giovedì 5 maggio 2022

Sotto il sole

dipinto di Filippo Palizzi




E tu anche, Sicilia, isola mia, ti davi il rosso alle labbra, tornavi a civettare con la vita di nuovo. Sotto il sole che non s’è mai accorto di niente, non sa d’invasioni, grandini, mafie, alleva solo imparzialmente vespe su questa cesta di fichi e mosche su quell’ucciso, sotto un ulivo sciancato.

da "Argo il cieco" di Gesualdo Bufalino

mercoledì 13 aprile 2022

L'arco

 


Vi propongo un post di Giuliano su un film bellissimo di Kim  Ki-duc

E' qui

lunedì 21 marzo 2022

Giuliano e Kubrick (II )

Barry Lyndon e la Follia di Spagna  ( dal blog giulianocinema )




Chi ha visto i film di Stanley Kubrick sa quanto importante sia in essi la musica, sia dal punto di vista del commento che da quello narrativo. E, da questo punto di vista, cioè della musica che sorregge e accompagna la narrazione, il film esemplare, il punto più alto, è “Barry Lyndon”.

C’è molta musica in “Barry Lyndon”, ed è difficile entrare nel dettaglio; ma si possono distinguere tre fasi principali. Nella prima, all’inizio (la giovinezza di Barry Lyndon) predomina la musica folk dei Chieftains. I Chieftains sono un gruppo famoso, fondamentale, attivo da più di mezzo secolo: cornamuse, zampogne, uilleann pipes, percussioni, melodie tipiche dell’Irlanda, della Scozia e dell’Inghilterra; Kubrick pesca a man bassa dal loro repertorio e ha solo l’imbarazzo della scelta. Ci sono poi le marce militari e le fanfare: la “Hohenfriedberger March” dei prussiani, ma anche (nel primo arruolamento di Barry) il “Lillaburlero”, che da lettore di Sterne e del Tristram Shandy non posso passare sotto silenzio.

martedì 15 marzo 2022

Giuliano e Kubrick ( I )


Io e Stanley Kubrick

( Dal blog di Giuliano "L'opera al cinema" )



A casa mia nessuno si interessava di musica, né tantomeno di opera lirica. Così ho dovuto imparare tutto da solo, e devo dire che non me la sono cavata male; la vicinanza con Milano e la presenza (allora, negli anni 70 e 80, ma oggi non più) di mezzi pubblici fino a tarda ora mi hanno favorito molto. Un altro fattore, che potrebbe sembrare negativo, mi ha invece favorito in un altro senso: si tratta della mancanza di soldi, che mi spinse ad acquistare le edizioni discografiche che costavano di meno. Già al tempo del 33 giri valeva l'equazione "incisione vecchia costo più basso"; ma nel campo operistico "incisione vecchia" significava la Callas, significava Furtwaengler, Bruno Walter, Rubinstein... Insomma, quasi senza volerlo mi sono ritrovato ad avere una preparazione storica inaspettata. Il presente, cioè Claudio Abbado, Domingo, Pavarotti, Kleiber, Mirella Freni, lo vivevo di persona andando a teatro e nelle sale da concerto. Ma, prima, c'era stato Stanley Kubrick.

mercoledì 9 febbraio 2022

Genesi

 Da "Il paese delle ombre lunghe" di Hans Ruesh



illustrazione di Quint Buchholz

 

"- E le stelle cadenti?

- Sterco di stella, ovvio. Cos'altro potrebbero essere, piccolino?

- E' vero! Chissà perché, non ci avevo mai pensato. E chi ha fabbricato le prime persone?

- Il corvo nero. 

- E lui, chi lo ha fatto?

- E' comparso all'improvviso dal rumore del ghiaccio che si spaccava. Era notte, perciò è venuto nero. A stare senza nessun altro al mondo si è subito sentito solo, quindi ha preso alcune zolle, le ha compattate e ha modellato omini in miniatura. Poi gli omini annoiatissimi perché non avevano nessuno da bistrattare, hanno preso la neve, l'hanno compattata e ci hanno modellato le donne.

