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giovedì 16 novembre 2017

madrigali


Il madrigale è un breve componimento solitamente destinato ad essere messo in musica. Si fa risalire la sua denominazione al termine matricalis per la grazia semplice e ingenua della composizione oppure a matrix ( chiesa madre, cattedrale ) dove si cantava la musica polifonica o ancora al provenzale mandra gal, ‘canto pastorale’ . E' Petrarca a canonizzarne la struttura, precedentemente invece molto varia. Nel Cinquecento lo schema cambia sostanzialmente ma il soggetto rimane di tipo idillico-amoroso almeno fino al secolo successivo, quando inizia a veicolare contenuti morali, religiosi, filosofici e persino satirici.

Il genere ha avuto una certa fortuna come dimostra la mia piccola selezione. Ho scelto madrigali in linea con i soggetti ricorrenti nel blog: c'è un faggio nel componimento di Petrarca, un'ape in quello, bellissimo, di Tasso, una stagione in quello di Giosuè Carducci, un pettiroso e un passero saputo in quello di Giovanni Pascoli, un lupo in quello di Attilio Bertolucci. C'è infine un video  per ascoltare il canto di una ninfa:-)


particolare di un dipinto di Vermeer



Perch’al viso d’Amor portava insegna,
mosse una pellegrina il mio cor vano,
ch’ogni altra mi parea d’onor men degna.

Et lei seguendo su per l’erbe verdi,
udí’ dir alta voce di lontano:
Ahi, quanti passi per la selva perdi!

Allor mi strinsi a l’ombra d’un bel faggio,
tutto pensoso; et rimirando intorno,
vidi assai periglioso il mio vïaggio;

et tornai indietro quasi a mezzo ’l giorno.


(Francesco Petrarca, RVF LIV )


domenica 11 dicembre 2016

Pioppi dorati e passeri saltellanti

Attraversammo una specie di letto di fiume melmoso traverso un folto sottobosco e radi salici e uscimmo dall'altra parte un po' bagnati e attaccammo il sentiero (...).

"Guarda laggiù" cantò Japhy "pioppi ingialliti. Mi danno l'ispirazione per un Haiku... "
"Parlando di vita letteraria - i pioppi dorati".
Percorrendo quella regione era facile comprendere le gemme perfette di haiku scritti dai poeti orientali, che mai si ubriacavano sulle montagne né altro ma semplicemente camminavano puri come bambini annotando ciò che vedevano senza artifici letterari né espressioni ricercate. Componemmo alcuni haiku mentre salivamo su a serpentina, su sempre più su ora lungo il declivio cespuglioso.

"Sassi sul fianco del precipizio" dissi "perchè non rotolano giù ?" " Forse è un haiku, forse no può darsi che sia un po' troppo complicato" disse Japhy. " Un vero haiku deve essere semplice come il porridge e nello stesso tempo farti vedere la realtà delle cose, così il più grande di ogni haiku è probabilmente quello che dice "Saltella il passero sulla veranda, con le zampette bagnate". Di Shiki.
Tu vedi le impronte umide delle zampe come una visione della mente eppure in quelle poche parole vedi anche la pioggia che è caduta quel giorno e quasi profuma di aghi di pino bagnati."
"Dimmene un altro"
" Questa volta ne faccio uno io, vediamo un po', " Sotto il lago...buche nere che fanno le sorgenti", no porco cane questo non è un haiku, non si fa mai abbastanza attenzione con questi haiku".
" Che cosa ne diresti di comporli di getto lungo la strada, spontaneamente?


Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma




L'haiku, di tradizione giapponese, è un componimento poetico di 17 sillabe, distribuite in tre versi secondo lo schema 5, 7, 5 .
Privo di titolo, essenziale, l'haiku lascia al lettore la possibilità di completarne e interpretarne il senso. La natura costituisce il suo soggetto e nell’ultimo verso appare di solito un accenno alla stagione in cui il testo è stato composto (kigo).