da “Diario di un naufrago felice” di Paolo Cossato
Ar-Men: il nome significa in bretone roccia ancorata sulla pietra. Ed è una roccia a trentacinque miglia dall’Isola di Sein, a nord-ovest delle coste francesi sull’Atlantico. Ma è più noto ai guardiani dei fari come Enfer des Enfers, inferno degli inferni, poiché a volte le onde arrivano quasi a sfiorare il culmine dei suoi trentasette metri. Si erge sul mare che bagna la regione della Francia un tempo detta Finistère. Finis terrae, il confine della terra: così lo si chiamava in tempi lontani, e Finsternis in tedesco significa tenebra. Nella tenebra affondava lo sguardo rivolto verso il confine segnato dalla notte e dalle acque dell’oceano. Costruito tra il 1867 e il 1881, la sua luce oggi si coglie ad oltre venti miglia in un bagliore intermittente ogni quindici secondi.