- E adesso il corvo nero dove sta?

_ E' morto. Gli uomini sono diventati grandi e lo hanno ucciso.

- Perché?

- Per mangiarlo... prima di scoprire che solo lui sapeva tenerli lontani dalla morte. "

 

giovedì 27 gennaio 2022

Rapsodia op.53, Brahms

                                                                                                                     Dal blog L'opera al cinema 


(...) Ad uno ad uno, nel buio, si avvicinano i fantasmi che sono i nostri compagni. La nostra squadra è una buona squadra: abbiamo un certo spirito di corpo, non ci sono novellini maldestri e piagnucolosi, e fra noi corre una ruvida amicizia. Al mattino, fra noi, è usanza salutarsi con etichetta: buongiorno Herr Doktor, salute a Lei signor Avvocato, come ha passato la notte signor Presidente? Le è piaciuta la prima colazione? Arrivò Lomnitz, antiquario di Francoforte; arrivò Joulty, matematico di Parigi; arrivò Hirsch, misterioso affarista di Copenaghen; arrivò Janek l’Ariano, gigantesco ferroviere di Cracovia; arrivò Elias, nano di Varsavia, rozzo, matto e probabilmente spia. Da ultimo come sempre, arrivò Wolf, farmacista di Berlino, curvo adunco ed occhialuto, mugolando un motivo musicale. Il suo naso giudaico fendeva l’aria torbida come la prua di una nave: lui lo chiamava, in ebraico, "Hutménu", "il nostro sigillo".

- Ecco che viene l’incantatore, l’ungitore delle scabbie, - annunciò cerimoniosamente Elias: - Benvenuto fra noi, Eccellenza Illustrissima, Hochwohlgeborener. Ha dormito bene? Quali sono le notizie della notte? Hitler è morto? Sono sbarcati gli inglesi?

domenica 23 gennaio 2022

lunedì 17 gennaio 2022

Gatti al cinema

 Da "giulianocinema"




                                                         Fotogramma di "Nosferatu", Phantom der Nacht (1979) Scritto e diretto da Werner Herzog



Nella storia del cinema, il film con il maggior numero di gatti è senza ombra di dubbio “L’Atalante” di Jean Vigo (1934): nella chiatta che naviga lungo la Senna ce ne sono così tanti che si meriterebbero un censimento, e un giorno di questi lo farò per davvero, perché è una di quelle imprese titaniche che prima o poi vanno pur affrontate. Ma, appunto per questa sua caratteristica, “L’Atalante” si merita un discorso a parte.
Oggi invece comincio da queste due fiere pericolosissime, autentici guardiani della soglia, che danno inizio ad un film che probabilmente le anime sensibili non hanno mai visto; e quindi sto rendendo loro un servizio per il quale mi saranno grate.
Il film è “Nosferatu” di Werner Herzog (1978), e il ritratto con il quale stanno giocando è quello di Isabelle Adjani, molto somigliante.




Fotogrammai di "Nosferatu", Phantom der Nacht (1979) Scritto e diretto da Werner Herzog


Nel film i gattini esauriscono qui la loro parte (complimenti per la recitazione) e non li vedremo più; il ritratto di Isabelle giocherà invece un ruolo importante nello svolgimento della vicenda, e chi conosce la storia se lo ricorderà.
Del resto, il gatto non è soltanto un tenero batuffolo di pelo, e chi ci vive insieme ha avuto le sue esperienze in proposito; in questo senso, l’accostamento con un’altra belva, come il vampiro, ci può stare. (...)





Questo gattino molto piccolo, quasi un neonato, viene da “L’eterna illusione” di Frank Capra ( You can’t take it with you, 1938) ed ha una funzione molto importante: il fermacarte.
Si tratta di uno dei film più divertenti di Capra, il gattino abita in una simpatica “casa di matti” dove tutti sono decisamente eccentrici: qui vediamo la signora Penny Sycamore (l’attrice si chiama Spring Byington) mentre sta scrivendo un importantissimo romanzo, e un fermacarte le è assolutamente indispensabile. Il gattino svolge egregiamente la sua funzione, recita benissimo, e solo alla fine della sua scena si lascia sfuggire un “miao” che sa tanto di richiesta d’aiuto: ma è così piccolo che ci può stare, e anzi funziona benissimo.








