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venerdì 26 aprile 2019

Sotto il cielo di Roma




Il Riccetto continuava a starsene disteso, senza dar retta ai nuovi venuti, ammusato, sul fondo allagato della barca, con la testa appena fuori dal bordo: e continuava sempre a far finta di essere al largo, fuori dalla vista della terraferma.
– Ecco li pirata! – gridava con le mani a imbuto sulla sua vecchia faccia di ladro uno dei trasteverini, in piedi in pizzo alla barca: gli altri continuavano scatenati a cantare. A un tratto il Riccetto si rivoltò su un gomito, per osservare meglio qualcosa che aveva attratto la sua attenzione, sul pelo dell’acqua, presso la riva, quasi sotto le arcate di Ponte Sisto. Non riusciva a capir bene che fosse. L’acqua tremolava, in quel punto, facendo tanti piccoli cerchi come se fosse sciacquata da una mano: e difatti nel centro vi si scorgeva come un piccolo straccio nero

mercoledì 4 luglio 2018

Rondini

Le rondini, e i rondoni, tra poco ci lasceranno: i piccoli sono cresciuti ed è già ora di tornare lontano, fino in Africa. Ma non l'Africa qui vicina, si arriva fino nel Congo. Alle rondini è dedicata questa canzone, che riascolto sempre volentieri (Mimi Fariña è la sorella di Joan Baez, siamo intorno al 1968).


SWALLOW SONG
(Mimi and Richard Fariña)

Come wander quietly and listen to the wind
Come here and listen to the sky
Come walking high above the rolling of the sea
And watch the swallows as they fly.
There is no sorrow like the murmur of their wings
There is no choir like their song
There is no power like the freedom of their flight
While the swallows roam alone.
Do you hear the calling of a hundred thousand voice
Hear the trembling in the stone
Do you hear the angry (entry) bells ringing in the night
Do you hear the swallows when they've flown?
And will the breezes blow the petals from your hand
And will some loving ease your pain
And will the silence strike confusion from your soul
And will the swallows come again?



(Vieni a vagabondare quietamente, e ascolta il vento; vieni qui e ascolta il cielo. Vieni a camminare in alto sopra l'ondeggiare del mare, e guarda le rondini mentre volano. Non c'è dispiacere come il mormorio delle loro ali, non c'è coro come la loro canzone, non c'è potenza paragonabile alla libertà del loro volo mentre le rondini solcano solitarie il cielo. Ascolti il richiamo di centomila voci? Ascolta il tremore nella pietra. Ascolti le campane d'ingresso (arrabbiate?) che suonano nella notte? Ascolti le rondini quando sono volate via? E porteranno via le brezze i petali dalla tua mano, e allevierà qualche amore la tua pena? E porterà via il silenzio la confusione dalla tua anima? E torneranno ancora le rondini?)

(due dubbi nel mio tentativo di traduzione: il primo è nell'eco continua del verso di Dante, "non v'è maggior dolore...", il secondo è che ho trovato due versioni di questo testo, in una si dice "entry bells", le campane d'ingresso nella chiesa, quelle che invitano a entrare quando inizia la funzione, e in un'altra si dice "angry bells", alla lettera campane arrabbiate. Io propendo per la prima versione, molto evocativa, ma all'ascolto sembra proprio che dicano "angry") (gli inglesi, inoltre, hanno il verbo to wander che è piuttosto bello e poetico, ma in italiano si traduce girovagare, vagabondare, non è la stessa cosa, peccato)

(illustrazione di Klemens Brosch, 1913)

giovedì 6 luglio 2017

Rondini


LE RONDINI
M’insegnano la lezione, tutti i giorni. Punteggiano l'aria di piccole strida. Tracciano una riga dritta, segnano una virgola, e subito vanno da capo. Chiudono tra vertiginose parentesi la casa dove abito.
Troppo veloci perché lo specchio d'acqua del mio giardino possa ricopiare il loro volo, schizzano dalla cantina al granaio. Con la leggera penna dell’ala ghirigorano svolazzi inimitabili. Poi, a due a due, come abbracciate, si congiungono, si mescolano, e sull’azzurro del cielo spruzzano macchie d'inchiostro. Ma soltanto l’occhio d'un amico può seguirle; e se voi sapete di greco e di latino, io so legger l'ebraico che traccian nell'aria le rondini dei camini.
(Jules Renard, Storie naturali, pag.77 ed. Fabbri 2001, traduzione di Aldo Gabrielli)

 
(disegno di Clemens Brosch, 1913)