venerdì 16 luglio 2021

Le isole di Giuliano



Hispaniola, 1492

Come Colombo che avvista l'Hispaniola
stanco avvilito di tanto navigare
anch'io mi trovo fremente ad esultare
di questa novità che m'appassiona:
ma è solo un buco su una carta nuova.




Baleari

Navigo inquieto nel mare di Minorca;
non è lontana la sponda di Maiorca;
buone correnti mi trascinano veloce
e mi ritraggo nel guscio di mia noce:
son specialista nel tirare i remi in barca










Ebridi

Tempesta sulle Ebridi
del mare qui fra i torbidi
a navigare intento
stravolto ma contento
in porto anch'io alle Ebridi.






A Zacinto, forse

E c'era un tale all'isola di Zante
che disse sconsolato alla sua amante:
"Il tuo pensiero sarà il mio destino:
se tu vuoi che io resti son vicino;
se vuoi che me ne vada son distante."















Pantelleria 1

I've found my love here in Pantelleria:
she's a nice girl and her name is Lucia;
but I'm so shy and so when she comes near
my heart begins to thump - oh dear!
I've found my love, but I can't tell her here...




Pantelleria 2

Trovo l'amore qui a Pantelleria:
è assai carina e il suo nome è Lucia;
mi sta vicino e mi fa tanta compagnia,
le voglio bene ma c'è qui sua zia:
io l'ho trovata e non la posso portar via...






Maldive

Una mappina delle Maldive
per ricordare il mio atollo dov'è:
è là che un dolce ricordo vive...
Di quell'atollo vicino a Malè
adesso la mia matita scrive.




Cuba

Sulla spiaggia dell'Avana
c'è una pendola che suona;
forse è un'ombra che mi chiama
forse è il tempo che cammina -
passa il tempo anche all'Avana...




Limericks* di Giuliano Bovo  





* Una città irlandese, Limerick, ha dato il suo nome a piccole poesie senza senso, scritte per divertimento. Il limerick "classico" nasce in Gran Bretagna all'inizio dell'800, ed è di solito composto da 5 versi in rima che dovrebbero partire da una località geografica, un punto di inizio per giocare con ritmi e parole. Il tempo d'oro dei limericks, prevalentemente composti in lingua inglese,  è quello di Lewis Carrroll e di Edward Lear. I  limericks che ho qui pubblicato sono di Giuliano Bovo e sono  anni fa apparsi sulla storica rivista online "Golem, l'indispensabile".  All'epoca Giuliano pubblicava con lo pseudonimo di Emilio Gauna ( anagramma di "ma è Giuliano"  ). 


Le immagini sono del Little Angel Theatre

venerdì 9 luglio 2021

Prospettive musicali

 

Vorrei segnalare una trasmissione radiofonica di Radio Popolare, "Prospettive Musicali". Le scalette dei brani proposti sono il frutto delle scelte sempre raffinate di Fabio Barbieri, Alessandro Achilli e Gigi Longo. 

Fabio Barbieri ha un bel blog, Prospettive musicali e altri racconti ( qui il link ), seguendo il quale è possibile  essere aggiornati sulla trasmissione radiofonica che ho segnalato e scaricarne il contenuto in podcast.

Il brano che propongo qui è il primo della scaletta della trasmissione dello scorso 23 maggio ( per l'ascolto un clic qui )



                                                           

sabato 3 luglio 2021

Sławomir Mrożek, "Il cigno"

 

Nel parco c'era un lago, dove nuotava uno splendido cigno. Un giorno dei giovinastri lo rubarono.

La Direzione dei giardini pubblici decise di comperare un altro cigno. E per evitargli la sorte del primo, ingaggiò un apposito guardiano.

Era un vecchietto che da anni viveva solo. Le sere si facevano già fredde quando egli iniziò il suo lavoro al parco. Nessuno ormai ci veniva piú a passeggiare. Egli faceva di continuo il giro del lago. Osservava attentamente il cigno, e ogni tanto sbirciava le stelle. Il gran freddo lo tormentava.

Una sera pensò che il miglior rimedio per riscaldarsi era di andare all'osteria lí vicino. Stava già avviandosi, quando si ricordò del cigno: durante la sua assenza qualcuno avrebbe potuto rubarlo e il vecchietto avrebbe perso la sua unica fonte di guadagno. Abbandonò dunque l'idea dell'osteria.

