mercoledì 19 aprile 2023

La linea d'ombra

Ieri ho sfilato dal posticino in cui era stato sistemato almeno 10 anni fa, un cd acquistato in Irlanda e, scorrendo la lista dei brani essenzialmente di tradizione celtica, un titolo mi ha riportato a uno scritto di Giuliano che voglio qui riproporre. Giuliano trovò una relazione tra un passo tratto dall'  Evgenij Onegin di Pushkin, un passo de "La linea d'ombra di Conrad" e infine il testo della canzone che ieri ho ascoltato e che poi ho scoperto essere in realtà una poesia di Yeats, Down by the Salley Gardens.  

Ripropongo di seguito il post di Giuliano, pubblicato sul suo blog, Deladelmur



Ho conosciuto la voce d'altri desideri,

ho conosciuto la nuova tristezza;

per i primi non ho speranze,

e per le vecchie tristezze ho pietà.

O fantasie ! Dov'è la vostra dolcezza?

dov'è la giovinezza, ritmo eterno ?

è proprio vero che dunque, alla fine,

io sono appassito, e appassita è la sua corona?

E' vero, proprio vero,

che senza elegiache illusioni

è fuggita la primavera dei miei giorni

( cosa ch'io ripetevo finora scherzando ) ?

Ed è proprio vero ch'essa non ha ritorno?

Vero proprio che presto avrò trent'anni ?

...

Così è giunto il mezzodì, e debbo

confessarmi, lo vedo io stesso

...

e tu, ispirazione giovanile,

agita la mia immaginazione,

rianima il sonnecchiante cuore,

vieni più spesso al mio cantuccio,

non lasciar raffreddare l'anima del poeta,

fa' che essa non sia crudele, non si irretisca,

non si pietrifichi infine,

nell'incanto distruttore del mondo,

fra i gelidi superbi,

fra gli sciocchi brillanti,

...

fra i figli astuti, pusillanimi,

folli e male avvezzi,

tra i delinquenti e i ridicoli, noiosi,

ottusi e faccendieri giudici,

tra le civette baciapile,

tra i servi volenterosi,

tra le scene quotidiane alla moda,

i tradimenti rispettosi, garbati,

tra i verdetti gelidi

della crudele vanità,

tra la vuotaggine dispettosa

dei calcoli, dei pensieri e delle convenzioni,

in quel vortice, insomma,

dove con voi io nuoto adesso,

amici cari !

...

Beato chi è stato giovane da giovane

beato chi è maturato a tempo,

chi gradualmente il freddo della vita

ha saputo sopportare con gli anni;

chi non s'è abbandonato a sogni strani,

chi non s'è fatto estraneo al volgo mondano ...

(Pushkin, Evgenij Onegin, cap. 6-8,ed. Sansoni, traduzione di Ettore Lo Gatto)


Solo i giovani hanno di questi momenti. Non parlo dei giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. E' il privilegio della prima gioventù di vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta una bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezioni. Uno chiude dietro di sè il piccolo cancello della mera fanciullezza ed entra in un giardino incantato. Là perfino le ombre splendono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione. E non perché sia una terra ignota. Si sa bene che tutta l'umanità ha percorso quella strada. Ma si è attratti dall'incanto dell'esperienza universale da cui ci si attende di trovare una sensazione singolare o personale: un po' di se stessi. Si va avanti, allegri e frementi, riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, accogliendo il bene ed il male insieme - le rose e le spine, come si dice - la variopinta sorte comune che offre tante possibilità a chi le merita o, forse, a chi ha fortuna. Sì. Uno va avanti. E il tempo pure va avanti, finché ci si scorge di fronte una linea d'ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù.

