domenica 11 aprile 2021

Theremin








Grazie ad " Ed Wood " di Tim Burton, scoprii qualche anno fa l'esistenza di un insolito strumento musicale, il theremin.









Si tratta di un congegno elettronico inventato dal russo Lev Termen intorno al 1919. Ad Hollywood, soprattutto negli anni Cinquanta, veniva utilizzato nelle colonne sonore dei film di fantascienza. Tim Burton lo volle per la colonna sonora del suo Ed Wood, ma si può riconoscere la sonorità del Theremin anche in altri suoi film. ( p.e. Mars Attacks )


Lo si suona avvicinando e allontanando la mano da due antenne, una delle quali controlla l'intonazione, mentre l'altra il volume. Le due antenne sono montate su una cassetta che contiene il circuito elettronico.










Il theremin è stato utilizzato da diversi musicisti. Tra questi Clara Rockmore, allieva dell'inventore, Samuel J. Hoffman, autore della colonna sonora di Spellbound (Io ti salverò) di Alfred Hitchcock e di The Day The Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra) di Robert Wise, Lydia Kavina, pronipote e allieva di Lev Termen, Pamelia Kurstin. Ricorrono al theremin anche i Led Zeppelin in Whole Lotta Lov




Un sito dedicato al theremin qui


lunedì 29 marzo 2021

Schnittke


E dalle nuvole del cielo
sento calar canzoni
e le raccolgo al volo
le infilo nei pantaloni
E ne ho le tasche piene
le tasche dei miei calzoni
ma ne raccolgo ancora
piovono giù emozioni:
quante ne può tenere
questa mia borsa fradicia?
E' l'atmosfera carica
di arie e canzoni nuove
che io non so capire...




Le rime di Giuliano che ho pubblicato sono dedicate a  Alfred Schnittke ( qui ), un musicista russo, autore  anche di  musica per film. Il video nel post riproduce un brano tratto dalla colonna sonora di "Vals". un film di Viktor Titov


domenica 21 marzo 2021

Un grande critico musicale

 



qui fonte immagine 


Rimpiango molto il mio vecchio caro gatto siamese, insieme abbiamo passato dei gran bei momenti, ascoltando musica e leggendo. Cioè, io leggevo e scrivevo; lui non so bene cosa facesse mentre ascoltava così intento e assorto Beethoven e Brahms, forse pensava, forse sognava di sue vite passate, chissà (forse perché era nato a Parma?). Aveva precisi e raffinatissimi gusti musicali. Non ha mai amato il rock, e il suo interesse per il mio stereo era stato fin lì limitato al moscone che i Pink Floyd avevano messo su Ummagumma, ma solo da piccolo e solo per il tempo di capire che non era un moscone vero. Ma poi le cose erano cambiate, io avevo cominciato proprio in quegli anni ad ascoltare musica sinfonica e operistica, e quando la puntina scese per la prima volta su quel coro del Nabucco (il primo, “Gli arredi festivi”) il gatto stava facendo con grande piacere quello che quasi tutti i gatti di casa fanno: rincorreva senza sosta una cartina di caramella accartocciata. Durante il gioco, il gatto finì sul mio letto proprio mentre partiva il coro di Verdi: e il micio si fermò di colpo, rimanendo assolutamente immobile per tutta la durata del disco. Ricordo ancora mio padre incuriosito dal comportamento del gatto: avevamo provato a spostarlo con delicatezza, a toccarlo, a far scricchiolare la cartina, ma non c’era niente da fare; ed è da quel giorno che ho avuto il gatto siamese come compagno fedele d’ascolto. Quando trovava la porta della mia stanza chiusa, si metteva seduto con un’espressione così desolata che mia madre apriva e mi chiedeva se non avevo cuore a lasciarlo fuori così; e quando provavo a rimettere il rock il gatto se ne andava a dormire, ma in un’altra stanza, non prima di avermi lanciato un’occhiata di rimprovero e forse anche di disprezzo, perché per lui quella non era musica. Non amava neanche lo Stravinskij di “La sacre du Printemps” che per lui era un’accozzaglia di suoni senza senso; ma gli piaceva "Petruska" e sicuramente avrebbe amato molto le sinfonie di Bruckner, ma a quell’epoca non lo avevo ancora scoperto (con gli lp da girare ogni venti minuti, ascoltare il fluviale Bruckner non era facile).
Ho detto che andava a dormire, perché da me non dormiva. Un gatto che dorme, si sa, è un gatto stravaccato o appallottolato; invece il mio amico in ascolto era sempre composto, si metteva comodo con le zampine sotto il corpo, in posa quasi da sfinge, immobile e con gli occhi chiusi, ma con le orecchie ben tese e attente, sistemate nella posizione migliore per percepire nel modo migliore il suono che usciva dalle casse dello stereo. E, quando il disco finiva, usciva dal suo samadhi; apriva gli occhi, consentiva ad essere spostato e mi permetteva (mi spingeva?) di alzarmi per cambiare il disco, operazione che oggi con i CD sarebbe evitabile. Dopodiché, tornava nella sua posizione preferita (addosso a me, naturalmente: chi conosce i gatti sa cosa intendo) e riprendeva l’ascolto. Non per questo cessò di inseguire le carte di caramella, o di arrampicarsi sugli alberi quando poteva scendere in giardino: in fin dei conti, era pur sempre un gatto e, si sa, gatti si nasce e non si diventa.

