In realtà nell'opera shakespeariana tale momento non è compreso nell'azione scenica in quanto mero antefatto richiamato da Prospero in una battuta di dialogo.
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| Maud Tindal Atkinson, Ariel |
Nell'atto I della Tempesta, Prospero chiama Ariel, lo spirito dell’aria al suo servizio. Lo spiritello dice al suo padrone che ha svolto a puntino i compiti assegnati: ha suscitato nell’equipaggio l’illusione della tempesta e del naufragio,ha ancorato la nave in una baia nascosta con la ciurma addormentata sotto coperta, ha lasciato Ferdinando da solo e in preda all’angoscia di essere l’unico sopravvissuto e ha sparpagliato tutti gli altri in piccoli gruppi in zone dell’isola tra loro distanti.
Prospero: Ma tu, i tormenti da cui ti ho liberato, te li scordi?
Ariel: Io no.
Prospero: Tu sì, gramigna grama e bugiardo. E te la sei scordata la brutta strega Sicorace, incurvata dagli anni e dalla protervia come un cerchio di botte? (…)
Quella stregaccia balugia fu scaricata, incinta, da certi marinai e abbandonata qui. Tu, che ora ti vanti di servir me, servivi lei, allora. Ma essendo tu uno spiritello troppo etereo e delicato per eseguir gli incantesimi terragni e orrendi che ti imponeva lei, ti ribellasti (…) e quella, nel suo furore implacabile, e con l’aiuto dei suoi più potenti ministri, ti serrò nello spacco fatto in un pino: dove, così strizzato, rimanesti in quel tormento una dozzina d’anni.
Dinanzi alla minaccia di finire di nuovo conficcato nel tronco del pino per altri dodici anni, Ariel , dopo aver chiesto perdono, continuerà a rendersi utile al suo padrone, generando illusioni nei naufraghi e inducendoli, a seconda dei casi e delle necessità, all'azione o all'inazione.
