Quando - se non tutta, una buona parte dell' umanità - si sarà resa conto dell' importanza che il silenzio e il vuoto presentano per la creazione e la fruizione artistica, forse molte incomprensioni attuali cesseranno o si attenueranno. Silenzio, ovviamente dentro all' opera musicale; vuoto spaziale dentro a quella visiva. E questo vale non da oggi ma da sempre: pensiamo al vuoto «invisibile» di una gigantesca piramide; (…) al grande vuoto d' una cattedrale barocca. E pensiamo al silenzio nelle pause di un preludio di Bach ( qui ) o di un brano di Webern (qui ), per non parlare del silenzio nell' opera 4' 33" di John Cage, (qui ) (…) e ancora a certi «silenzi» in alcuni lavori di Beckett e di Antonioni. (…).
Ecco, allora, (…) dovremo esercitarci a ritrovare - dentro e attorno a noi - quel silenzio (…) che ci permetta (… ) di assaporare finalmente tutto ciò che rimaneva coperto dal «rumore» o dal «troppo pieno» di una «inciviltà» come la nostra.