Giuliano Bovo
( qui )

domenica 7 marzo 2021

Moonrise Kingdom ( Una fuga d'amore )





Nei film di Wes Anderson la trama è solo un pretesto per portare chi guarda la storia in ambienti che, pur essendo luoghi fisici, sono spazi mentali, tanto è sottolineata la loro sostanziale identità con i personaggi che li abitano e il loro sentire. Sono spazi animati e coloratissimi e i personaggi vi si collocano naturalmente e felicemente. 

giovedì 4 marzo 2021

Raccontino spinto




Mi è sempre piaciuto leggere; trovo che, priva dei libri, se ne andrebbe la parte di me che mi piace di più. Ho bisogno dei libri e quindi degli scrittori, così, quando di tanto in tanto Giuliano mi inviava  racconti e rime di sua mano, ricevevo un doppio regalo, quello di leggere testi raffinatissimi e quello di poterli commentare con l'autore. Ne parlavamo nelle mail che ci scambiavamo. 

I racconti di Giuliano sono brevi, leggeri, pieni grazia. La sua scrittura ha molto a che fare con la musica, ne ha la misura, il ritmo, le variazioni, la vivacità. Alcune sue composizioni hanno l'aria di essere frammenti, hanno qualcosa di non compiuto, indefinito e anche questo forse ha a che fare con la musica e il suo carattere. 

Riporto qui un delizioso e breve racconto; di seguito, il modo in cui lo commentò Giuliano


RACCONTINO SPINTO


Lei  si presentò a casa sua con un ingombrante vaso di terracotta, in forma di un grosso gatto dall’aspetto pacioso, qualcosa di vagamente cinese.

- Tieni, - gli disse, - è per te. Se me lo tratti bene, lunedì faremo l’amore insieme.

Lui rimase perplesso, la ragazza era molto carina, ma cosa c’entrava questo gatto?

Lei uscì subito, vantando chissà quali impegni ( “Sono di corsa, mi aspettano”, aveva detto ). Sempre più perplesso, con l’enorme vaso in mano, chiuse a fatica la porta di casa e si rigirò verso il corridoio.

- E adesso dove lo metto?

E, nel mentre passava in rassegna tavoli e comodini, il vaso - com’è logico e naturale - cadde e si ruppe in mille , e fors’anche tremila, pezzi: della qual cosa subito si disperò. Poi ci si rassegnò, e andò a prendere una scopa.

