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lunedì 19 settembre 2016

Cicale



Ancora un'altra sera estiva al manicomio di Lucca; le cicale in massa gridano a non si sa chi.
(Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, pag.60 ed. Oscar Mondadori 1967)


Siamo all'otto luglio. Le cicale anche di qui, dall'ingresso dove ora abito invece che nell'altra stanza che sulle cicale sovrastava, mi chiamano e con più familiare dolcezza come mi volessero dire di sperare ancora, che tanto lo so bene che c'è Dio.
(Mario Tobino, come sopra, pag.116)



(la cicalona è un design originale di Elsa Schiaparelli)

domenica 18 settembre 2016

Gatti e amanti

La Lella ha dunque due gatti, uno nero e uno bianco. Prima erano piccoli, di nido, e la Lella li trattava come bambini, ma in pochissimi mesi son diventati giovanotti e la notte stanno fuori di casa ritornando stanchi al mattino, e, dopo aver mangiato, sdraiati in un angolo della cucina, o ravvolti in se stessi sopra una sedia, dormono ore e ore. Da quando son giovanotti come tali la Lella li tratta, con bonomia, consapevole che la legge della natura vuole così; la mattina la si sente esclamare mentre ritornano: «Avete fatto nottata!» e già ha preparato il latte in una scodella. Ma perché i due gatti non vadano troppo distanti a ricercare le gatte, la Lella prepara da mangiare anche alle amanti.
(Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, pagg.85-86 ed.Oscar Mondadori 1967)



(non sono riuscito a trovare il nome di chi ha fatto questo disegno, mi dispiace molto)

sabato 17 settembre 2016

Inventario


Mario Tobino era un medico, primario di psichiatria dagli anni '30 fino agli anni '60. "Le libere donne di Magliano" racconta la vita quotidiana nel manicomio nei pressi di Lucca

La gran novità è la civetta. Il dottor Oliviero, che è cacciatore, ha portato alla Lella, perché gliela allevi, una giovane civetta, che ora trionfa in cucina dentro una gabbia fatta di ramuscoli verdi intrecciati. Così abbiamo, nel reparto medici, diretto inflessibilmente dalla malata Lella:
due gattini (uno bianco e uno nero);
i garofani (gelosamente custoditi);
Fido, il cane dello stesso dottor Oliviero (che però è il festosissimo ospite di solo dieci giorni ogni tre o quattro mesi);
Cecco, il merlo del dottor V. (però ospite solo d'estate, quando il dottor V. va in ferie e porta Cecco alla Lella perché lo custodisca);
una cagna (ospite saltuaria), nera e lucida, forse di buona razza, che ogni sera alle sette viene a mangiare il cibo che la Lella nascostamente le ha preparato in un angolo del giardino;
e ora la civetta, stabile, superba e indifferente. La Lella, che si riempie il cuore di trilli con queste bestie, già l'ha abituata a beccare delicatamente la carne che le viene offerta nel palmo della mano.
Ci sono poi dei gatti saltuari e oscuri, ed anzi, più precisamente, delle gatte, amanti dei due nostri gatti, alle quali la Lella prepara da mangiare dentro un chioschetto con la speranza che i nostri gatti avendo le amanti sotto la finestra non vadano a passare la notte lontano.
(Mario Tobino, Le libere donne di Magliano  pag.56-57 ed. Oscar Mondadori 1967)

(Mario Tobino in una foto dai suoi libri)

venerdì 16 settembre 2016

Gatti e topi lucchesi

Qui siamo in campagna e spesso si vedono correre topi di diversa misura. Oggi mentre ero sdraiato sul letto mi sono sentito vellicare la nuca. Era successo che stanotte mi ero svegliato perché un topino frugava e gli ho dato la caccia, anche con la granata, ma senza successo. Sdraiato sul letto, sentendo il vellichio non me ne sono curato rifiutando di indulgere alle suggestioni. Ma dopo un poco proprio sotto la testa ho udito un grazioso pigolio e mi son detto: «E' lui», infatti ho sollevato il guanciale e subito dopo l'ho ricalato e compresso perché c'era, un topino piccolo e gentile. Ho stretto i due guanciali che nascondevano il topino e sono riuscito ad arrivare alla porta, e fuori li ho aperti; il topino è caduto in terra ed è corso via; per un po' l'ho lasciato correre poi, ricordandomi l'irritazione notturna, l'ho ucciso, con un po' di ribrezzo.
Suor Giacinta mi ha promesso che stasera alle otto mi porterà la gattina della Giuffré, una malata che ha una gatta affezionatissima, dal pelo nero lustro con una chiazza bianca per metà muso. Ho pensato di mettere la gatta nella cucina che c'è dopo il mio andito e rinchiuderla. Vedremo se ci starà o se non diverrà una diavolessa per sentirsi serrata.

(ore otto) Mi hanno portato la gattina, c'era suor Giacinta, una infermiera e la Giuffré con la gattina spaventata in braccio. C'era un'aria come la portassero, eccitate, a fecondare. Suor Giacinta, poiché pioveva, per attraversare il giardino esposto al cielo ha rannicchiato le ali della cornetta e ha detto a chi le offriva l'ombrello: «No! no! domani è domenica e me la cambio!» ed è fuggita via sotto l'acqua; era ritornata fanciulla. La gattina ora è di là, sola, in cucina, spaurita; le ho lasciato la luce accesa. Si è nascosta nella penombra tra l'acquaio e i fornelli. La Lella, quando è venuta a portarmi il caffè e gliel'ho fatta vedere ha esclamato gelosa che era più bello il suo gatto, quella "bestiaccia" invece faceva paura.
Se stanotte sento il brusichio di un topo, libero la gatta e vediamo se, da desiderosa di fuggire, improvvisamente attenta si mette a cacciare come successe quella volta col gatto della Lella che, piccolo Napoleone, in un attimo fece prigioniero il topino.

(Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, pagg.128-130 edizione Oscar Mondadori 1967)

(la gatta è di Inogaki Tomoo)