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domenica 21 settembre 2025

Una definizione di gatto

illustrazione di Wolf Erlbruch

Il gatto non fa nulla, semplicemente è, come un re. Sta seduto, accovacciato, sdraiato. E' persuaso, non attende niente e non dipende da nessuno, si basta. Il suo tempo è perfetto, si allarga e si stringe come la sua pupilla, concentrico e centripeto, senza precipitare in alcun affannoso stillicidio. Ci si sdraia per riposare, dormire, fare all'amore, sempre per fare qualcosa e rialzarsi subito dopo averla fatta; il gatto sta per stare, come ci si stende davanti al mare solo per essere lì, distesi e abbandonati. E' un dio dell'ora, indifferente, irraggiungibile.

da "Microcosmi" di Claudio Magris


martedì 14 novembre 2023

Gatti

 





Un clic sulla foto per trovarsi nel mio vecchio blog e leggere una cosiderazione di Bruno Schulz sui gatti:)

lunedì 17 gennaio 2022

Gatti al cinema

 Da "giulianocinema"




                                                         Fotogramma di "Nosferatu", Phantom der Nacht (1979) Scritto e diretto da Werner Herzog



Nella storia del cinema, il film con il maggior numero di gatti è senza ombra di dubbio “L’Atalante” di Jean Vigo (1934): nella chiatta che naviga lungo la Senna ce ne sono così tanti che si meriterebbero un censimento, e un giorno di questi lo farò per davvero, perché è una di quelle imprese titaniche che prima o poi vanno pur affrontate. Ma, appunto per questa sua caratteristica, “L’Atalante” si merita un discorso a parte.
Oggi invece comincio da queste due fiere pericolosissime, autentici guardiani della soglia, che danno inizio ad un film che probabilmente le anime sensibili non hanno mai visto; e quindi sto rendendo loro un servizio per il quale mi saranno grate.
Il film è “Nosferatu” di Werner Herzog (1978), e il ritratto con il quale stanno giocando è quello di Isabelle Adjani, molto somigliante.




Fotogrammai di "Nosferatu", Phantom der Nacht (1979) Scritto e diretto da Werner Herzog


Nel film i gattini esauriscono qui la loro parte (complimenti per la recitazione) e non li vedremo più; il ritratto di Isabelle giocherà invece un ruolo importante nello svolgimento della vicenda, e chi conosce la storia se lo ricorderà.
Del resto, il gatto non è soltanto un tenero batuffolo di pelo, e chi ci vive insieme ha avuto le sue esperienze in proposito; in questo senso, l’accostamento con un’altra belva, come il vampiro, ci può stare. (...)





Questo gattino molto piccolo, quasi un neonato, viene da “L’eterna illusione” di Frank Capra ( You can’t take it with you, 1938) ed ha una funzione molto importante: il fermacarte.
Si tratta di uno dei film più divertenti di Capra, il gattino abita in una simpatica “casa di matti” dove tutti sono decisamente eccentrici: qui vediamo la signora Penny Sycamore (l’attrice si chiama Spring Byington) mentre sta scrivendo un importantissimo romanzo, e un fermacarte le è assolutamente indispensabile. Il gattino svolge egregiamente la sua funzione, recita benissimo, e solo alla fine della sua scena si lascia sfuggire un “miao” che sa tanto di richiesta d’aiuto: ma è così piccolo che ci può stare, e anzi funziona benissimo.








L’altro gattino, che sembra un suo gemello, è svedese e recita in “Hets” (“Spasimo”, “Tormento”) un film del 1944 di Alf Sjöberg, che ha la caratteristica di essere stato scritto da Ingmar Bergman, al suo debutto assoluto nel mondo del cinema. Bergman scrive soggetto e sceneggiatura, e forse anche questo gattino è dovuto ad una sua invenzione (ma non è detto, sono piccole furbizie che si sono sempre fatte). Si tratta di un gattino molto fortunato, che avrà fatto sospirare d’invidia molti spettatori: è infatti nello stesso letto con Mai Zetterling, giovanissima e molto carina. Il film è drammatico, somiglia un po’ a “L’attimo fuggente” di Peter Weir e un po’ a “M” di Fritz Lang; e la parte del gattino non finisce qui, e anzi gli spetta ancora spazio nel finale, dove andrà a rappresentare la speranza, e la vita che continua.







