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giovedì 22 ottobre 2020

Cavalli


"... ehi, dormite?!" gridò, come faceva di tanto in tanto, ai cavalli, di cui durante tutto il tempo continuava a sorvegliare con la coda dell'occhio le groppe, come un macchinista i manometri. Ma i cavalli tiravano come tutti i cavalli del mondo, e cioè quello di stanga correva con l'innata onestà di una natura semplice, mentre l'altro, il bilancino, poteva apparire a un profano un lavativo di tre cotte che, inarcando il collo a cigno, sembrava non sapesse far altro che ballare su e giù al tintinnio delle sonagliere scosse dai suoi stessi balzi.

Boris Pasternak, Il dottor Zivago, pag.12 ed. Feltrinelli 1998, traduzione Pietro Zveteremich, Maria Olsoufieva, Mario Socrate

(dipinto di Thomas Blinks)



giovedì 1 novembre 2018

Un cavallo possente



Guardammo, stupiti, quel cavallo gigantesco. Aveva sfondato il soffitto della nostra stanza. Il cielo nuvoloso scivolava pigramente lungo la sua sagoma possente e la sua criniera frusciava al vento.

Franz Kafka, dai "Quaderni in ottavo" (terzo quaderno), pag. 98 edizione Oscar 2002, traduzione di Anita Rho e Italo A. Chiusano


(Marc Chagall, 1917 circa)

lunedì 8 ottobre 2018

L'uomo cavallo ( II )



(Annie Oakley, 1901, Milano)

Il giovane e candido Amédée de Saint-Gapour, vista che ebbe la giovane donna, se ne innamorò perdutamente e giurò seduta stante a se stesso d’ottenerne i supremi favori. La dama altri non era che la legittima consorte d’un capitano delle dogane di un piccolo porto della Normandia che le più elementari convenienze mi vietano di designare a tutte lettere. Gioì non poco, la bella capitana, nel vedere il povero Saint-Gapour così infiammato, e poiché le distrazioni in provincia sono alquanto rare, ella si ripromise di trarne un certo svago, almeno per una parte dell’estate.
- Mio povero amico, diceva, voi mi amate, voglio crederlo, ma io che posso farci?
- Diamine! farfugliava Saint-Gapour, lo sapete benissimo.
- Credo, in effetti, d’indovinare che cosa vi aspettiate da me. E se mio marito ci sorprendesse?
- Faremo in modo che non ci sorprenda.
- Faremo in modo, faremo in modo... Sempre la solita storia: si fa in modo, e poi si vien pizzicati lo stesso. Ma lo sapete, se ci cogliesse sul fatto, con che cosa mio marito ci trapasserebbe il corpo?

sabato 6 ottobre 2018

L'uomo cavallo ( I )


(Francia 1475, il Sagittario)
(...) Mi parla a lungo anche di "zio Nardu", un bizzarro vecchio che diventava cavallo. Abitava in una povera bicocca fuori Nuoro. Fellini ci andò accompagnato da un pretino in fama di buon esorcista. Arrivati alla casa di zio Nardu, dovettero aspettare due ore perché lui non voleva aprire. Alla fine si spalancò la porta e zio Nardu apparve, un vecchietto di settant'anni, all’apparenza niente di straordinario. Come vide il prete, si fece il segno della croce. Salutò in tono piuttosto servile. Subito il pretino lo redarguì severamente: « Ti vuoi convertire finalmente? La devi smettere di trasformarti in bestia! Altrimenti finirai all’inferno...». E lui diceva di sì, era pentito, prometteva di non farlo più, lacrime gli colavano dagli occhi. 
A questo punto intervenne Fellini: il pretino, continuando così, gli avrebbe rovinato tutto quanto. « Sì, zio Nardu, tu devi convertirti - disse il regista. - Sono venuto apposta da Roma per parlare con te. Ma, per dimostrarti la sua benevolenza, la Chiesa ti dà il permesso di diventare bestia ancora una volta.» 
A quelle parole zio Nardu si rianimò, fece una grande risata, poi si mise a parlare velocemente, non si capiva una parola, sembrava recitasse una filastrocca di nomi messi insieme senza nesso. All’improvviso cominciò a nitrire, non a emettere suoni simili a nitriti, ma a nitrire veramente come un cavallo. Ben presto avvenne una metamorfosi mostruosa. La faccia divenne un muso, il muso si allungò a vista d’occhio assumendo fattezze equine; gli occhi si ingrandirono, divennero interamente neri e lucidissimi, appunto come gli occhi dei cavalli, le orecchie si spostarono in alto, così da sporgere dalla sommità del capo. Perfino il corpo, sembrò a Fellini, acquistava un certo che di cavallino. Allora, sempre cacciando altissimi nitriti di gioia, l’uomo-cavallo cominciò a scalciare furiosamente. E il pretino a recitare le formule sacre dell’esorcismo. Fino a che l’altro si quietò e nel giro di pochi secondi riacquistò sembianze umane. 
Al termine dell’inusitata scena, Fellini si trattenne a discorrere con zio Nardu. «Spiegami un po’ - gli chiese - perché ti piace fare il cavallo?». « Ma il cavallo è più buono, è più onesto degli uomini - rispose il vecchio con entusiasmo - Non c'è niente di più bello di un cavallo. Sì, per questo io voglio diventare un cavallo. Sì, sì, io sono un cavallo. » Zio Nardu è morto recentemente, del tutto felice perché nella suprema agonia aveva avuto una delle sue crisi, tramutandosi in destriero. E i suoi ultimi rantoli furono nitriti. Un matto, insomma, ma fuori della norma dei matti. Del resto, mi ha fatto notare Fellini, la pazzia in certi casi è “materializzante” cioè l’uomo finisce per assomigliare alla persona o alla cosa in cui si illude di essere trasformato. Così c'è il pazzo che può assomigliare a Napoleone, il pazzo che assume le forme di un uccello e così via. (...)


