( li ho trovati qui )
Il cavallo di Brunilde si chiama Grane (cfr. Richard Wagner, Il crepuscolo degli dèi). Nomen Omen? Noi speriamo di no...
All'improvviso Herman sentì uno squittio. Il topo era uscito furtivamente nell'oscurità e si guardava attorno con cautela, come per il timore di un gatto in agguato nelle vicinanze. Herman trattenne il respiro. "Non aver paura, creatura santa, nessuno ti farà del male." La osservò avvicinarsi al piattino dell'acqua e berne un sorso, poi un secondo e un terzo e infine mettersi a rosicchiare pian piano il formaggio.
"Come potrebbe esistere una meraviglia più grande?" pensò Herman. "Ecco un topo, figlio di topi, nipote di topi, frutto di milioni, di miliardi di topi che sono vissuti, hanno sofferto, si sono riprodotti, e che adesso sono scomparsi per sempre, ma hanno lasciato un erede, l'ultimo, sembra, della sua stirpe. Eccolo lì che mangia. Che cosa penserà tutto il giorno nel suo buco? A qualcosa deve pur pensare. Ha una mente, un sistema nervoso; fa parte della creazione di Dio alla stessa stregua dei pianeti, delle stelle, delle lontane galassie."
Il topo alzò improvvisamente la testa e lo fissò con uno sguardo umano, pieno d'amore e di gratitudine. Herman immaginò che lo stesse ringraziando.
Il topolino che saluta è un disegnino di Giuliano


Su internet capita spesso di trovare
belle immagini, e alcune tra le più simpatiche degli ultimi mesi le
metto qui intorno: sono piccole sculture giapponesi e si
chiamano "netsuke". Dopo averne viste un discreto numero mi
sono finalmente posto la domanda: che cosa è di preciso un netsuke?
La risposta per intero la trovate qui, in estrema sintesi posso
anticipare che si tratta di una vera sorpresa, perché i netsuke sono
elementi di abbigliamento. Il kimono giapponese, infatti, non ha
tasche; per portare il necessario si usano borse o scatole legate
alla cintura, e il netsuke serviva per chiudere la borsa o per
trovarla più facilmente. Un parente stretto del portachiavi,
insomma.
Porto qui dei netsuke che raffigurano
animali, ma possono avere qualsiasi soggetto e non c'è limite alla
fantasia. Se volete cercarne altri in rete, buon divertimento.![]() |
| A.Carracci, Il venditore di pasta per topi |
![]() |
| (Beatrix Potter, 1902) |
![]() |
| (disegno di Laura Richards, da un libro del 1881) |
![]() |
| (Syd Barrett e Lindsay Korner, 1967) |
“– Ahimè,– disse il topo, – il mondo si rimpicciolisce ogni giorno di
più. All’inizio era così grande da farmi paura, mi sono messo a correre e correre, e che gioia ho provato quando finalmente ho visto in lontananza le pareti a destra e a sinistra!
In questa intercapedine i topi menavano al ruzzo la loro prole. Dove meglio avrebbero potuto? Lì non giungevano gatti nè insidie umane nè insidie meteorologiche nè luci pregiudizievoli agli occhietti bianchi e alquanto ripugnanti dei topini di nido.
E quegli esserini erano tanto felici della loro tregua spaziale e forse temporale, che nei loro giochi rendevano rumore ossia pesta di ginneti, pesta rossiniana. Cavalleria di topi. Di solito si udiva innanzi tutto un piccolo tonfo che corrispondeva, penso, al salto del topino da qualche buco un po' elevato sul piano della tela, o forse alla sua caduta in seguito a spintone della genitrice; cui tenevano dietro numerosi altri tofi del genere e da ultimo, come nelle sagre paesane, un "colpo scuro" corrispondente al salto materno.