venerdì 17 settembre 2021

Acquazzone

 

Poco prima del crepuscolo di quello stesso pomeriggio, quando Gauna si preparava a uscire, cadde un acquazzone. Il ragazzo rimase sotto la porta finché cessò la pioggia e allora vide come gli abituali colori del suo quartiere, il verde degli alberi, chiaro nell'eucalipto che tremava in fondo al terreno vuoto e più scuro nei paraìsos del marciapiede, il bianco delle case, l'ocra della merceria all'angolo, il rosso dei cartelloni che annunciavano ancora la fallita asta dei lotti di terreno, l'azzurro del vetro dell'insegna dirimpetto, acquistavano una incontenibile e coniugata intensità, come se fossero stati raggiunti, dalla profondità della terra, da un'esaltazione panica. Gauna, abitualmente poco osservatore, notò il fatto e si disse che doveva raccontarlo a Clara. E' curioso fino a che punto una donna amata può educarci, per un certo tempo.


Adolfo Bioy Casares, Il sogno degli eroi, Bompiani
 

(fonte)





venerdì 27 agosto 2021

...

 


( fonte )


qualcosa da ascoltare ( qui )


mercoledì 18 agosto 2021

Il tuffo della lucertolina


Nel corso di alcuni anni, sotto la voce "L'entomologo- storie naturali",  Giuliano ha pubblicato sul suo blog, Deladelmur, diversi suoi scritti. Si parte da un dettaglio e, attraverso pochi tocchi, viene a definirsi un vivace e simpatico ritratto di uno di quei piccoli esseri che sono riusciti, bene o male, a sopravvivere in un paesaggio urbanizzato. Ne riporto uno. Gli altri sono qui 




"Come si fa a prendere una lucertola che ti entra in casa dal balcone e poi slitta sul pavimento, e che è anche così piccola che ti sguscia fra le dita? Ci provo due volte, poi per superare la situazione di stallo tiro fuori di tasca il fazzoletto, e finalmente la prendo. Avvolta nel fazzoletto, la lucertola non sguscia 
più fra le dita (è davvero piccola, poco più che neonata); il mio timore è che mi lasci la coda in mano, ma non succede. Succede invece questo: che appena torna ad intravedere il balcone si tuffa fuori dalla mia mano (io volevo appoggiarla delicatamente verso la siepe o su un cespuglio) si getta nel verde con un tuffo clamoroso, roba da olimpiadi: era esattamente quello che voleva, tornare a casa il più velocemente possibile, uscire da quest’incubo liscio e pietrificato in cui si era cacciata, maledetta curiosità..."

Giuliano Bovo


( immagine reperita in Rete )


mercoledì 11 agosto 2021

Predicare l'egoismo

 

Elias Canetti ( 1905-1994 ), a più riprese, trascorse diversi anni della sua vita in Inghilterra. In " Party sotto le bombe", un libro, pubblicato da Adelphi, che raccoglie le memorie dello scrittore sul tempo di tale soggiorno, Canetti delinea in modo conciso e incisivo i cambiamenti introdotti a livello ideologico e culturale e non solo politico dal governo Thatcher. Riporto qui i momenti più significativi del capitoletto dedicato alla Thatcher, il cui nome, peraltro, non viene mai fatto...


fotogramma di "sorry, we missed you" di K. Loach


" Durante la seconda guerra mondiale, oltre cinquant'anni fa, essere un'isola fu la salvezza dell'Inghilterra. Ed era ancora un'isola quando si è giocata in pieno questo privilegio che, al tempo stesso, costituiva un eccellente vantaggio. Oggi è ciò che resta di un governo la cui unica e sacrosanta ricetta è stata l'egoismo. E se ne menava un gran vanto, come di una nuova scoperta; una setta di arrampicatori in abito gessato - che si attribuivano il titolo di busy executives e cercavano di depredare la madrepatria di ciò che un tempo quest'ultima  aveva carpito a tutte le contrade del globo - si diffuse per il Paese. L'Inghilterra decise di saccheggiare se stessa e impiegò a tale scopo un esercito di yuppies. Come ricompensa paradisiaca venne promessa una casa a tutti. La gente si mise di buzzo buono e, con foga davvero poco inglese, ottenne qualche successo. Lo Stato dichiarò orgogliosamente che non si sarebbe più fatto carico di nulla : ciascuno si sarebbe preso cura di sé, e chi mai, d'altronde, si metterebbe a spazzare la strada altrui! L'ipocrisia, che è sempre stata l'autentico cemento della vita inglese, si sgretolò. In brevissimo tempo la nuova parola d'ordine fu: Io per me, e gli altri vadano al diavolo. Si scoprì - e con stupore, devo ammetterlo - che l'egoismo, non meno dell'altruismo, si presta a diventare oggetto di predica. Al ruolo di sommo apostolo del Paese venne messa una donna, la quale opponeva regolarmente il proprio rifiuto a qualsiasi iniziativa destinata agli altri; per gli altri tutto era troppo dispendioso, per se stessa nulla lo era abbastanza. Acqua, aria, luce vennero messe nelle mani degli uomini di affari - e lì, a seconda dei casi, prosperarono o fallirono. il più delle volte fallirono. (... ) Grazie a lei molte città andarono in malora. La qualità delle scuole decadde affinché i ragazzi imparassero per tempo a contare solo su se stessi e divenissero spietati. (...) Perché ogni uomo inclina alla grettezza, cui rinuncia solo con una certa fatica, un respiro di sollievo attraversò il popolo inglese, che di colpo si sentì autorizzato a essere abietto come gli altri popoli, guadagnandosi per giunta lodi sperticate"



