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venerdì 12 aprile 2019

Farsi celacanto

Da " I nomi epiceni" di Amélie Nothomb   ed. Voland   ( qui )

dipinto di Felice Casorati





...un grande freddo si impossessò di lei. Esiste un pesce chiamato celacanto che ha il potere di spegnersi per anni se il suo biotopo diventa troppo ostile: si lascia vincere dalla morte aspettando le condizioni per la resurrezione. Senza saperlo, Epicène ricorse allo stratagemma del celacanto. Compì
quel suicidio simbolico che consiste nel mettersi tra parentesi. Un assassinio invisibile molto più frequente di quanto non si creda.

venerdì 13 gennaio 2017

dillo col glicine




Non conosco visione più straziante del glicine in fiore: quei grappoli azzurri che piangono lungo le volute del tronco-liana hanno ragione della mia poca flemma e mi trasformano in una grottesca tracimazione lamartiniana. Quand'ero piccolo, passavo le domeniche dalla nonna. Un glicine scalava il muro della casa. Già allora non capivo perchè, ma scoppiavo in singhiozzi di cui non mi sfuggiva il ridicolo.

martedì 8 novembre 2016

Swift, il bonsai salvato da Méliès



Amelie Nothomb

La salvezza appartiene al campo del più bizzarro mistero. Il 21 dicembre 2011 ho ricevuto in regalo un bonsai di raffinata bellezza. L'ho portato nel mio appartamento e l'ho battezzato Swift. Due settimane dopo Swift ha cominciato a morire. Sono corsa dalla venditrice autoproclamatasi specialista di quella specie che mi ha detto:

- Il suo bonsai è agonizzante.
- Lo so. Cosa mi consiglia?
- Niente.
- Ma ci sarà pure qualcosa che si può fare!
- Contro la morte?
- Non è ancora morto. Finchè c'è vita, c'è speranza.
Lei alzò gli occhi al cielo.

- Queste scemenze non valgono per i bonsai. Fin dall'infanzia ha vissuto torture che lei non può neanche immaginare. Non ci tiene più a vivere, capisce...
Mi resi conto che la venditrice era una depressa che attribuiva le proprie patologie alle sue piante, e me ne andai.
Per la strada, passai davanti a un cinema in cui davano Hugo Cabret di Scorsese.L'orario era quello giusto. Acquistai un biglietto e aspettai in fila con Swift in braccio. La gente mi guardava e scuoteva la testa. Venuto il momento, mi accomodai in sala. Swift, sulle mie ginocchia, sembrava sul punto di esalare l'ultimo respiro. Osavo appena immaginare i tormenti che gli erano stati inflitti durante la crescita per ridurlo alla condizione di bonsai. Il fatto di apprezzare questa specie torturata la dice lunga sul nostro grado di sadismo.
Cominciò il film. La prima metà mi piacque poco ed ebbi quasi la tentazione di addormentarmi. Al cinema si dorme molto meglio che a letto: è un sonno cosciente. Ma la seconda parte mi entusiasmò da matti e fui svegliata in preda a emozioni lunari. La figura di Méliès mi riconciliò con la conquista dello spazio e uscii dalla sala esultante. Tra le mie braccia Swift manteneva un silenzio meditativo.
Una volta a casa depositai la mia pianta di compagnia accanto alla caffettiera e continuai la mia vita. L'indomani il bonsai era resuscitato. Solo che non è più un bonsai. Ne ha sempre il corpo gracile, ma ormai produce delle foglie grandi come quelle di un baobab. Scorsese lo ha lberato dal maleficio della piccolezza.

Amelie Nothomb, La nostalgia felice, ed. Voland

Méliès, L'homme à la tête en cahoutchouc (Star Film, 1901)