10.00
pioggia come ragnatele sopra il terreno.
10.40
11.30
10.40
pioggia come perle sul vetro.
11.30
pioggia come silenzio; non un uccello che cinguetti, in paese non un cane che abbai, i taciti rimbalzi in ogni pantano, le gocce in lenta scivolata lungo i fili.
11.50
niente pioggia.
13.00
13.00
pioggia che non si vede, solo la si sente sulla pelle quando si sporge la mano dalla finestra.
15.10
pioggia come sibilo nel fogliame del castagno.
15.20
pioggia come ragnatele.
16.00
niente pioggia, solo l'edera gocciola.
17.30.
17.30.
pioggia con vento che la fa schioccare contro i vetri delle finestre, fuori spruzzi sul tavolo di granito che è diventato nerastro, gli spruzzi come narcisi bianchi.
18.00
di nuovo il gorgoglio tutto intorno alla casa.
19.30
niente pioggia ma nebbia.
23.00
pioggia come scintillio alla luce della lampadina tascabile.
Perlomeno non nevica.
E' una pagina tratta da L'uomo nell'Olocene di Max Frisch, un libro che ho letto qualche giorno fa e che mi ha sorpreso per più versi, non solo per la modalità di narrazione. Frisch rinuncia all'impianto tradizionale , all'intreccio, a un sistema classico di personaggi e fa delle considerazioni e delle percezioni elementari del protagonista , un pensionato di uno sperduto villaggio del Canton Ticino, il centro dell'opera. Tutto è ridotto all'essenziale, quell'essenziale di solito invisibile, negato, dimenticato nella vita vissuta e nei romanzi, e invece imprescindibile e dominante nel tempo dell'uomo, nelle vicende individuali. Attraverso dunque le cronache senza narrazione del signor Geiser e il suo inventario di cognizioni sulla Natura, sul Tempo, sull''uomo, si riflette, come per la prima volta, sulla condizione umana.
Qui una fine e articolata recensione di Raffaele Santoro
E' una pagina tratta da L'uomo nell'Olocene di Max Frisch, un libro che ho letto qualche giorno fa e che mi ha sorpreso per più versi, non solo per la modalità di narrazione. Frisch rinuncia all'impianto tradizionale , all'intreccio, a un sistema classico di personaggi e fa delle considerazioni e delle percezioni elementari del protagonista , un pensionato di uno sperduto villaggio del Canton Ticino, il centro dell'opera. Tutto è ridotto all'essenziale, quell'essenziale di solito invisibile, negato, dimenticato nella vita vissuta e nei romanzi, e invece imprescindibile e dominante nel tempo dell'uomo, nelle vicende individuali. Attraverso dunque le cronache senza narrazione del signor Geiser e il suo inventario di cognizioni sulla Natura, sul Tempo, sull''uomo, si riflette, come per la prima volta, sulla condizione umana.
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| Max Frisch |
Qui una fine e articolata recensione di Raffaele Santoro