fotogramma di " Sorry, we missed you" di Ken Loach


lunedì 2 agosto 2021

La barcarola d'Offenbach


"Ballarono un poco al suono di pezzi facili che egli sottopose al microfono, vollero udire un altro numero di canto, il duetto di un'opera, la barcarola graziosamente orecchiabile tolta dai Racconti di Hoffmann, e quand'egli richiuse il coperchio, se ne andarono un po' eccitati e chiacchierando verso le loro stanze, alla cura sullo sdraio, al riposo. Era l'esodo che Castorp aspettava. Lasciarono tutto quanto come stava: le scatole dalle puntine aperte, gli albi e i dischi sparsi qua e là. Era nel loro carattere. Il giovanotto finse di seguirli, ma giunto sulla scala abbandonò di soppiatto la fila, tornò in sala, richiuse tutte le porte , e rimase là per metà della notte, in profonda occupazione."

Thomas Mann, La montagna incantata 

traduzione di Bice Giachetti-Sorteni





La Barcarola ( qui ) di cui si parla ne "La montagna incantata" è nel terzo atto di “Les Contes d’Hoffmann” di Jacques Offenbach. 

Nel 1951 Michael Powell e Emeric Pressburger con "The Tales of Hoffmann"  riscrissero in chiave cinematografica " Les Contes d'Hoffmann", l’opera lirica di Offenbach. 

Chi abbia voglia di seguire il filo dei rimandi e delle riscritture a partire dai racconti di Hoffmann, potrà trovare nel blog di Giuliano ( giulianocinema ) materia sufficiente:-) Giuliano, descrivendo il  film di Powell e Pressburger, parla anche di Hoffmann e Offenbach...

 qui (post introduttivo ) qui, qui, qui , qui, qui ( post in cui si fa menzione della barcarola ), qui



Le immagini sono fotogrammi di  "The Tales of Hoffmann" di Powell e Pressburger

venerdì 16 luglio 2021

Le isole di Giuliano



Hispaniola, 1492

Come Colombo che avvista l'Hispaniola
stanco avvilito di tanto navigare
anch'io mi trovo fremente ad esultare
di questa novità che m'appassiona:
ma è solo un buco su una carta nuova.




Baleari

Navigo inquieto nel mare di Minorca;
non è lontana la sponda di Maiorca;
buone correnti mi trascinano veloce
e mi ritraggo nel guscio di mia noce:
son specialista nel tirare i remi in barca










Ebridi

Tempesta sulle Ebridi
del mare qui fra i torbidi
a navigare intento
stravolto ma contento
in porto anch'io alle Ebridi.






A Zacinto, forse

E c'era un tale all'isola di Zante
che disse sconsolato alla sua amante:
"Il tuo pensiero sarà il mio destino:
se tu vuoi che io resti son vicino;
se vuoi che me ne vada son distante."















Pantelleria 1

I've found my love here in Pantelleria:
she's a nice girl and her name is Lucia;
but I'm so shy and so when she comes near
my heart begins to thump - oh dear!
I've found my love, but I can't tell her here...




Pantelleria 2

Trovo l'amore qui a Pantelleria:
è assai carina e il suo nome è Lucia;
mi sta vicino e mi fa tanta compagnia,
le voglio bene ma c'è qui sua zia:
io l'ho trovata e non la posso portar via...






Maldive

Una mappina delle Maldive
per ricordare il mio atollo dov'è:
è là che un dolce ricordo vive...
Di quell'atollo vicino a Malè
adesso la mia matita scrive.




Cuba

Sulla spiaggia dell'Avana
c'è una pendola che suona;
forse è un'ombra che mi chiama
forse è il tempo che cammina -
passa il tempo anche all'Avana...




Limericks* di Giuliano Bovo  





* Una città irlandese, Limerick, ha dato il suo nome a piccole poesie senza senso, scritte per divertimento. Il limerick "classico" nasce in Gran Bretagna all'inizio dell'800, ed è di solito composto da 5 versi in rima che dovrebbero partire da una località geografica, un punto di inizio per giocare con ritmi e parole. Il tempo d'oro dei limericks, prevalentemente composti in lingua inglese,  è quello di Lewis Carrroll e di Edward Lear. I  limericks che ho qui pubblicato sono di Giuliano Bovo e sono  anni fa apparsi sulla storica rivista online "Golem, l'indispensabile".  All'epoca Giuliano pubblicava con lo pseudonimo di Emilio Gauna ( anagramma di "ma è Giuliano"  ). 


Le immagini sono del Little Angel Theatre

venerdì 9 luglio 2021

Prospettive musicali

 

Vorrei segnalare una trasmissione radiofonica di Radio Popolare, "Prospettive Musicali". Le scalette dei brani proposti sono il frutto delle scelte sempre raffinate di Fabio Barbieri, Alessandro Achilli e Gigi Longo. 

Fabio Barbieri ha un bel blog, Prospettive musicali e altri racconti ( qui il link ), seguendo il quale è possibile  essere aggiornati sulla trasmissione radiofonica che ho segnalato e scaricarne il contenuto in podcast.

Il brano che propongo qui è il primo della scaletta della trasmissione dello scorso 23 maggio ( per l'ascolto un clic qui )



                                                           

sabato 3 luglio 2021

Sławomir Mrożek, "Il cigno"

 

Nel parco c'era un lago, dove nuotava uno splendido cigno. Un giorno dei giovinastri lo rubarono.

