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sabato 15 dicembre 2018

Le sirene di Weber


Oberon è il re degli Elfi, e il libretto parte in effetti dal "Sogno di una mezza estate" di Shakespeare; ma il vero protagonista dell'opera di Carl Maria von Weber non è Oberon, è il cavaliere francese Huon che deve raggiungere l'amata Rezia a Bagdad. La storia completa è molto complicata da raccontare, Oberon ha comunque una sua parte, e aiuterà gli innamorati nel lieto fine (non è vero che le opere liriche vanno sempre a finire male), ma intanto sono successe tante cose - compreso l'incontro con le sirene nel secondo atto. Sono sirene gentili, e cantano così:
O wie wogt es sich schön auf der Fluth...
cioè "come è bello cullarsi tra i flutti" e altre parole non memorabili (l'Oberon di Weber non ha un gran libretto), ma la musica è molto bella  (qui) e Carl Maria von Weber si ascolta sempre con grande piacere.




(le sirene nelle immagini vengono da un cartoon di Popeye-Braccio di ferro, anno 1935)

mercoledì 15 agosto 2018

Il canto delle sirene ( III )


E' Circe che parla ad Ulisse delle sirene, e che gli spiega il modo in cui deve affrontarle: dovrà chiudere le orecchie dei suoi compagni d'avventura con cera d'api, affinché non le ascoltino, ma invece Ulisse dovrà ascoltare la loro voce. Ulisse dovrà farsi legare mani e piedi all'albero della nave, e dovrà dare istruzioni ai suoi perché lo leghino ancora più stretto quando li supplicherà di essere sciolto. Circe parla ad Ulisse anche delle altre difficoltà che lo aspettano nel viaggio: le sirene sono solo la prima prova da superare, ma ce ne saranno altre più dure. Infine, Ulisse si mette nuovamente in viaggio, seguendo alla lettera le istruzioni di Circe.

mercoledì 18 luglio 2018

Dugonghi e lamantini

- Capitano?
- Sì?
- Che cosa sono i dugonghi?
- Sono dei mammiferi che vivono nell'acqua, un po' come i vitelli di mare: belli sai, simpatici e anche molto intelligenti. Mangian solo verdura, e se non li infastidisci son mansueti.
- E i lamantini?
- Come i dugonghi, ma un po' più piccoli. Poi hanno la coda arrotondata, a spatola, laddove i dugonghi ce l'hanno più simile a quella dei cetacei, con due punte.

lunedì 25 giugno 2018

Il canto delle sirene ( II )

Una dimostrazione che anche risorse insufficienti e persino puerili possono servire come mezzi di salvezza: Per salvarsi dalle sirene, Ulisse si tappò le orecchie con della cera e si fece incatenare all’albero maestro. Qualcosa di simile, certo, avrebbero potuto fare da sempre tutti i viaggiatori, tranne quelli che già da lontano erano sedotti dalle sirene; ma si sapeva in tutto il mondo che era impossibile che questi rimedi funzionassero. Il canto delle sirene penetrava tutto, e la passione dei sedotti avrebbe spezzato impedimenti ben più forti di catene e alberi. Ulisse, anche se forse lo sapeva, non ci pensò. Confidò pienamente nel suo pugno di cera, nel suo mazzo di catene, e con gioia innocente, contentissimo delle sue piccole astuzie, navigò incontro alle sirene. Ma accade che le sirene dispongano di un’arma più terribile ancora del loro canto. Si tratta del loro silenzio. Forse era immaginabile - anche se, certamente, neppure questo era accaduto - che qualcuno scampasse al loro canto; ma senza alcun dubbio nessuno poteva salvarsi dal loro silenzio. Non v'è nulla di terreno che possa resistere alla sensazione di averle vinte con le proprie forze, e alla conseguente infatuazione che tutto travolge. In effetti, all’approssimarsi di Ulisse, le formidabili cantatrici non cantarono, sia perché ritennero che un simile avversario poteva essere affrontato solo col silenzio, sia perché quella visione di beatitudine sul volto di Ulisse, che pensava solo a cera e catene, fece loro dimenticare qualunque canto.




