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mercoledì 18 dicembre 2019

Soho


Non sono mai stato a Soho, e quindi non so bene cosa pensare del testo di questa canzone di Bert Jansch (da "Bert and John", 33 giri inciso con John Renbourn), tanto più che si tratta della Soho di tanti anni fa, quando io ero un bambino. Ma la canzone è molto bella, di quelle che tengono compagnia, e allora provo a leggere un po' meglio questo invito a "camminare per le strade malfamate", dai colori luminosi: è rivolto a una ragazza, e stemperato nel ricordo di un incontro già avvenuto. Soho che si risveglia, le voci del mercato, le mercanzie esposte, viste e ascoltate "attraverso la finestra della tua anima". Ma qui lascio gli innamorati ai loro ricordi (ognuno di noi ha i suoi ricordi...), mi soffermo solo su un verso nel finale che mi colpisce ogni volta: the buzzing bees do harmonise. Il giro per Soho termina in un giardino, e il ronzio delle api è un'armonia che attraversa il pomeriggio, che arriva fino al mercato e che si confonde con le voci della gente.


 Soho (Bert Jansch)

Come walk the streets of crime
and colour bright the corners
of love with you.
See the dazzling nightlife grow
beyond the dawn and burning
in the heart of Soho
Hear the market cries
and see their wares displayed
through the window of your soul
Come watch the naked dance
that spins before your very eyes
naked like the sun
Step inside where men before
have drunk to fill to senseless
till the dreams that fade and die
And free and easy
does the blood red wine come flowing
from the glass to your veins
And the midday dream is silent
in the gardens where you're resting
from the troubles of your mind
And though the sun is burning brightly
all within the gardens
are the sleeping oris dead
And through the afternoon
the buzzing bees do harmonise
through the rushing sale daylight.
(da "Bert and John" di John Renbourn e Bert Jansch, anno 1966)

venerdì 15 marzo 2019

Le api e i fiori


(illustrazione trovata on line senza indicazioni d'autore)

"...la fecondazione dei fiori avviene per mezzo degli stami e dei pistilli, sui quali le api e i calabroni commettono atti impuri permessi, anzi meritori e quasi sacri."

(Luigi Meneghello, Pomo pero, capitolo 5)



Dopo aver purtroppo fatto notare che anche Meneghello confonde i bombi con i calabroni (ma, d'altra parte, usando una lingua "bassa", per di più da bambino, questa confusione ci può stare e forse è voluta), la mia domanda è su quelle persone furbe che ridacchiano e si danno di gomito quando si parla delle api e dei fiori riguardo all'educazione sessuale. Mi sono sempre chiesto: ma queste persone furbe che la sanno lunga, come spiegherebbero il sesso e la maternità a un bambino o a una bambina? Ci penso un attimo, e concludo che preferisco non saperlo; ma un po' di inquietudine a questo riguardo mi rimane dentro, e anche un brivido di freddo. Continuo a pensare che l'esempio delle api e dei fiori, soprattutto per bambini molto piccoli, sia il modo migliore per introdurre l'argomento; purtroppo, per i furbi di cui sopra osservare la Natura è considerato cosa da scemi o da bambini. I furbi di cui sopra (purtroppo abbondano, ce ne sono tanti anche tra i funzionari tv) pensano che i documentari sugli animali e sulla Natura siano una noia, buoni per un riempitivo tra una partita e un talk show. Eppure, la fecondazione dei fiori è uno degli spettacoli più grandi e misteriosi a cui possiamo assistere: se vedete un'ape su un fiore, non correte a prendere l'insetticida, guardate e lasciate correre. La Natura sa sempre quel che fa, noi furbi purtroppo no.






domenica 30 settembre 2018

L'ape che fuma pepe


L'ape che fuma pepe
lo stipa nella pipa.
(Toti Scialoja, Versi del senso perso)