Ma il freddo diventava sempre piú insidioso e lo faceva soffrire ancor piú della solitudine. Decise perciò di andare all'osteria portandosi dietro il cigno.

venerdì 25 giugno 2021

It's a happy time inside my mind

 

Da deladelmur, il blog di Giuliano


Le letture pubbliche di versi, in tv, ma anche in radio e a teatro, le metto tra le cose peggiori che possono capitarmi, e cerco sempre di evitarle con cura. La poesia è un fatto personale, o ti tocca oppure è meglio lasciar perdere. Non sempre è il momento giusto, e non sempre è l'autore giusto, e non sempre è il verso giusto di quel poeta, o il momento giusto di quel verso giusto di quel poeta giusto, per di più letto dalla voce giusta.

Tra gli attori, a me piaceva quasi solo Romolo Valli; e poi anche Benigni quando recita Dante, e pochi altri. Di solito, è un profluvio di facce, di gesti, di pose, di ammiccamenti, tutte cose sconvenienti. L'insieme peggiora, e definitivamente, quando sono i poeti (o presunti tali) a leggere in pubblico le loro poesie (o presunte tali) : o non sono capaci, o si danno un sacco di arie... Leggere poesie in pubblico è una cosa difficile, è come cantare un'aria d'opera: o si è davvero capaci, oppure è meglio lasciar perdere e non esibirsi. Come ben sanno gli appassionati, l'opera lirica è un'arte difficile, vietata ai dilettanti, agli stornellatori di piazza; e poi, a peggiorare il tutto, ecco i presentatori, soprattutto quelli televisivi: "Abbiamo questa sera ospite il Grande Poeta, che è un Grande Poeta, il Maggiore dei Poeti Viventi - e vi prego di Ascoltarlo con Attenzione, perché vi garantisco che è davvero un Grande Poeta!" . Ed ecco seguire il Poeta, che si toglie gli occhiali ed esegue; alla fine, naturalmente, applausi. In questo clima diventa persino comprensibile che un ministro (...) salti su ed esibisca la sua grande e personale ignoranza dicendo: "Mario Luzi? mai sentito nominare" (forse Luzi è troppo poeta per andare in tv a leggere i suoi versi, però altri lo fanno, eccome...).

E poi comporre poesia non è mica facile: "Che cosa vuoi che dica, che ho i capelli più corti / o che per le mie navi son quasi chiusi i porti...", cantava Guccini, che forse non è un poeta ma di certo è uno che sa scrivere in versi, cosa che non capita a molti. Sarò forse un pericoloso estremista, (ormai comincio a pensarlo anch'io, e me ne sono quasi convinto), ma penso proprio che il più delle volte convenga starsene zitti. Non è mica indispensabile scrivere poesie, né tantomeno farle leggere agli altri: la poesia sa da sola cosa deve fare e arriva lo stesso dove deve arrivare, quando è il momento non conosce ostacoli. E alla fine del mio discorso, per non esagerare, e per quel poco che so e che mi riguarda direttamente, provo a chiudere prendendo in prestito le parole da uno dei miei massimi poeti del Novecento:

It's a happy time inside my mind / when melody does find a rhyme / and says to me I'm coming home to stay...

(Tim Buckley, Happy time,1968)






domenica 20 giugno 2021

Le onde e i pensieri




«Ma brutta scimmia» diceva un ramponiere a uno di questi signorini, «sono quasi tre anni che incrociamo e ancora non hai visto una balena. Quando ci sei tu all'albero, diventano più rare dei denti di gallina» 
E forse era proprio così. 
O forse all’orizzonte ne erano passate a torme; ma il ritmo che mescola onde e pensieri ha fatto scivolare come l’oppio quel giovane assente in una tale apatia di sogni vuoti e ignari, che alla fine egli perde la sua identità. Quel mistico oceano ai suoi piedi, lo prende per l’immagine visibile di quell’anima profonda, azzurra, infinita che pervade l’umanità e la natura. E ogni cosa strana, appena intravista, sgusciante, bella che lo elude, ogni cosa che vede e non vede alzarsi come la pinna di qualche sagoma inafferrabile, gli pare l’incarnazione di quei pensieri sfuggenti che popolano l’animo soltanto come rapide forme in un eterno volo.