La Direzione dei giardini pubblici decise di comperare un altro cigno. E per evitargli la sorte del primo, ingaggiò un apposito guardiano.

Era un vecchietto che da anni viveva solo. Le sere si facevano già fredde quando egli iniziò il suo lavoro al parco. Nessuno ormai ci veniva piú a passeggiare. Egli faceva di continuo il giro del lago. Osservava attentamente il cigno, e ogni tanto sbirciava le stelle. Il gran freddo lo tormentava.

Una sera pensò che il miglior rimedio per riscaldarsi era di andare all'osteria lí vicino. Stava già avviandosi, quando si ricordò del cigno: durante la sua assenza qualcuno avrebbe potuto rubarlo e il vecchietto avrebbe perso la sua unica fonte di guadagno. Abbandonò dunque l'idea dell'osteria.

Ma il freddo diventava sempre piú insidioso e lo faceva soffrire ancor piú della solitudine. Decise perciò di andare all'osteria portandosi dietro il cigno.

venerdì 25 giugno 2021

It's a happy time inside my mind

 

Da deladelmur, il blog di Giuliano


Le letture pubbliche di versi, in tv, ma anche in radio e a teatro, le metto tra le cose peggiori che possono capitarmi, e cerco sempre di evitarle con cura. La poesia è un fatto personale, o ti tocca oppure è meglio lasciar perdere. Non sempre è il momento giusto, e non sempre è l'autore giusto, e non sempre è il verso giusto di quel poeta, o il momento giusto di quel verso giusto di quel poeta giusto, per di più letto dalla voce giusta.

Tra gli attori, a me piaceva quasi solo Romolo Valli; e poi anche Benigni quando recita Dante, e pochi altri. Di solito, è un profluvio di facce, di gesti, di pose, di ammiccamenti, tutte cose sconvenienti. L'insieme peggiora, e definitivamente, quando sono i poeti (o presunti tali) a leggere in pubblico le loro poesie (o presunte tali) : o non sono capaci, o si danno un sacco di arie... Leggere poesie in pubblico è una cosa difficile, è come cantare un'aria d'opera: o si è davvero capaci, oppure è meglio lasciar perdere e non esibirsi. Come ben sanno gli appassionati, l'opera lirica è un'arte difficile, vietata ai dilettanti, agli stornellatori di piazza; e poi, a peggiorare il tutto, ecco i presentatori, soprattutto quelli televisivi: "Abbiamo questa sera ospite il Grande Poeta, che è un Grande Poeta, il Maggiore dei Poeti Viventi - e vi prego di Ascoltarlo con Attenzione, perché vi garantisco che è davvero un Grande Poeta!" . Ed ecco seguire il Poeta, che si toglie gli occhiali ed esegue; alla fine, naturalmente, applausi. In questo clima diventa persino comprensibile che un ministro (...) salti su ed esibisca la sua grande e personale ignoranza dicendo: "Mario Luzi? mai sentito nominare" (forse Luzi è troppo poeta per andare in tv a leggere i suoi versi, però altri lo fanno, eccome...).

E poi comporre poesia non è mica facile: "Che cosa vuoi che dica, che ho i capelli più corti / o che per le mie navi son quasi chiusi i porti...", cantava Guccini, che forse non è un poeta ma di certo è uno che sa scrivere in versi, cosa che non capita a molti. Sarò forse un pericoloso estremista, (ormai comincio a pensarlo anch'io, e me ne sono quasi convinto), ma penso proprio che il più delle volte convenga starsene zitti. Non è mica indispensabile scrivere poesie, né tantomeno farle leggere agli altri: la poesia sa da sola cosa deve fare e arriva lo stesso dove deve arrivare, quando è il momento non conosce ostacoli. E alla fine del mio discorso, per non esagerare, e per quel poco che so e che mi riguarda direttamente, provo a chiudere prendendo in prestito le parole da uno dei miei massimi poeti del Novecento:

It's a happy time inside my mind / when melody does find a rhyme / and says to me I'm coming home to stay...

(Tim Buckley, Happy time,1968)






domenica 20 giugno 2021

Le onde e i pensieri




«Ma brutta scimmia» diceva un ramponiere a uno di questi signorini, «sono quasi tre anni che incrociamo e ancora non hai visto una balena. Quando ci sei tu all'albero, diventano più rare dei denti di gallina» 
E forse era proprio così. 
O forse all’orizzonte ne erano passate a torme; ma il ritmo che mescola onde e pensieri ha fatto scivolare come l’oppio quel giovane assente in una tale apatia di sogni vuoti e ignari, che alla fine egli perde la sua identità. Quel mistico oceano ai suoi piedi, lo prende per l’immagine visibile di quell’anima profonda, azzurra, infinita che pervade l’umanità e la natura. E ogni cosa strana, appena intravista, sgusciante, bella che lo elude, ogni cosa che vede e non vede alzarsi come la pinna di qualche sagoma inafferrabile, gli pare l’incarnazione di quei pensieri sfuggenti che popolano l’animo soltanto come rapide forme in un eterno volo.