Questo è il periodo della vita che può portare i momenti ai quali ho accennato. Quali momenti? Momenti di tedio, di stanchezza, di scontento. Momenti d'irriflessione. Parlo di quei momenti nei quali i giovani sono propensi a commettere atti inconsulti, come sposarsi all'improvviso o rinunziare ad un'occupazione senza motivo. Questa non è la storia di un matrimonio. Non mi andò così male. Il mio atto, per quanto avventato, ebbe più il carattere di un divorzio, quasi di una diserzione. Senza una ragione plausibile per una persona di buon senso, piantai il mio lavoro - abbandonai il mio posto - lasciai il bastimento del quale non si sarebbe potuto dire altro di peggio che era un bastimento a vapore e che, perciò, non esigeva quella cieca fedeltà che... Ma è inutile voler giustificare quello che io stesso anche allora immaginai che fosse un po' un mio capriccio. (...)

(Joseph Conrad, inizio di “La linea d’ombra”)


Down by the Salley Gardens

(Words: W. B. Yeats, 1889. Tune: Maids of the Mourne Shore, Trad.)

It was down by the Sally Gardens, my love and I did meet.

She crossed the Sally Gardens with little snow-white feet.

She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree,

But I was young and foolish, and with her did not agree.

In a field down by the river, my love and I did stand

And on my leaning shoulder, she laid her snow-white hand.

She bid me take life easy , as the grass grows on the weirs

But I was young and foolish, and now am full of tears.

Down by the Sally Gardens, my love and I did meet.

She crossed the Sally Gardens with little snow-white feet.

She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree,

But I was young and foolish, and with her did not agree.

(edizione consigliata: innanzitutto Kathleen Ferrier, ( qui )e poi John Mac Cormack)  ( qui ) ( qui la traduzione )


Ascolto l'Eugenio Onieghin di Pushkin, nella versione messa in musica da Ciaikovskij, e non posso non rimanerne ancora colpito. Eppure non è la prima volta che ascolto quest'opera, dovrei essermi abituato; ma è un po' l'effetto che fa la Bohème di Puccini, che credi di sapere già tutto e magari anche di esserne stufo, e invece mi sorprende sempre e mi trovo ad essere commosso. Di che cosa parla l'Eugenio Onieghin? Del tempo che passa, e che non torna più; e delle diverse strade che la vita ci mette davanti. La scelta, il più delle volte, spetta a noi: ma non sempre sappiamo individuare la strada giusta.

Evgenij Onegin è un giovane ufficiale russo, di quelli dei primi dell'Ottocento. Di lui si innamora Tatiana, che è poco più che una bambina; lei gli scrive una lettera, ma lui non le risponde nemmeno, ha ben altro per la testa. Ma passa poco tempo e Tatiana è ormai una giovane donna; per lei Eugenio litiga col suo migliore amico, Lenski. I due si sfidano a duello, e Lenski muore. Nel finale, Tatiana è una donna sposata; ad un ricevimento, Eugenio la incontra dopo molto tempo e scopre di esserne perdutamente innamorato. Ma ormai è tardi.

Credo poi che siano in pochi a conoscere davvero “The shadow line” di Conrad: il titolo di questo libro è stato talmente copiato e inflazionato che ha finito per perdere significato, ed è un peccato gravissimo. “La linea d’ombra” e “The end of the tether”, tradotto spesso con “Al limite estremo”, sono i libri dove Conrad parla del primo lavoro, del primo comando di una nave (il mestiere di Conrad, capitano su una nave mercantile) , delle prime responsabilità. Alle volte ci sono ostacoli incomprensibili sul nostro cammino, non riusciamo a capacitarci di quello che succede, ed è facile sbagliare (come capita in “Lord Jim”) oppure rinunciare e accontentarsi di qualcos’altro.

E infine “Down by the Salley Gardens”, una melodia bellissima sui versi di Yeats, che racconta l’incontro di un giovane con una ragazza; un incontro che non avrà seguito e che lascerà un grande vuoto nel ricordo: ancora l’Eugenio Onieghin.

mercoledì 5 aprile 2023

Con un agnello in braccio

 

 

Erano i tempi in cui la sera giravo per le vie intorno a Nybroplan con un agnello in braccio.
Me lo ricordo perfettamente. Era arrivata la primavera. L’aria era secca e come polverosa. La sera era fresca, ma conservava ancora il tiepido profumo del giorno: profumo di terra e delle foglie morte
dell’autunno scaldate dal sole. L’agnello belava spaurito mentre attraversavo la Sybillegatan.

sabato 25 marzo 2023

Cartoline



1.

