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mercoledì 21 agosto 2019

Formiche volanti


E' successo tanto tempo fa, ma me lo ricordo ancora: era sera tardi, stavo leggendo con la luce accesa, ed ecco arrivare un mostriciattolo alato. Che sia una vespa? Punge? Poi un altro, poi un altro, poi un altro ancora: uno sciame intero di formiche alate. Formiche volanti, attirate dalla luce: smetto di leggere, metto giù il libro, provo a raccapezzarmi in tutto quel formicolare.

Parlandone mi sono accorto che non lo sa quasi nessuno, molti non ci credono neppure se glielo spieghi, ma le formiche volanti non sono una razza a sè stante. Sono formiche, e basta; le formiche sono imenotteri come le api, e come le api sciamano. Una regina nuova lascia il formicaio, i maschi alati la seguono, perderanno le ali e fonderanno una nuova colonia - non certo sulla mia lampada del comodino, ma in un bosco o in un orto di spazio ne troveranno di sicuro. In seguito, lo avrei visto molte altre volte; bisogna anche essere un po' fortunati, essere lì nel momento giusto (le formiche sono più discrete delle api), ma uno sciame di formiche alate è un evento ancora molto comune. Le ricordo sul pesco, due o tre anni fa: sembravano non finire mai, uscivano dalla terra e si fermavano lì, in attesa del segnale di partenza. Durò un quarto d'ora, poi a un segnale preciso e misterioso se ne andarono via tutte, volando. Le ho ritrovate in questi giorni, sullo stesso pesco; sono meno numerose, qualcosa deve essere successo nel frattempo, ma devono essere sempre loro, formiche nere alate.

Anche la somiglianza con le vespe non è casuale: sono tutti imenotteri, e il confine fra vespe, api e formiche è molto sottile e molto frequentato. Se avete un po' di tempo libero e provate a guardare sui fiori di un prato troverete di tutto, una enorme varietà di forme e di razze, api che sembrano vespe, formiche che sembrano api, api che sembrano formiche, vespe che sembrano formiche, c'è di tutto, perfino mosche che sembrano api (o vespe: ne ho parlato qui).

Di sicuro una cosa la posso dire: le nostre formiche non sono pericolose, non pungono, non mordono, non sceglierebbero mai un comodino per fare il loro nido. Era stata la luce ad attirarle, la luce e la finestra aperta d'estate. Oggi (sono passati tanti anni) ne raccolgo una, una sola, e la porto con delicatezza sul balcone. Cosa succederà dopo, non mi è dato saperlo.

 
(immagini da "Guida agli insetti d'Europa" di Michael Chinery, ed. Franco Muzzio)
 

sabato 24 giugno 2017

Campanella


Ecco dunque il diverso filosofar mio da quel di Pico; ed io imparo più dall’anatomia d’una formica o d’una erba (lascio quella del mondo mirabilissima) che non da tutti li libri che sono scritti dal principio di secoli sin a mo’, dopo ch’imparai a filosofare e legger il libro di Dio: al cui esemplare correggo i libri umani malamente copiati ad a capriccio, e non secondo sta nell'universo libro originale. E questo m’ha fatto legger tutti autori con facilità e tenerli a memoria, della quale assai dono mi fe’ l'Altissimo; ma più insegnandomi a giudicarli col riscontro del suo originale.

Tommaso Campanella, lettera a monsignor Antonio Quarengo, pag.187 di "La città del sole e altri scritti", ed. Oscar Mondadori 1991


(disegno di Joris Hofnägel)

giovedì 15 settembre 2016

La cicala e la formica


La storia della cicala e della formica è molto antica, da Esopo (620-560 aC) fino a Jean de La Fontaine (1621-1695) e fino ai nostri giorni; è così conosciuta da essere diventata proverbiale; a me piace e sulla sua morale sono completamente d'accordo. Eppure, ci sono degli errori: la realtà è questa, le formiche non fanno scorte e la cicala ha una vita lunghissima di cui noi vediamo solo l'ultima parte.
Le formiche consumano tutto quello che raccolgono, e d'inverno vanno in una specie di letargo, o di ibernazione; sono parenti delle api, in quanto imenotteri, ma non producono niente di simile al miele e nei formicai d'inverno non sono mai state trovate scorte alimentari. Le cicale, dal canto loro (esistono molte varietà di cicale) hanno una vita lunghissima sottoterra, alcune specie arrivano addirittura ai sette, tredici e perfino diciassette anni nello stato di larva, o di ninfa, o come volete chiamarla; l'adulto, alato, vive poi per poche settimane, ma nel complesso bisogna prenderne atto, la cicala vive molto più della formica.
La vita sotterranea della cicala, e la sua metamorfosi finale in adulto alato e capace di volare, rimanda a miti antichissimi, Euridice, Proserpina, anche la nostra stessa vita potrebbe essere così (ma a noi non è dato saperlo). La formica ha un ciclo vitale inverso: una breve vita da insetto alato, un volo nuziale, e poi la morte (per i maschi) o una lunga vita sotterranea (le regine) senza mai più vedere la luce del sole. Dietro tutto questo, c'è la Natura con il suo ciclo ininterrotto, la trasformazione continua della materia, e anche noi umani non siamo esenti da questa sorte.

La poesia di Lafontaine la metto qui nell'originale francese, la storia è nota e anche chi non sa il francese (come me) può arrivare a capire.
La Cigale, ayant chanté
Tout l'été,
Se trouva fort dépourvue
Quand la bise fut venue :
Pas un seul petit morceau
De mouche ou de vermisseau.
Elle alla crier famine
Chez la Fourmi sa voisine,
La priant de lui prêter
Quelque grain pour subsister
Jusqu'à la saison nouvelle.
"Je vous paierai, lui dit-elle,
Avant l'Oût, foi d'animal,
Intérêt et principal. "
La Fourmi n'est pas prêteuse :
C'est là son moindre défaut.
Que faisiez-vous au temps chaud ?
Dit-elle à cette emprunteuse.
- Nuit et jour à tout venant
Je chantais, ne vous déplaise.
- Vous chantiez ? j'en suis fort aise.
Eh bien! dansez maintenant.