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martedì 27 agosto 2019

I gatti di Elemire Zolla



Io mi sento soffocare, tra uomini.Non riesco a parlare con loro (...) è così difficile stabilire un rapporto, prima di tutto perché è basato sulle parole e le parole sono sempre un povero mezzo. Non è che si comunichi molto, con la parola, per le comunicazioni veramente importanti. A che servono le parole? Ci si guarda e ci si intende. (primo piano dei due gatti) Ma con l'animale la comunicazione diventa molto più intima. Con il gatto non è difficile poi mettersi in contatto, perché è un mondo, il suo, che non diverge molto dal nostro (...)


Elemire Zolla, minuto 32 intervista alla TSI (Televisione Svizzera Italiana, "Il filo d'oro", ottobre 1997)



mercoledì 10 ottobre 2018

La volpe sul ghiaccio

Quella figura universale che è la Dama Celeste, l’Amante Soprannaturale, in Cina assume l'aspetto di una donna volpina, che non è necessariamente una perfida ladra di sessi, anzi può essere un’amante di sogno che largisce estasi, fortuna e poteri soprannaturali al prescelto. Ma, essendo soprannaturale, è imprevedibile, capace di tutto.
Perché i cinesi la ravvisano in forma di volpe o di donna volpina? Jilek mi rammenta la collezione di storie di volpi soprannaturali opera di Pu Song-Ling, che usci in versione inglese a New York nel 1946  (Chinese Ghost and Love Stories) con una prefazione di Martin Buber. Buber invitava a considerare i significati che germogliano nella mente osservando una volpe che d’inverno attraversa un fiume o un lago ghiacciati. Mentre trotta, di continuo abbassa il capo per cogliere con l'orecchio i fruscii delle correnti nascoste sotto il lastrone: vive nel mondo superiore, luminoso, yang, ma nello stesso tempo ascolta i moti nascosti della tenebra, yin; è consapevole dell’una e dell’altra sfera. Media. Lo spirito volpino appartiene al mondo delle pure energie, dello spirito, ma cala nel nostro, nella materia, attraverso la porta dei sogni. Se lo fa con dispetto e perfidia, addio sesso. (...)

Elémire Zolla, dal Corriere della Sera 22 febbraio 1988 (Un morbo mitico in Thailandia)
(poi pubblicato nel volume "Lo stupore infantile", ed. Adelphi)

 
(Ohara Koson, 1930 circa)
 

lunedì 19 marzo 2018

Bufali

Fra le storie del deserto egizio, una narra d'un anacoreta che pasceva con i bufali. Chiese a Dio come potesse migliorare e udì la risposta, di andare in un certo cenobio. Qui i novizi lo insultano ed egli non sa svolgere i suoi lavori, finché nuovamente si rivolge a Dio: «Signore, il lavoro degli uomini io non lo capisco, rimandami dai bufali». Dio consentì e di nuovo l'anacoreta visse tra i bufali nelle campagne. Ma un giorno cadde coi bufali nelle reti che i cacciatori avevano teso. Gli venne in mente di liberarsi, ma ripensò che se usava le mani da uomo doveva tornare a vivere con gli uomini, e rimase inerte. Quando la mattina i cacciatori sopravvennero, rimasero esterrefatti e lo misero in libertà insieme ai bufali, ed egli fuggì correndo dietro ai bufali.


Elemire Zolla, dal Corriere della Sera 21.09.1988 (storia dei rapporti fra uomini e gli altri esseri viventi nelle religioni)



(immagine trovata senza indicazioni, purtroppo)