L’altro gattino, che sembra un suo gemello, è svedese e recita in “Hets” (“Spasimo”, “Tormento”) un film del 1944 di Alf Sjöberg, che ha la caratteristica di essere stato scritto da Ingmar Bergman, al suo debutto assoluto nel mondo del cinema. Bergman scrive soggetto e sceneggiatura, e forse anche questo gattino è dovuto ad una sua invenzione (ma non è detto, sono piccole furbizie che si sono sempre fatte). Si tratta di un gattino molto fortunato, che avrà fatto sospirare d’invidia molti spettatori: è infatti nello stesso letto con Mai Zetterling, giovanissima e molto carina. Il film è drammatico, somiglia un po’ a “L’attimo fuggente” di Peter Weir e un po’ a “M” di Fritz Lang; e la parte del gattino non finisce qui, e anzi gli spetta ancora spazio nel finale, dove andrà a rappresentare la speranza, e la vita che continua.







Un terzo gatto lo prendo non dal cinema ma da un documentario della TSI (Svizzera Italiana) su Philip Glass e su Bob Wilson, realizzato nel 1992 per una ripresa dell’opera “Einstein on the beach”. L’ho registrato tanti anni fa, mi capita spesso di rivederlo, è molto buffo e mi coglie sempre di sorpresa. Eccolo qua in sequenza: il gatto non c’è, il gatto c’è, il gatto si guarda in giro e decide che va tutto magnificamente e si può continuare il sonnellino. Sul pianoforte, naturalmente: e dove, se no?


Giuliano Bovo











martedì 4 gennaio 2022

Lascia ch'io pianga

 Dal blog di Giuliano  "L'opera a cinema"



« Bene, » sussurrò lei « fatemi riprendere fiato. No, no; aspettate. State pronto ad aprire la porta. » E la Contessa, in posa ispirata, fece sgorgare la sua bella voce in “Lascia ch'io pianga”; e quando fu giunta al punto giusto, avendo emesso i suoi lirici sospiri per la libertà, fece segno di spalancare la porta, e si manifestò alla vista del Principe, con occhi accesi, e l`incarnato alquanto ravvivato dall’esercizio del canto. Fu una grande entrata drammatica; e per l'alquanto malinconico recluso, poi, vederla fu come vedere il sole.

(Robert Louis Stevenson, "Il principe Otto", pagina 199 Oscar Mondadori 1983, versione a cura di Masolino d'Amico)




lunedì 13 dicembre 2021

Nick Cave, Nature boy

 



"Nel primo verso della canzone (..) " Nature boy", ( qui il testo ) ricordo un incidente capitato quando avevo quattordici anni a casa di mia nonna a Melbourne. Vidi un servizio al telegiornale che mostrava il filmato del tentato omicidio di un candidato alla presidenza americano, George Wallace. Ricordo che mi colpiva il fatto che fosse reale, non una messa in scena come nei film e di essere stato molto disturbato dalle immagini. Semplicemente non avevo mai visto niente di simile (...). Mio padre, che stava guardando la tv con me, si accorse della mia angoscia (...). Mi disse che sì, succedevano cose terribili come quella, decise anche di mostrarmi la roba che lui riteneva bella – leggendomi spesso qualcosa e incoraggiandomi a seguire una direzione artistica nella mia vita. Fu un’azione semplice, ma efficace, un ribilanciamento di bene e male e a suo modo mi cambiò la vita.