Un terzo gatto lo prendo non dal cinema ma da un documentario della TSI (Svizzera Italiana) su Philip Glass e su Bob Wilson, realizzato nel 1992 per una ripresa dell’opera “Einstein on the beach”. L’ho registrato tanti anni fa, mi capita spesso di rivederlo, è molto buffo e mi coglie sempre di sorpresa. Eccolo qua in sequenza: il gatto non c’è, il gatto c’è, il gatto si guarda in giro e decide che va tutto magnificamente e si può continuare il sonnellino. Sul pianoforte, naturalmente: e dove, se no?




domenica 21 marzo 2021

Un grande critico musicale

 



qui fonte immagine 


Rimpiango molto il mio vecchio caro gatto siamese, insieme abbiamo passato dei gran bei momenti, ascoltando musica e leggendo. Cioè, io leggevo e scrivevo; lui non so bene cosa facesse mentre ascoltava così intento e assorto Beethoven e Brahms, forse pensava, forse sognava di sue vite passate, chissà (forse perché era nato a Parma?). Aveva precisi e raffinatissimi gusti musicali. Non ha mai amato il rock, e il suo interesse per il mio stereo era stato fin lì limitato al moscone che i Pink Floyd avevano messo su Ummagumma, ma solo da piccolo e solo per il tempo di capire che non era un moscone vero. Ma poi le cose erano cambiate, io avevo cominciato proprio in quegli anni ad ascoltare musica sinfonica e operistica, e quando la puntina scese per la prima volta su quel coro del Nabucco (il primo, “Gli arredi festivi”) il gatto stava facendo con grande piacere quello che quasi tutti i gatti di casa fanno: rincorreva senza sosta una cartina di caramella accartocciata. Durante il gioco, il gatto finì sul mio letto proprio mentre partiva il coro di Verdi: e il micio si fermò di colpo, rimanendo assolutamente immobile per tutta la durata del disco. Ricordo ancora mio padre incuriosito dal comportamento del gatto: avevamo provato a spostarlo con delicatezza, a toccarlo, a far scricchiolare la cartina, ma non c’era niente da fare; ed è da quel giorno che ho avuto il gatto siamese come compagno fedele d’ascolto.

venerdì 2 ottobre 2020

Gandalfo


Non sono mai stato un fan del Signore degli Anelli, però ho voluto ugualmente guardare i film e quando il vecchio Gandalf (non ricordo più in quale episodio) si rivolge alla bella Elfa, ancora giovane, ricordando i bei tempi in cui erano giovani insieme, non ho potuto non pensare al rapporto che esiste tra noi e gli animali. Forse Tolkien ha avuto un cane, ho pensato, e ha scritto questa pagina pensando a lui. Capita anche a me in questi giorni con la gatta Ciccetta, "se tu sapessi quanto sono vecchio io..." mi capita di dirle, soprattutto quando l'artrosi si fa sentire, e lei ovviamente non capisce, magari socchiude un po' gli occhi (è il sorriso dei gatti, fateci caso se non ci avete mai pensato), ma per lei è davvero come se uno di noi stesse chiacchierando con Garibaldi, o con Napoleone. Il tempo scorre in maniera differente: per un cane o per un gatto il primo anno di vita corrisponde a venti dei nostri, poi per un po' è come se si fermasse, poi inevitabilmente torna a farsi sentire e vedere. Quando prendiamo un cane o un gatto in casa, sappiamo già che avremo molti anni felici, ma non tanti come con un umano; ed è una riflessione triste, da bambini si correva insieme, poi a un certo punto non è più possibile. Ma questa è la nostra vita, che ci riserva comunque dei momenti meravigliosi, sia con gli animali che con le persone. Il tempo, per qualche momento, scorre dunque uguale per noi e per loro.


(la vignetta viene da La Settimana Enigmistica)


venerdì 21 agosto 2020

Patty la gatta




Vicino al laboratorio c'erano delle villette, con giardini, e anche un po' di bosco; forse è da lì che veniva la gatta, una bella gatta più che domestica, affettuosissima, che in laboratorio si trovava benissimo e che restò in nostra compagnia per un paio d'anni. La mia collega Mariella la prende subito in consegna, la battezza Patty, le porta da mangiare; noi tutti, a partire dal Capo (il dottor Gigi) la assecondiamo. E' davvero una bella gatta, ma presto ci accorgiamo che ha un difetto: è una vera e propria fabbrica di micetti, ne fa sei alla volta e sono tutti belli come lei. La mia collega ne è contentissima, trova casa a ognuno di loro, vorrebbe portarsene via uno ma per il momento non può, disdetta. Quanti micetti ha partorito Patty in quei due anni? Difficile tenerne il conto, direi almeno diciotto (tre parti da sei). Non è che non si lavorasse, in laboratorio: il lavoro andava avanti lo stesso, Patty non stava sui banconi tra le beute e le bottiglie dei reagenti, sapeva come comportarsi e appariva solo quando era sicura di non dare fastidio - o meglio, quando non c'era confusione (i gatti detestano la confusione e il via vai di persone). So bene che ci sono molti capi (e anche molti sottoposti) convinti che se si parla e si scherza non si lavora: ma è un'idiozia, ci sono molti lavori dove si può chiacchierare e perfino leggere il giornale senza per questo rallentare il lavoro. Per esempio, in laboratorio, gran parte delle analisi erano di questo tipo: inietto il campione nel gascromatografo, e poi il gascromatografo impiega mezz'ora per completare l'analisi. Oppure: preparo l'occorrente per un numero di saponificazione, e poi il tutto deve bollire con refrigerante a ricadere per un'ora. Di tempo quindi ne avanza, sia per fare pulizia e preparare i reagenti che per dare una grattatina sulla testa a Patty.