Hermann Melville, Moby Dick

Traduzione di Bianca Gioni
fotogramma del film "Moby Dick" di J. Huston



qui, qui, qui, qui, qui, qui post di Giuliano
su Moby Dick

domenica 30 maggio 2021

Musica da camera

 Ecco, è tornata: come tutti gli anni, c’è almeno una vespa che gioca a fare il vasaio nel cassone della mia tapparella. La vespa non si vede, è dentro il cassone e ci arriva dall’esterno (la tapparella lascia sempre libero un piccolo spazio, altrimenti sarebbe inutilizzabile), ma il suono che produce è caratteristico: si va dallo gnigni ben accordato (quasi il trapano del dentista) delle vespine più piccole fino alla serie di sonore pernacchiette che sta emettendo questa qui di oggi. Cose del tipo: pè-pè-pè-pepepè-pè-pepepepepèè, e via dicendo, con la voce insistente e petulante di una zitella d’altri tempi, arrabbiata e noiosa, che ogni volta mi fa trasalire quando comincia, perché mi coglie sempre di sorpresa quando meno me l’aspetto. Dovrebbe trattarsi di una Eumenes pomiformis o forse di una Sceliphron spirifex, ma per saperlo con precisione, dovrei prendere la scala e andare ad aprire il cassone – con il caldo che fa, figuriamoci se mi metto a indagare. Mi tengo le pernacchiette, e pazienza.

Comunque sia, non c’è da preoccuparsi: le vespe muratrici, o vespe vasaie, fanno vita solitaria e non sono pericolose. Porterò pazienza e la lascerò fare, come tutti gli anni: queste vespe non sono del tipo che fanno i vespai e sono tutt’altra cosa dai calabroni (grossi e aggressivi: allora sì che c’è da aver paura). Sono sicuramente vespe del genere eumenes e del genere sphex, e simili: una vespa e una larva sola, e non una vespa e tante larve.

Il cassone della tapparella, essendo di legno ben stagionato, fa da cassa armonica e amplifica il rumore della vespa: che muove le ali per asciugare la malta, e quindi non è una voce e nemmeno un verso, ma sembra proprio che stia parlando. Una voce stizzita e un po’ permalosa, noiosa, del genere di quelle che arrivano dall’altra parte del telefono nei cartoni animati; ma non sempre è così, dipende dal tipo di vespa e anche dal punto in cui si è messa a lavorare, la cassa di risonanza dà suoni diversi se è presa in un punto oppure in un altro.

Tra poco avrà finito, deporrà il suo uovo dentro il lavoro di muratura (o di vasaio, a seconda della specie) e poi andrà a caccia, perché le larve di queste vespe sono carnivore. Le prede sono ragni e ragnetti, paralizzati e resi inoffensivi: crescendo, la piccola larva se li mangerà un po’ alla volta. Uno scenario terribile, insomma, ed è per cose come queste che ringrazio il Creatore: lo ringrazio perché mi ha fatto molto più grande sia dei ragni che delle vespe (e delle mantidi, eccetera eccetera).

Però, intanto, il quartetto di Mozart che stavo ascoltando mi è diventato un quintetto: due violini, viola, violoncello, e una vespina che doppia la parte del violoncello. Se solo la vespina andasse a tempo, non sarebbe neanche male. Si potrebbe perfino dare un nome a questo complesso del tutto nuovo e del tutto inedito: va bene “Quintetto Eumenes”? A me piace, approvato.

Giuliano

( dal blog deladelmur )


(il dipinto con la violoncellista è opera di Robert Berenyi, / )

mercoledì 26 maggio 2021

...

 



Qualcosa da ascoltare... ( qui )




  

                                                                                                                                ( foto di Maik Lipp )

mercoledì 19 maggio 2021

Il sogno di Opale

 Un "carotaggio letterario" di

Il sogno di Opale di Subhaga Gaetano Failla

ed. Ensemble

Le illustrazioni sono di Davide Bonazzi (fonte )



Lontano



Lui poteva scegliere adesso il tempo in cui mangiare e quello del sonno e del risveglio, l'ora dello studio e se morire di fame o d'angoscia oppure sopravvivere e rinascere.




                                                                    

A Opale


L'ultima dimora era stata una stanzetta così minuscola che se allargava le braccia per sbadigliare toccava con una mano il muro e con l'altra l'armadio. Ma c'era una grande finestra, un'apertura che dava sulla valle. Talvolta Gesualdo sedeva in equilibrio sul davanzale e restava incantato a osservare i colli e i cipressi e le oscillazioni di verde, del placido ondeggiare di un mare vegetale, e le casupole diradate e il bel cielo di tela antica, come nei dipinti rinascimentali.












Nella metropoli


notò una giovane donna, ferma nella macchina al semaforo, utilizzare quei pochi secondi per passarsi il rossetto sulle labbra, prima di tornare alla guida allo scattare del verde. Davvero inconcepibile, per uno come lui abituato a svegliarsi e a mettersi in azione con lentezza, e vissuto nelle consuetudini di un'esistenza che scorreva come un fiume torpido, quasi regolata ancora dal ritmo delle stagioni.




Autostop


Passarono ore e ore sotto il sole , avvolti dal profumo di nepitella, di origano e rosmarino, assetati e affamati. Talvolta, per rimandare un poco l'arsura e la fame, mangiavano ciuffi di finocchio selvatico che cresceva ai margini della strada.




La neve 

Il giorno successivo nevicò. Ognuno si attaccò di nuovo alle sbarre della finestra. La neve cadeva a fiocchi fitti, precipitava verso la strada a strapiombo dalla sommità, molto alta del carcere. Era un incanto, una meraviglia silenziosa. Le guardie non vennero a intimare di scendere dalle finestre. Eppure, quella comunicazione - ogni compagno restò per qualche secondo in segreta sintonia con la nevicata - era più pericolosa del contatto con un corteo di protesta. Si chiama poesia e mette radici profonde e salde che gli accidenti e le mutevolezze storiche difficilmente riescono a scuotere.
 