mercoledì 17 gennaio 2018

La luce


In tante maniere si può parlare della luce. Squadernandole, alla fine si rimane convinti che ogni parola è caduca e la stessa percezione della luminosità, così chiara, la più chiara possibile, si appanna. Questo è lo schema di una completa meditazione sulla luce, che incomincia con un entusiasmo esultante, quando ci si accorge che l’intera concezione del mondo ne discende. Così ne scrivevo in un vecchio libro: « Vivere è assorbire luce. Si guardino le verdure negli orti. Prima di verdeggiare erano celate, virtuali, nel seme. E che cosa rende seme un duro e ruvido granello? Che cosa rende seme il seme? Il bisogno di luce, il quale, per poco che possa, esplode fuori da quella scorza.
Il seme è un bisogno di luce, la verdura è quel bisogno che si appaga. Mangiando le verdure, cuocendole e distillandole nello stomaco, l'animale ne estrae un’essenza che assimila a se stesso, sicché, al colmo dell’interna cottura e distillazione, esse diventano parte dell’animale che vede la luce, diventano visione di luce. La vita sulla terra è luce che ritorna luce. Come potrebbe, la luce che illumina il mondo, non essere lume a se stessa come è lume a noi? E noi, quando si giunga ad abbracciare l’intero ciclo della luce, quando si sia cioè illuminati, siamo il luogo dove la luce torna a se stessa e sa di tornare a se stessa. Osservando da illuminati il pane che si mangia, vi si riconosce il sole che l’ha estratto dal grano, e se siamo ciò che mangiamo, siamo luce che vuol tornare se stessa, a se stessa. E' questo il segreto che muove la vita intera. L’uomo trova pace e senso soltanto nutrendo in sé questa conoscenza, mangiandola. E se altro va cercando, insegue sotto false specie questa visione. Annotò Leonardo: “Guarda il lume e considera la sua bellezza. Batti l’occhio e riguardalo: ciò che di lui tu vedi, prima non era, e ciò che di lui era, più non é. Chi è quel che lo rifà se ‘l fattore al continuo more?”. Ecco un buon avvio a maturare dentro di noi l'opportuno stupore dinanzi alla luce, che genera e spazio e tempo, la cui natura è imperscrutabile, come quella di Dio che sacrifica ininterrottamente Se stesso a Se stesso».
Eppure questa esultanza è soltanto una prima maniera di accostarsi alla luce. Osservava infatti Böhme che l’abisso delle tenebre è vasto quanto il dominio della luce: i due non sono distanti, ma compenetrati. Si noti che in quasi tutte le iniziazioni sacerdotali, dal Tibet al Dahomey, vige l'abitudine di rinchiudersi in un ambiente privo di luce: soltanto immergendosi nella tenebra si può sperare di raggiungere una conoscenza della più vera luce, distinta da quella che ci circonda durante il dì. Sempre si è adorato, contrapposto alla fonte maggiore della luce, il sole nero, ed esso era l’emblema della malinconia, che scavando in noi in maniera disperata e ossessiva apre la strada a conoscenze profonde. Si scopre che della tenebra è possibile stendere un panegirico non meno rapito di quello or ora citato della luce. Fulcanelli ce ne provvede uno dei più persuasivi e intensi. Soltanto nell'assenza totale di luce, egli scriveva, la fecondazione scatta, la germinazione scaturisce, la digestione si compie. Soltanto di notte si ergono ai piedi degli alberi i popoli di funghi, mentre la mente umana si annulla e rinnova. (...)


(Elemire Zolla, Lo stupore infantile, pagine 51-52, edizione Adelphi 1994)

(i dipinti sono di Henri Rousseau)

sabato 18 novembre 2017

Sirene romaniche


Al colmo della gloria Pio II Piccolomini, il papa senese, volle che una città ideale, Pienza, sostituisse il suo villaggio nativo di Corsignano. Nei palazzi e nel duomo di Pienza s'incarnò il nitore, l'ordine mentale per cui Georg Voigt nel 1859 doveva escogitare il nome di "umanesimo". Quelle architetture espongono il sogno di una Chiesa conciliata al paganesimo, alla cui testa un pontefice rivaleggi con il re filosofo vagheggiato da Platone. Non figura Platone tra le statue che gremiscono la facciata del duomo di Siena, nella cui navata non si è forse accolti dal "ritratto" di Ermete Trismegisto? Quanto remoto da tutto ciò parrebbe la vecchia barbarica Corsignano! Ne rimane intatto, sotto il colle di Pienza, celata nel verde, la pieve del secolo XI, sulla quale furono scolpite rudi grottesche, i cui intenti sembrano agli antipodi della soprastante serenità umanistica. Questa è tuttavia una falsa impressione.

domenica 8 ottobre 2017

Vortice

Cominciò a essere notato molto tempo addietro lo strano nesso che un Sioux spontaneamente stabilisce fra una serie di enti per noi disparati: i bozzoli, che si legano alla nascita di ragni, farfalle, falene, ma anche agli alci, ai bisonti e ai lupi. Si è ricostruito il perché di questa trafila. Si osservi un bozzolo o crisalide: è l'avvolgersi vorticoso di fili setosi attorno a un asse vuoto; osservando con partecipazione si può sempre avvertire, ricostruire quel vorticare costitutivo. Dal bozzolo della crisalide spesso vediamo nell’estate nascere ragni, farfalle e falene, che osserveremo di poi vorticanti nel vento. Vedremo i ragni, avvolti nella loro tela, trasportati dal vento, percorrere centinaia di chilometri. Ma consideriamo nella secca estate alci, bisonti, lupi. Il maschio all’improvviso scalcia il suolo e la polvere si solleva in un gorgo, avvolgendosi alla femmina prescelta, isolandola. La stessa girandola esprime dunque anche l’essenza di questi quadrupedi.
Tutti questi esseri incarnano ciò che il Sioux agogna di ottenere: con l’aria anche lui desidera entrare in una relazione intima, con essa si vorrebbe immedesimare. Aspira a essere un vento rapinoso, ad attorcigliarsi subitaneo attorno alle prede e quindi a volar via di scatto. La sua sensibilità è più sottile della nostra. Coglie un'infinità di particolari, che sfuggono ai sensi riposati. Sorprende la velocità delle sue associazioni. Vive in un tempo accelerato rispetto al nostro e capirlo è arduo; cosi é quasi impossibile ghermire un animale dal tempo più svelto del nostro, colombo o rondinella che sia.


(Elemire Zolla, Lo stupore infantile, pag.96 edizione Adelphi 1994) (sul nomadismo)


















(il dipinto di William Blake è del 1799,
la foto ottocentesca
di un indiano Sioux è purtroppo senza indicazioni)