Io le avevo sempre chiamate "pettini":
è il loro nome scientifico, Pecten jacobaeus. L'ho chiamata così
fino quasi ai vent'anni, poi mi è capitato di farne il nome davanti
a una tavola imbandita e mi sono quasi saltati addosso: «Pettine?
Ma che pettine, sono capesante!». Io non sapevo neanche che fossero
commestibili, in casa mia i molluschi non erano di casa; so che mia
nonna cucinava un ottimo baccalà alla veneta ma io purtroppo non ho
l'età per ricordarmene. E poi c'erano i pesci del lago, le
alborelle, gli agoni (pesce pregiatissimo), poco altro: trote,
cavedani, qualche amico che andava a pescare (negli anni '60 era
ancora possibile). Insomma, per me quella conchiglia lì era e rimane
il pettine, e ancora oggi faccio fatica a dire l'altro nome, quello
commerciale.
(martin-lister 1678)
Il nome scientifico, Pecten jacobaeus,
da una parte sottolinea la somiglianza con i pettini per i capelli in
uso nell'antichità, e dall'altra (jacobaeus) l'essere il simbolo dei
pellegrini che vanno a Santiago di Compostela, cioè da san Giacomo.
Il pettine è visibile anche in Botticelli, la Nascita di Venere.
Esiste anche un'altra varietà simile, è sempre un pettine ma viene
classificato come Chlamys varia. E, comunque, voi fate come vi pare, ma io continuerò a chiamare "pettine" quella conchiglia, e a pensare alla Venere di Botticelli.
(Terry Gilliam, fotogramma da Il barone di Munchhausen)