Nella città di Alice

si erano dati appuntamento compagni di mezza Europa. (...) per le strade e le piazze era (...) uno sciamare di orchestrine improvvisate, di chiacchierate all'aperto, di conferenze nelle aule universitarie sui temi più svariati, di scene teatrali messe in piedi in un attimo tra la folla festante dei compagni, durante gli ultimi giorni di un'estate eterna.




Il posto delle fragole

Ancora storditi dall'emozione, si erano ritrovati fuori, nella stradina del cinema ricoperta di neve caduta durante la proiezione. Sembrava un altro sogno creato da Bergman




Un risveglio

Al mattino si accorsero di aver dormito in una immensa area archeologica in fase di scavo. Erano stati forse protetti dalle antiche divinità, nessun acquazzone aveva guastato l'ultima notte del viaggio.






Il palco

...il palco crollò ma non completamente. Si adagiò di lato come un animale stanco e schiacciò parte del territorio del mondo nascosto.
(...)
Qualche giornalista si affrettò a cercare simbologie di fine di un'epoca o di un sogno, in quel crollo del palco, dettate dalla concezione dominante di un tempo lineare. Nel tempo ciclico, invece, il palco precipita e si erge infinite volte, senza punti di inizio né di fine, come nella circonferenza di un cerchio.




Sullo sfondo il palco del Festival internazionale dei poeti a Castelporziano







sabato 15 maggio 2021

 


qualcosa da ascoltare ... ( qui )


(l'immagine è un dipinto di Ettore Spalletti )

lunedì 10 maggio 2021

I fari della solitudine

 

da “Diario di un naufrago felice” di Paolo Cossato


Ar-Men:  il nome significa in bretone roccia ancorata sulla pietra. Ed è una roccia a trentacinque miglia dall’Isola di Sein, a nord-ovest delle coste francesi sull’Atlantico. Ma è più noto ai guardiani dei fari come Enfer des Enfers, inferno degli inferni, poiché a volte le onde arrivano quasi a sfiorare il culmine dei suoi trentasette metri. Si erge sul mare che bagna la regione della Francia un tempo detta Finistère. Finis terrae,  il confine della terra: così lo  si chiamava in tempi lontani, e Finsternis in tedesco significa tenebra. Nella tenebra affondava lo sguardo rivolto verso il confine segnato dalla notte e dalle acque dell’oceano. Costruito tra il 1867 e il 1881, la sua luce oggi si coglie ad oltre venti miglia in un bagliore intermittente ogni quindici secondi.

martedì 4 maggio 2021

...


 Qualcosa da ascoltare ( qui )

mercoledì 28 aprile 2021

Jean Philippe Rameau e le emozioni in musica



(...) ogni tanto leggo sui giornali articoli più o meno scientifici che parlano del rapporto tra musica e cervello, l’incremento delle capacità intellettuali attraverso la musica, eccetera. Di solito sono articoli molto superficiali, che danno informazioni parziali e distorte: purtroppo capita quasi sempre così con l’informazione scientifica, ed è un peccato. A volte sembra che i neuroni migliorino grazie a Mozart, altre volte il titolista spara che è l’heavy metal a rendere più intelligenti, e che l’effetto Mozart non esiste ed è stato sconfessato completamente quello studio del’93; e così non ci si capisce più niente.
Non sono un neurologo e nemmeno un musicista, però so per certo che per capire la grande musica, Mozart e Beethoven ma soprattutto i contrappuntisti, occorre sapere cosa stanno facendo. Se non si ha nozione di quello che accade in Bach, o in Couperin o in Scarlatti, la loro musica sembrerà assurda e noiosa; ma avendone qualche nozione, o essendo predisposti in partenza alla musica e alla matematica, certamente il nostro cervello ne trarrà vantaggio. Del resto, è un ragionamento così semplice che in altri campi ci arriviamo subito tutti: mettere in mano Dante ad un analfabeta, o a una persona che non ha nessuna voglia di leggere, è del tutto inutile; così come un trattato di fisica o di chimica risulterà illeggibile se non c’è qualcuno a spiegare almeno i primi rudimenti.

domenica 11 aprile 2021

Theremin








Grazie ad " Ed Wood " di Tim Burton, scoprii qualche anno fa l'esistenza di un insolito strumento musicale, il theremin.









Si tratta di un congegno elettronico inventato dal russo Lev Termen intorno al 1919. Ad Hollywood, soprattutto negli anni Cinquanta, veniva utilizzato nelle colonne sonore dei film di fantascienza. Tim Burton lo volle per la colonna sonora del suo Ed Wood, ma si può riconoscere la sonorità del Theremin anche in altri suoi film. ( p.e. Mars Attacks )


Lo si suona avvicinando e allontanando la mano da due antenne, una delle quali controlla l'intonazione, mentre l'altra il volume. Le due antenne sono montate su una cassetta che contiene il circuito elettronico.










