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martedì 28 novembre 2017

Voci nella notte


Il vecchio parroco di Huskirchen, Kolb, conversava a bassa voce con le sue parrocchiane, la vedova Wermelskirchen, che era la più giovane, e la suocera di Gruhl, una vedova Leuffen nata Leuffen, più attempata. I tre stavano dibattendo su un tema che non poteva interessare nessun altro dei presenti: quale fosse il cane che la notte prima aveva abbaiato a Huskirchen. La signora Wermelskirchen sosteneva che poteva essere stato solo “ Bello ", il cane da pastore di Grabel, quello della trattoria; invece la signora Leuffen puntava su “ Nora ”, barbone dei Berghausen, mentre il parroco sosteneva tenacemente la tesi che era stato “ Pitt ”, il collie di Leuffen il carrozziere; fece bonariamente notare che a causa dell’età passava qualche notte insonne sicché riconosceva tutti i cani di Huskirchen da come abbaiavano: “ Pitt ”, per esempio, il collie del carrozziere Leuffen, era una bestia molto intelligente e sensibile, sempre attenta, entrava in azione al minimo fruscio; incominciava ad abbaiare perfino quando lui, il parroco, qualche volta in piena notte apriva la finestra per far uscire il fumo del tabacco. “ Bello ” invece, il cane da pastore dei Grabel, non si svegliava nemmeno quando lui, come spesso capitava, faceva una passeggiata notturna per prendere un po’ d’aria fresca, attraverso “ il suo paese addormentato ”, dalla parrocchia fino al tiglio e sempre lo stesso tratto, avanti e indietro. Quanto al barboncino dei Berghausen, quello era troppo pauroso per abbaiare anche ammesso che si svegliasse.

mercoledì 15 marzo 2017

Di marzo



Fuori faceva fresco, una sera di marzo. Mi rialzai il bavero della giacca, mi misi il cappello e mi tastai in tasca, in cerca della sigaretta. Mi venne in mente la bottiglia del cognac: sarebbe stata molto decorativa, ma avrebbe frenato gli impulsi caritatevoli. Era una marca molto costosa, riconoscibile dal tappo. Il cuscino stretto sotto il braccio sinistro, la chitarra nella destra, ritornai verso la stazione. Soltanto strada facendo notai le tracce di quello che qui si usa chiamare "il tempo di follia". Un ragazzotto ubriaco, travestito da Fidel Castro, tentò di provocarmi, ma lo evitai. Sui gradini della stazione un gruppo di dame spagnole e di matadores aspettavano un tassí. Avevo completamente dimenticato che era carnevale. Era quel che ci voleva. Per un professionista non c'è modo migliore di mimetizzarsi che mescolarsi ai dilettanti. Posai il mio cuscino sul terzo gradino dal basso, mi sedetti, presi il cappello e vi misi dentro la sigaretta: non proprio nel mezzo e non in un angolo, proprio cosí come se vi fosse stata gettata dall'alto e cominciai a cantare: "Il povero Papa Giovanni ...". Nessuno badava a me, non sarebbe neppure stato un bene: dopo una, due, tre ore avrebbero pur cominciato ad accorgersi di me. Interruppi la mia strofa quando udii la voce al microfono che annunciava un treno, da Amburgo... Allora andai avanti. Mi spaventai quando la prima moneta cadde nel cappello: era un soldo, colpí la sigaretta, la sospinse troppo da parte. La rimisi al posto giusto e ripresi a cantare.

Heinrich Böll, Opinioni di un clown, ed. Mondadori
traduzione di Amina Pandolfi




Böll ci mette accanto a Hans, un giovane uomo d'estrazione alto borghese che invece di pensare a porre per sè le basi di un solido futuro, si tiene distante da ogni progetto, da ogni illusione, da ogni idea preconcetta e, da clown, rappresenta la grande buffoneria che è l'esistenza, tanto più falsa, quanto più pretende di essere autentica. Il romanzo si risolve nel lungo colloquio che Hans intrattiene col lettore il quale non può, alla fine, che arrendersi alla triste evidenza dell'ipocrisia individuale e collettiva. La citazione che ho sopra riportato è nell'ultima pagina del romanzo. Quella che trascrivo sotto è invece una delle tante espressioni fulminanti in cui ci si imbatte durante la lettura del romanzo.
Heinrich Böll


"La gente ricca riceve molti più regali di quella povera; e quello che deve proprio comprare, lo ha sempre molto più a buon prezzo."