Ho perso la mia strada a Donoratico;
perdo del tutto anche il mio senso pratico,
vedo là il mare, penso a Cesenatico.
Ma in tutto questo non c'è nulla di drammatico:
ho solo acceso l'idiota automatico.




2.

Cercando rime tra le brume a Radicondoli
cercando versi e ritmi e non trovandoli
cercando invano ritrovare Radicondoli
per la diritta via che era smarrita
nel mezzo del cammin di nostra vita...







3.

Indeciso fra Maldive e Maldiventre
fra la Sardegna e il mare tropicale
fra la barriera corallina e il caldo mare
che dalla Corsica fin qua mi chiama,
io m'abbandono alla bonaccia reticente.







 

4.

Inerpicato per le vie di Andorra,
l'asino arranca ed io non è che corra.
Il sole tutto quanto intorno indora,
io la mia meta non la vedo ancora,
lungo è il percorso e non v'è chi mi soccorra.






5.

Nella mia stanza di Bogotà
misuro il tempo che se ne va,
e con il metro la profondità
che mi separa dall'eternità:
lo spazio tempo, la lunghezza e vastità.






 

6.

Un cuore freddo come la Siberia;
e nella mente come un vuoto d'aria
a rimarcare che le mie parole
sono svanite come neve al sole:
ed è una nuvola nera che par seria...



 

7.

Di bachi e di bruchi
di Nô e di Kabuki
io qui a Nagasaki
di api e di fuchi
di mele e di cachi
di enigmi e di voci
di cani mordaci
e tigri feroci
di donne senz'ombra
di amori passati
di vecchi valori
di vesti veloci
di sari e di sete
che sento frusciare -
ma è un'ombra, un tramonto,
io qui a Nagasaki...



I testi e i disegni sono di Giuliano Bovo 


sabato 11 marzo 2023

Comunicazione libresca

 



Da "Works" ( edizione ampliata ) di Vitaliano Trevisan


" In più, anzi soprattutto, ed è un altro comune fraintendimento, si crede, anzi si dà per scontato, che chi scrive voglia comunicare, abbia cioè un qualcosa, un oggetto, che ha necessità di essere comunicato, ovvero, volendo parlare con lingua diritta, di essere venduto; e ancora, procedendo nella addizione, in negativo, si dà per scontato che il vero oggetto che l’autore vuole comunicare, al di là dell’oggetto libro e attraverso esso, sia in realtà l’autore medesimo. Anche questo è, purtroppo, del tutto normale, ma, in questo caso, qualcosa da aggiungere forse c’è. Comunicazione!, parola chiave dei tempi nostri attorno a cui ruota un insieme di rispettabili professionisti che fanno della contraffazione semantica una scienza. Se i cosiddetti "professionisti della comunicazione" comunicassero in modo semplice e chiaro non avrebbero alcuna ragione d’essere; lo stesso per i vari corsi di laurea, più o meno specialistici, e anche essi proliferanti, in scienze della comunicazione, dove tutto si insegna meno che a comunicare in modo chiaro e diretto, semmai il contrario. Ne escono giovani mostri addestrati a complicare e a manipolare il linguaggio, qualsiasi linguaggio, in modo tale che, allo stato attuale, ogni vera genuina umana conversazione, ovvero una pratica di relazione non contaminata dal germe della comunicazione, che non voglia perciò sempre necessariamente imporre (vendere) all’altro un oggetto, una verità, una sensazione, un’opinione, una visione del mondo eccetera, dove chi parla o  scrive, voglia semplicemente esprimersi, è ormai praticamente impossibile, a partire da quella con se stessi. Non c’è dunque di che stupirsi se, nella produzione libresca, degli ultimi ultimi decenni, il novecentesco (cosiddetto) "flusso di coscienza" sia stato sostituito da quell’insopportabile, insostenibile, illeggibile "flusso di comunicazione", oltretutto interiore. Comunicare se stessi a se stessi, cioè vendersi e comprarsi da sé! Spesso inconsciamente. Altrettanto spesso consciamente. Più spesso ancora, come per un sacco di altre cose, si sa ma ci si rifiuta di sapere. Ci basti dire, per chiudere con questa  triste e penosa digressione, che allo stato attuale lo scrivere, il pubblicare, l'andare in scena eccetera, non sono affatto un fine, ma un mezzo, uno degli elementi che concorrono a una più complessa e per definizione, subdola strategia di comunicazione, ovvero di marketing, di cui l’autore, che si crede un marchio, è un marchiato, è al tempo stesso oggetto e soggetto. La critica, quando non addormentata, non aiuta, anzi al contrario, si affanna a fabbricare adeguate teorie che arrivano al punto da considerare la strategia di vendita, ovvero il packaging artistico intellettuale, spessissimo disgustosamente corretto (prugna?), come opera in sé, trasformando così il contenitore in contenuto. Del resto, in un’epoca quale la nostra, in cui tutto si trasforma inesorabilmente in merce, non deve stupire che anche per le teorie letterarie artistiche esista un florido quanto asfittico mercato."