Il theremin è stato utilizzato da diversi musicisti. Tra questi Clara Rockmore, allieva dell'inventore, Samuel J. Hoffman, autore della colonna sonora di Spellbound (Io ti salverò) di Alfred Hitchcock e di The Day The Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra) di Robert Wise, Lydia Kavina, pronipote e allieva di Lev Termen, Pamelia Kurstin. Ricorrono al theremin anche i Led Zeppelin in Whole Lotta Lov




Un sito dedicato al theremin qui


lunedì 29 marzo 2021

Schnittke


E dalle nuvole del cielo
sento calar canzoni
e le raccolgo al volo
le infilo nei pantaloni
E ne ho le tasche piene
le tasche dei miei calzoni
ma ne raccolgo ancora
piovono giù emozioni:
quante ne può tenere
questa mia borsa fradicia?
E' l'atmosfera carica
di arie e canzoni nuove
che io non so capire...




Le rime di Giuliano che ho pubblicato sono dedicate a  Alfred Schnittke ( qui ), un musicista russo, autore  anche di  musica per film. Il video nel post riproduce un brano tratto dalla colonna sonora di "Vals". un film di Viktor Titov


domenica 21 marzo 2021

Un grande critico musicale

 



qui fonte immagine 


Rimpiango molto il mio vecchio caro gatto siamese, insieme abbiamo passato dei gran bei momenti, ascoltando musica e leggendo. Cioè, io leggevo e scrivevo; lui non so bene cosa facesse mentre ascoltava così intento e assorto Beethoven e Brahms, forse pensava, forse sognava di sue vite passate, chissà (forse perché era nato a Parma?). Aveva precisi e raffinatissimi gusti musicali. Non ha mai amato il rock, e il suo interesse per il mio stereo era stato fin lì limitato al moscone che i Pink Floyd avevano messo su Ummagumma, ma solo da piccolo e solo per il tempo di capire che non era un moscone vero. Ma poi le cose erano cambiate, io avevo cominciato proprio in quegli anni ad ascoltare musica sinfonica e operistica, e quando la puntina scese per la prima volta su quel coro del Nabucco (il primo, “Gli arredi festivi”) il gatto stava facendo con grande piacere quello che quasi tutti i gatti di casa fanno: rincorreva senza sosta una cartina di caramella accartocciata. Durante il gioco, il gatto finì sul mio letto proprio mentre partiva il coro di Verdi: e il micio si fermò di colpo, rimanendo assolutamente immobile per tutta la durata del disco. Ricordo ancora mio padre incuriosito dal comportamento del gatto: avevamo provato a spostarlo con delicatezza, a toccarlo, a far scricchiolare la cartina, ma non c’era niente da fare; ed è da quel giorno che ho avuto il gatto siamese come compagno fedele d’ascolto.

domenica 7 marzo 2021

Moonrise Kingdom ( Una fuga d'amore )





Nei film di Wes Anderson la trama è solo un pretesto per portare chi guarda la storia in ambienti che, pur essendo luoghi fisici, sono spazi mentali, tanto è sottolineata la loro sostanziale identità con i personaggi che li abitano e il loro sentire. Sono spazi animati e coloratissimi e i personaggi vi si collocano naturalmente e felicemente. 

giovedì 4 marzo 2021

Raccontino spinto




Mi è sempre piaciuto leggere; trovo che, priva dei libri, se ne andrebbe la parte di me che mi piace di più. Ho bisogno dei libri e quindi degli scrittori, così, quando di tanto in tanto Giuliano mi inviava  racconti e rime di sua mano, ricevevo un doppio regalo, quello di leggere testi raffinatissimi e quello di poterli commentare con l'autore. Ne parlavamo nelle mail che ci scambiavamo. 

I racconti di Giuliano sono brevi, leggeri, pieni grazia. La sua scrittura ha molto a che fare con la musica, ne ha la misura, il ritmo, le variazioni, la vivacità. Alcune sue composizioni hanno l'aria di essere frammenti, hanno qualcosa di non compiuto, indefinito e anche questo forse ha a che fare con la musica e il suo carattere. 

Riporto qui un delizioso e breve racconto; di seguito, il modo in cui lo commentò Giuliano


RACCONTINO SPINTO


Lei  si presentò a casa sua con un ingombrante vaso di terracotta, in forma di un grosso gatto dall’aspetto pacioso, qualcosa di vagamente cinese.

- Tieni, - gli disse, - è per te. Se me lo tratti bene, lunedì faremo l’amore insieme.

Lui rimase perplesso, la ragazza era molto carina, ma cosa c’entrava questo gatto?

Lei uscì subito, vantando chissà quali impegni ( “Sono di corsa, mi aspettano”, aveva detto ). Sempre più perplesso, con l’enorme vaso in mano, chiuse a fatica la porta di casa e si rigirò verso il corridoio.

- E adesso dove lo metto?

E, nel mentre passava in rassegna tavoli e comodini, il vaso - com’è logico e naturale - cadde e si ruppe in mille , e fors’anche tremila, pezzi: della qual cosa subito si disperò. Poi ci si rassegnò, e andò a prendere una scopa.

- Si è rotto... - le disse quando lei tornò.

- Non fa niente, - rispose lei levandosi la sciarpa e il berretto di lana; gli si avvicinò e gli diede un grande e caldo abbraccio, e lui trovò logico e naturale rispondere al bacio di lei con un altro bacio.