Hermann Melville, Moby Dick

Traduzione di Bianca Gioni
fotogramma del film "Moby Dick" di J. Huston



qui, qui, qui, qui, qui, qui post di Giuliano
su Moby Dick

domenica 30 maggio 2021

Musica da camera

 Ecco, è tornata: come tutti gli anni, c’è almeno una vespa che gioca a fare il vasaio nel cassone della mia tapparella. La vespa non si vede, è dentro il cassone e ci arriva dall’esterno (la tapparella lascia sempre libero un piccolo spazio, altrimenti sarebbe inutilizzabile), ma il suono che produce è caratteristico: si va dallo gnigni ben accordato (quasi il trapano del dentista) delle vespine più piccole fino alla serie di sonore pernacchiette che sta emettendo questa qui di oggi. Cose del tipo: pè-pè-pè-pepepè-pè-pepepepepèè, e via dicendo, con la voce insistente e petulante di una zitella d’altri tempi, arrabbiata e noiosa, che ogni volta mi fa trasalire quando comincia, perché mi coglie sempre di sorpresa quando meno me l’aspetto. Dovrebbe trattarsi di una Eumenes pomiformis o forse di una Sceliphron spirifex, ma per saperlo con precisione, dovrei prendere la scala e andare ad aprire il cassone – con il caldo che fa, figuriamoci se mi metto a indagare. Mi tengo le pernacchiette, e pazienza.

Comunque sia, non c’è da preoccuparsi: le vespe muratrici, o vespe vasaie, fanno vita solitaria e non sono pericolose. Porterò pazienza e la lascerò fare, come tutti gli anni: queste vespe non sono del tipo che fanno i vespai e sono tutt’altra cosa dai calabroni (grossi e aggressivi: allora sì che c’è da aver paura). Sono sicuramente vespe del genere eumenes e del genere sphex, e simili: una vespa e una larva sola, e non una vespa e tante larve.

Il cassone della tapparella, essendo di legno ben stagionato, fa da cassa armonica e amplifica il rumore della vespa: che muove le ali per asciugare la malta, e quindi non è una voce e nemmeno un verso, ma sembra proprio che stia parlando. Una voce stizzita e un po’ permalosa, noiosa, del genere di quelle che arrivano dall’altra parte del telefono nei cartoni animati; ma non sempre è così, dipende dal tipo di vespa e anche dal punto in cui si è messa a lavorare, la cassa di risonanza dà suoni diversi se è presa in un punto oppure in un altro.

Tra poco avrà finito, deporrà il suo uovo dentro il lavoro di muratura (o di vasaio, a seconda della specie) e poi andrà a caccia, perché le larve di queste vespe sono carnivore. Le prede sono ragni e ragnetti, paralizzati e resi inoffensivi: crescendo, la piccola larva se li mangerà un po’ alla volta. Uno scenario terribile, insomma, ed è per cose come queste che ringrazio il Creatore: lo ringrazio perché mi ha fatto molto più grande sia dei ragni che delle vespe (e delle mantidi, eccetera eccetera).

Però, intanto, il quartetto di Mozart che stavo ascoltando mi è diventato un quintetto: due violini, viola, violoncello, e una vespina che doppia la parte del violoncello. Se solo la vespina andasse a tempo, non sarebbe neanche male. Si potrebbe perfino dare un nome a questo complesso del tutto nuovo e del tutto inedito: va bene “Quintetto Eumenes”? A me piace, approvato.

Giuliano

( dal blog deladelmur )


(il dipinto con la violoncellista è opera di Robert Berenyi, / )

mercoledì 26 maggio 2021

...

 



Qualcosa da ascoltare... ( qui )




  

                                                                                                                                ( foto di Maik Lipp )

mercoledì 19 maggio 2021

Il sogno di Opale

 Un "carotaggio letterario" di

Il sogno di Opale di Subhaga Gaetano Failla

ed. Ensemble

Le illustrazioni sono di Davide Bonazzi (fonte )



Lontano



Lui poteva scegliere adesso il tempo in cui mangiare e quello del sonno e del risveglio, l'ora dello studio e se morire di fame o d'angoscia oppure sopravvivere e rinascere.




                                                                    

A Opale


L'ultima dimora era stata una stanzetta così minuscola che se allargava le braccia per sbadigliare toccava con una mano il muro e con l'altra l'armadio. Ma c'era una grande finestra, un'apertura che dava sulla valle. Talvolta Gesualdo sedeva in equilibrio sul davanzale e restava incantato a osservare i colli e i cipressi e le oscillazioni di verde, del placido ondeggiare di un mare vegetale, e le casupole diradate e il bel cielo di tela antica, come nei dipinti rinascimentali.