Patty aveva scelto uno di noi in particolare, il Capo. Si sa che le gatte scelgono un membro della famiglia, e sicuramente il dottor Gigi meritava quest'attenzione, ma c'era anche un dettaglio non secondario: il Capo era l'unico di noi che lavorava da seduto, davanti al pc o davanti a carteggi vari, oppure al telefono. Di conseguenza, Patty era sempre sulle ginocchia del Capo - cosa che procurò qualche problema al dottor Gigi, ma anche lui non è che non stesse facendo nulla, non è che stesse coccolando "invece di lavorare", ma lavorava coccolando la gatta. Oggi, quando si fa home working, è normale che sui monitor compaiano i gatti e anche i bambini; si lavora e ci sono in giro i figli e gli animali di casa, ogni tanto fanno capolino, ma negli anni '90 certe cose non si potevano nemmeno immaginare e credo che questo lavorare con la gatta sulle ginocchia abbia causato qualche problema nella carriera di Gigi. Vallo a spiegare al dottor Biribò e al Direttore di Stabilimento, che puoi anche rispondere al telefono con la gatta accanto. La cosa, piacevolissima, andò avanti per un paio d'anni; poi la mia collega decise di portare a casa Patty, che - come fanno spesso i gatti - appena arrivata lì se ne andò via e non fu più ritrovata. Rimane un bel ricordo, anche e soprattutto pensando a come era il mondo del lavoro trent'anni fa e a come è ridotto oggi, con il precariato e tutto il resto - quello che sapete e vedete anche voi, non sto a dilungarmi.

sabato 8 agosto 2020

Un gatto inglese


(Henriette Ronner Knip)

Avrei però resistito e sopportata l’Inghilterra per quei sei mesi che mio padre e l’Olivi volevano 
infliggermi acciocché studiassi il commercio inglese (in cui intanto non m’imbattei mai perché pare si faccia in luoghi reconditi) se non mi fosse toccata un’avventura sgradevole. Ero andato da un libraio a cercare un vocabolario. In quel negozio, sul banco, riposava sdraiato un grosso, magnifico gatto angora che proprio attirava le carezze sul soffice pelo. Ebbene! Solo perché dolcemente l’accarezzai, esso proditoriamente m’assaltò e mi graffiò malamente le mani. Da quel momento non seppi più sopportare l'Inghilterra e il giorno appresso mi trovavo a Parigi.
Augusta, Alberta e anche la signora Malfenti risero di cuore. Ada invece era stupita e credeva di aver frainteso. Era stato almeno il libraio stesso che m’aveva offeso e graffiato? Dovetti ripetermi, ciò ch'è noioso perché si ripete male. Alberta, la dotta, volle aiutarmi: - Anche gli antichi si lasciavano dirigere nelle loro decisioni dai movimenti degli animali.
Non accettai l’aiuto. Il gatto inglese non s’era mica atteggiato ad oracolo; aveva agito da fato!
Ada, col grandi occhi spalancati, volle delle altre spiegazioni: - E il gatto rappresentò per voi l’intero popolo inglese?
Com’ero sfortunato! Per quanto vera, quell’avventura a me era parsa istruttiva e interessante come se a scopi precisi fosse stata inventata. Per intenderla non bastava ricordare che in Italia dove conosco e amo tanta gente, l'azione di quel gatto non avrebbe potuto assurgere a tale importanza? Ma io non dissi questo e dissi invece:
- E' certo che nessun gatto italiano sarebbe capace di una tale azione.