"... è uno di quei racconti che sono arrivati da soli, non c'è proprio nulla di autobiografico. Mi piace molto, ancora oggi, questo scrivere per frammenti; ci sono dei frammenti che è un peccato completare. Anche la nostra vita è fatta così, basta pensarci un attimo e si scopre che è fatta più di frammenti che di storie complete. Una conversazione al volo, un sorriso, un'arrabbiatura. Qualche anno fa mi ero trovato di fronte, sul treno, una ragazza molto bella e molto giovane, che si era fatta un segno con la biro proprio sul mento. Che faccio, glielo dico? Magari mi risponde male... e invece no, mi ha ringraziato molto, abbiamo anche fatto una chiacchierata, poi è finita lì, un frammento. ("chissà da quanto tempo è che sono in giro così, e nessuno me l'ha detto")"


 

( qui la fonte dell'immagine in alto )


sabato 27 febbraio 2021

Folon

 







Ho visto un signore volare
nel cielo di notte profonda
con un gran mantello un po’ lungo.
Io non ho paura del buio
però quel signore volava
in alto nel cielo profondo.
Un salto deciso e potente
volava volava volava
Assorto nel sonno profondo
volava nel cielo vagava.

                                    Giuliano Bovo


                                                                                                              

sabato 20 febbraio 2021

Gli anagrammi di Tamagni

                                                                                   Dal blog di Giuliano "L'OPERA AL CINEMA "

Giocare con gli anagrammi è bello, ma i risultati sono spesso deludenti a meno di essere davvero bravi. Di anagrammi davvero belli, o significativi, in realtà ce ne sono pochi; in campo musicale è magnifico quello indicato da Alfred Brendel: silent / listen. I più belli che io conosco, in italiano, sono Bibliotecario/Beato coi libri e Attore/Teatro.
Sul piano personale, non posso non essere colpito da calcio/colica. Non per via del football, ma perché i calcoli renali sono fatti di sali di calcio, nel mio caso ossalati di calcio. E anche colica, a guardar bene, è un quasi anagramma di calcoli. Chi ci è passato sa di cosa parlo...
Molto spesso si rimane delusi dagli anagrammi, e secondo me quelli brutti non andrebbero pubblicati. Uno dei più brutti è Eugenio Montale / Uomo inelegante, del tutto privo di senso. Insomma, molto spesso è meglio lasciar perdere gli anagrammi - a meno di non chiamarsi Ernesto Tamagni.

domenica 14 febbraio 2021

Se il cupido di Rubens sbatte le ali

Un clic qui                                                                                     


                                                                   

sabato 6 febbraio 2021

Le barricate misteriose

 Dal blog deladelmur 


Ho incontrato la musica di François Couperin registrando per caso, dalla radio, un brano sorprendente e meraviglioso, con un titolo complicatissimo del quale lì per lì avevo memorizzato solo il nome dell’esecutore: “clavicembalista: Kenneth Gilbert”. Voglio dire: sembrava Jimi Hendrix, eppure era un clavicembalo.

In seguito avrei imparato che ci sono parecchi tipi di clavicembali, costruiti in tempi diversi da diversi costruttori, e che il clavicembalo somiglia solo apparentemente al pianoforte, ma non ne è l’antenato diretto. Nel pianoforte ci sono delle corde che vengono percosse da un martelletto, nel clavicembalo le corde vengono pizzicate da un plettro, o da qualcosa che somiglia a un plettro: ecco dunque la somiglianza con il suono della chitarra, che mi avrebbe colpito anche in seguito e che continua a colpirmi ancora oggi.

sabato 30 gennaio 2021

Da "Spillover" di David Quammen


Abbiamo aumentato il nostro numero fino a sette miliardi e più, arriveremo a nove miliardi prima che si intraveda un appiattimento della curva di crescita. Viviamo in città superaffollate. Abbiamo violato, e continuiamo a farlo, le ultime grandi foreste e altri ecosistemi intatti del pianeta, distruggendo l’ambiente e le comunità che vi abitavano. A colpi di sega e ascia, ci siamo fatti strada in Congo, in Amazzonia, nel Borneo, in Madagascar, in Nuova Guinea e nell’Australia nordorientale. Facciamo terra bruciata, in modo letterale e metaforico. Uccidiamo e mangiamo gli animali di questi ambienti. Ci installiamo al posto loro, fondiamo villaggi, campi di lavoro, città, industrie estrattive, metropoli. Esportiamo i nostri animali domestici, che rimpiazzano gli erbivori nativi. Facciamo moltiplicare il bestiame allo stesso ritmo con cui ci siamo moltiplicati noi, allevandolo in modo intensivo in luoghi
dove confiniamo migliaia di bovini, suini, polli, anatre, pecore e capre - e anche centinaia di ratti del bambù e zibetti. In tali condizioni è facile che gli animali domestici e semidomestici siano esposti a patogeni provenienti dall’esterno (come accade quando i pipistrelli si posano sopra le porcilaie) e si contagino tra di loro.

mercoledì 20 gennaio 2021

Mitologia degli imenotteri




 Le api, si dice, raccontano storie di leggenda intorno alla neve; chiuse nel loro alveare, ne favoleggiano l’esistenza, si dichiarano incredule, dicono che potrebbe essere l’inferno.

Similmente fanno le formiche, che tengono lunghe narrazioni usando feromoni e parole chimiche.
Le rare vespe sopravvissute al lungo inverno sussurrano alle larve di primavera, mentre le nutrono e le massaggiano con delicatezza, leggende e vicissitudini di ciò che hanno visto, del freddo atroce e del grigiore invernale; le nuove vespe pensano alla vespa che ha visto la neve come ad una divinità primigenia, così come noi facciamo con Adamo ed Eva.
L’estate è L’Eden; l’inverno e il gelo sono la Punizione; la primavera è la Resurrezione.

