Mario Tobino era un medico, primario di psichiatria dagli anni '30 fino agli anni '60. "Le libere donne di
Magliano" racconta la vita quotidiana nel manicomio nei pressi di Lucca
La gran novità è la civetta. Il
dottor Oliviero, che è cacciatore, ha portato alla Lella, perché
gliela allevi, una giovane civetta, che ora trionfa in cucina dentro
una gabbia fatta di ramuscoli verdi intrecciati. Così abbiamo, nel
reparto medici, diretto inflessibilmente dalla malata Lella:
due gattini (uno bianco e uno nero);
i garofani (gelosamente custoditi);
Fido, il cane dello stesso dottor
Oliviero (che però è il festosissimo ospite di solo dieci giorni
ogni tre o quattro mesi);
Cecco, il merlo del dottor V. (però
ospite solo d'estate, quando il dottor V. va in ferie e porta Cecco
alla Lella perché lo custodisca);
una cagna (ospite saltuaria), nera e
lucida, forse di buona razza, che ogni sera alle sette viene a
mangiare il cibo che la Lella nascostamente le ha preparato in un
angolo del giardino;
e ora la civetta, stabile, superba e
indifferente. La Lella, che si riempie il cuore di trilli con queste
bestie, già l'ha abituata a beccare delicatamente la carne che le
viene offerta nel palmo della mano.
Ci sono poi dei gatti saltuari e
oscuri, ed anzi, più precisamente, delle gatte, amanti dei due
nostri gatti, alle quali la Lella prepara da mangiare dentro un
chioschetto con la speranza che i nostri gatti avendo le amanti sotto
la finestra non vadano a passare la notte lontano.
(Mario Tobino, Le libere donne di
Magliano pag.56-57 ed. Oscar Mondadori 1967)
(Mario Tobino in una foto dai suoi libri)