(Charles Burton Barber)

Ada rise a lungo, molto a lungo. Mi parve persino troppo grande il mio successo perché m'immiserii e immiserii la mia avventura con ulteriori spiegazioni.
- Lo stesso libraio fu stupito del contegno del gatto che con tutti gli altri si comportava bene. L'avventura toccò a me perché ero io o forse perché ero italiano. It was really disgusting e dovetti fuggire.
(...) La piccola Anna che fino ad allora era rimasta immota ad osservarmi, a gran voce si diede ad esprimere il sentimento di Ada. Gridò:
- E' vero che è pazzo, pazzo del tutto? (...) E' pazzo! Parla coi gatti! Bisognerebbe subito procurarsi delle corde per legarlo!

(Italo Svevo, La coscienza di Zeno, pag. 98 edizione Dall'Oglio 1976)




mercoledì 22 luglio 2020

Lontra e cormorano


Un giorno osservai un cormorano che giocava con un pesce che aveva catturato. Per otto volte consecutive l’uccello lasciò andare la sua preda, poi si tuffò dietro di lei e sebbene in acqua profonda la riportò ogni volta alla superficie. Al Giardino Zoologico ho visto una lontra trattare un pesce nello stesso modo, come un gatto fa col topo; non conosco nessun altro esempio dove Madre Natura appaia così volutamente crudele.

(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.246 ed.Giunti 2002, traduzione Mario Magistretti)


(Kato Eishu, 1916)


domenica 19 luglio 2020

Caccia


Il gatto teneva stretta tra le sue zampe la piccola preda, ci aveva giocato un po’ poi aveva soltanto aspettato che quell'essere smettesse di muoversi.
Dalla panchina Alfredo aveva osservato tutti gli istanti della caccia, indeciso se intervenire. Alle sue spalle, tra incolti arbusti, una mascherina medica, vittima dell’ultima follia collettiva, un pacco di sigarette accartocciato, i resti di uno spuntino da fast food, un preservativo usato. Poco distante da lui il cestino dei rifiuti ricolmo di buste familiari sfuggite al porta a porta settimanale e lo spazio affissioni per le pubblicità elettorali totalmente vuoto.
Se tutto fosse sparito in quel momento tranne quelle poche cose ad Alfredo sarebbe piaciuto dar loro un senso, legare una cosa all'altra fino a creare una storia. Il mondo però non sparisce a comando e le storie arrivano quando vogliono arrivare, questo Alfredo aveva quasi imparato ad accettarlo.
Il gatto aveva depositato la preda ai suoi piedi e ora attendeva un ringraziamento, forse dubbioso che quell'umano avesse capito.
Alfredo gli diede una timida carezza e stette lì a fissarlo fin quando non lo vide distrarsi. Poi raccolse tutto da terra e si allontanò.
[Alfredo] caccia - Dario D'Angelo, dal suo blog, marzo-aprile 2020

(Theophile Steinlen, 1896)


venerdì 3 luglio 2020

Situazione di stallo


... e in basso, l'ultimo metro di palazzo sopra l'acqua che hai sfondato, e dentro vedi i pali nudi... ma cos'è? Moto ondoso, quella cosa che ribalta le gondole in bacino, questo è moto ondoso (...) Sopra ogni palo a nudo sotto la fondamenta, una pantegana cariatide. Viva, ma ferma. Se si muove la pantegana viene giù il palazzo tanto così. C'è un gatto a sorvegliarla sulla riva, uno per ogni pantegana. E' stallo, da anni. L'unica bestia che ancora si muove, nei canali, è il mototopo.

da "Il Milione, quaderno veneziano" di Marco Paolini, anno 1998 (qui)



(Zhu Ling, 1820-1850)

domenica 28 giugno 2020

Valzer triste


Un gatto, che ripensa a un passato felice tra le rovine di una casa. Ma ormai anche quel gatto è solo un ricordo, destinato a scomparire, come la sua casa. E' così che Bruno Bozzetto immagina il "Valzer triste" di Jan Sibelius (1865-1957, finlandese), uno dei brani da concerto più famosi e più eseguiti, nel film "Allegro non troppo" del 1978. (qui per vedere e ascoltare)



venerdì 12 giugno 2020

Carmelina


Appena ciattaccava a cianciana o iattu Carmelina scappava pi tutta a casa per farisi pigghiari. E saddivitteva e sammazzava de risati a fari du iocu. A sentiri da musica di festa e di chiantu che la cercava.
U sapeva ca du iattareddu dipendeva di idda e che lavissa seguita fino in capo o munnu. E sammucciava e curreva. E cera e non cera.
"Carmelina chiffai? Lassa stari da povera bestia. Veni cà. Aiutami"
Ma Carmelina non cinnaveva vogghia di suvvizza e di sacrifici. Iucava a farisi acchiappari. A pigghiari e lassari. E accussì crisciu.

