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mercoledì 16 settembre 2020

Rinascere


Mettiamo questo momento. Fuori qualcuno fa gli auguri. Amici che si parlano da un marciapiede all'altro. Quel piccolo fiume di pietre che li separa sembra insormontabile, un muro più vero di ogni altro reale. Sono auguri semplici: buona Pasqua, buona Pasqua, che faremo, che farete, come state.
Alfredo non può fare a meno di sentire eppure il suo ascoltare è già lontano e nella sua testa le immagini sono diverse: donne, fiori, strisce di mare che brillano al sole. Capita sempre più spesso che si faccia trasportare dalle sue fantasie e che si interessi poco al presente.
Le voci si esauriscono, rumore di passi che si allontanano. Alfredo ha ancora in testa altro.
La campagna ha i colori più ricchi e un vento leggero lo accompagna tra l'erba già alta. Sa che dopo l'ultimo ciliegio troverà i primi meli. Ha fatto tante volte quel piccolo percorso. Sul muro a secco, che segnava gli antichi confini, si è posato uno strano uccello, Alfredo non ne ha mai visto uno così ricco di riflessi, di colori. Lo osserva approfittando della distrazione di quello e improvvisa, senza ragione, gli monta in testa una strana gioia e, contemporaneamente, la soluzione del dilemma: "Sei una cinciallegra, ecco. Non ti avevo mai vista"
Vorrebbe avvicinarsi a lei per osservarla meglio, ma rimane immobile per paura che quella si allontani. Alfredo però inizia a pensare che ancora qualcosa gli sfugga e in effetti riaffiora un ricordo vecchio di decenni.
Lui, da ragazzino, collezionava scatole di fiammiferi. Portavano tutte la foto di un animale sull'apertura e sul retro, invece, il nome di quello e alcune delle caratteristiche. Ne aveva tante di quelle scatole, Alfredo. Le chiedeva al padre, ai parenti, ai vicini. Fumavano tutti a quei tempi. "Cinciallegra, ecco". Ora ricordava e dalle sue parti ne viveva una particolarissima che portava il nome di una dea Aphrodite.
Non poteva essere che lei pensava Alfredo mentre il piccolo animale iniziava ad allontanarsi da lui e però, dopo un breve volo, fermarsi quasi ad attenderlo. "Dove mi porti?" chiede Alfredo ma quello non risponde e prosegue e lui lo sa che, dopo un piccola fila di gradini che superano un ripido dislivello, c'è uno spazio dove vivono da sempre i castagni.
Lì lei lo attende, Alfredo non sa chi sia, non riesce neanche a distinguerne bene il corpo, il viso. Sulle labbra però ne percepisce il sapore, sulle dita il morbido contatto della pelle. Alfredo si lascia trasportare dal vento, dalle foglie, dal sole, dall'ombra, dal gracile canto della cinciallegra. Sa che ora è il momento di rinascere.
(Dario D'Angelo, dal suo blog "Solo Testo", marzo-aprile 2020)



domenica 19 luglio 2020

Caccia


Il gatto teneva stretta tra le sue zampe la piccola preda, ci aveva giocato un po’ poi aveva soltanto aspettato che quell'essere smettesse di muoversi.
Dalla panchina Alfredo aveva osservato tutti gli istanti della caccia, indeciso se intervenire. Alle sue spalle, tra incolti arbusti, una mascherina medica, vittima dell’ultima follia collettiva, un pacco di sigarette accartocciato, i resti di uno spuntino da fast food, un preservativo usato. Poco distante da lui il cestino dei rifiuti ricolmo di buste familiari sfuggite al porta a porta settimanale e lo spazio affissioni per le pubblicità elettorali totalmente vuoto.
Se tutto fosse sparito in quel momento tranne quelle poche cose ad Alfredo sarebbe piaciuto dar loro un senso, legare una cosa all'altra fino a creare una storia. Il mondo però non sparisce a comando e le storie arrivano quando vogliono arrivare, questo Alfredo aveva quasi imparato ad accettarlo.
Il gatto aveva depositato la preda ai suoi piedi e ora attendeva un ringraziamento, forse dubbioso che quell'umano avesse capito.
Alfredo gli diede una timida carezza e stette lì a fissarlo fin quando non lo vide distrarsi. Poi raccolse tutto da terra e si allontanò.
[Alfredo] caccia - Dario D'Angelo, dal suo blog, marzo-aprile 2020

(Theophile Steinlen, 1896)


venerdì 12 giugno 2020

Carmelina


Appena ciattaccava a cianciana o iattu Carmelina scappava pi tutta a casa per farisi pigghiari. E saddivitteva e sammazzava de risati a fari du iocu. A sentiri da musica di festa e di chiantu che la cercava.
U sapeva ca du iattareddu dipendeva di idda e che lavissa seguita fino in capo o munnu. E sammucciava e curreva. E cera e non cera.
"Carmelina chiffai? Lassa stari da povera bestia. Veni cà. Aiutami"
Ma Carmelina non cinnaveva vogghia di suvvizza e di sacrifici. Iucava a farisi acchiappari. A pigghiari e lassari. E accussì crisciu.

