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giovedì 21 febbraio 2019

Mai fidarsi del vento

(illustrazione del 1904)


«Wer baut auf Wind, baut auf Satans Erbarmen!»
(Chi fa conto sul vento, fa conto sulla compassione di Satana)



Il buon Daland, esperto navigatore norvegese, sta tornando a casa e ha già avvistato il porto della sua città dove lo aspetta la figlia Senta; ma il vento improvvisamente cambia e lo costringe a tornare in alto mare. E' qui che incontrerà una nave apparsa all'improvviso, ed è grazie a quel vento (o per colpa di quel vento?) che farà amicizia con il comandante di quella nave, un ricco straniero sconosciuto.
Siamo proprio all'inizio dell'Olandese Volante (Der fliegende Holländer, "Il vascello fantasma" nelle prime edizioni italiane) di Richard Wagner, opera che riprende un'antica leggenda marinara. Il misterioso ospite, che finirà per chiedere la mano di Senta, è infatti un ospite spettrale e leggendario: il navigatore che, dopo aver sfidato il vento e il mare bestemmiando, è condannato a vagare in eterno. Ogni sette anni però può tornare umano, lui e i suoi marinai sul loro vascello, e deve sperare di trovare una donna che dimostri amore per lui.
Così dice la leggenda, e il giovane Wagner (siamo tra il 1839 e il 1841) ne trae la musica perfetta per una storia di fantasmi di quelle da brividi. Difficile fare di meglio: qualcosa di simile lo aveva già fatto Carl Maria von Weber pochi anni prima, con "Der Freischütz" (Il Franco Cacciatore), sempre ad altezze formidabili quanto alla musica, ma nella foresta e non nel mare; del Cacciatore Nero e delle pallottole stregate però parlerò un'altra volta, per intanto metto qui l'inizio dell'Olandese Volante e qui il coro dei fantasmi (contrapposto a quello giocoso dei marinai norvegesi, che vorrebbero invitarli alla festa), senza dimenticare (qui) la ballata di Senta.






mercoledì 13 giugno 2018

Stella mattutina

Il pianeta Venere, quando ancora non si sapeva che era un pianeta, veniva chiamato sia "Stella della Sera" che "Stella del Mattino", perché nell'antichità non solo si ignorava che fosse un pianeta ma si pensava anche fossero due stelle diverse. E' attribuita a Pitagora la scoperta che si tratta sempre dello stesso corpo celeste, ma di più io non ne so, so solo che questa melodia di Richard Wagner, dall'opera "Tannhäuser", è una delle più belle che ho ascoltato, in assoluto. Secondo me ha un solo difetto: è troppo breve. E' il canto che accompagna la salita in cielo di Elisabeth, la futura Santa Elisabetta d'Ungheria: Wagner si occupava anche di queste cose.



(Willy Pogany, 1911)
qui l'aria di Wolfram
qui l'ouverture dal Tannhäuser


O du, mein holder Abendstern,
wohl grüsst' ich immer dich so gern:
vom Herzen, das sie nie verriet,
grüsse sie, wenn sie vorbei dir zieht,
wenn sie entschwebt dem Tal der Erden,
ein sel'ger Engel dort zu werden!


O tu, mia dolce stella della sera,
volentieri sempre ti salutai:
da quel cuore che non l'ha mai tradita
salutala quando ti passerà innanzi,
quando si librerà dalla valle terrena,
per diventare lassù un angelo beato!

(traduzione letterale di Guido Manacorda, edizione Sansoni)


venerdì 10 novembre 2017

Mein lieber Schwan

Accusata ingiustamente di stregoneria, Elsa di Brabante ha una sola possibilità di salvezza: che un cavaliere da lei scelto si offra di combattere per lei contro il suo accusatore. E qui succede qualcosa di straordinario: Elsa invoca in sua difesa un cavaliere che ha visto in sogno, e il cavaliere arriva. Giunge su una navicella trainata da un cigno, vincerà la sfida, non dirà il suo nome e chiederà a Elsa di non domandargli mai chi è e da dove viene.
Le prime parole di Lohengrin sono però di ringraziamento per il cigno, che - si scoprirà solo alla fine - è il fratello di Elsa, vittima di un sortilegio da parte delle stesse persone che la accusano. La trasformazione in cigno, o in corvo, dei fratelli di una ragazza è tema ricorrente nelle fiabe di tutti i paesi (per esempio nei Grimm, ma anche nelle Fiabe italiane raccolte da Italo Calvino); il tema dell'amato misterioso a cui non si deve domandare il nome è ispirato al mito di Eros e Psiche. Richard Wagner, autore anche del testo, ha collegato con grande abilità narrativa questi due temi fiabeschi e mitologici con il mito del Graal (Lohengrin è figlio di Parsifal).



(il disegno è firmato Gemi)

Questo è il testo originale:

Nun sei bedankt, mein lieber Schwan!
Zieh durch die weite Flut zurück,
dahin, woher mich trug dein Kahn,
kehr wieder nur zu unsrem Glück!
Drun sei getreu dein Dienst getan!
Leb wohl, leb wohl, mein lieber Schwan!


che Manacorda traduce così:
Siano grazie a te, mio caro cigno!
Ritorna a traverso l'ampio flutto,
là onde mi portò la tua navicella.
Sia il tuo ritorno solo per il nostro bene!
Per il nostro bene il tuo servigio fedelmente adempi!
Addio, addio, mio caro cigno!


un clic qui o qui per l'ascolto


La versione ritmica italiana, ottocentesca e ancora molto in uso, è piuttosto goffa; si confonde il "merci" francese con il "mercè" italiano, e quindi sembra che Lohengrin chieda pietà al cigno: «Mercè, mercè, cigno gentil...» Non aggiungo altro perché nell'esecuzione di Aureliano Pertile le parole si capiscono tutte, ed è un Lohengrin sempre emozionante anche dopo così tanti anni. (Se non capite qualche parola, è tutta colpa dell'italiano aulico usato dal versificatore ottocentesco).

giovedì 10 novembre 2016

Il cavallo di Brunilde


Nel mondo di Wagner, così come nella mitologia e nei racconti cavallereschi, spade e cavalli hanno sempre un nome: Baiardo, Bucefalo, Durlindana, Excalibur... Nell'Anello del Nibelungo la spada si chiama Notung, e il cavallo di Brunilde è Grane.
Grane, mein Ross!
Sei mir gegrüsst!
Weisst du auch, mein Freund,
wohin ich dich führe? (...)
Grane, mio cavallo! Abbi il mio saluto! Sai anche tu, amico mio, dove io ti conduco? Tra fuoco rilucente, là giace il tuo signore.
(Richard Wagner, parole e musica.)
E' il finale di "Götterdämmerung", Il Crepuscolo degli dèi, che chiude tutto il lungo percorso dell'Anello del Nibelungo. Non un bel destino, quello di Grane; ma alla fine, nel rogo finale del Walhalla, l'oro ritornerà al suo posto, nella Natura incontaminata, tra le acque del Reno. Così sarà anche di noi e delle nostre imprese umane, viene da pensare; non sappiamo però quando, anche se - è quasi sicuro - noi non ci saremo.





clic sull'immagine per ascoltare il finale di "Götterdämmerung"

(le illustrazioni wagneriane sono di Rackham)