Appena attaccava il campanellino al gatto Carmelina iniziava a volare per casa per farsi prendere. Si divertiva e rideva soddisfatta per quel gioco. Nel sentire quel suono di festa e quel miagolare come di pianto che la cercava. Sapeva che quel gattino dipendeva da lei e che l'avrebbe seguita ovunque. E si nascondeva e correva. E c'era e non c'era. "Cosa fai Carmelina? Lascia in pace quella povera bestia. Vieni qui. Aiutami" Ma Carmelina non aveva voglia di lavori di casa e di privazioni. Giocava a farsi acchiappare. A prendere e a lasciare. E così crebbe. 

Dario D'Angelo, marzo-aprile 2020

 
(Renoir, ritratto di Julie Manet)
 


lunedì 4 maggio 2020

Il cambio del pelo


Ciccetta d'inverno è un persiano autentico, d'estate invece no. La transizione da persiano autentico a gatto normale è lunga e laboriosa, ci mette almeno tre mesi, si può dire anche sei mesi se si vuole partire dai primi ciuffetti del sottopancia, a gennaio. Da gennaio a giugno, insomma.
 

La muta del pelo, in un gatto persiano, fa un po' impressione; io non ne sapevo niente e Ciccetta mi è capitata quando non volevo avere un gatto (ha deciso tutto lei) poi mi sono informato, e adesso so che chi ha in casa un gatto persiano (uno vero) il più delle volte preferisce portarlo a tosare. Dopo la tosa, il gatto diventa irriconoscibile ma almeno non avrà nodi e chiazze, e la casa non sarà piena di ciocche di pelo, morbido o "ex morbido". La mia amica Ciccetta non è un persiano vero e proprio, se fosse un cane si direbbe che è un bastardino, ma d'inverno potrei venderla come un persiano vero - cosa che non farei mai anche perchè Ciccetta non è mia, è un gatto libero anche se con me si comporta in tutto e per tutto come un gatto domestico. Il pelo è morbidissimo, viene voglia di metterlo da parte e filarlo: fibre lunghe e seriche come il kashmir sulla schiena, un'ovatta morbidissima sulla pancia e sul sottomento, che diventa una vera e propria gorgiera. La curo meglio che posso, i grattini e i massaggini dove ci sono i nodi nel pelo sono graditissimi e sono stati molto utili per la nostra amicizia. Adesso si fa toccare anche sotto la gola, cosa che prima non mi aveva mai permesso: gola e pancia sono i punti più delicati per un animale, i punti dove vanno a colpire i nemici; se vi concedono di toccarli lì significa che siete proprio arrivati al massimo grado di confidenza e di fiducia.
 

Succede questo: il pelo non solo si annoda, ma si infeltrisce e produce come dei medaglioni duri (col feltro, con la lana infeltrita, si fanno i cappelli - tanto per rendere l'idea) che prima o poi si staccano, ma ci vuole parecchio tempo e nel tempo in cui rimangono così appesi sono veramente brutti a vedersi, per cui ogni tanto provo a prendere le forbici - ma bisogna aspettare il momento giusto, altrimenti si rischia di tagliare il pelo nuovo che sta crescendo e poi si noterà per mesi l'opera del parrucchiere improvvisato. In alcune zone, si vede perfino la pelle nuda: il primo anno mi sono preoccupato, ma il pelo ricresce subito e la pelle è rosea, si vede bene che non è una malattia ma un fenomeno naturale. Il motivo di tutto questo casino (chiedo scusa per la parola) penso che sia questo: si sa che i gatti per pulirsi si leccano e ingoiano il pelo, e nel caso di un gatto con il pelo così lungo ingoiare tutti quei peli sarebbe pericoloso, e quindi la Natura si è inventata questo trucchetto dei feltrini.
Ciccetta non è un persiano e nemmeno un gatto d'angora, perché poi d'estate il pelo è molto più corto e chi non la frequenta abitualmente può pensare che siano due gatti diversi: metto qui un po' di foto, collezione estate e collezione inverno. Il veterinario mi ha detto che non aveva mai visto un gatto così, e si è messo a ridere quando ha visto le foto di Ciccetta sull'amaca - in effetti è davvero buffa, ma questa storia l'ho già raccontata qui.