- Si è rotto... - le disse quando lei tornò.

- Non fa niente, - rispose lei levandosi la sciarpa e il berretto di lana; gli si avvicinò e gli diede un grande e caldo abbraccio, e lui trovò logico e naturale rispondere al bacio di lei con un altro bacio.





"... è uno di quei racconti che sono arrivati da soli, non c'è proprio nulla di autobiografico. Mi piace molto, ancora oggi, questo scrivere per frammenti; ci sono dei frammenti che è un peccato completare. Anche la nostra vita è fatta così, basta pensarci un attimo e si scopre che è fatta più di frammenti che di storie complete. Una conversazione al volo, un sorriso, un'arrabbiatura. Qualche anno fa mi ero trovato di fronte, sul treno, una ragazza molto bella e molto giovane, che si era fatta un segno con la biro proprio sul mento. Che faccio, glielo dico? Magari mi risponde male... e invece no, mi ha ringraziato molto, abbiamo anche fatto una chiacchierata, poi è finita lì, un frammento. ("chissà da quanto tempo è che sono in giro così, e nessuno me l'ha detto")"


 

( qui la fonte dell'immagine in alto )


sabato 27 febbraio 2021

Folon

 







Ho visto un signore volare
nel cielo di notte profonda
con un gran mantello un po’ lungo.
Io non ho paura del buio
però quel signore volava
in alto nel cielo profondo.
Un salto deciso e potente
volava volava volava
Assorto nel sonno profondo
volava nel cielo vagava.

                                    Giuliano Bovo


                                                                                                              

sabato 20 febbraio 2021

Gli anagrammi di Tamagni

                                                                                   Dal blog di Giuliano "L'OPERA AL CINEMA "

Giocare con gli anagrammi è bello, ma i risultati sono spesso deludenti a meno di essere davvero bravi. Di anagrammi davvero belli, o significativi, in realtà ce ne sono pochi; in campo musicale è magnifico quello indicato da Alfred Brendel: silent / listen. I più belli che io conosco, in italiano, sono Bibliotecario/Beato coi libri e Attore/Teatro.
Sul piano personale, non posso non essere colpito da calcio/colica. Non per via del football, ma perché i calcoli renali sono fatti di sali di calcio, nel mio caso ossalati di calcio. E anche colica, a guardar bene, è un quasi anagramma di calcoli. Chi ci è passato sa di cosa parlo...
Molto spesso si rimane delusi dagli anagrammi, e secondo me quelli brutti non andrebbero pubblicati. Uno dei più brutti è Eugenio Montale / Uomo inelegante, del tutto privo di senso. Insomma, molto spesso è meglio lasciar perdere gli anagrammi - a meno di non chiamarsi Ernesto Tamagni.

domenica 14 febbraio 2021

Se il cupido di Rubens sbatte le ali

Un clic qui                                                                                     


                                                                   

sabato 6 febbraio 2021

Le barricate misteriose

 Dal blog deladelmur 


Ho incontrato la musica di François Couperin registrando per caso, dalla radio, un brano sorprendente e meraviglioso, con un titolo complicatissimo del quale lì per lì avevo memorizzato solo il nome dell’esecutore: “clavicembalista: Kenneth Gilbert”. Voglio dire: sembrava Jimi Hendrix, eppure era un clavicembalo.

