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domenica 16 settembre 2018

Il suono dei ricordi


Fa fresco. Io son di sentinella e sbarro gli occhi nel­l'oscurità. Mi sento fiacco, come sempre dopo un'azio­ne, e perciò mi riesce duro restare solo coi miei pen­sieri. In realtà, pensieri non sono, ma piuttosto ricordi, che m'assalgono nella mia debolezza e mi muovono l'anima in guisa strana.
I razzi brillano alti, ed io vedo una chiara notte d'estate: mi trovo nel chiostro del Duomo e guardo i
cespi di rose fiorenti in mezzo al piccolo cimitero, ove sono sepolti i vecchi canonici. Intorno sorgono i grup­pi di pietra delle stazioni del Rosario. Non c'è anima viva; un gran silenzio cinge il rettangolo fiorito, il sole riscalda le grosse pietre grigie, sicché la mia mano po­sandovisi, ne carezza il calore. Sopra il tetto d'ardesia la verde torre della cattedrale si slancia nel pallido e molle azzurro della sera. Tra le colonnette del chio­stro ancora illuminate, si indovina la fresca oscurità che soltanto le chiese sanno dare, e io me ne sto li im­mobile, e penso che a vent'anni saprò le cose mirabili e inquietanti che vengono dalle donne.
Il quadro è così stranamente vicino che mi par di toccarlo, prima che il lampo del prossimo razzo lo fac­cia sparire. 
Stringo il mio fucile e ne rettifico la posizione. La canna è umida; la serro nella mano e ne asciugo 1'umi­dità con le dita.