 
 

martedì 24 marzo 2020

Mamma Gatta ( III )


3.
Arriva dunque l'inverno, fa freddo, gela, è un inverno duro, in giardino non c'è niente da fare e ci si va poco. Vedo ancora ogni tanto la Gatta, ma dei gattini (ormai adulti) ho perso la traccia, mi dico che non ci saranno più. Invece, una gattina ricompare, ha saputo passare l'inverno e a marzo me la ritrovo sempre più vicina; le spiego che non ho la minima intenzione di prendere un gatto ma finirà che la vince lei, la sua storia la trovate qui. La Gatta continua a soffiare e a fare figli; non so più quanti ne ha fatti, crescono e se ne vanno via, ma lei ha preso il mio giardino a dimora stabile. Ogni tanto la saluto e le dico "ciao Gatta", ma lei si ritrae e soffia e minaccia, è davvero Tigre.


Ma poi ne è passata di acqua sotto i ponti, questo è un racconto di tempo e il tempo passa veloce. Volete sapere come va oggi, anno 2020? La Gatta è diventata docilissima, non si fa accarezzare ma prende i bocconi dalla mia mano. Ce ne ha messo del tempo, ma ormai della Tigre non ha più nulla, sembra perfino più piccola di com'era prima e chi viene a vederla per la prima volta non riesce a credere a quello che racconto di lei. Mi ha portato i piccoli e non ha detto niente quando li ho presi in mano, ma ha capito ben presto che io poi li davo via (mi sono appoggiato a persone fidate) e non li avrebbe visti più; accade anche che i gattini siano malati (nati a settembre, arriva subito il freddo...) e bisogna portarli via presto. Lei li cerca, i gattini non ci sono più, è triste e smagrita, temo che non passi l'inverno e invece ce la fa, a primavera ecco dei nuovi gattini, e poi ancora in estate, ma stavolta me li nasconde. Continua a venire da me, è sempre più domestica, ma i gattini non me li lascia più. Adesso è primavera ed è ancora incinta, i nuovi piccoli nasceranno ad aprile e vediamo cosa succederà. Intanto Ciccetta e Aramis, i suoi figli del 2016, sono sempre qui in giro: Ciccetta sul tetto del garage o sulla sua amaca, e Aramis (diventato un gattone da esposizione) che si alterna fra la casa che lo ha adottato e le avventure da gatto vero. Alla Gatta non piace molto avere in giro quei due, ma loro - ne sono sicuro - di lei si ricordano bene, del suo affetto e della sua magnifica Scuola di Gatto.
Ogni tanto, mentre si strofina come una micetta di casa, le chiedo: «Ma, e una di quelle belle soffiate di una volta? Non è che non mi vuoi più bene?»


(continua, ma non so quando)

domenica 22 marzo 2020

Mamma Gatta ( II )


2.
Avevamo comperato un'orata al supermercato, bella grossa; mia mamma dice "andiamo in giardino a pulirla invece di farlo in casa" e così si fa. L'operazione procede veloce, ma ecco arrivare due spie molto interessate sul tetto del garage: un grosso gatto scuro e, appunto, la Gatta. A un certo punto dico "porto via il pesce già pulito, se no qui succede qualcosa"; gli scarti li lasciamo lì, molto graditi ai nostri ospiti. Del gatto maschio dopo qualche mese non avrò più notizie, la Gatta invece si trova benissimo nei nostri giardini e li elegge a suo territorio, scacciando chiunque osi introdursi; in breve diventa padrona del luogo e ne approfitta per iniziare la sua discendenza. I gattini sono belli, la Gatta è selvatichissima e appena si accorge che qualcuno ha visto i micetti li prende e li porta via; qualcuno dei miei vicini comincia a prendere la scopa (non per cattiveria: i gatti scavano negli orti, per chi non ci avesse ancora pensato) e la Gatta diventa sempre più selvatica, e feroce. Si arriva così al fatidico 2016, quando troviamo la Gatta con tre bei micetti, di quelli da esposizione; questa volta non si sposta, deve aver capito che qui non la cacciamo via e non verrà disturbata. Invece succede questo: ho dei vicini nuovi, a loro i gatti piacciono e ne prendono uno in casa. La Gatta, sempre più Tigre, sente il micetto rapito che la chiama e lo va a cercare; se non fosse per le finestre chiuse (è al pianoterra) se lo sarebbe ripreso. Ci mette molto tempo a rassegnarsi, un paio di settimane o forse più. I due micetti rimasti crescono, e rimarranno con lei per molti mesi, dandomi così modo di osservare una straordinaria "scuola di gatto". La Gatta è una mamma perfetta, molto affettuosa e molto attenta; ai due gattini insegna tutto ciò che serve a un Gatto come si deve: arrampicarsi, camminare in bilico, seguire le tracce delle lucertole e dei topi, prendere una preda, schivare le minacce (le automobili soprattutto, che sono buone solo quando sono ferme e ci puoi salire sopra, o nasconderti sotto). Tutto ciò che serve a un gatto, insomma; e l'addestramento dura parecchi mesi perché ormai è arrivato l'inverno e un po' di compagnia non dispiace, anche se i gattini ormai sono grandi. Con noi umani, invece, la Gatta è sempre Tigre: guai ad avvicinarsi, soffia e ringhia (il ringhio "di pancia" dei gatti) e fa anche un po' spavento. Meno male che è un gatto e non un giaguaro, mi viene da pensare; e ogni tanto le porto qualcosa da mangiare, perché ormai è passato del tempo anche per me, e la cura del giardino è diventata mia (per quel che posso fare, non me ne ero mai occupato...). Ma lei soffia, soffia e inarca la schiena, e insegna anche ai figli che l'essere umano è pericoloso e cattivo. Guai ad avvicinarsi troppo, guai.



