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| fotogramma di "Fanny e Alexander "di I. Bergman |
Quando il film non è un documento, è un sogno. Per questo Tarkovskij è il più grandi di tutti. Lui si muove con assoluta sicurezza nello spazio dei sogni, lui non spiega e, del resto, cosa dovrebbe spiegare? E' un'osservatore che è riuscito a rappresentare le sue visioni facendo uso del più pesante e del più duttile dei media. Per tutta la mia vita ho bussato alla porta di quegli spazi in cui lui si muove con tanta sicurezza. Solo qualche volta sono riuscito ad intrufolarmi dentro. I miei tentativi coscienti hanno avuto quasi sempre come risultato dei penosi insuccessi: "L'uovo del serpente", "L'adultera", "L'immagine allo specchio" ecc.
Fellini, Kurosawa e Bunuel si muovono nello stesso mondo di Tarkovskij, Antonioni era sulla stessa strada ma cadde sopraffatto dalla propria noiosità. Méliès vi si trovò sempre senza bisogno di rifletterci sopra. Era un mago di professione.
da "La lanterna magica" di I. Bergman
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| fotogramma di "Lo specchio" di A. Tarkovskij |
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