Ma Ulisse, per cosi dire, non udì il loro silenzio; credeva che cantassero, e che egli solo fosse libero dall’ascoltarle. Vide prima, fugacemente, la torsione del loro collo, il respiro profondo, gli occhi colmi di lacrime, la bocca semiaperta, e credette che tutto questo facesse parte delle arie che, senza essere ascoltate, risuonavano e si perdevano attorno a lui. Ma presto tutte le cose rimbalzarono sul suo sguardo astratto; era come se le sirene scomparissero di fronte alla sua decisione, e proprio quando fu più vicino a loro, non seppe più nulla della loro presenza. Ed esse - più belle che mai - si stiravano e si contorcevano, protendevano gli artigli aperti sulla roccia, e le orride capigliature ondeggiavano libere al vento. Ora non pretendevano più di sedurre: desideravano solo cogliere, finché fosse possibile, il riflesso dei due grandi occhi di Ulisse.
Se le sirene avessero una coscienza, sarebbero state distrutte in quell’occasione. Ma così sopravvissero, e solo Ulisse sfuggì loro. Del resto, la tradizione riferisce anche un epilogo al riguardo. Ulisse, così narrano, fu tanto volpe, tanto ricco d’astuzia, che neppure la dea del destino riuscì a penetrare nell'intimo della sua coscienza. Forse - anche se questo la ragione umana non può concepirlo - avvertì in realtà che le sirene tacevano, e solo a mo' di scudo, per così dire, oppose ad esse e agli dei quella commedia.

Franz Kafka, Il silenzio delle sirene, pag.79-81 da  Racconti brevi e straordinari  a cura di Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis  Borges (ed. FMR 1973, traduzioni di Gianni Guadalupi)




                  Waterhouse 1891, Ulisse e le sirene; Delvaux 1942, il villaggio delle sirene

sabato 23 giugno 2018

Il canto delle sirene ( I )

( Dorothy Lathrop )



Sono confuso come un bambino appena nato, sono turbato dalla marea: dovrei resistere in mezzo agli scogli, dovrei giacere con la morte come mia sposa? Ho sognato che tu sognavi di me? Eri forse una lepre quando io ero volpe?




Forse le sirene sono davvero rimaste in silenzio davanti ad Ulisse, come suggeriva Franz Kafka; o forse hanno parlato e cantato veramente, e forse le parole erano proprio queste, o magari molto simili.

sabato 30 dicembre 2017

Sirene irlandesi


La Sirena o, come si dice in irlandese, la Moruadh o Murrùghach (da muir, mare e oigh, ragazza) è una presenza non infrequente sulle coste più selvagge. Ai pescatori non piace vederla perché preannuncia sempre burrasca imminente. Le Sirene maschio (se si può usare una tale espressione - non ho mai sentito il maschile di Sirena) hanno denti verdi, capelli verdi, occhietti porcini e naso rosso, ma le loro donne sono bellissime, con coda di pesce e piccoli piedi palmati simili a quelli delle anatre. A volte - e non si può biasimarle - esse preferiscono ai loro amanti marini degli aitanti pescatori. Si dice che il secolo scorso, vicino a Bantry, fosse vissuta una donna tutta coperta di squame come un pesce e che fosse il frutto di una unione di tal tipo. Certe volte escono dal mare e vagano per la spiaggia sotto forma di piccole mucche senza corna. Quando assumono il loro vero aspetto, portano un cappello rosso chiamato cohullen druith, di solito coperto di piume; se viene loro rubato, non possono tornare ad immergersi tra le onde.
Il rosso è, in ogni paese, il colore della magia, ed e sempre stato così da tempo immemorabile. I cappelli delle fate e dei maghi sono sempre rossi.
(William Butler Yeats, Fiabe irlandesi, pag.61 ed.Einaudi 1981 trad. Maria Giovanna Andreolli e Melita Cataldi)