Dino Buzzati, da "I misteri d'Italia", edizione Mondadori 1978. (pubblicato sul Corriere della Sera nell'agosto 1965)



domenica 19 agosto 2018

Firenze, 1892



Firenze, 27 settembre 1892. Portati su stamattina gli altri bauli. Di nuovo mi fu chiesto troppo, ma mi fu anche detto che questa era cosa consueta. Va bene, allora. Non intendo violare le consuetudini. Noleggiato un landò, dei cavalli e un cocchiere. Condizioni: quattrocento franchi al mese e un pourboire al cocchiere, e dovevo fornire alloggio per l'uomo e i cavalli, ma nient'altro. Il landò ha visto giorni migliori e pesa trenta tonnellate. I cavalli sono fiacchi e fanno obiezioni al landò; si fermano e si girano ogni tanto e l'esaminano con sorpresa e sospetto. Ciò causa ritardi ma diverte le persone lungo la strada; queste escono a curiosare con le mani in tasca e discutono la cosa insieme. Pensavano, mi dissero, che un landò da quaranta tonnellate non era il più adatto per cavalli come quelli: bastava una carriola.


(Mark Twain, autobiografia, pag.424 ed. Garzanti 2011, trad. Piero Mirizzi)


dipinto di Giovanni Fattori, 1873




martedì 27 marzo 2018

Che cos'è la vita


La vita dell’uomo tra il cielo e la terra è come un puledro bianco che salta una scarpata: un lampo, ed è finito.

Zhuang-zi (Chuang-tzu), pag.201 ed. Adelphi 2001 traduzione di Carlo Laurenzi e Christine Leverd



(Adolphe Van der Venne, 1828-1911)

domenica 11 marzo 2018

Un cavallo come Dio comanda


Un arabo incontrò il Profeta e gli disse: «O apostolo di Dio! Mi piacciono i cavalli. Ci sono cavalli in Paradiso?» Il Profeta rispose: « Se vai in Paradiso, avrai un cavallo con le ali, e lo monterai e andrai dove vorrai.» L'arabo ribattè: «I cavalli che mi piacciono non hanno le ali.»

Thomas Patrick Hughes, A dictionary of islam (1935)
tratto da "Cielo e inferno" di Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares
(editore Franco Maria Ricci 1972, pagina 119, traduzioni di Antonio Porta e Marcelo Ravoni)


(dipinto di George Stubbs)

giovedì 2 novembre 2017

un cavallo veloce


...Pensai piuttosto a quell’atroce racconto persiano dal titolo “Appuntamento a Samarcanda”. 
Nel giardino del re, la Morte appare a un servo. “Domani”, gli dice “ti vengo a prendere…” Allora il servo corre dal re e gli chiede il cavallo più veloce, per fuggire lontano: a Samarcanda. Arriva a Samarcanda, l’indomani, e la Morte è lì che lo aspetta. “Non è giusto”, grida il servo “non è leale”. “Perché?” risponde la Morte. “Sei fuggito senza farmi finire il discorso. Io ero in giardino per dire: domani ti vengo a prendere a Samarcanda." 

Oriana Fallaci, Il sole muore
foto di Josef Koudelka  ( qui )

domenica 16 luglio 2017

Cavalli


Aprì la porta della stalla. I cavalli si profilarono misteriosamente, ammantati nell'oscurità. Gli occhi riempiti dalle pupille erano maculati d'oro e di fuoco. Yasha ricordò quel che suo padre, benedetta la sua memoria, gli aveva detto: che gli animali riuscivano a vedere le potenze del male. Kara fece ondeggiare la coda e battè gli zoccoli sul terreno. Una vischiosa devozione animalesca trasudò dalla giumenta al padrone.
(Isaac B. Singer, Il mago di Lublino, pag.22 ed. TEA-Longanesi, trad.Bruno Oddera)