Nella metropoli


notò una giovane donna, ferma nella macchina al semaforo, utilizzare quei pochi secondi per passarsi il rossetto sulle labbra, prima di tornare alla guida allo scattare del verde. Davvero inconcepibile, per uno come lui abituato a svegliarsi e a mettersi in azione con lentezza, e vissuto nelle consuetudini di un'esistenza che scorreva come un fiume torpido, quasi regolata ancora dal ritmo delle stagioni.




Autostop


Passarono ore e ore sotto il sole , avvolti dal profumo di nepitella, di origano e rosmarino, assetati e affamati. Talvolta, per rimandare un poco l'arsura e la fame, mangiavano ciuffi di finocchio selvatico che cresceva ai margini della strada.




La neve 

Il giorno successivo nevicò. Ognuno si attaccò di nuovo alle sbarre della finestra. La neve cadeva a fiocchi fitti, precipitava verso la strada a strapiombo dalla sommità, molto alta del carcere. Era un incanto, una meraviglia silenziosa. Le guardie non vennero a intimare di scendere dalle finestre. Eppure, quella comunicazione - ogni compagno restò per qualche secondo in segreta sintonia con la nevicata - era più pericolosa del contatto con un corteo di protesta. Si chiama poesia e mette radici profonde e salde che gli accidenti e le mutevolezze storiche difficilmente riescono a scuotere.
 







Nella città di Alice

si erano dati appuntamento compagni di mezza Europa. (...) per le strade e le piazze era (...) uno sciamare di orchestrine improvvisate, di chiacchierate all'aperto, di conferenze nelle aule universitarie sui temi più svariati, di scene teatrali messe in piedi in un attimo tra la folla festante dei compagni, durante gli ultimi giorni di un'estate eterna.




Il posto delle fragole

Ancora storditi dall'emozione, si erano ritrovati fuori, nella stradina del cinema ricoperta di neve caduta durante la proiezione. Sembrava un altro sogno creato da Bergman




Un risveglio

Al mattino si accorsero di aver dormito in una immensa area archeologica in fase di scavo. Erano stati forse protetti dalle antiche divinità, nessun acquazzone aveva guastato l'ultima notte del viaggio.






Il palco

...il palco crollò ma non completamente. Si adagiò di lato come un animale stanco e schiacciò parte del territorio del mondo nascosto.
(...)
Qualche giornalista si affrettò a cercare simbologie di fine di un'epoca o di un sogno, in quel crollo del palco, dettate dalla concezione dominante di un tempo lineare. Nel tempo ciclico, invece, il palco precipita e si erge infinite volte, senza punti di inizio né di fine, come nella circonferenza di un cerchio.




Sullo sfondo il palco del Festival internazionale dei poeti a Castelporziano







sabato 15 maggio 2021

 


qualcosa da ascoltare ... ( qui )


(l'immagine è un dipinto di Ettore Spalletti )

lunedì 10 maggio 2021

I fari della solitudine

 

da “Diario di un naufrago felice” di Paolo Cossato


Ar-Men:  il nome significa in bretone roccia ancorata sulla pietra. Ed è una roccia a trentacinque miglia dall’Isola di Sein, a nord-ovest delle coste francesi sull’Atlantico. Ma è più noto ai guardiani dei fari come Enfer des Enfers, inferno degli inferni, poiché a volte le onde arrivano quasi a sfiorare il culmine dei suoi trentasette metri. Si erge sul mare che bagna la regione della Francia un tempo detta Finistère. Finis terrae,  il confine della terra: così lo  si chiamava in tempi lontani, e Finsternis in tedesco significa tenebra. Nella tenebra affondava lo sguardo rivolto verso il confine segnato dalla notte e dalle acque dell’oceano. Costruito tra il 1867 e il 1881, la sua luce oggi si coglie ad oltre venti miglia in un bagliore intermittente ogni quindici secondi.

martedì 4 maggio 2021

...