mercoledì 22 febbraio 2023

Song for insane times

 

un clic qui per l'ascolto


info

venerdì 17 febbraio 2023

In penombra

 

(fonte dell'immagine)


Una minuscola stanza in penombra può diventare un mondo. C'è un'infinità di pensieri che possono nascere guardando un soffitto di cartone o una conduttura d'acqua che passa in alto, da una parete all'altra. Più che pensieri sono immagini, e sembrano generare dalle cose presenti, anche se le cose presenti non
hanno niente a che fare. E ciò che è meraviglioso è che esse riempiono del tutto la mente, e sempre una nuova immagine fantasticamente fa dimenticare quella di prima, di modo che non ne rimane angoscia o rimpianto.

Da "Il seme tra le spine" in " Tutti i racconti" di Giuseppe Berto, ed. Bur






sabato 4 febbraio 2023

Barbara De Dominicis

 

( info )

Per l'ascolto un clic qui

venerdì 13 gennaio 2023

Imarhan - Achinkad

 



Un clic qui per l'ascolto

info sulla band qui


martedì 3 gennaio 2023

Bruno Munari

 Da "Album di famiglia" di Ernesto Ferrero                                                                                                  Giulio  Einaudi editore






" Pensa con le mani", diceva l'editore, beato. Il mago sorvola la materia, la solleva in volo. I vuoti, gli spazi, i bianchi, valgono anche più dei pieni. Vuole creare intorno all'oggetto il cuscinetto d'aria che lo fa respirare, che lo solleva da terra. (...)

sabato 17 dicembre 2022

qual foco a sfera, e qual ruscello a mare

 

Riporto di seguito uno scritto di Giuliano ( pubblicato tempo fa sul suo blog, "deladelmur")  dedicato a Claudio Monteverdi.





A scuola ho avuto un buon insegnante di lettere, ma i programmi delle scuole sono quello che sono, e lo sappiamo tutti. Ti fanno disamorare di Leopardi, per esempio; e tacciono del tutto su poeti straordinari. Per fortuna, dopo il diploma (perito chimico) non ho più avuto obblighi di esami o interrogazioni, ed ho potuto sfogarmi. Il mondo dell'opera, per esempio, mi ha portato a scoperto straordinarie: Lorenzo Da Ponte e i suoi libretti per Mozart, ma anche quello che Ranieri de' Calzabigi scrisse per Gluck.

Andando ancora più indietro nel tempo, Monteverdi. Nei madrigali di Monteverdi ho trovato Tasso e Petrarca, ma anche tanti altri dei quali ignoravo l'esistenza, come quell'Alessandro Striggio che scrisse per lui l'Orfeo. Ma, per esempio, e per citare un poeta che ben difficilmente troverete nei libri scolastici, cosa può dire un innamorato sotto il balcone dell'amata che lo ha abbandonato per un uomo ricco e potente ? Se è in un'opera di Monteverdi, questo:                       ( qui per l'ascolto )


E pure io torno qui, qual linea al centro,

qual foco a sfera, e qual ruscello al mare,

e se ben luce alcuna non appare

ah, so ben io che sta il mio sol qui dentro.

