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giovedì 11 maggio 2023

Corvi

 

( fonte immagine )

" ... Come gli sentirono dire queste cose, lo presero tutti per pazzo; e per meglio sincerarsene, e rendersi conto di che genere di pazzia fosse il suo, Vivaldo tornò a chiedergli che cosa s'intendesse in realtà per cavalieri erranti.  - Non hanno letto  lor signori - rispose don Chisciotte - gli annali e le storie d'Inghilterra in cui sono trattate le gesta del re Arturo, che noi comunemente nel nostro volgare castigliano chiamamo il re Artù, intorno al quale esiste in tutto il regno di Gran Bretagna l'antica leggenda che quel re non sia morto, ma che per virtù di incantesimo si sia convertito in corvo, e che col volgere degli anni dovrà ritornare a regnare, riconquistando il suo regno e lo scettro? Tant'è vero che da quel tempo ad oggi non si troverà un solo inglese che abbia ucciso mai un corvo."    


dDon Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes  Ed. Einaudi


mercoledì 9 febbraio 2022

Genesi

 Da "Il paese delle ombre lunghe" di Hans Ruesh



illustrazione di Quint Buchholz

 

"- E le stelle cadenti?

- Sterco di stella, ovvio. Cos'altro potrebbero essere, piccolino?

- E' vero! Chissà perché, non ci avevo mai pensato. E chi ha fabbricato le prime persone?

- Il corvo nero. 

- E lui, chi lo ha fatto?

- E' comparso all'improvviso dal rumore del ghiaccio che si spaccava. Era notte, perciò è venuto nero. A stare senza nessun altro al mondo si è subito sentito solo, quindi ha preso alcune zolle, le ha compattate e ha modellato omini in miniatura. Poi gli omini annoiatissimi perché non avevano nessuno da bistrattare, hanno preso la neve, l'hanno compattata e ci hanno modellato le donne.

- E adesso il corvo nero dove sta?

_ E' morto. Gli uomini sono diventati grandi e lo hanno ucciso.

- Perché?

- Per mangiarlo... prima di scoprire che solo lui sapeva tenerli lontani dalla morte. "

 

martedì 22 ottobre 2019

Il corvo sulla culla

All'inizio sembra una ninna nanna, o una filastrocca per bambini: gli animali nei prati, le rime baciate, una melodia dolce. Ma a cantare è un corvo che si è appoggiato sopra la culla di un bambino, o di una bambina (in inglese, "child" non dà indicazioni precise). Il corvo si appoggia sulla culla e dice la sua opinione: se è un maschio, potrà andare a combattere; se è una femmina, potrà generare altri soldati da mandare in guerra. La voce del corvo sembra una voce profetica, è dolce e rassicurante, sembra descrivere qualcosa di naturale e di inevitabile; invece bisogna interrompere quella catena. La conclusione di chi lo ascolta è infatti che sarà meglio ammazzarlo, questo genere di corvo. Senza le guerre viviamo molto meglio: noi europei viviamo in pace da settantacinque anni, non era mai successo prima. Ce ne scordiamo troppo spesso, e le nuove generazioni non hanno nemmeno un'idea di cosa sia stata la guerra: e per questo dobbiamo averne paura. I "corvi" come quello descritto nella canzone ti costringono a fare ciò che vogliono loro (vale prima di tutto per le armi, la guerra), anche con la violenza; ma si può porre fine a tutto questo. La fine della coscrizione obbligatoria è stata una di queste cose positive, ma la guerra e le armi ormai hanno contagiato anche le donne, e questo viene presentato come un progresso. Purtroppo, il discorso del corvo è qualcosa che si riforma sempre, e sotto forme diverse: un'idra, un drago (in tedesco "wurm", verme), una metastasi.
(Eugène Grasset, 1883)

Ancora un'immagine negativa per il povero corvo, ma la canzone è molto bella e molto profonda; l'autore è Sydney Carter, inglese, 1915-2004. Il testo viene da un sito che si chiama www.antiwarsongs.org
qui per Judy Collins
qui per Pete Seeger
The crow on the cradle
(Sydney Carter)
The sheep's in the meadow
The cow's in the corn
Now is the time for a child to be born
He'll laugh at the moon
And cry for the sun
And if it's a boy he can carry a gun
Sang the crow on the cradle.
And if it should be that this baby's a girl
Never you mind if her hair doesn't curl
With rings on her fingers
And bells on her toes
And a bomber above her wherever she goes
Sang the crow on the cradle.
The crow on the cradle
The black and the white
Somebody's baby is born for a fight
The crow on the cradle
The white and the black
Somebody's baby is not coming back
Sang the crow on the cradle.
Your mother and father will sweat and they'll slave
To build you a coffin and dig you a grave
Hush-a-bye little one, never you weep
For we've got a toy that can put you to sleep
Sang the crow on the cradle.
Bring me my gun, and I'll shoot that bird dead
That's what your mother and father once said
The crow on the cradle, what can we do
Ah, this is a thing that I'll leave up to you
Sang the crow on the cradle
Sang the crow on the cradle

domenica 14 aprile 2019

Un volo di corvi a Siracusa


Nell'uscita finale, una ruota della carretta incominciò a cigolare ad ogni giro. Un cigolio come un pianto, ad ogni giro di ruota; un cigolio zoppo. Capii allora che gli dèi del teatro esistono: sono quelli che mandano i cigolii quando occorrono, gatti, lampi e tuoni, e a Siracusa sempre un volo di corvi, nel tramonto, quando Antigone muore.