 Giuliano, 8.8.2006


( dal blog di Giuliano, deladelmur )

mercoledì 13 gennaio 2021

- Si fa una gran fatica a sbocciare, - mi disse ridendo il fiore

                                                                                 



- Si fa una gran fatica a sbocciare, -

mi disse ridendo il fiore;

e fa fatica il seme a germogliare,

è una fatica che costa dolore.

Il rischio poi è di farti calpestare,

o di finire sottoterra a marcire,

invece di fiorire sulle aiuole.

E' un rischio che si corre ed è da fare,

ma io voglio ritornarmene a dormire.

Nel fiero sonno io voglio sognare,                                                           

voglio sognare che posso anch'io fiorire,

voglio fiorire e poi rinascere e morire,

e che i miei frutti sian dolci da mangiare.     


da "Stagioni" di Giuliano Bovo    


                                                                


      


illustrazione di Grandville )







domenica 10 gennaio 2021

Libri e malattia

  Una cosa che mi hanno insegnato, per sempre, i fratelli, entrambi medici, dei miei genitori, è che le malattie vanno assecondate e, salvo i casi più gravi, lasciate libere di fare il loro corso, senza scorciatoie e e dosi massicce di farmaci. Così, quando da ragazzi la febbre si impossessava di noi, ci dovevamo disporre con pazienza a un lungo periodo di letto e riposo. Non disponendo della televisione, ma avendo tutte le pareti di casa foderate di libri, la lettura fu l’antidoto migliore contro la noia e l’esasperantemente lento trascorrere del tempo. E lo è, per me, ancora oggi. 

Come, da bambini, dopo una malattia, ci si scopre fisicamente cresciuti ( non sono stato un ragazzo sano: infatti sono alto un metro e novantuno ), così, dopo la lettura di un grosso libro, la nostra personalità si allarga e approfondisce.  A 9 anni divenni improvvisamente tutto blu, mi ammalai gravemente e dovetti sopportare una lunga convalescenza. Passata l’emergenza sopravvenne la noia. Non potevo alzarmi dal letto ed ero debolissimo. Così, alle quattro del pomeriggio, mio padre prese a rincasare anticipatamente e a

leggermi a puntate il Don Chisciotte. Quello fu probabilmente il mio battesimo con la letteratura e la vita. Era anzitutto piacevole che quel severo papà, sempre con il naso immerso in libri e giornali, dedicasse un po’ di tempo a leggermi un libro. Era un lettore caldo e appassionato. Gli piaceva raccontare e vedere sul mio volto le reazioni. Si sentiva che i suoi antenati siciliani avevano avuto familiarità, tra pupi e carretti, con le storie dei cavalieri antichi. Parteggiava apertamente per il cavaliere della Mancia e riservava a Sancho Panza una voce tignosetta, decisamente antipatica. Amava e si identificava con il "malato" Don Chisciotte. Il ritorno del reale era anche per lui sempre fonte di tristezza.

Così, da piccolo, ho scoperto che ci sono dei libri che possono essere veramente letti e gustati soltanto se si ha un lungo tempo a disposizione, senza eccessive interruzioni. 


Francesco Maria Cataluccio, In occasione dell'epidemia, Ed. Casagrande                                                                                                                                                     

 fonte immagine

sabato 2 gennaio 2021

Icaro

                                                                                                           Dal blog deladelmur di Giuliano

Sabato 15 febbraio 2020

Alle volte capitano delle sorprese, cose felici o comunque inaspettate, a cui non si sarebbe mai arrivati da soli; capita leggendo, guardando un film, parlando con qualcuno. Per esempio, "The man who fell to Earth" di Nicholas Roeg è un film che non ho mai amato molto e che ho guardato solo per non aver niente di meglio da fare; guardandolo ho scoperto che contiene questi versi di W. H. Auden a commento di un dipinto di Pieter Brueghel, "Icarus". E' un dipinto molto particolare, perché ci si aspetterebbe che il volo di Icaro, o comunque Icaro con le sue ali, sia in primo piano; ma questo accade in altri dipinti, non in Brueghel. In Brueghel (Pieter Brueghel il vecchio, il dipinto è del 1558 circa ) si vede in primo piano un contadino che ara la sua terra, e solo cercando bene si arriva a vedere un dettaglio (le gambe, in fondo a destra) di Icaro caduto in mare; sullo sfondo, una nave veleggia. E' il minuto 20, quando un libro viene sfogliato; la copertina del libro dice "Auden - Musée de Beaux Arts"

In Brueghel's Icarus, for instance, how everything turns away
quite leisurely from the disaster; the ploughman may
have heard the splash, the forsaken cry,
but for him it was not an important failure; the sun shone
as it had to on white legs disappearing into the green
water; and the expensive delicate ship that must have seen
something amazing, a boy falling out of the sky,
had somewhere to get to and sailed calmly on.

(Nell'Icaro di Brueghel, per esempio, come tutto si volta via comodamente dal disastro; l'uomo che sta arando ha sentito il rumore della caduta in mare, il grido di rinuncia, ma per lui non è stata una caduta importante; il sole splende come deve sulle bianche gambe che scompaiono nell'acqua verde; e la costosa delicata nave che deve aver visto qualcosa di sorprendente, un ragazzo caduto dal cielo, ha un qualche posto dove andare e naviga tranquillamente verso la sua meta.)
(Wystan Hugh Auden, 1907-1973)