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domenica 20 novembre 2016

Il gatto di Wilcock


Rientrai nel teatro col Riccardo III di Shakespeare, per la regia di Ronconi. (...) La traduzione era di Rodolfo Wilcock, letterato fine e personaggio singolare. L'avevo conosciuto a Velletri, dove viveva in una casa disadorna alitante di piccoli misteri. Gigi Proietti racconta di avere un giorno visitato Wilcock per parlare di una versione del Faust di Marlowe; Wilcock esponeva il suo pensiero con voce pacata quando un gatto attraversò la stanza DICENDO distintamente: «Io vado fuori, mi sono seccato.» Lo scrittore continuò a discorrere; dopo un paio di minuti Gigi non resse e chiese stupefatto: «Ma... io ho visto passare un gatto, poco fa...». «Sì, sì, il mio gatto.» «Ho capito, ma... Parla?» E Wilcock, secco: «Sì, ma non sempre. Dicevamo dunque che Faust...»

(Vittorio Gassman, Un grande avvenire dietro le spalle, pag. 188 ed. Longanesi 1981)



(dipinto di Adolf von Becker, 1863)