 Qualcosa da ascoltare ( qui )

mercoledì 28 aprile 2021

Jean Philippe Rameau e le emozioni in musica



(...) ogni tanto leggo sui giornali articoli più o meno scientifici che parlano del rapporto tra musica e cervello, l’incremento delle capacità intellettuali attraverso la musica, eccetera. Di solito sono articoli molto superficiali, che danno informazioni parziali e distorte: purtroppo capita quasi sempre così con l’informazione scientifica, ed è un peccato. A volte sembra che i neuroni migliorino grazie a Mozart, altre volte il titolista spara che è l’heavy metal a rendere più intelligenti, e che l’effetto Mozart non esiste ed è stato sconfessato completamente quello studio del’93; e così non ci si capisce più niente.
Non sono un neurologo e nemmeno un musicista, però so per certo che per capire la grande musica, Mozart e Beethoven ma soprattutto i contrappuntisti, occorre sapere cosa stanno facendo. Se non si ha nozione di quello che accade in Bach, o in Couperin o in Scarlatti, la loro musica sembrerà assurda e noiosa; ma avendone qualche nozione, o essendo predisposti in partenza alla musica e alla matematica, certamente il nostro cervello ne trarrà vantaggio. Del resto, è un ragionamento così semplice che in altri campi ci arriviamo subito tutti: mettere in mano Dante ad un analfabeta, o a una persona che non ha nessuna voglia di leggere, è del tutto inutile; così come un trattato di fisica o di chimica risulterà illeggibile se non c’è qualcuno a spiegare almeno i primi rudimenti.

domenica 11 aprile 2021

Theremin








Grazie ad " Ed Wood " di Tim Burton, scoprii qualche anno fa l'esistenza di un insolito strumento musicale, il theremin.









Si tratta di un congegno elettronico inventato dal russo Lev Termen intorno al 1919. Ad Hollywood, soprattutto negli anni Cinquanta, veniva utilizzato nelle colonne sonore dei film di fantascienza. Tim Burton lo volle per la colonna sonora del suo Ed Wood, ma si può riconoscere la sonorità del Theremin anche in altri suoi film. ( p.e. Mars Attacks )


Lo si suona avvicinando e allontanando la mano da due antenne, una delle quali controlla l'intonazione, mentre l'altra il volume. Le due antenne sono montate su una cassetta che contiene il circuito elettronico.










Il theremin è stato utilizzato da diversi musicisti. Tra questi Clara Rockmore, allieva dell'inventore, Samuel J. Hoffman, autore della colonna sonora di Spellbound (Io ti salverò) di Alfred Hitchcock e di The Day The Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra) di Robert Wise, Lydia Kavina, pronipote e allieva di Lev Termen, Pamelia Kurstin. Ricorrono al theremin anche i Led Zeppelin in Whole Lotta Lov




Un sito dedicato al theremin qui


lunedì 29 marzo 2021

Schnittke


E dalle nuvole del cielo
sento calar canzoni
e le raccolgo al volo
le infilo nei pantaloni
E ne ho le tasche piene
le tasche dei miei calzoni
ma ne raccolgo ancora
piovono giù emozioni:
quante ne può tenere
questa mia borsa fradicia?
E' l'atmosfera carica
di arie e canzoni nuove
che io non so capire...




Le rime di Giuliano che ho pubblicato sono dedicate a  Alfred Schnittke ( qui ), un musicista russo, autore  anche di  musica per film. Il video nel post riproduce un brano tratto dalla colonna sonora di "Vals". un film di Viktor Titov


domenica 21 marzo 2021

Un grande critico musicale

 



qui fonte immagine 


Rimpiango molto il mio vecchio caro gatto siamese, insieme abbiamo passato dei gran bei momenti, ascoltando musica e leggendo. Cioè, io leggevo e scrivevo; lui non so bene cosa facesse mentre ascoltava così intento e assorto Beethoven e Brahms, forse pensava, forse sognava di sue vite passate, chissà (forse perché era nato a Parma?). Aveva precisi e raffinatissimi gusti musicali. Non ha mai amato il rock, e il suo interesse per il mio stereo era stato fin lì limitato al moscone che i Pink Floyd avevano messo su Ummagumma, ma solo da piccolo e solo per il tempo di capire che non era un moscone vero. Ma poi le cose erano cambiate, io avevo cominciato proprio in quegli anni ad ascoltare musica sinfonica e operistica, e quando la puntina scese per la prima volta su quel coro del Nabucco (il primo, “Gli arredi festivi”) il gatto stava facendo con grande piacere quello che quasi tutti i gatti di casa fanno: rincorreva senza sosta una cartina di caramella accartocciata. Durante il gioco, il gatto finì sul mio letto proprio mentre partiva il coro di Verdi: e il micio si fermò di colpo, rimanendo assolutamente immobile per tutta la durata del disco. Ricordo ancora mio padre incuriosito dal comportamento del gatto: avevamo provato a spostarlo con delicatezza, a toccarlo, a far scricchiolare la cartina, ma non c’era niente da fare; ed è da quel giorno che ho avuto il gatto siamese come compagno fedele d’ascolto.

