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venerdì 27 dicembre 2019

Il riccio nel cestino

(fotogramma da "Il riccio nella nebbia" di Jurij Norstein)

Un giorno accadde un guaio. In un momento in cui Maksim Ivanovic era uscito dalla camera, il ragazzino smise di studiare e si arrampicò su una sedia, per prendere una palla che gli era prima andata a finire sopra un armadio. Così manovrando, però, urtò con la manica una lampada di porcellana, che cadde per terra e andò in frantumi. Il fracasso fu udito in tutta la casa. La lampada era di porcellana di Sassonia e molto costosa. Anche Maksim Ivanovic udì lo strepito da tre stanze lontano, e mandò un grido. Il ragazzo, sbigottito, si mise a correre a rotta di collo, uscì prima sulla terrazza, poi attraversò il giardino fino al cancello di servizio, e di là filò lungo la riva del fiume. Il lungofiume era un viale alberato di vecchi citisi. Il ragazzo scese di corsa verso l’acqua, e la gente lo vide fare con le mani un gesto disperato, proprio presso quel punto dove attracca la zattera; ma parve inorridito davanti a quell’acqua, e si fermò di colpo. Il fiume, in quel punto, era largo, la corrente rapida; sull’altra riva erano delle botteghe, una piazza, e una chiesa con le cupole sfavillanti d’oro. Proprio in quel momento, si affrettava verso il traghetto la moglie del colonnello Fersing con la figliuola, ch’era colà di stanza un reggimento di fanteria. La figliuola, anch’essa una bimba di circa otto anni, vestita di bianco, camminava guardando il bimbo e ridendo, e teneva nella mano un canestrino, dentro al quale era un piccolo riccio. « Guardate, mammina, » disse, « come quel ragazzino guarda il mio riccio!». « No, » rispose la madre, «quel ragazzo è spaventato non so di che... Di che vi siete spaventato, bel bambino? ». (Disse proprio così; lo raccontarono dopo). «Che bel bambino è mai, e come è ben vestito! Di chi siete?». Il ragazzetto non aveva mai visto un riccio, si avvicinò per osservare quello della bambina, dimenticando tutto, era un bambino, si sa!
« Che cos’è questo?» domandò. E la signorinetta gli rispose: «E' un riccio, l’abbiamo comprato adesso da un contadino, che l’ha trovato nel bosco ». «Ma che cos’è un riccio? » e rise, e lo toccò col dito, mentre la bestiola rizzava le dure setole. La bimba, tutta felice dell’incontro, disse: « Lo portiamo a casa per addomesticarlo ». « Oh, » fece il piccino, « regalatelo a me!». Pronunciò queste parole con infinita soavità, ma non aveva ancora avuto il tempo di finire la frase, che Maksim Ivanovic gridò sopra di lui: « Ecco dove sei! Pigliatelo!» (Egli si era imbestialito a tal punto che l’aveva rincorso senza berretto). (...)

Fiodor Dostoevskij, "L'adolescente", pagina 530 edizione Garzanti 1981, traduzione M.Rakowska e L.G. Tenconi




lunedì 16 dicembre 2019

Il cagnolino bolognese


Ricordo il sole che inondò di luce la camera quando furono aperte le persiane e il crepitio della legna nel caminetto, che non so chi avesse acceso. Ricordo pure il minuscolo cagnolino bolognese, nero, che mademoiselle Alphonsine teneva in braccio, stringendoselo al cuore. Il cagnolino mi divertiva in modo particolare, tanto che, interrompendo per due volte il discorso, allungai la mano per prenderlo; ma Lambert fece un cenno e Alphonsine immediatamente scomparve insieme al cane dietro al paravento.

(Fiodor Dostoevskij, "L'adolescente", parte seconda, cap. 9 pt 3 traduzione M. Rakowska e L.G Tenconi, ed. Garzanti 1981)



(l'immagine del cagnolino bolognese viene dal sito www.razzedicani.net  ) (non è nero, lo so...)