venerdì 10 dicembre 2021

La consistenza dei sogni

Da "Ottaedro" di Julio Cortázar ed. Einaudi


Tu che mi leggi, non ti è mai capitata quella cosa che comincia in un sogno e che torna in molti sogni ma non è quello, non è solamente un sogno? Qualcosa che è lì, ma dove, come; qualcosa che capita sognando, certo, puramente sogno ma dopo anche lì, in altro modo perché morbido e pieno di buchi ma lì mentre ti lavi i denti, nel fondo della coppa del lavabo, continui a vederlo mentre sputi il dentifricio o metti la faccia sotto l’acqua fredda, e già assottigliandosi ma ancora lo senti afferrato al tuo pigiama, alla base della lingua mentre scaldi il caffè, lì, ma dove, come, incollato al mattino, con il suo silenzio nel quale già entrano i rumori del giorno, il radiogiornale perché abbiamo acceso l’apparecchio e siamo svegli e alzati e la vita continua. Maledizione, maledizione, ma com’è possibile, che cos’è questa cosa che fu, che fummo in sogno ma che è altro, torna ogni tanto ed è lì, ma dove, come è lì e dove è lì?






giovedì 18 novembre 2021

Strategie dell'untore

Da "Diceria dell'untore" di Gesualdo Bufalino




" Sì, era questo il segreto: scappare dentro il sonno e allogarcisi dentro, farci nido dentro, come chi indossa un vecchio maglione. Fuori ne restassero gli altri, e la loro salute, e le loro gengive rosse, i passi che vanno non si sa dove e vogliono non si sa che. E smettesse una buona volta il cuore di suonare a martello, il metronomo della goccia di torturare nel lavandino la mosca cavallina a zampe in su, precipitata dalla cornice di porcellana. Insomma, che vogliono gli altri, la luce, che vuole? Io ho la mia parete, lì avanti, con una fandonia dipinta. E i miei sogni d'oro zecchino, prima di chiudere gli occhi. E il sonno, infine: sepolcro sprangato, placenta di madre antica, nave solare per andarmene come un re."







"Io col passato ho rapporti di tipo vizioso, e lo imbalsamo in me, lo accarezzo senza posa, come taluno fa coi cadaveri amati. Le strategie per possederlo sono le solite, e le adopero tutte e due. Dapprincipio mi visito da forestiero turista, con agio, sostando davanti a ogni cocciopesto, a ogni anticaglia regale; bracconiere di ricordi, non voglio spaventare la selvaggina. Poi metto da parte le lusinghe, l'educazione, lancio a ritroso dentro me stesso occhi crudeli di Parto, lesti a cogliere e fuggire. Dagli attimi che dissotterro - quanti ne ho vissuti apposta per potermeli ricordare! - non so cavare pensieri, io non ho una testa forte, e il pensiero o mi spaventa o mi stanca. Ma bagliori, invece... bagliori di luce ed ombra, e quell'odore di accaduto, rimasto nascosto con milioni d'altri per anni e anni in un castone invisibile, quassopra, dietro la fronte... Sento a volte che basterebbe un niente, un filo di forza in più o un demone suggeritore... e sforzerei il muro, otterrei, io che il Non Essere indigna e l'Essere intimidisce, il miracolo del Bis, il bellissimo Riessere..."

domenica 14 novembre 2021

Ingres e Degas

 




"Come tutte le mattine, arriva il caldaista in laboratorio: deve fare le analisi sulle acque di caldaia, il pH e la conducibilità. Il caldaista cambia a seconda del turno, le analisi no: dalla caldaia dipende anche il demineralizzatore, e per esempio la misura della conducibilità dà un'idea della durezza dell'acqua, cioè del contenuto di sali. Più sali (cioè il comune calcare) ci sono nell'acqua, e maggiore sarà la conducibilità. L'acqua distillata non conduce elettricità, difatti; e l'acqua demineralizzata, se il lavoro è ben fatto, è praticamente la stessa cosa.