(segue)

venerdì 20 marzo 2020

Mamma Gatta ( I )


1.
In principio era la Gatta, mi verrebbe da dire; ma non è così, qui intorno fin da quand'ero bambino ci sono sempre stati gatti (liberi o di proprietà) e me ne ricordo ancora tanti, dal gattino che mi aveva graffiato perché cercavo di fargli il bagno (considerate che ero molto piccolo, un ricordo lontano) e io non capivo perché non avesse voluto giocare a quel gioco così divertente, passando per la gattina che si metteva sotto le finestre e diceva miao ogni volta che vedeva noi bambini affacciati (sapeva che qualcosa sarebbe arrivato, e mia mamma ci aveva insegnato a buttare bocconi piccoli, così non si sporca in giro). L'apparizione della Gatta segue però un evento cupo e abbastanza recente, una specie di tabula rasa: qualcuno aveva messo dei bocconi al veleno, e ci fu una strage di gatti che noi vecchi del posto ancora ricordiamo; ne fece le spese anche il cagnolino dei miei vicini di casa, poco più grande di un gatto o forse delle stesse dimensioni. Raccolti o fatti raccogliere i miseri resti (ne trovavamo in tutti i giardini, davvero una cosa brutta), della vecchia guardia rimase solo una gattina minuscola, miserina e con la coda di topo, che aveva preso in simpatia mia mamma. La gattina, sopravvissuta miracolosamente al veleno, non aveva più denti e non aveva più voce; mia mamma le tagliava apposta dei pezzettini di carne delle dimensioni giuste da poter ingoiare, e visse ancora per qualche anno (fece poi una fine tragica, anche questa di matrice oscura). E' a questo punto, sette o otto anni fa, che entra in scena la Gatta: una Gatta magnifica, non tanto per il pelo (bianca con chiazze nere) ma per l'aspetto fiero e per le movenze eleganti. Una Tigre, insomma. Mia mamma la mandava via, spruzzandole addosso un po' d'acqua, perché portava via il cibo alla povera gattina Codaditopo; ma poi Codaditopo sparì definitivamente, e qui comincia una nuova storia.


(segue)

lunedì 10 febbraio 2020

lunedì 13 gennaio 2020

Storia dell'amaca ( II )


La rete-amaca dura poco più di un anno, poi crollerà sotto l'effetto congiunto del vento e di una breve nevicata; tutt'altro che da escludersi che le escursioni del gattino Disaster abbiano avuto l'effetto che temevamo. Nel frattempo, io ho fatto amicizia - o meglio, sono stato costretto a fare amicizia - con il gattino - pardon, gattina - e l'ho chiamata non più Disaster ma Ciccetta (o meglio Cicetta, con una c sola: vezzeggiativo scherzoso comunemente in uso nel comasco) ma ogni tanto Disaster riaffiora.
Che fare. A Ciccetta la rete antigrandine piaceva tantissimo, ma adesso non c'è più. Aspetto per un po' per vedere se viene ripristinata (non oso chiedere direttamente) poi mi rendo conto che la rete è destinata a rimanere un ricordo e comincio a riflettere. In fin dei conti, ho un pezzo di rete in garage: può servire? Ne ritaglio un pezzo abbastanza grande da contenere un gatto - pardon, una gattina - e lo lego ai rami di un pesco. Ci sta perfettamente, sembra fatta apposta; il filo che ho usato per appenderla è bello robusto (filo elettrico, avanzi di vecchi lavori), vediamo se si fida a entrarci. Dopo un po' di titubanza (mi ha guardato bene per tutto il tempo dei lavori, è stata attenta) finalmente il collaudo: funziona, sono anche riuscito a prendere bene le misure lasciando pendere la rete quel tanto che basta per contenere il corpo. Manca ancora una cosa, però, e Ciccetta me lo fa notare: allunga una zampina sulla siepe, poi la tira indietro e mi guarda. Ripete il gesto, è chiaro: mica si può camminare sulla siepe, le piantine pungono e si rischia di scivolare di sotto. Io pensavo che avrebbe usato il pesco per salire, ma così non è: abituata a scorrazzare sui tetti dei garage, Ciccetta vorrebbe un collegamento diretto. Una tavola di legno va bene? Certo che sì, approvato. Sistemo bene la tavola, anzi la cambio perché è troppo stretta, e la variante di valico è pronta. Siamo nel gennaio 2018, quindi l'amaca sta per compiere due anni - ma ormai la storia dell'amaca qui in giro la conoscono tutti, mancavate solo voi.