In seguito avrei imparato che ci sono parecchi tipi di clavicembali, costruiti in tempi diversi da diversi costruttori, e che il clavicembalo somiglia solo apparentemente al pianoforte, ma non ne è l’antenato diretto. Nel pianoforte ci sono delle corde che vengono percosse da un martelletto, nel clavicembalo le corde vengono pizzicate da un plettro, o da qualcosa che somiglia a un plettro: ecco dunque la somiglianza con il suono della chitarra, che mi avrebbe colpito anche in seguito e che continua a colpirmi ancora oggi.

sabato 30 gennaio 2021

Da "Spillover" di David Quammen


Abbiamo aumentato il nostro numero fino a sette miliardi e più, arriveremo a nove miliardi prima che si intraveda un appiattimento della curva di crescita. Viviamo in città superaffollate. Abbiamo violato, e continuiamo a farlo, le ultime grandi foreste e altri ecosistemi intatti del pianeta, distruggendo l’ambiente e le comunità che vi abitavano. A colpi di sega e ascia, ci siamo fatti strada in Congo, in Amazzonia, nel Borneo, in Madagascar, in Nuova Guinea e nell’Australia nordorientale. Facciamo terra bruciata, in modo letterale e metaforico. Uccidiamo e mangiamo gli animali di questi ambienti. Ci installiamo al posto loro, fondiamo villaggi, campi di lavoro, città, industrie estrattive, metropoli. Esportiamo i nostri animali domestici, che rimpiazzano gli erbivori nativi. Facciamo moltiplicare il bestiame allo stesso ritmo con cui ci siamo moltiplicati noi, allevandolo in modo intensivo in luoghi
dove confiniamo migliaia di bovini, suini, polli, anatre, pecore e capre - e anche centinaia di ratti del bambù e zibetti. In tali condizioni è facile che gli animali domestici e semidomestici siano esposti a patogeni provenienti dall’esterno (come accade quando i pipistrelli si posano sopra le porcilaie) e si contagino tra di loro.

mercoledì 20 gennaio 2021

Mitologia degli imenotteri




 Le api, si dice, raccontano storie di leggenda intorno alla neve; chiuse nel loro alveare, ne favoleggiano l’esistenza, si dichiarano incredule, dicono che potrebbe essere l’inferno.

Similmente fanno le formiche, che tengono lunghe narrazioni usando feromoni e parole chimiche.
Le rare vespe sopravvissute al lungo inverno sussurrano alle larve di primavera, mentre le nutrono e le massaggiano con delicatezza, leggende e vicissitudini di ciò che hanno visto, del freddo atroce e del grigiore invernale; le nuove vespe pensano alla vespa che ha visto la neve come ad una divinità primigenia, così come noi facciamo con Adamo ed Eva.
L’estate è L’Eden; l’inverno e il gelo sono la Punizione; la primavera è la Resurrezione.

 Giuliano, 8.8.2006


( dal blog di Giuliano, deladelmur )

mercoledì 13 gennaio 2021

- Si fa una gran fatica a sbocciare, - mi disse ridendo il fiore

                                                                                 



- Si fa una gran fatica a sbocciare, -

mi disse ridendo il fiore;

e fa fatica il seme a germogliare,

è una fatica che costa dolore.

Il rischio poi è di farti calpestare,

o di finire sottoterra a marcire,

invece di fiorire sulle aiuole.

E' un rischio che si corre ed è da fare,

ma io voglio ritornarmene a dormire.

Nel fiero sonno io voglio sognare,                                                           

voglio sognare che posso anch'io fiorire,

voglio fiorire e poi rinascere e morire,

e che i miei frutti sian dolci da mangiare.     


da "Stagioni" di Giuliano Bovo    


                                                                


      


illustrazione di Grandville )







domenica 10 gennaio 2021

Libri e malattia

  Una cosa che mi hanno insegnato, per sempre, i fratelli, entrambi medici, dei miei genitori, è che le malattie vanno assecondate e, salvo i casi più gravi, lasciate libere di fare il loro corso, senza scorciatoie e e dosi massicce di farmaci. Così, quando da ragazzi la febbre si impossessava di noi, ci dovevamo disporre con pazienza a un lungo periodo di letto e riposo. Non disponendo della televisione, ma avendo tutte le pareti di casa foderate di libri, la lettura fu l’antidoto migliore contro la noia e l’esasperantemente lento trascorrere del tempo. E lo è, per me, ancora oggi. 