Caro tetto amoroso,

albergo di mia vita e del mio bene,

il passo e 'l cor ad inchinarti viene.

Apri, apri un balcon, Poppea,

col bel viso in cui son le sorti mie,

previeni, anima mia, precorri il die.

Sorgi, e disgombra homai

da questo ciel caligini e tenebre

con il beato aprir di tue palpebre.

Sogni, portate a volo

su l'ali vostre in dolce fantasia

questi sospir alla diletta mia.

(aria di Ottone, da L'incoronazione di Poppea ) (versi di Francesco Busenello )


Purtroppo, è ancora molto diffuso il vizio di affidare quest’aria a falsettisti più o meno intonati, rendendo così poco più che una curiosità questa musica meravigliosa. Si ascolta “l’uomo che canta con la voce da donna” e si perde del tutto il senso del discorso: si finisce per considerare tutta l’opera lirica come un’inutile bizzarria, per non dire altro. Ricordo invece bellissime esecuzioni di questa melodia ad opera di voci femminili (per esempio Bernadette Manca di Nissa, che la cantò alla Scala negli anni ’90), purtroppo introvabili. Il vero rimpianto, però, è Tito Schipa: che l’avrebbe cantata magnificamente, come nessun altro al mondo, con voce di tenore.


PS: i concetti esposti all’inizio, “qual foco a sfera, e qual ruscello al mare”, sono di origine matematica e alchemica. Monteverdi era figlio di un medico e farmacista, e nel ‘500 il confine tra alchimia, chimica, medicina e farmacia era ancora molto labile. Si tratta comunque di immagini rare e affascinanti, anche solo ad una semplice lettura: la ricchezza della poesia e della letteratura di quel tempo (si pensi all’Ippogrifo dell’Ariosto) oggi ci sembra strana ed esagerata, e io direi che succede perché il nostro immaginario, svilito prima dalla tv commerciale e poi dal 3D e dai videogames, è ormai ridotto a ben poca cosa.

Giuliano Bovo

mercoledì 14 dicembre 2022

Il riccio nella nebbia

 I film di animazione, come gli haiku, brevi ma densi, possono suggerire tante cose. Ad essere rappresentata  qui è la storia di un riccio che si perde nella nebbia. 


E' un'opera di Jurij Borisovič Norštejn

venerdì 9 dicembre 2022

Nella grande solitudine

fotogramma di Salmonberries


 Dal racconto "Nella grande solitudine" in Le civette impossibili di Brian Phillips


Colin aveva un modo fascinosamente bizzarro di continuare a guardarti negli occhi pur morendo di imbarazzo per il fatto di essere osservato - lo stesso che potrebbe avere tua cugina dark quindicenne. E' una cosa che ho notato più volte negli abitanti delle zone remote dell'Alaska, la sensibilità totale e indifesa nei confronti degli sconosciuti. Era come se l'isolamento avesse impedito loro di rendersi insensibili alla presenza degli altri. Quando cammini per strada a Manhattan riesci magari a intuire che ogni persona che incroci è una costellazione di memorie e sensazioni vasta e unica quanto quello che hai dentro tu, ma è impossibile apprezzarlo davvero, una persona dopo l'altra: diventeremmo pazzi. Vivere tra la folla ci anestetizza all'effetto dei volti. La terra incognita di ogni sguardo, come la chiamava Saul Bellow. Ma se ti fai due passi nell'Alaska remota, anche solo per comprarti un sacchetto di patatine al negozio del paesino, spesso la reazione che ottieni è tipo: SALVE, VASTO E TERRIFICANTE COSMO DELLA PERSONALITA'. I varchi sono spalancati.

 

 

lunedì 5 dicembre 2022

Il suono dell'abete rosso


 

illustrazione di Stefano Mancuso
"All'inizio di ogni storia c'è una pianta", osserva Stefano Mancuso, l'agronomo autore della raccolta di racconti  La pianta del mondo. E come poteva non essere altrimenti, visto che " noi animali rappresentiamo soltanto un misero 0,3% della biomassa, mentre le piante l'85% (...). Questo pianeta è un mondo verde, è il pianeta delle piante. Non è possibile raccontarne una storia senza incappare nei suoi abitanti più numerosi. (...) Sono dappertutto e le loro avventure si intersecano inevitabilmente alle nostre".