Appena attaccava il campanellino al gatto Carmelina iniziava a volare per casa per farsi prendere. Si divertiva e rideva soddisfatta per quel gioco. Nel sentire quel suono di festa e quel miagolare come di pianto che la cercava. Sapeva che quel gattino dipendeva da lei e che l'avrebbe seguita ovunque. E si nascondeva e correva. E c'era e non c'era. "Cosa fai Carmelina? Lascia in pace quella povera bestia. Vieni qui. Aiutami" Ma Carmelina non aveva voglia di lavori di casa e di privazioni. Giocava a farsi acchiappare. A prendere e a lasciare. E così crebbe. 

Dario D'Angelo, marzo-aprile 2020

 
(Renoir, ritratto di Julie Manet)
 


domenica 19 aprile 2020

Il vento e le piante


Il vento oggi aveva voglia di parlare. Raccontava dei suoi viaggi, delle cose che aveva visto, delle illusioni che aveva regalato, delle urla che si era portato via. A un tratto si era tanto infervorato nei suoi discorsi che, distratto, aveva anche lasciato cadere un vaso dalla finestra di Alfredo verso il pavimento.
Era un bel vaso, fatto bene insomma. Conteneva tre piccole piante grasse che, scaraventate a terra, erano riuscite comunque quasi a conservare la loro forma, la loro delicata bellezza.
Il vento si era subito reso conto del danno provocato. Dapprima silenzioso si era poi trasformato in tiepida brezza. Era così che aveva continuato a sussurrare le proprie scuse ad Alfredo mentre questi raccoglieva il terriccio e cercava, tra dimenticati oggetti, un nuovo luogo dove interrare quei piccoli tesori.
“Chissà se si abitueranno a tornare sole, hanno vissuto un bel po’ di tempo insieme” pensò alla fine, quando ebbe trovato la soluzione, alzando gli occhi verso il suo amico. Il vento, però, era già sparito, così Alfredo si premurò solo di lasciarle vicine, ognuna nel suo piccolo vasetto.
“Se avete qualcosa da raccontarvi di certo ci riuscirete così” disse loro, prima di richiudere la finestra.

Dario D'Angelo dal suo blog, febbraio 2020

 
(Georg Scholz, 1925)
 

martedì 18 febbraio 2020

Respirare

(Picasso, 1900)


respirare

Chittaia diri?
Ca si ciauru di pani,
di tavula cunsata a festa?
Ca si meravigghia di passulina,
scoccia daranci zuccarata?
Chittaia fari?
No sai chi facissuru sta ucca,
sti iammi ne to iammi,
i manu ca ti cercunu assitati?
Sugnu ciatu ca sattacca na specchiera,
signami ancora cu li to ita.
(Dario D'Angelo)


Cosa devo dirti?
Che sei fragranza di pane,
profumo di pranzo in un giorno di festa?
Che sei meravigliosa passolina,
buccia d'arancia candita?
Cosa devo farti?
Non lo sai cosa farebbero queste labbra,
queste gambe tra le tue,
queste mani che ti cercano senza sosta?
Sono solo un alito sullo specchio,
segnami ancora con le tue dita.


Dario D'Angelo, dal suo sito "Solo Testo"

qui per sapere cos'è la passolina




domenica 19 gennaio 2020

Una rosa


Una rosa

Cera una rosa che maspettava.
Tutta ianca, sinni stava affacciata alla finestra. No niuru che la circondava, pareva ca parrava sulu ammia: "No viri ca sugnu ca?" diceva.
Però non cera astiu, no, na sò dumanna e mancu scantu a farisi viriri in tutta a so biddizza in nda strada deserta, nella notte.
"I paroli veri su muti, fatti sulu picchì i sapi ascutari" pinsai e trasii a casa a inchiri u bicchieri.
A darici acqua, a darimi acqua.