Giorgio Strehler, per la recita dei "Giganti della Montagna" di Pirandello del 1947/48 a Milano
(dal programma di sala del 1993 per I Giganti della Montagna)


(Frederick Sandys, 1868)



domenica 6 gennaio 2019

Jogging


La mattina presto, ma solo sabato e domenica, li vedo passare davanti alle finestre; oppure esco e mi tallonano da vicino come in una spy story. Ma non sono dietro di me, ansanti, per farmi del male: infatti mi sorpassano e se ne vanno, sudati e un po' scomposti, in mutande d'estate e in tuta firmata d'inverno. Che dire, è una bella cosa tenere in ordine il fisico. Io non ho più l'età per correre (artrosi, ahimè) e un po' li invidio, ma c'è qualcosa che non mi torna. Quello che non mi torna è questo: che vengono tutti da case nuove, costruite da pochissimi anni. Mi ricordo ancora i volantini dell'immobiliare che vendeva quelle villette: "la tua casa nel verde", dicevano. Tradotto in linguaggio comprensibile, significa che prima c'era il verde (campo coltivato, prosecuzione del bosco con un po' di robinie), ma ora c'è la tua casa e il verde non c'è più se non per qualche asfittico giardino. Ma quelli che fanno jogging, forse, credono di essere ecologici; stanno attenti ai sacchetti di plastica, comprano l'auto ibrida, fanno jogging, magari qualcuno è anche vegano. Di quel che c'era prima, prima della tua casa nel verde, a loro credo che non importi niente.

Io non sono vegano, cerco di stare attento a quello che mangio (nei limiti del possibile), ho un'auto che uso pochissimo, e i sacchetti di plastica continuo a usarli, finché posso: li uso e li riuso, anche per un anno, finché reggono, e poi li butto nella plastica (raccolta differenziata, qui si fa da decenni). E poi osservo i corvi, le gazze, le cornacchie: fino a qualche anno fa, fino a prima che costruissero "la tua casa nel verde", qui da me non venivano quasi mai, adesso li conosco uno per uno e potrei perfino dar loro un nome. Corvi, gazze e cornacchie vivevano sulle robinie: "la tua casa nel verde" ha sfrattato anche loro, ma a chi vuoi che importi, "baby we are born to run".


(la foto del curbàtt sul balcone è mia)

lunedì 15 gennaio 2018

Desert raven





qui per l'ascolto
fonte immagine ( qui )






martedì 12 settembre 2017

Corvi

Dormii tutto il resto di quella notte, e dimenticai, ma quando mi svegliai era ancora tempo notturno.
Ceneri fredde avvolgevano, nel ghiaccio dei monti, la Sicilia, e il sole non si era levato, non si sarebbe più levato. Era notte senza la calma della notte, senza il sonno; per l'aria volavano corvi; dai tetti, dagli orti partiva ogni tanto uno sparo.
- Cos'è? - chiesi a mia madre.
- Mercoledì, - mia madre rispose.
Essa era tranquilla, di nuovo con la sua coperta sulle spalle, con gli scarponi da uomo ai piedi, ma d’umor chiuso, negata a parlare.
- Oggi riparto, - le dissi.
Mia madre si strinse nelle spalle; seduta con sul capo la cenere che avvolgeva la Sicilia.
- Ma che cos’è? - gridai.
Mi alzai e uscii sul pianerottolo, e mia madre lentamente mi seguì. Era come se mi sorvegliasse.
«Pam! » fece un fucile.
- A che tirano? - io chiesi.
Mia madre s`era fermata sulla porta e guardava in alto, dove volavano i corvi.
- A loro? - chiesi io.
- Sì, a loro, - mia madre rispose.
Di nuovo scoppiò una fucilata, e lacerò la cenere dell'aria, i corvi gracchiarono invulnerabili.
- Ridono, - io osservai.
- Non t’è passata la sbornia? - disse mia madre.
La guardai; essa era lì, ripeto, come se mi sorvegliasse.
- Avevo la sbornia? - chiesi.
- Non lo sai nemmeno? - disse mia madre. - Sei tornato preciso come tuo padre quando tornava con la sbornia. Nero. E sei andato a gettarti sul mio letto, mi hai fatto dormire sul sofà.
Scoppiò un’altra fucilata.
- Io non capisco che vi succede, - mia madre continuò. - Tuo nonno cantava e scherzava quando aveva bevuto.
Una quarta fucilata si alzò da un orto, una quinta seguì, ma i corvi volavano sempre invulnerabili per l’alta cenere del cielo, e non cambiavano mai traiettoria, e gracchiavano, ridevano.
- Perché questi corvi? - esclamai.
Ora mia madre era diventata attenta, guardava aspettando che qualcuno degli uccelli cadesse.
- Ma davvero tirano a loro? - io le chiesi.
Una sesta, una settima fucilata fallirono, e mia madre si stizzì.
- E' inutile. Non li pigliano, - disse.
Rientrò in casa e tornò di corsa con una doppietta, si mise a sparare anche lei.
«Pam! Pam!»
Ma nulla alterò l'irraggiungibile volo dei corvi.
- Ridono - io osservai.
«Pam! Pam! Pam!» mia madre rispose.
Allora si alzò una voce di grassa donna dal piede della scaletta e portò un annuncio a mia madre, le gridò, fra gli spari e i corvi: - Madre fortunata!