domenica 12 gennaio 2020

Storia dell'amaca ( I )


Nella primavera del 2016 il mio vicino decide di mettere la rete antigrandine nell'orto. Io non ci avrei mai pensato, non sapevo neanche che esistessero le reti antigrandine, ma in effetti lavorare tanto e poi vedersi tutto rovinato da una grandinata non è bello, e parlo per esperienza diretta. E dunque, nel giro di poco tempo ecco qui la rete pronta e montata. Quello che il mio vicino non sa, e non potrebbe certo immaginarselo, è che nel frattempo la Gatta ha fatto i gattini e ha deciso di allevarli qui. Dettaglio insignificante? Non proprio, perché - tempo due mesi - uno dei gattini finirà proprio a casa sua (sarà lui a rapirlo), e dei due che sono rimasti uno si mostrerà particolarmente vivace, così vivace che mi viene da chiamarlo Disaster. Disaster non sta mai fermo (un moto perpetuo), mi mastica le piantine di porro, fa la pipì scavando nel prezzemolo, si arrampica sulle piante di pesco, sale sui tetti dei garage, corre a trecento all'ora, e soprattutto ha una passione irrefrenabile per la rete antigrandine del mio vicino. Non solo il gattino ci passeggia sopra, con grande divertimento, ma ci si addormenta dentro. Gli piace proprio, la rete antigrandine, a Disaster. Che fare? In fin dei conti è solo un gattino, pesa poco, si pensa che col tempo gli passerà. E invece no, col tempo la rete diventa una vera e propria amaca, il gattino cresce ma è tenero e simpatico, lo si lascia fare.




Quello che non so io, invece, e che scoprirò col tempo, è questo: non solo il gattino è una gattina, ma mi ha preso di mira e non intende affatto andar via. Un po' alla volta scopro che si lascia avvicinare e perfino toccare, nonostante i soffi e le minacce della Gatta sua mamma; poi accetta una carezza, e infine compio l'errore fatale: la grattatina sulla testa. Non avevo la minima intenzione di prendermi cura di un gatto, ma non me la staccherò più di dosso.
(1- continua)

domenica 29 dicembre 2019

Un gatto misterioso, o forse no



(Agnes Miller Parker, 1939)
Ho avuto la fortuna di aver in casa un gatto siamese, e devo proprio dissociarmi da quello che ne scriveva Syd Barrett: il siamese non ha niente di luciferino, e in fin dei conti è un gatto come gli altri, la differenza sta solo nel colore del pelo e nella disposizione delle macchie. Ma poi leggo meglio il testo di "Lucifer Sam", e capisco: è la ragazza che gli interessa. Una ragazza dai capelli rossi, e quel gatto siamese che le sta sempre vicino, che impedisce approcci; quel gatto sempre al suo fianco, quasi che fossero uno il lato opposto dell'altra, inscindibili. Eh sì, quel gatto ha qualcosa che non mi so spiegare - e anche quella ragazza, mi viene da aggiungere, è un bell'enigma.


Lucifer Sam  (qui per l'ascolto)
(Barrett)
Lucifer Sam, siam cat.
Always sitting by your side
Always by your side.
That cat's something I can't explain.
Ginger, ginger you're a witch.
You're the left side
He's the right side.
Oh, no!
That cat's something I can't explain.
Lucifer go to sea.
Be a hip cat
Be a ship's cat.
Somewhere, anywhere.
That cat's something I can't explain.
At night prowling sifting sand.
Hiding around on the ground.
He'll be found when you're around.
That cat's something I can't explain

(dal primo lp dei Pink Floyd)


(Lucifer Sam, gatto siamese, siede sempre al tuo fianco, sempre al tuo fianco: quel gatto ha qualcosa che non mi so spiegare. Ginger, ginger, sei una strega, lui è il lato sinistro tu sei il lato destro. Oh no, quel gatto ha qualcosa che non mi so spiegare...)