E tutti e tre guardarono le rondini.
Poi entrò un'ape.
Nulla rassomiglia a un'anima più di un'ape. Va di fiore in fiore come un'anima di stella in stella, e dà il miele come l'anima dà la luce.
Quell'ape entrando fece un gran rumore, ronzava forte e sembrava dire: "Sono qui, sono stata dalle rose, ora vengo a vedere i bambini. Che succede qui?"
Un'ape è una massaia, e mentre canta brontola.
Finchè l'ape rimase nella stanza, i tre piccini non la abbandonavano con gli occhi.
L'ape esplorò tutta la biblioteca, frugò negli angoli, svolazzò con l'aria di essere in casa propria in un alveare, ronzò, alata e melodiosa, d'armadio in armadio, guardando attraverso i vetri dei titoli dei libri, come fosse stata uno spirito.
Fatta la visita se ne andò.
-Va a casa sua- disse René-Jean.
- E' una bestia"- disse Gros-Alain.
- No- replicò René Jean, -è una mosca.
- Musca- disse Georgette
(...)
Di fuori si sentiva un fracasso vaglo e lontano; era probabilmente il campo di assalto che eseguiva qualche movimento srategico nella foresta: cavalli nitrivano, tamburi battevano, cannoni rotolavano, catene si urtavano, segnali militari si chiamavano e rispondevano, una confusione di rumori discordanti che mescolandosi formavano una specie di armonia; i fanciulli ascoltavano estatici.
Il passo che ho riportato è tratto da Novantatre, un romanzo di Victor Hugo che documenta la ribellione della Vandea nel periodo della dittatura giacobina.
I bambini sopravviveranno, la loro innocenza finirà per salvarli; l'ape anticipa la venuta di una figura che porterà la vicenda verso esiti inaspettati.
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| Victor Hugo e i suoi nipoti |