Dario D'Angelo, 10 dicembre 2019
 
C'era una rosa che mi aspettava. Tutta bianca, stava affacciata alla finestra. Nel buio che la circondava, sembrava parlare solo a me: "Non vedi che sono qua?" diceva. Però non c'era astio, no, nella sua domanda e nemmeno vergogna nel farsi vedere in tutta la sua bellezza nella strada deserta, nella notte. "Le parole vere sono mute, fatte solo per chi le sa ascoltare", pensai, ed entrai in casa a riempire un bicchiere. Per darle acqua, per darmi acqua.

domenica 8 dicembre 2019

Salto


salto

Se di inizio si può parlare
è quello del pigro fiume.
Ma quello che c’era
adesso non c’è più
e quello che sarà
è ancora lontano
(Pekka Halonen, 1890circa)
giù nel fondo, indecifrabile.
Certo, continuerà a scavare,
a prendere
dal mondo, a donare.
Certo quelle rocce,
quell'ultimo, sordo, gorgogliare,
erano già un intuibile destino.
Certo il mare, amico,
lo attende.
Il fiume, però, ancora non sa
ogni cosa e
precipita
e già qualche schizzo,
lo sorprende. Un misterioso ribollire.
Aria e acqua, intorno,
gelida roccia tagliente,qualche cangiante
arcobaleno.

(Dario D'Angelo, 24 settembre 2019)

qui il blog di Dario




mercoledì 2 ottobre 2019

Nulla mischiato con niente



NUDDU AMMISCATU CCU NENTI


sugnu terra e scantu
di ventu tra li fogghi
sugnu radice che cerca
e si inturciunia a ligari
sugnu ramu spizzatu
da li me timpeste
iuncu
ca non mori
sugnu ciuri e fruttu
rialu damuri
sugnu furesta
ca si movi e canta
filu d'erva
ca si fa friscalettu
sugnu acqua e aria
ummira e suli
sugnu tempu

(Dario D'Angelo 30/08/2019 )

(dipinto di Piet Mondrian)




NULLA MISCHIATO CON NIENTE
sono terra e brivido
di vento tra le foglie
sono radice che cerca
e si contorce a legare
sono ramo spezzato
dalle mie tempeste
giunco
che non muore
sono fiore e frutto
regalo d'amore
sono foresta
che si muove e canta
filo d'erba
che si fa musica (zufolo)
sono acqua e aria
ombra e sole
sono tempo
(Scantu: improvvisa paura, brivido; Friscalettu: zufolo)



mercoledì 4 settembre 2019

Figli



Nesciunu i fogghi a pampina.
Crisciunu e savviluppano a chiddu cattrovanu
con fiducia. Cangiano
sutta o suli e all’acqua.
(Edward Hopper, 1906)
Qualcosa diventa lignu, oro, ametista. Qualcosa
resiste; autru casca
o primu ciatu di ventu.
Ancora, però, no cielu sulu sbrizzia.
Iddi, e me occhi, su pronti,
già chini di culuri, d’anima dei santi.
Di chistu sugnu cuntentu.

(Dario D'Angelo, dal suo blog "Solo Testo")



Nascono le foglie a pampini,
crescono e si avviluppano a quello che trovano
con fiducia. Cambiano
sotto il sole e all'acqua.
Qualcosa diventa legno, oro, ametista. Qualcosa
resiste; altro casca
al primo fiato di vento.
Ancora, però, nel cielo pioviggina soltanto.
Essi, ai miei occhi, sono pronti,
già pieni di colori, d'anima dei santi.
Di questo sono contento.




martedì 30 luglio 2019

A iatta


Dario D'Angelo, dal suo blog



A iatta

Appena avi vogghia di iucari
a iatta
sattisa tutta e sallicca,
salliscia,
si intrufulia ammenzu a li iammi comu
fussi un desiderio,
na vogghia
ca ti veni a truvari.
(Arthur Heyer, 1915)
Iu fazzu finta di nenti
che a darle attenzione poi
non ta scuddurii chiù,
su idda non voli.
Continuo a scrivere e a santificari.
Ad ammuttari u tempo, l'anni.
Continuo.


(La Gatta. Appena ha voglia di giocare la gatta si prepara tutta e si lecca, si liscia, si intrufola in mezzo alle gambe come fosse un desiderio, una voglia che ti viene a trovare. Io faccio finta di niente, che poi a darle retta non te la togli più di torno, se lei non vuole. Continuo a scrivere e a imprecare. A spingere avanti il tempo, gli anni. Continuo.)


note di Dario D'Angelo: 
1) "sattisa": si prepara - ma non è una traduzione precisa 2) santificari: quasi bestemmiare 3) "ammuttari". spingere, fare andare avanti.
(per chi fosse curioso, è il dialetto di Catania; Dario lo definisce "catanese maccheronico")



domenica 5 marzo 2017

Il fiume in secca



Di `na rosa nasci `na spina. Di `na spina nasci `na rosa.

Quannu u ciumu è a siccu
si virunu i petri,
arresta u fangu
no cori
(Dario D'Angelo, 4 aprile 2016) (dal blog Solo testo)


(quando il fiume è in secca / si vedono le pietre / resta il fango / nel cuore)
(il dipinto è di Egon Schiele)