Nel IV dei racconto de La pianta del mondo, è l'abete rosso ad essere protagonista e la sua vicenda si lega a quella dei più famosi liutai: Stradivari, Amati , Guarneri del Gesù. E' dall'abete rosso che questi liutai hanno ricavato le tavole armoniche dei violini più esclusivi realizzati tra il XVI e il XVIII secolo. E' stato l'abete rosso a produrre il cosiddetto "legno di risonanza", in particolare  l'abete che cresceva in una località ad alta quota del Trentino. Il legno di abete rosso poteva garantire, grazie ai suoi minuscoli canali resiniferi, divenuti cavi all'interno con la stagionatura, la perfetta conduzione del suono. Gli abeti rossi deputati a divenire "piante da musica" hanno avuto bisogno di crescere a una notevole altitudine, su terreni poveri e su versanti esposti a Nord. Tutte queste condizioni ne hanno rallentato la crescita e la hanno resa regolare, garantendo un tronco privo di torsioni o nodi. Sono queste le principali variabili che hanno reso l'abete rosso idoneo a essere utilizzato per le tavole armoniche di grande pregio. Anche l'età della pianta si è rivelata un requisito fondamentale. Stradivari si avvaleva di legni ricavati da alberi vecchi anche duecento anni. I grandi liutai sapevano scegliere l'albero giusto e ricavare da questo certamente più di un violino. Il segreto del suono dei più pregiati strumenti ad arco di qualche secolo fa risiede essenzialmente nella individuazione sapiente di legni dalla struttura compatta e con anelli di accrescimento denotanti una crescita lenta e regolare. Bello pensare che i suoni più limpidi provengano da alberi cresciuti in alta montagna , più vicini  al cielo.

Storia, arte, biologia si intrecciano nei tanti racconti de La pianta del mondo e questa interconnessione rende la lettura avvincente e piacevolissima.

domenica 27 novembre 2022

Un volto stanco

 

Riporto oggi il primo di quattro scritti di Giuliano su un noto film di Federico Fellini, "Roma". Rileggendolo su giulianocinema, ho trovato  delineato con cura  un dettaglio, mi riferisco all'espressione assunta dall'ingegnere che guida i lavori di scavo della metropolitana romana e che rivela il modo di essere e di sentire del capocantiere, un modo apprezzato da Giuliano.




Roma di Fellini ( I )

Roma (1972) Regia: Federico Fellini - Soggetto e sceneggiatura: Federico Fellini, Bernardino Zapponi - Fotografia: Giuseppe Rotunno. Musica: Nino Rota, diretta da Carlo Savina - Ideazione scenografica: Federico Fellini - Scenografia e costumi: Danilo Donati . Coreografia: Gino Landi - Affreschi e ritratti: Rinaldo Antonello, Giuliano Geleng . Con: Peter Gonzales (Fellini a 18 anni), Fiona Florence (Dolores), Marne Maitland (guida alle catacombe “underground guide”), Britta Barnes, Pia De Doses (la principessa), Renato Giovannoli (card. Ottaviani), Elisa Mainardi, Paule Rout, Paola Natale, Marcelle Ginette Bron, Mario Del Vago, Alfredo Adami, Stefano Mayore, Gudrun Mardou Khiess, Giovanni Serboli, Angela De Leo, Libero Frissi, Dante Cleri, Mimmo Poli, Galliano Sbarra (presentatore avanspettacolo), Alvaro Vitali (si esibisce al Teatro Jovinelli), Norma Giacchero, Federico Fellini. Sono stati intervistati: Marcello Mastroianni, Anna Magnani, Gore Vidal, John Francis Lane, Alberto Sordi. Durata: 119



