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lunedì 22 luglio 2019

Skylark


(scultura di Sylvia Shaw Judson)

Allodola, hai qualcosa da dirmi? Non vorresti dirmi dove può essere il mio amore? C'è un prato nella bruma dove qualcuno aspetta di essere baciato? Allodola, hai visto una valle verde con una sorgente, dove il mio cuore può andare in viaggio sopra le ombre e la pioggia fino a un viottolo coperto di boccioli? E, nel tuo volo solitario, non hai sentito la musica della notte? Una musica meravigliosa, debole come un fuoco fatuo, pazza come un lunatico, triste come una serenata gitana alla luna? Allodola, io non so se tu potrai trovare queste cose, ma il mio cuore corre sulle tue ali; così, se le vedi da qualche parte, non potresti guidarmi là?


martedì 4 luglio 2017

Allodola


1.
Non ho mai visto un’allodola, e inutilmente mi alzo con l'aurora. L'allodola non è un uccello terreno. Calpesto da stamane le zolle e le erbe secche. Stormi di grigi passeri e di cardellini dipinti a vivi colori fluttuano sulle siepi spinose. La ghiandaia passa in rivista gli alberi nella sua tenuta ufficiale. Una quaglia sfiora l'erba medica e traccia col cordino la linea retta del suo volo. Dietro al pastore, che sferruzza meglio d’una donna, le pecore si susseguono l'una identica all'altra. E tutto s’imbeve di una luce così nuova che il corvo, che non presagisce mai nulla di buono, ora fa sorridere. Ma ascoltate come ascolto io. Non sentite lassù, in qualche parte, pestare in una coppa d’oro dei pezzi di cristallo? Chi può dirmi dove l’allodola canti? Se guardo in alto, il sole mi abbacina le pupille. Devo rinunciare a vederla. L’allodola vive in cielo ed é il solo uccello celeste che canti fino a noi.
2
Ricasca giù, briaca fradicia, per essersi ancora cacciata nell'occhio del sole.

(Jules Renard, Storie naturali, pag.80 ed. Fabbri 2001, traduzione di Aldo Gabrielli)


(dipinto di Henriette Brown, 1860-1880)

martedì 9 maggio 2017

La lauzeta di Bernart

Trovatori e trovieri, autori di poesie in lingua d'oc e d'oil, operarono in Francia tra l'XI e il XIII secolo. Nelle corti feudali  che li accoglievano,  intrattenevano il loro pubblico con eleganti  liriche d'amore accompagnate da musica. Fin'amors è definito il sentimento  che il poeta esprime per la donna di cui è innamorato, raffinato quanto la creazione poetica che lo veicola.

Bernart de Ventadorn, nella canzone Can vei la lauzeta mover, assimila l'amata a una lauzeta, un' allodola che, dimentica di tutto, si abbandona al piacere del volo. Il poeta  confessa di aver perso ogni potere su di sè e sulla donna. L'amore gli ha sottratto forza, lucidità: da quando l'amata gli ha consentito di  specchiarsi nei suoi occhi, è smarrito, come Narciso alla fonte

                                       



                                 Un clic sull'immagine per ascoltare la canzone della lauzeta


                                          qui il testo e la traduzione di Can vei la lauzeta mover

venerdì 25 novembre 2016

Federigo Tozzi


Che punto sarebbe quello dove s'è fermato l'azzurro ?
Lo sanno le allodole che prima vi spaziano e poi vengono come pazze vicino a me ?
Una mi ha proprio rasentato gli occhi, come se avesse avuto piacere d'impaurirsi così, fuggendo.

(Federigo Tozzi, Bestie, pag.17 ed. Theoria 1987)



(dipinto di Caspar David Friedrich)

sabato 12 novembre 2016

Gli alfieri del tempo


Giulietta e Romeo hanno passato insieme la notte. Sentono cantare l’allodola, messaggera del mattino; Romeo deve fuggire prima che la luce del giorno riveli nella casa e nella città la sua presenza ma Giulietta cerca come può di trattenerlo ancora

l'usignolo e la rosa di D.K.Barton
Giulietta Vuoi già partire? Il giorno non è ancora vicino: era l’usignolo e non l’allodola, quello che che ti ha ferito col suo canto l’orecchio trepidante; esso canta tutte le notti su quel melograno laggiù: credi, amor mio, era l’usignolo.

Romeo Era l’allodola, messaggera del mattino, non l’usignolo: guarda amore come quelle strisce di luce, invidiose della nostra gioia, cingono di una frangia luminosa le nubi che si disperdono laggiù nell’oriente; i lumi della notte si sono spenti a poco a poco, e il dì giocondo si affaccia in punta di piedi sulle nebbiose cime delle montagne: io debbo partire e vivere, o restare e morire.


William Shakespeare, Romeo e Giulietta ,  Atto III , scena V