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mercoledì 8 gennaio 2020

Un'esca per le rane


Il tempio non è diverso da come lo vide con i suoi occhi Fosco quando vi tornò dieci anni dopo la prigionia. Il monaco indica un laghetto accanto al cimitero, celato da una folta vegetazione. «Qui Fosco-san, eludendo la sorveglianza delle guardie, veniva a pescare le rane. Come esca usava l'anello della moglie: luccicava, e questo bastava per farle abboccare. Andò avanti finché non perse l'anello, e questa, raccontava poi scherzando nel dopoguerra, fu la causa del suo divorzio.»


dal Venerdì di Repubblica 23 agosto 2019, articolo di C. Martini Grimaldi su Fosco Maraini

sabato 29 luglio 2017

Rane misteriose


Persikov non leggeva giornali e non frequentava i teatri. Sua moglie era fuggita nel 1913 con il tenore Zimin lasciandogli un biglietto del seguente tenore: « Le tue rane suscitano in me insopportabili brividi di disgusto. Per causa loro sarò infelice per tutta la vita.»

Mikhail Bulgakov, Uova fatali, pag.6 ed. Bompiani 1974, trad. Maria Olsoufieva

(Eugen Klimsch, 1882)
(ma non saranno le rane il vero problema, come ben sa chi ha letto il libro: altro che Jurassic Park...)

(Basil Wolverton, 1951)

venerdì 30 giugno 2017

Rane


Le rane nello stagno, furiose, si chiamavano a perdifiato; si potevano perfino distinguere chiaramente le loro parole, "i ty takovà! i ty takovà!".
Che strepito! Pareva che tutti quegli esseri gridassero e cantassero perché nessuno, quella sera di primavera, potesse dormire; perché tutti, e anche le rane furiose, godessero di ciascun minuto e lo amassero: la vita infatti è data una volta sola.

Anton Cecov, "Nella bassura" pag.1243 dei Racconti nell'edizione Garzanti
 ("anche tu sei così!")


(disegno di Jan van Rysselberghe)

domenica 25 settembre 2016

L'uomo rana del Bramantino


Alla Pinacoteca Ambrosiana, appena aperta dopo un lungo restauro, perso tra le meraviglie che vi sono esposte, rimango a un certo punto perplesso davanti a un quadro del Bramantino, questo qui sotto.

Ha un titolo, "Madonna delle Torri", e risale al 1505-1519 (data incerta, ma è già tanto saperla con approssimazione). Sono perplesso perchè mi chiedo che cosa ci faccia una rana a pancia in su nell'angolo a destra; solo molto tempo dopo Primo Casalini mi spiegherà che il rospo con sembianze umane è una rappresentazione del demonio sconfitto. Rana o rospo che sia, traviato forse da un'antica passione per le scienze naturali, non riesco a capire come una rana possa essere demoniaca. Passi per il serpente, ma la rana? Allora, abbandono per un momento le mie conoscenze attuali e provo a mettermi nei panni di una persona dell'inizio del 1500. Siamo prima della nascita di Galileo, ben prima di Newton e di Carl von Linné; Charles Darwin sarebbe arrivato trecento anni dopo il quadro del Bramantino. Tutto questo per tacere di Lavoisier, di Mendeleev, di Bohr e Planck, di Crick e Watson, e quant'altro ancora. Un rospo, sì, il rospo delle streghe; il rospo, o magari il ranocchio, in cui viene tramutato il principe delle fiabe... Comincio a capire, ma il ranocchio a pancia in su continua a sembrarmi buffo e sconveniente, piuttosto che demoniaco: un rospo ubriaco, magari, ubriaco perso come il poeta in "The Fairy Queen" di Henry Purcell.

mercoledì 21 settembre 2016

Rane


Samuel Beckett scrive il romanzo "Watt" (da leggersi anche come "What?") nel 1945, e lo pubblica nel 1953 in Francia. Il riassunto, peraltro del tutto inutile, lo prendo da wikipedia:
Suddiviso in quattro parti, descrive il viaggio del protagonista, Watt, verso e nella casa del signor Knott, dove diventa il domestico solitario del padrone e sostituisce Arsene che pronuncia un lungo monologo d 'addio alla fine della prima parte. Nella seconda, Watt si sforza di trovare senso alla vita nella casa del signor Knott, avendo provato una grande preoccupazione durante la visita degli accordatori di pianoforte Galls, padre e figlio, e tra altri episodi, per un contenitore misteriosamente resistente alle lingue. Nella terza parte (narrata da un certo Sam) Watt è in reclusione, la sua voce mascherata oltre il limite dell'identificazione, mentre il racconto parte per tangenti fantastiche come la storia del resoconto di Ernest Louit al comitato della vecchia università di Beckett, il Trinity College a Dublino, su un viaggio di ricerca nell'Irlanda occidentale. La quarta parte è la più breve e mostra Watt che arriva in una stazione ferroviaria da dove, nella distorta cronologia del romanzo, si mette in viaggio verso il ricovero che ha già raggiunto nella terza parte.

Ma poi consiglio subito di andare a leggersi il libro, si fa un po' fatica ma ne vale la pena: per esempio per ritrovare queste magnifiche rane.
(Samuel Beckett, Watt - pag.140 ed.Sugarco 1994, traduzione Cesare Cristofolini)
(avrei dovuto trascrivere tutto come si deve, lo so; ma la paura di fare errori nella partitura mi ha consigliato la scansione della pagina) (facendo clic si legge tutto meglio, i musicisti potranno divertirsi a ricreare il ritmo)
(la vignetta è della Settimana Enigmistica, un po' taroccata però)