Il caldaista ha con sè due vasetti, tipo quelli della marmellata o dei sottaceti, con i suoi campioni d'acqua da analizzare. Sul coperchio bianco ci sono delle scritte col pennarello: ingres e degas. Io lo so cosa significano: sono le abbreviazioni di ingresso e degaso. O, meglio, è quello che si può scrivere, delle due parole, sul coperchio del vasetto (il resto non ci stava) ; ma ogni volta che mi capita di leggerlo la tentazione è troppo forte.
- Ma tu lo sai chi erano Ingres e Degas? - chiedo al caldaista.
- Ah, non so niente, non mi interessano queste cose qui. Non l'ho mica scritto io, li ho trovati così, i vasetti. Piuttosto, queste analisi qui dovrebbe farle il laboratorio, mica noi che non siamo mica periti chimici. Va bene quel valore qui? Sei sicuro che funziona bene questo strumento?
Peccato non aver sottomano un libro di storia dell'arte. Sono sicuro che al caldaista brontolone farebbe piacere dare un'occhiata ai dipinti dei due pittori francesi; probabilmente ammirerebbe Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867), e di sicuro gli piacerebbero le ballerine di Edgar Degas (1834-1917). Il libro dovrò portarmelo da casa, e mi riprometto di farlo, prima o poi."
                                                               
      Giuliano Bovo
     ( da " Deladelmur" )

domenica 31 ottobre 2021

Una notte all'opera

Passare una piacevole serata non è impresa particolarmente difficile se, cercando tra vecchi DVD, ti capita sotto gli occhi il film giusto: del '35, in bianco e nero, con un titolo accattivante per apprendisti melomani e con protagonisti come Harpo, Groucho e Chico Marx. 

Garantiti battute fulminanti, sorprendenti, buona musica, tono leggero, ritmo travolgente. 

Non conoscete i fratelli Marx? "Una notte all'opera" è il modo giusto per iniziare a farsi un'idea del loro genio.

Qui la sequenza iniziale del film 
Qui, qui e qui dei post pubblicati da Giuliano su " Una notte all'opera"


venerdì 29 ottobre 2021

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"Manifest" di Andrew Bird qui

( info )

martedì 19 ottobre 2021

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( fonte )

 

qualcosa da ascoltare  qui


giovedì 30 settembre 2021

Il primo flauto magico di Daniel Barenboim





 fotogramma di Il flauto magico di Giulio Gianini ed Emanuele Luzzati





Avevo nove anni quando, nel 1952, vidi per la prima volta Salisburgo. Era in assoluto la prima volta che lasciavo Buenos Aires, la prima volta che mettevo piede in Europa e la prima volta che veniva in contatto con lo straordinario ambiente musicale del Festival. Essendo l'era del jet ancora di là da venire, raggiungere l’Europa fu un’impresa. Il nostro viaggio durò tre giorni: prima in aereo - un vecchio turboelica, naturalmente-, poi in treno: quando finalmente arrivammo a Salisburgo ero sfinito. Eppure, passando davanti al Festspielhaus - l'odierno Haus für Mozart- mi colpì la locandina che annunciava la rappresentazione de Il flauto magico. Chiesi ai miei genitori di cosa si trattasse e mi spiegarono che era un’opera di Mozart. Naturalmente i biglietti erano esauriti, ma mia madre - donna di grande intraprendenza e di rara audacia - mi incitò a darmi da fare per trovare il modo di intrufolarmi nel Festspielhaus promettendo di aspettarmi, insieme a mio padre, vicino a caffè Tomaselli. Per un ragazzino qual ero, in effetti, non fu difficile sgattaiolare inosservato dentro il teatro. Trovai un palco tutto per me e mi ci sistemai come un piccolo principe. I WienerHair Philharmoniker accordarono i loro strumenti, il direttore d’orchestra salì sul podio, e io mi addormentai di botto in quell' accogliente penombra. Dopo un po’ mi svegliai e non sapendo più dov'ero e dov’erano i miei genitori, mi misi a piangere in preda allo sconforto. Accorse una maschera che mi accompagnò subito fuori e così ebbe termine la mia piccola avventura. Trent’anni dopo, quando diressi il mio primo Flauto magico a Parigi mi tornò in mente Salisburgo e fantasticai che in un palco vuoto ci fosse, anche in quell'occasione, un bambino che dormiva, anzi russava. 

In Daniel Barenboim, La musica è un tutto, ed.Feltrinelli

Qui un post di Giuliano sul film Il flauto magico di Giulio Gianini ed Emanuele Luzzati



mercoledì 29 settembre 2021

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