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venerdì 22 maggio 2020

Gabbiani monogami e piccioni camminatori


Per fortuna arrivano i gabbiani: "cocài, cocài, cocài, cocài, cocài...". Mi fa:
- Guarda, quela xe una femina.
Gli tira un tocco di pane e la gabbiana vola via contenta, cocài cocài.
- E quello è il maschio, suo marito.
- E dai, Gatto, anche il marito?
S'infervora:
- I xe monogami, i gabiani. I sta in coppia fissa, marito e moglie, tutta la vita. Però i ga imparà, tra moglie e marito, che xe meglio lassarse un fià de spazio uno con l'altro, se no i xe sempre là che i se toca, i se rompe, i se rovina. Meglio star larghi, respirar tutti e due, no come i piccioni che xe tutti rotti, fatti, desfài, che i domanda la carità in piazza San Marco, te i ga visti, "dame qualcosa, dame qualcosa, dame qualcosa", i pare in attesa del pusher quotidiano. Se gli tiri qualcosa da mangiare, al piccione in piazza San Marco, non vola mica, no: cammina. Beh, certo, Venezia è l'unica città dove volano i leoni e camminano i piccioni...

da Il Milione, quaderno veneziano di Marco Paolini, anno 1998, a 1h50' dall'inizio
  (qui per vedere e ascoltare)

 
(Magritte 1946, autoritratto)
 

sabato 23 febbraio 2019

Avere un piccione


(on line, senza indicazioni)
Ho un piccione nero, modenese, un torraiolo marca «sottobanca», palpebra rossa, ciuffo capriccioso, gambe piumate. Pesa più di un chilo ed è capace di ingozzare straordinarie quantità di soia, girasole, ravizzone, veccia, favino, lenticchie, piselli, riso, granoturco, orzo, sorgo, miglio, frumento, scagliola, canapa e lino (naturalmente quando vado al consorzio e gli compero il «paniere»). Il più delle volte passeggia disperato sul vecchio tavolo del terrazzo battendo con il becco contro i vetri per dirmi che l’avanzo di pastina non è di suo gradimento, che il pane sbriciolato sa anche lui dove trovarlo, o che la trippa non è da piccioni. Non so nemmeno se è maschio o femmina. L’avevo comprato tre anni fa insieme a un altro ragazzo (o ragazza) della sua razza perché facessero i «giovanini» che io poi mi sarei mangiato. Grassi, teneri, squisiti. Il partner è scomparso; niente «giovanini», niente famiglia.
Attualmente vive con dei bru bru milanesi che vengono dalla chiesa di S. Angelo e dalla Questura. E' controllato, spiato, probabilmente sedotto. Difende il suo poco cibo con accanimento e disperazione contro quei due o tre coinquilini fissi, forse parenti, che stanno tutto il giorno a spiare dalla grondaia. E non riesce a fare razza. Gli sghembi piccioni di Milano devono possedere una forza genetica incredibile. La mala erba estirpa quella buona, si diceva una volta. Potrei mangiarlo, ma come si fa a mangiare un piccione nero che guarda dalla finestra per vedere se noi a colazione abbiamo per caso lenticchie?

(Giovanni Gandini, da "Caffè Milano". Edizioni Scheiwiller / All'insegna del pesce d'oro, 1987 pag.108)