domenica 7 marzo 2021

Moonrise Kingdom ( Una fuga d'amore )





Nei film di Wes Anderson la trama è solo un pretesto per portare chi guarda la storia in ambienti che, pur essendo luoghi fisici, sono spazi mentali, tanto è sottolineata la loro sostanziale identità con i personaggi che li abitano e il loro sentire. Sono spazi animati e coloratissimi e i personaggi vi si collocano naturalmente e felicemente. 

giovedì 4 marzo 2021

Raccontino spinto




Mi è sempre piaciuto leggere; trovo che, priva dei libri, se ne andrebbe la parte di me che mi piace di più. Ho bisogno dei libri e quindi degli scrittori, così, quando di tanto in tanto Giuliano mi inviava  racconti e rime di sua mano, ricevevo un doppio regalo, quello di leggere testi raffinatissimi e quello di poterli commentare con l'autore. Ne parlavamo nelle mail che ci scambiavamo. 

I racconti di Giuliano sono brevi, leggeri, pieni grazia. La sua scrittura ha molto a che fare con la musica, ne ha la misura, il ritmo, le variazioni, la vivacità. Alcune sue composizioni hanno l'aria di essere frammenti, hanno qualcosa di non compiuto, indefinito e anche questo forse ha a che fare con la musica e il suo carattere. 

Riporto qui un delizioso e breve racconto; di seguito, il modo in cui lo commentò Giuliano


RACCONTINO SPINTO


Lei  si presentò a casa sua con un ingombrante vaso di terracotta, in forma di un grosso gatto dall’aspetto pacioso, qualcosa di vagamente cinese.

- Tieni, - gli disse, - è per te. Se me lo tratti bene, lunedì faremo l’amore insieme.

Lui rimase perplesso, la ragazza era molto carina, ma cosa c’entrava questo gatto?

Lei uscì subito, vantando chissà quali impegni ( “Sono di corsa, mi aspettano”, aveva detto ). Sempre più perplesso, con l’enorme vaso in mano, chiuse a fatica la porta di casa e si rigirò verso il corridoio.

- E adesso dove lo metto?

E, nel mentre passava in rassegna tavoli e comodini, il vaso - com’è logico e naturale - cadde e si ruppe in mille , e fors’anche tremila, pezzi: della qual cosa subito si disperò. Poi ci si rassegnò, e andò a prendere una scopa.

- Si è rotto... - le disse quando lei tornò.

- Non fa niente, - rispose lei levandosi la sciarpa e il berretto di lana; gli si avvicinò e gli diede un grande e caldo abbraccio, e lui trovò logico e naturale rispondere al bacio di lei con un altro bacio.





"... è uno di quei racconti che sono arrivati da soli, non c'è proprio nulla di autobiografico. Mi piace molto, ancora oggi, questo scrivere per frammenti; ci sono dei frammenti che è un peccato completare. Anche la nostra vita è fatta così, basta pensarci un attimo e si scopre che è fatta più di frammenti che di storie complete. Una conversazione al volo, un sorriso, un'arrabbiatura. Qualche anno fa mi ero trovato di fronte, sul treno, una ragazza molto bella e molto giovane, che si era fatta un segno con la biro proprio sul mento. Che faccio, glielo dico? Magari mi risponde male... e invece no, mi ha ringraziato molto, abbiamo anche fatto una chiacchierata, poi è finita lì, un frammento. ("chissà da quanto tempo è che sono in giro così, e nessuno me l'ha detto")"


 

( qui la fonte dell'immagine in alto )


sabato 27 febbraio 2021

Folon

 







Ho visto un signore volare
nel cielo di notte profonda
con un gran mantello un po’ lungo.
Io non ho paura del buio
però quel signore volava
in alto nel cielo profondo.
Un salto deciso e potente
volava volava volava
Assorto nel sonno profondo
volava nel cielo vagava.

                                    Giuliano Bovo