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| (Borowski 1897 Berlino) |
Se ogni neonato ha il desiderio di
muoversi in avanti, il passo successivo è scoprire come mai non gli
piace star fermo. Dopo aver ulteriormente approfondito le cause di
ansietà e di collera nei bambini piccoli, il dottor Bowlby è
arrivato alla conclusione che il complesso legame istintivo fra madre e figlio, gli strilli di
allarme del bambino (molto diversi dai piagnucolii di freddo, fame o
malessere), la 'misteriosa' capacità della madre di udirli, la paura
che il bambino ha del buio e degli estranei, il suo terrore per gli
oggetti che si avvicinano rapidamente, le sue invenzioni di mostri da
incubo dove non ce ne sono - insomma tutte le sconcertanti "fobie"
che Freud cercò senza successo di spiegare - si potevano in realtà
motivare con la costante presenza di predatori nella casa primordiale
dell'uomo. Bowlby cita i Principi di psicologia di William James:
«Nell'infanzia la maggiore fonte di terrore è la solitudine». Un
bambino solo, che scalcia e strilla nel suo lettino, non sta
necessariamente mostrando i primi segni della Pulsione di Morte o
della Volontà di Potenza o dell’«impulso aggressivo» a rompere i
denti al fratello; queste sono cose che magari si sviluppano in un
secondo tempo. No. Il bambino strilla perché - se trasferiamo il
lettino in mezzo ai rovi dell'Africa - o la madre torna entro pochi
minuti o una iena lo mangerà.
Sembra che ogni bambino abbia
un’immagine mentale innata della "cosa" che potrebbe
attaccarlo: al punto che qualunque "cosa" lo minacci, anche
se non è la "cosa" reale, innescherà una sequenza
prevedibile di comportamenti difensivi. La prima tattica difensiva
sono gli strilli e i calci; così la madre deve esser preparata a
combattere per il figlio, e il padre a lottare per entrambi. Di notte
il pericolo raddoppia, perché di notte l'uomo non ci vede ed è
proprio di notte che i grandi felini vanno a caccia. E sicuramente
questo grande dramma manicheo - la luce, le tenebre e la Bestia - è
il nocciolo della condizione umana.
Chi visita il nido di un ospedale è
spesso stupito dal silenzio. Eppure, se la madre ha davvero
abbandonato il figlio, l'unica possibilità che lui ha di
sopravvivere è di tenere la bocca chiusa.
(Bruce Chatwin, Le vie dei canti,
pag.244 traduzione di Silvia Gariglio, ed.Adelphi 1991)