(Elio Vittorini, da Conversazione in Sicilia, pag.320-322 ed. Rizzoli 1999)
(disegno di Albert Weisgerber, inizi '900)

lunedì 10 luglio 2017

Tutta colpa del diavolo


Ho già detto che le taccole serbano una profonda memoria delle persone che hanno provocato la loro rumorosa reazione aggressiva, cioè delle persone che le hanno prese in mano; ciò mi fu di grave ostacolo quando volli mettere l’anello alla gamba delle giovani taccole della mia colonia; se provavo a prenderle dal nido per contrassegnarle con gli anelli della stazione ornitologica, non potevo evitare che le vecchie taccole, vedendomi, intonassero subito un furioso e rumorosissimo concerto.
Come potevo dunque impedire che la causa di questa operazione imprimesse negli uccelli una permanente paura della mia persona, che avrebbe enormemente ostacolato le mie ricerche? La soluzione era semplice: dovevo travestirmi. Ma come? Anche per questo c’era una soluzione assai semplice e a portata di mano in una cesta su in soffitta, una soluzione che si prestava assai bene allo scopo, anche se di solito vi si ricorreva solo per carnevale: un magnifico costume da Belzebù, con fitto pelo e una maschera che copriva tutta la testa, con corna e lingua e con un'imponente coda a ciuffo che sporgeva fuori abbondantemente. Che cosa avreste pensato una bella mattina di giugno udendo improvvisamente un selvaggio gracchiare proveniente dal tetto di una casa, e scorgendo lassù un diavolo con corna, coda e artigli, la lingua penzoloni, certo per il caldo, che scalava un camino dopo l’altro circondato da uccelli neri che strillavano in modo assordante? Credo che l'impressione generale facesse passare inosservato il fatto che il diavolo saldava con una pinza anelli di alluminio intorno alle zampe delle giovani taccole, riponendole poi delicatamente nel nido. Solo a operazione finita mi accorsi che giù in strada si era addensata una folla di persone che mi guardavano non memo allibite di quei turisti che a Pentecoste si erano fermati al di là della siepe. Ma se mi fossi fatto riconoscere sarebbe fallito in pieno lo scopo della mia operazione, e quindi mi limitai a scodinzolare amichevolmente prima di scomparire nella finestrella della soffitta.
(Konrad Lorenz, L'anello di Re Salomone, pagine 160-165 ed. Oscar Mondadori 1977, trad. Laura Schwarz)
(la taccola, un uccello piuttosto piccolo, è una variante del corvo e della cornacchia; la foto viene da Wikipedia) (è probabile che il costume a cui fa riferimento Lorenz sia quello da "krampus", lo spaventabambini dei paesi di lingua e cultura tedesca; come questo qui sotto)


lunedì 2 gennaio 2017

L'arca di Benjamin Britten


Noye’s Fludde, ( Il diluvio di Noè ) viene composto da Benjamin Britten per essere rappresentato da bambini, ragazzi, adulti professionisti e dilettanti, rispettando funzione e stile delle Sacre rappresentazioni medievali. Il libretto dell'opera è infatti  tratto dai Miracle Plays di Chester, la città inglese che nel Medioevo, per la festa del Corpus Domini, diveniva un grande palcoscenico per compagnie improvvisate che, nelle chiese e per le strade, rappresentavano  episodi biblici. I Miracle Plays non avevano solo una funzione educativa: nel Noye's Fludde ci sono anche situazioni comiche; una di queste riguarda la moglie di Noè che non ha alcuna intenzione di entrare nell'arca.
L’opera si apre con l’invocazione della salvezza da parte di un coro di bambini, seguita dall’annuncio di Dio di un diluvio prossimo e dalla costruzione dell’arca da parte di Noè e dei suoi familiari. Gli animali, per mettersi in salvo, entrano a coppie nell’imbarcazione. Finito Il diluvio,  Noè invia un corvo e una colomba per capire se le acque si sono ritirate e se è possibile lasciare il provvisorio rifugio. La gentile colomba torna portando nel becco un ramoscello d'ulivo, mentre il corvo, meno premuroso, rimane a scrutare i movimenti delle sue possibili prede sulla terra asciutta.