Una volta, quando ancora andavo a scuola, ho fatto leggere un nonsense a un compagno di classe, uno di quelli di cui mi fidavo. Avevo da poco scoperto i limericks e mi piacevano molto, così glielo avevo fatto leggere.
- Ma che cosa significa?
- Niente, è un nonsense, cosa vuoi che significhi? Lo dice la parola stessa, "non-sense", un nonsenso.
Ho ripetuto l'esperimento una sola volta, in seguito, molti anni dopo: sempre con lo stesso risultato e la stessa domanda.
- Sì, ma cosa significa?
- Non significa niente, è un nonsense...
Una volta, con una mia carissima amica con cui andavo molto d'accordo (avrei voluto sposarla, per dire le cose come stanno) mi capitò di citare un gioco di parole di Marcello Marchesi, questo: «Anche un cretino può scrivere un saggio, viceversa non è possibile.» Se la prese molto, disse che le avevo dato della cretina, lei aveva scritto un saggio ma io non lo sapevo, né avrei mai accostato il suo nome a quella parola; mi tenne il broncio per un'oretta, poi le cose si aggiustarono ma insomma.
Da allora, evito accuratamente di parlare di limericks e di nonsense con chiunque.



Vango le virgole, rivolto i punti,
col punto e virgola faccio una zappa;
coltivo apostrofi, levo maiuscole,
poi le ripianto ma solo le A;
con le minuscole raccolgo cavoli,
con i tre punti mi fermo qua;
e poi riparto, son uomo colto,
qui vango e semino, farò raccolto.
Ma le parole, si sa, nascon da sole
e vanno e vengono come Dio vuole
come le erbacce lambite dal sole
belle e robuste e ben rigogliose:
ne vengon tante, qui, quando piove.
Costano poco versi e parole
in questa vigna baciata dal sole.
(e, intanto, scappa via una lucertola...)









(le tre immagini, trovate in rete, sono purtroppo senza indicazioni; la fotografia ha una data, è degli anni '20)




lunedì 16 aprile 2018

Poi entrò un'ape

Tre bambini sono rinchiusi nell'ampia biblioteca di una torre antica, ostaggio dei monarchici della Vandea; sono stati sottratti ai soldati dell'esercito repubblicano che li proteggeva e che ne aveva fatto la propria mascotte; i bimbi  sono completamente ignari del destino che li attende: se i soldati repubblicani assalteranno la roccaforte dei ribelli della Vandea, i tre piccoli moriranno,  una miccia è già pronta per far saltare in aria l'ambiente in cui si trovano; intanto loro giocano a fare di un prezioso in-folio miniato, minuscoli colorati coriandoli o  osservano un millepiedi che attraversa la sala e  rondini che svolazzano vicino alla finestra lanciando il loro leggero grido primaverile...

E tutti e tre guardarono le rondini.
Poi entrò un'ape.
Nulla rassomiglia a un'anima più di un'ape. Va di fiore in fiore come un'anima di stella in stella, e dà il miele come l'anima dà la luce.
Quell'ape entrando fece un gran rumore, ronzava forte e sembrava dire: "Sono qui, sono stata dalle rose, ora vengo a vedere i bambini. Che succede qui?"
Un'ape è una massaia, e mentre canta brontola.
Finchè l'ape rimase nella stanza, i tre piccini non la abbandonavano con gli occhi.
L'ape esplorò tutta la biblioteca, frugò negli angoli, svolazzò con l'aria di essere in casa propria in un alveare, ronzò, alata e melodiosa, d'armadio in armadio, guardando attraverso i vetri dei titoli dei libri, come fosse stata uno spirito.
Fatta la visita se ne andò.
-Va a casa sua- disse René-Jean.
- E' una bestia"- disse Gros-Alain.
- No- replicò René Jean, -è una mosca.
- Musca- disse Georgette
(...)
Di fuori si sentiva un fracasso vaglo e lontano; era probabilmente il campo di assalto che eseguiva qualche movimento srategico nella foresta: cavalli nitrivano, tamburi battevano, cannoni rotolavano, catene si urtavano, segnali militari si chiamavano e rispondevano, una confusione di rumori discordanti che mescolandosi formavano una specie di armonia; i fanciulli ascoltavano estatici.




