Quella figura universale che è la Dama
Celeste, l’Amante Soprannaturale, in Cina assume l'aspetto di una
donna volpina, che non è necessariamente una perfida ladra di sessi,
anzi può essere un’amante di sogno che largisce estasi, fortuna e
poteri soprannaturali al prescelto. Ma, essendo soprannaturale, è
imprevedibile, capace di tutto.
Perché i cinesi la ravvisano in forma
di volpe o di donna volpina? Jilek mi rammenta la collezione di
storie di volpi soprannaturali opera di Pu Song-Ling, che usci in
versione inglese a New York nel 1946 (Chinese Ghost and Love Stories)
con una prefazione di Martin Buber. Buber invitava a considerare i
significati che germogliano nella mente osservando una volpe che
d’inverno attraversa un fiume o un lago ghiacciati. Mentre trotta,
di continuo abbassa il capo per cogliere con l'orecchio i fruscii
delle correnti nascoste sotto il lastrone: vive nel mondo superiore,
luminoso, yang, ma nello stesso tempo ascolta i moti nascosti della
tenebra, yin; è consapevole dell’una e dell’altra sfera. Media.
Lo spirito volpino appartiene al mondo delle pure energie, dello
spirito, ma cala nel nostro, nella materia, attraverso la porta dei
sogni. Se lo fa con dispetto e perfidia, addio sesso. (...)
Elémire Zolla, dal Corriere della Sera
22 febbraio 1988 (Un morbo mitico in Thailandia)
(poi pubblicato nel volume "Lo
stupore infantile", ed. Adelphi)
(Ohara Koson, 1930 circa)