Come, da bambini, dopo una malattia, ci si scopre fisicamente cresciuti ( non sono stato un ragazzo sano: infatti sono alto un metro e novantuno ), così, dopo la lettura di un grosso libro, la nostra personalità si allarga e approfondisce.  A 9 anni divenni improvvisamente tutto blu, mi ammalai gravemente e dovetti sopportare una lunga convalescenza. Passata l’emergenza sopravvenne la noia. Non potevo alzarmi dal letto ed ero debolissimo. Così, alle quattro del pomeriggio, mio padre prese a rincasare anticipatamente e a

leggermi a puntate il Don Chisciotte. Quello fu probabilmente il mio battesimo con la letteratura e la vita. Era anzitutto piacevole che quel severo papà, sempre con il naso immerso in libri e giornali, dedicasse un po’ di tempo a leggermi un libro. Era un lettore caldo e appassionato. Gli piaceva raccontare e vedere sul mio volto le reazioni. Si sentiva che i suoi antenati siciliani avevano avuto familiarità, tra pupi e carretti, con le storie dei cavalieri antichi. Parteggiava apertamente per il cavaliere della Mancia e riservava a Sancho Panza una voce tignosetta, decisamente antipatica. Amava e si identificava con il "malato" Don Chisciotte. Il ritorno del reale era anche per lui sempre fonte di tristezza.

Così, da piccolo, ho scoperto che ci sono dei libri che possono essere veramente letti e gustati soltanto se si ha un lungo tempo a disposizione, senza eccessive interruzioni. 


Francesco Maria Cataluccio, In occasione dell'epidemia, Ed. Casagrande                                                                                                                                                     

 fonte immagine

sabato 2 gennaio 2021

Icaro

                                                                                                           Dal blog deladelmur di Giuliano

Sabato 15 febbraio 2020

Alle volte capitano delle sorprese, cose felici o comunque inaspettate, a cui non si sarebbe mai arrivati da soli; capita leggendo, guardando un film, parlando con qualcuno. Per esempio, "The man who fell to Earth" di Nicholas Roeg è un film che non ho mai amato molto e che ho guardato solo per non aver niente di meglio da fare; guardandolo ho scoperto che contiene questi versi di W. H. Auden a commento di un dipinto di Pieter Brueghel, "Icarus". E' un dipinto molto particolare, perché ci si aspetterebbe che il volo di Icaro, o comunque Icaro con le sue ali, sia in primo piano; ma questo accade in altri dipinti, non in Brueghel. In Brueghel (Pieter Brueghel il vecchio, il dipinto è del 1558 circa ) si vede in primo piano un contadino che ara la sua terra, e solo cercando bene si arriva a vedere un dettaglio (le gambe, in fondo a destra) di Icaro caduto in mare; sullo sfondo, una nave veleggia. E' il minuto 20, quando un libro viene sfogliato; la copertina del libro dice "Auden - Musée de Beaux Arts"

In Brueghel's Icarus, for instance, how everything turns away
quite leisurely from the disaster; the ploughman may
have heard the splash, the forsaken cry,
but for him it was not an important failure; the sun shone
as it had to on white legs disappearing into the green
water; and the expensive delicate ship that must have seen
something amazing, a boy falling out of the sky,
had somewhere to get to and sailed calmly on.

(Nell'Icaro di Brueghel, per esempio, come tutto si volta via comodamente dal disastro; l'uomo che sta arando ha sentito il rumore della caduta in mare, il grido di rinuncia, ma per lui non è stata una caduta importante; il sole splende come deve sulle bianche gambe che scompaiono nell'acqua verde; e la costosa delicata nave che deve aver visto qualcosa di sorprendente, un ragazzo caduto dal cielo, ha un qualche posto dove andare e naviga tranquillamente verso la sua meta.)
(Wystan Hugh Auden, 1907-1973)