Il passo che ho riportato è tratto da Novantatre, un romanzo di Victor Hugo che documenta la ribellione della Vandea nel periodo della dittatura giacobina. 
I bambini sopravviveranno, la loro innocenza finirà per salvarli; l'ape anticipa la venuta di una figura che porterà la vicenda verso esiti inaspettati.


Victor Hugo e i suoi nipoti

giovedì 16 novembre 2017

madrigali


Il madrigale è un breve componimento solitamente destinato ad essere messo in musica. Si fa risalire la sua denominazione al termine matricalis per la grazia semplice e ingenua della composizione oppure a matrix ( chiesa madre, cattedrale ) dove si cantava la musica polifonica o ancora al provenzale mandra gal, ‘canto pastorale’ . E' Petrarca a canonizzarne la struttura, precedentemente invece molto varia. Nel Cinquecento lo schema cambia sostanzialmente ma il soggetto rimane di tipo idillico-amoroso almeno fino al secolo successivo, quando inizia a veicolare contenuti morali, religiosi, filosofici e persino satirici.

Il genere ha avuto una certa fortuna come dimostra la mia piccola selezione. Ho scelto madrigali in linea con i soggetti ricorrenti nel blog: c'è un faggio nel componimento di Petrarca, un'ape in quello, bellissimo, di Tasso, una stagione in quello di Giosuè Carducci, un pettiroso e un passero saputo in quello di Giovanni Pascoli, un lupo in quello di Attilio Bertolucci. C'è infine un video  per ascoltare il canto di una ninfa:-)


particolare di un dipinto di Vermeer



Perch’al viso d’Amor portava insegna,
mosse una pellegrina il mio cor vano,
ch’ogni altra mi parea d’onor men degna.

Et lei seguendo su per l’erbe verdi,
udí’ dir alta voce di lontano:
Ahi, quanti passi per la selva perdi!

Allor mi strinsi a l’ombra d’un bel faggio,
tutto pensoso; et rimirando intorno,
vidi assai periglioso il mio vïaggio;

et tornai indietro quasi a mezzo ’l giorno.


(Francesco Petrarca, RVF LIV )


martedì 24 gennaio 2017

Un'ape in inverno


I am a bee out in the fields of winter
And though I memorized the slope of water,
Oblivion carries me on his shoulder:
Beyond the suns I speak and circuits shiver,
But though I shout the wisdom of the maps,
I am a salmon in the ring shape river.
(Larry Beckett & Tim Buckley, da "Starsailor", anno 1970)
io sono un'ape fuori nei campi, d'inverno; e so ricordare il declivio dove scorre l'acqua, ma l'oblio mi porta via sulle sue spalle...

Tra le più difficili da ascoltare, con probabile ispirazione nel Ligeti di "Odissea nello Spazio", è anche un'immagine del percorso di vita di Tim Buckley stesso: delicato e sensibile troubadour ai suoi inizi, non ancora diciottenne; poi bluesman introverso, spesso vicino al miglior jazz; poi vicino alla musica colta contemporanea (pur non essendo un musicista colto), infine sperduto come un'ape nel gelido inverno, alla ricerca di un fiore, perso nella musica commerciale senza saper fare musica commerciale, funk senza esserlo, destinato a una tragica fine.
La musica non è di primo ascolto, forse neanche di secondo; il testo di Larry Beckett (amico e compagno di scuola di Tim Buckley, autore di molti dei testi delle sue canzoni), a me sembra bellissimo. Anch'io mi sento così, sempre più spesso: un'ape d'inverno, un salmone in un fiume circolare... così è la nostra vita, o così sembra che sia, in certi momenti - senza punti di riferimento, in un mondo estraneo o impazzito.
Al di là dei soli io parlo e i circuiti si frantumano per il gelo, e benché io gridi la saggezza delle mappe, sono un salmone che nuota in un fiume fatto ad anello.