone: "sta diventando un
po' vecchio ma è un buon topo", dice di lui Syd Barrett.
Prima, prima di Gerald, ci sono tante cose, ed è come ascoltare la
voce di Lewis Carroll o di Edward Lear; il nonsense e le nursery
rhymes sono ben radicate nella poesia inglese e anche Syd Barrett era
cresciuto in quel clima culturale. I ricordi di un bambino, ripensati
da grande; oggetti e animali, i giocattoli e gli oggetti degli
adulti, e una bambina con cui condividerli.
 |
| (Syd Barrett e Lindsay Korner, 1967) |
I versi sono
intraducibili, come sempre nelle filastrocche e nei nonsense; si
comincia da una bicicletta (ho una bici, puoi farci un giro se ti
piace: ha un cestino, un campanello che suona, te la darei volentieri
ma l'ho presa in pegno) si continua con un mantello (cloak) che in
inglese fa rima con scherzo (joke), e qui arriva Gerald: un topo
(mouse) che non ha una casa (house) e che sta diventando un po'
vecchio ma è pur sempre un buon topo. E gli omini di pan di zenzero
(gingerbread men), che sono tanti, che sono dappertutto, uno qui, uno
là, prendine un paio se li vuoi, sono lì sul piatto. Tutto questo
ha un piccolo ritornello, "you're the kind of girl that fits in
with my world", tu sei la ragazza che si adatta bene al mio
mondo. L'elenco degli oggetti (topo compreso: che sia un pupazzo
anche lui?) termina con una stanza piena di oggetti musicali, ognuno
con il suo suono, molti sono a orologeria: se vuoi, andiamo di là e
li facciamo funzionare. (Lo ammetto, a Syd Barrett sono sempre molto
affezionato e i Pink Floyd senza di lui non è che mi interessino più
di quel tanto).