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sabato 9 agosto 2025

Stagni del Patriarca - Mosca -




Nell’ora del tramonto primaverile, insolitamente caldo, apparvero presso gli stagni del Patriarca due persone. Il primo, che indossava un completo grigio estivo, era di bassa statura, scuro di carnagione, ben nutrito, calvo ( … ) .  Il secondo, un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci arruffati e un berretto a quadri buttato sula nuca, indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri . ( … )

Giunti all’ombra dei tigli che cominciavano allora a verdeggiare ( … ) gli scrittori si precipitarono per prima cosa verso un chiosco, dipinto a colori vivaci, che portava la scritta " Birra e bibite ".


 



 Ma conviene rivelare la prima stranezza di quella spaventosa serata di maggio. Non solo presso il chiosco, ma in tutto il viale, parallelo alla via Malaja Bronnaja, non c'era anima viva. In un'ora in cui
mancava la forza di respirare, (... ) nessuno era venuto sotto l'ombra dei tigli, nessuno sedeva sulle panchine, deserto era il viale. 







( ... ) Qui successe una seconda stranezza, che riguardava soltanto Berlioz. A un tratto ( ... ) fu preso da
un terrore immotivato, ma così potente che gli venne voglia di correre via senza voltarsi dagli stagni del Patriarca. Si guardò in giro angosciato, non comprendendo che cosa avesse potuto spaventarlo tanto.








( ... ) l'aria torrida gli si infittì davanti, e da essa si formò un diafano personaggio dall'aspetto assai
strano. Un berretto da fantino sulla piccola testa, una giacca a quadretti striminzita, anch'essa fatta d'aria....









M. Bulgakov, Il maestro e Margherita


( il post è tratto dal mio vecchio blog )

 









                                                       

mercoledì 24 ottobre 2018

Il museo Majakovskij



Non è semplice rintracciarlo, sebbene si trovi nei pressi della centrale piazza su cui si affaccia la Lubyanka.
L’ingresso non è immediatamente visibile, vi si accede da un vicoletto di passaggio, stretto tra le pareti di una grande costruzione con uffici e piccoli negozi.
L’ultimo edificio in cui Majakovskij ha abitato è stato anni fa letteralmente sventrato per consentire l’innesto, al suo interno, di un originale impianto museale. Un insolito percorso in parte elicoidale conduce verso la stanza in cui il poeta si tolse la vita. Ascendendo lentamente verso questo ambiente, conservato più o meno come Majakovskij doveva averlo visto per l’ultima volta, è possibile entrare nella dimensione mossa, dinamica, anticonvenzionale dei primi decenni del Novecento. Le testimonianze, i documenti sono inquadrati in pannelli, pareti, volumi irregolari. Prevalgono i colori violenti, stridenti. Il richiamo al futurismo è palpabile così come l’atmosfera degli anni in cui Majakovskij operò. Agli scritti si alternano disegni del poeta, oggetti personali, foto a cui ci si accosta in modo sempre diverso, visto il particolare e sorprendente allestimento. Il suggestivo percorso si conclude con la visione, improvvisa, della stanza del poeta, un ambiente semplice, scabro quasi, dopo tanti colori, unico spazio rimasto intatto dopo la ristrutturazione.
L’impatto è brusco, sorprende, paralizza ed è reso ancora più forte, più acuto, dalla visione della polvere che il tempo ha lasciato e che nessuno ha più rimosso chissà a partire da quale momento, così come l’odore acre dell’umidità che ha intriso le tappezzerie. Sulla soglia, dei fiori, forse rose.



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