La troupe che sta girando il film sta per scendere nel sottosuolo, negli scavi per la metropolitana che era allora in costruzione. A fare da guida c’è un uomo, che di solito viene presentato come “guida alle catacombe”, e che su Imdb è indicato come “underground guide”: a tutti gli effetti, lo si direbbe piuttosto un ingegnere capocantiere, e così lo chiamerò d’ora in avanti. D’altra parte, il suo rapporto con gli operai parla chiaro; e che sia lui a fare da guida alla troupe è più che naturale. L’ingegnere è piccolo di statura, vestito con eleganza ma poco appariscente, gentile e distaccato, competente e disponibile; si vede subito che gli operai lo trattano con rispetto e anche con affetto, ma il suo è un volto senza entusiasmo.

venerdì 25 novembre 2022

Sandy Denny, " The sea"




Un clic Qui per l'ascolto

Qui uno scritto di Giuliano su Sandy Denny








martedì 22 novembre 2022

"Il maestro della cascata" di Christoph Ransmayr



dipinto di Paul Klee



 La centralità data dall'autore al protagonista e al suo sentire sembrerebbe far retrocedere in secondo piano la trama e il motivo distopico. In realtà, la riduzione dello spazio vitale, delle risorse essenziali, della stessa indipendenza dei singoli individui - nel mondo descritto da Christoph Ransmayr - non può che determinare un unico spazio delle possibilità, di libertà, quello del pensiero, della memoria. Sembra che la vera consistenza del mondo futuro quasi senza terra e materia - prospettato dall'autore - risieda solo nell'intimo sentire individuale e nel racconto che, di questo, il singolo individuo può fare a se stesso, e forse solo a se stesso. A rappresentare la smaterializzazione e l'aleatorietà del mondo esterno, una figura femminile dalle ossa fragilissime, "di vetro" che assumerà invece peso e forza esponenziali nel pensiero del protagonista.

Qui la trama

venerdì 11 novembre 2022

A proposito del processo creativo

 

Da "Parole salvate dalle fiamme" ed. Rosellina Archinto


Il poeta è perseguitato non da un tema, ma da una sensazione.  Il suo stato d’animo è determinato proprio dalla sensazione, febbrile, e muta. Essa scaturisce dentro di lui con un certo ritmo, dettato dalla natura stessa della sensazione. E facendo appena in tempo ad attraversare frettolosamente il pensiero, essa tenta già di prendere forma in parole ritmate, in un verso rimato, in intonazione. Cresce l’inquietudine della sensazione, il poeta si affretta a incanalarla nella parola, mentre ancora non ha le idee chiare su quell’argomento, e nel suo cervello scivolano soltanto allusioni, lapsus, intuizioni- ma la sensazione è assolutamente chiara, definita e non può essere verificata e ritrovata attraverso la ripetizione di ciò che è stato scritto. La poesia è una sensazione filtrata in maniera particolare.

Varlam Tichonovič Šalamov


                                                                   


  


La citazione che ho riportato è una considerazione di Varlam Tichonovič Šalamov, rinvenibile in un prezioso volume che raccoglie la corrispondenza epistolare tra  due poeti, Pasternak e Šalamov e che consente di entrare nella sfera letteraria e umana dei due scrittori. Šalamov scrisse per la prima volta a Pasternak nel febbraio del 1952; si trovava già da quindici anni lontano dai suoi affetti, isolato perché confinato nell'estremo Nord della Russia, dopo le accuse mossegli di attività contro rivoluzionaria.  


martedì 1 novembre 2022

A proposito del cielo

 da " Un eroe del nostro tempo" di Michail Jur'evič Lermontov


Le stelle brillavano sulla volta azzurro scura, e mi veniva da ridere a pensare che un tempo c’erano stati degli uomini molto saggi e convinti che gli astri celesti prendessero parte alle nostre dispute meschine per uno straccio di terra o altri diritti immaginari. E allora ? quelle lampade, a loro parere accese per illuminare i loro trionfi e le loro battaglie, splendono con lo stesso fulgore di prima, mentre le loro passioni e speranze si sono estinte da tempo con loro, come il focherello acceso al limitare del bosco da uno spensierato viandante!



illustrazione di Quint Buchholz