 
(i cavalli presitorici vengono dalla grotta di Chauvet, in Francia;
la foto della bambina è stata scattata a Londra nel 1950 da Werner Bischof)

domenica 28 maggio 2017

Saltapicchio e Trottalemme



Saltapicchio (nell'originale "Jolly Jumper") è il cavallo di Lucky Luke, Trottalemme è il cavallo di Cocco Bill. Si sa che i cavalli degli eroi dell'epica hanno sempre un nome: Bucefalo, Baiardo, Ronzinante, fate voi l'elenco completo.
Sono due cavalli sapienti, pensanti e parlanti: o, quanto meno, con noi lettori parlano eccome. Saltapicchio è belga, autori Morris e Goscinny; Trottalemme è invece completamente di mano di Benitone Jacovitti, disegni e parole.

mercoledì 24 maggio 2017

Una corsa mozzafiato

I postiglioni ce la misero tutta con fruste e speroni; i camerieri gridarono, gli stallieri li incitarono e schizzarono via a tutta velocità.
«Bella situazione, - si mise a pensare Mr.Pickwick non appena ebbe un attimo di tempo per pensare - Bella situazione per il presidente generale del Circolo Pickwick. Carrozza umida, cavalli bizzarri, quindici miglia all'ora... e tutto questo a mezzanotte!»
Durante le prime tre o quattro miglia, troppo intenti a riflettere ciascuno per proprio conto per aver voglia di rivolgersi al compagno, i due non fiatarono. Ma, percorso quel bel tratto di strada, con i cavalli che ormai ben riscaldati cominciavano ad andare davvero di ottima lena, Mr. Pickwick, eccitato dalla velocità della corsa, si sentiva troppo su di giri per restarsene ancora muto come un pesce.
«Li prenderemo di sicuro» esordì.
«Lo spero» rispose l'altro.
«Bella notte» continuò Mr.Pickwick guardando la luna che riluceva splendente.
«Un guaio per noi! Hanno tutto il vantaggio della luna piena per staccarci e noi lo perderemo: fra un'ora tramonterà.»
«Brutto affare correre a questa velocità nel buio!»
«Direi proprio di sì», rispose l’altro in tono secco.
Nel riflettere sui guai e i pericoli di quella spedizione nella quale si era imbarcato in modo tanto precipitoso, Mr. Pickwick sentì smorzarsi l’esaltazione che per un po’ lo aveva eccitato. A distoglierlo dai suoi pensieri venne l’urlo del cocchiere di testa.
«Iù- iu - iu - iu - iuu!», gridava il primo.
«Iù- iu - iu - iu - iuu!», gridava il secondo.
«Iù- iu - iu - iu - iuu!», strepitò Mr Wardle sporgendosi con la testa e mezzo corpo fuori del finestrino per unirsi al coro con quanto fiato aveva in gola.
«Iù- iu - iu - iu - iuu!», incalzò Mr. Pickwick accollandosi l’onere di quell’urlo di cui peraltro ignorava finalità e significato. E nel bel mezzo degli iuùiuù di tutti e quattro la carrozza venne a fermarsi.
«Che succede?», si informò Mr Pickwick.
«Il casello del dazio -, spiegò il vecchio Wardle - Ci diranno qualcosa dei due fuggitivi».
(Charles Dickens, Il circolo Pickwick, pag.150 ed. Garzanti 2003, traduzione di Gianna Lonza.)

 

giovedì 10 novembre 2016

Il cavallo di Brunilde


Nel mondo di Wagner, così come nella mitologia e nei racconti cavallereschi, spade e cavalli hanno sempre un nome: Baiardo, Bucefalo, Durlindana, Excalibur... Nell'Anello del Nibelungo la spada si chiama Notung, e il cavallo di Brunilde è Grane.
Grane, mein Ross!
Sei mir gegrüsst!
Weisst du auch, mein Freund,
wohin ich dich führe? (...)
Grane, mio cavallo! Abbi il mio saluto! Sai anche tu, amico mio, dove io ti conduco? Tra fuoco rilucente, là giace il tuo signore.
(Richard Wagner, parole e musica.)
E' il finale di "Götterdämmerung", Il Crepuscolo degli dèi, che chiude tutto il lungo percorso dell'Anello del Nibelungo. Non un bel destino, quello di Grane; ma alla fine, nel rogo finale del Walhalla, l'oro ritornerà al suo posto, nella Natura incontaminata, tra le acque del Reno. Così sarà anche di noi e delle nostre imprese umane, viene da pensare; non sappiamo però quando, anche se - è quasi sicuro - noi non ci saremo.





clic sull'immagine per ascoltare il finale di "Götterdämmerung"

(le illustrazioni wagneriane sono di Rackham)

domenica 17 novembre 2013

La mappa dell'universo


... un veloce cavallo
- e scusa, ma è venuto il momento
 di raffigurartelo -
che reca la mappa dell'universo,
poichè la terra è il corpo,
il fuoco la furia che tiene in petto,
il mare la schiuma e l'ampio respiro,
e un caos in questo insieme ammiro,
giacchè in petto, schiuma, corpo e fiato,
mostro è di  fuoco, terra, mare e vento;
su questo grigio pezzato,
che com'è fatto pare fatto apposta
per chi gli dà sprone,
tanto che non corre, vola,
....


Pedro Calderòn de la Barca, La vita è sogno