Yeats mette nella sua raccolta tre racconti di sirene: nel primo, "Le gabbie d'anime", una sirena maschio tiene prigioniere sott'acqua le anime dei marinai annegati. Il protagonista, Jack Dogherty, diventa suo amico e insieme fanno gran bevute (alcoolici, ovviamente); Jack ne approfitta per liberare, un po' alle volte, le anime. La sirena maschio è così descritta:« capelli verdi, lunghi denti verdi, naso rosso e occhietti porcini. Aveva la coda di pesce, le gambe ricoperte di squame e le braccia corte come pinne. Non portava vestiti ma teneva sotto il braccio il cappello a tre punte». Ed è appunto "prendendo a prestito" il cappello a tre punte che Jack riuscirà a immergersi da solo, per liberare le anime. Le anime sono tenute prigioniere dentro delle bottiglie, quindi Jack Dogherty è in qualche modo parente dell'Astolfo sulla Luna. Tutto questo (la favola è narrata in tono comico) Jack lo deve fare di nascosto dalla moglie; e le anime sono invisibili, così che Jack non ha la soddisfazione di vederle volare via. L'amicizia fra Jack e Coo (così si chiama l'essere marino) durerà comunque per molti anni.
La seconda storia, "Il funerale di Flory Cantillon", racconta invece del matrimonio fra un uomo e una sirena, e della loro discendenza: quando uno della loro famiglia moriva, racconta la leggenda, veniva seppellito sotto il mare; ed in certi giorni particolari era possibile vedere sott'acqua la cappella del loro cimitero.
La terza storia, "La signora di Gollerus" narra del matrimonio fra un uomo e una sirena. La moglie sarà brava e avranno dei figli, ma a un certo punto lei scomparirà e non se ne avrà più notizia, lasciando al marito la cura dei figli. La sirena è così descritta:« una creatura giovane e bella che si pettinava i capelli d'un colore verde mare». Il protagonista (si chiama Dick) le ruba il berretto magico, così lei non può più immergersi e comincia a piangere. Allora Dick le si avvicina e la prende per mano:« non c'era nulla di sgradevole in quella mano, soltanto fra le dita aveva una piccola membrana, come quella che si vede nei piedi delle anitre, ma era sottile e bianca come la pelle fra l'uovo e il guscio.»

                                                                                     (l' immagine viene da "Kladderadatsch", 1943)

sabato 18 novembre 2017

Sirene romaniche


Al colmo della gloria Pio II Piccolomini, il papa senese, volle che una città ideale, Pienza, sostituisse il suo villaggio nativo di Corsignano. Nei palazzi e nel duomo di Pienza s'incarnò il nitore, l'ordine mentale per cui Georg Voigt nel 1859 doveva escogitare il nome di "umanesimo". Quelle architetture espongono il sogno di una Chiesa conciliata al paganesimo, alla cui testa un pontefice rivaleggi con il re filosofo vagheggiato da Platone. Non figura Platone tra le statue che gremiscono la facciata del duomo di Siena, nella cui navata non si è forse accolti dal "ritratto" di Ermete Trismegisto? Quanto remoto da tutto ciò parrebbe la vecchia barbarica Corsignano! Ne rimane intatto, sotto il colle di Pienza, celata nel verde, la pieve del secolo XI, sulla quale furono scolpite rudi grottesche, i cui intenti sembrano agli antipodi della soprastante serenità umanistica. Questa è tuttavia una falsa impressione.

giovedì 23 marzo 2017

La sirena di pietra

disegno di Moebius
«Proseguimmo, galleggiando, verso il centro di questo luogo strano – con acqua tutto attorno a noi come mai mi era capitato di vedere – e gruppi di case, chiese, e moltissimi edifici imponenti che si levavano da essa; e ovunque lo stesso straordinario silenzio. Poco dopo, attraversammo veloci un corso d’acqua ampio e aperto, e passammo davanti a quel che mi sembrò un vasto molo lastricato dove i fanali splendenti che lo illuminavano mostravano lunghe file di archi e colonne di possente costruzione e grande solidità, ma leggere a vedersi quanto ghirlande di brina o ragnatele, là, per la prima volta, vidi camminare della gente. Arrivammo, così, a una scalinata che dall’acqua portava a un grande palazzo dove, dopo aver attraversato innumerevoli corridoi e gallerie, mi coricai per riposare, e ascoltai le nere imbarcazioni passare discrete su e giù sotto la mia finestra, sull’acqua increspata, finché mi addormentai.»

( C. Dickens, Immagini d’Italia – Un sogno italiano – 1846 )