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domenica 10 settembre 2017

Les adieux, l'absence, le retour



La stazioncina era deserta, a quell'ora. Uscii nel piccolo spazio che la fronteggiava. Era un giardinetto con due palme e due panchine, limitato da una siepe di pitosfori che mandavano un forte profumo. Oltre la siepe si intuiva il mare. Il terreno era cosparso di sabbia e di ciottoli di mare. Era proprio una stazioncina della Riviera come l'avevo sempre immaginata. Vidi passare un treno a tutta velocità. Era diretto in Francia, non c'era dubbio, e la Francia era oltre le luci del golfo. (...) 

Mi sedetti su una panchina di legno, proprio sotto una palma, e guardai in alto. C'era una luna all'ultimo quarto, ed era bianca come il latte. Cercai in un altro angolo del cielo, e vidi una stella che mi era cara. Allungai le gambe, appoggiai la testa allo schienale e rimasi a fissare il cielo.
La musica arrivò dal fondo della piccola discesa costeggiata dai pitosfori. La riconobbi, era una melodia di Beethoven intitolata Les adieux, l'absence, le retour ( qui ).

Vidi venire avanti uno strano individuo. Portava una marsina spiegazzata, un cilindro bianco, e imbracciava un violino. Era scalzo. Arrivò davanti a me e si tolse educatamente il cappello. Buonasera, disse, benvenuto in questa stazioncina della Riviera dove forse lei sognava di arrivare un giorno. Mi chiese il permesso e si sedette accanto a me.

Antonio Tabucchi, Per Isabel , ed. Feltrinelli
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