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domenica 5 luglio 2020

Risvegliandosi dall'eternità


Aprì il grosso tomo che si era portato dietro e cercò di piazzarlo sul leggio del pianoforte. Non c'era verso,scivolava e cadeva da ogni parte: era troppo grosso perchè quell'esile listello potesse sopportarlo. Impaziente di sentire quelle musiche e quasi stizzito, risolse allora d'appoggiarlo sul coperchio. Non importava se questo lo costringeva a stare scomodamente in piedi, un po' gobbo, con le mani protese verso la tastiera: doveva suonare urgentemente.
E suonò quello che poco prima lo aveva incuriosirto. Andò a cercare su e giù tra centinaia di pagine per ritrovare quella frase. Eccola: In memoria aeterna erit justus. Eterno sarà il ricordo del giusto. ERa un frammento del Beatus Vir, lui se lo ricordava intonato da Mozart, ma ignorava che anche Vivaldi lo avesse musicato. E lo incuriosiva il fatto di essere stato scritto a tre sole voci, alto, tenore e basso, senza la voce acuta. Iniziò a suonare, Andante molto, violini e viole sole, inizio in canone, prima il violino primo, poi il secondo, poi la viola. Ogni croma aveva sopra un trattino verticale, tutte staccate, gocce rade che cominciavano a cadere. Man mano che gli strumenti entravano, quella musica quasi vuota, rarefatta cominciava a penetrargli dentro e a scuoterlo. Era sublime, di una bellezza indicibile, drammatica e serena allo stesso momento. Girò pagina, arrivarono le voci: prima l'alto, poi il tenore, infine il basso, cantavano quelle parole beffarde sulla memoria: chi le aveva scritte era morto da secoli e nessuno si era più ricordato di lui. Aveva scritto questo testamento sublime ma nessuno l'aveva ancora aperto. Le crome cadevano a gocce e dagli occhi cominciarono a scendere le lacrime sulle dita che suonavano.
" Dottore, si chiude!" battè di là dall'uscio il custode.
"Eccomi, arrivo subito" fece lui risvegliandosi dall'eternità.

Federico Maria Sardelli, L'affare Vivaldi ed. Sellerio


F. M. Sardelli

Qui per l'ascolto

info sul Beatus Vir di Vivaldi

L'affare Vivaldi di F. M. Sardelli

martedì 10 aprile 2018

Tempesta di mare



In mezzo a una tempesta di mare non ci sono mai stato, però è facile immaginare come ci si sente (non bene). Vivaldi ha scritto almeno due concerti con questo nome, e sono molto belli ma non sono sicuro che rendano l'idea. Si tratta del Concerto per flauto oboe e fagotto RV 433 (FXII n.28) "Tempesta di mare",  (qui) e del Concerto per violino, archi e basso continuo op.8 n.5 RV 253 "Tempesta di mare" (l'opera 8 di Vivaldi, "Il cimento dell'armonia e dell'invenzione", comprende anche le famose "Quattro Stagioni") (qui). Due concerti molto belli, ma l'elemento drammatico è quasi del tutto assente; per sapere cosa era capace di fare Vivaldi in proposito bisognerà dunque rivolgersi al Temporale dall'estate delle Quattro Stagioni, davvero molto realistico.
 


Per capire cos'è una tempesta di mare forse è meglio rivolgersi a Benjamin Britten, i Quattro interludi marini dall'opera Peter Grimes (qui), e di sicuro con l'Otello di Giuseppe Verdi ci siamo proprio dentro, una tempesta di mare da far paura (qui). Sul molo di Cipro, ad osservare la nave di Otello e di Desdemona in mezzo alla tempesta, c'è anche Jago: che commenta con queste parole, "l'alvo frenetico del mar sia la sua tomba". Però poi la nave arriva in porto, anche se noi sappiamo che il sereno durerà poco. Otello è Shakespeare, e Shakespeare rimanda subito a "La Tempesta": ma qui mi conviene di fermarmi, altrimenti gira davvero la testa - ma per le vertigini, non per il mal di mare.


(i dipinti sono di Turner)




domenica 7 maggio 2017

La fedeltà della tortora

Salomè e Giuditta, ma prima ancora Giuditta, sono tra i soggetti più rappresentati nella Storia dell'Arte; Dario Fo ne spiegò bene il motivo nel suo spettacolo su Caravaggio, in tempo di esecuzioni capitali le decapitazioni erano molto frequenti e avvenivano sulla pubblica piazza. Oggi a noi fa orrore, ma una testa mozzata (anche di un innocente, come capita con Salome) era qualcosa di tutt'altro che inconsueto da vedere.


Anche Antonio Vivaldi, nel 1716, sceglie Giuditta come soggetto. La sua "Giuditta trionfante" (Juditha triumphans, in latino), un oratorio, è scritta per le ragazze che studiavano musica all'Ospedale della Pietà, a Venezia; una Giuditta tutta al femminile, quindi anche Oloferne è interpretato da una voce femminile. Il dramma c'è, Vivaldi era uomo di teatro e sapeva dosare bene gli effetti, ma è tutto sublimato dalla musica, che è piacevolissima. "Juditha triumphans" scorre via veloce, in concerto quasi non ci si accorge del tempo che passa.

Ma, di tutto questo, oggi mi interessa portare in primo piano la tortora. Simbolo di fedeltà coniugale, la tortora è evocata da Giuditta nell'aria dal primo atto, in un colloquio con l'amica Abra.