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mercoledì 20 settembre 2017

Cardellino


Nei tempi antichi viveva in Irlanda un nobile uomo della casata dei Fitzgerald. Il suo nome era Gerald, ma gli Irlandesi, che avevano sempre avuto molta considerazione per la sua famiglia, lo chiamavano Gearoidh Iarla, il Conte Gerald. Aveva un grande castello, o meglio una fortezza, a Mullaghmast; e ogni volta che il governo inglese si provava a recare un torto alla sua patria era sempre pronto a prenderne le difese. Oltre a essere un valoroso condottiero in battaglia e abilissimo nell’usare ogni tipo d’arma, era esperto in magia nera ed era capace di assumere qualunque forma volesse. Sua moglie sapeva di questo potere e spesso gli chiedeva di farla partecipe di qualcuno dei suoi segreti, ma mai il Conte aveva voluto accontentarla. Lei insisteva soprattutto per vederlo sotto qualche strana sembianza, lui però continuava a rimandare con un pretesto o l'altro. Ma non sarebbe stata donna se non avesse avuto perseveranza. Il marito infine l’avvertì che se si fosse spaventata anche solo un po' mentre lui si trovava fuori dalla sua forma naturale, non gli sarebbe più stato possibile riacquistarla prima che molte generazioni di uomini fossero andate sotto terra. «Oh! Non sarebbe stata la moglie adatta per Gearoidh Iarla se avesse potuto spaventarsi facilmente. Se solo lui l’avesse accontentata in questo suo capriccio, avrebbe visto quant'era coraggiosa!»


Così una bella sera d’estate mentre stavano seduti nel grande salone, egli volse il viso dall’altra parte, mormorò alcune parole e, in un batter d’occhio, era bell'e che sparito e un grazioso cardellino svolazzava per la stanza. La moglie, per quanto si ritenesse coraggiosa, ne fu un po' spaventata ma seppe controllarsi abbastanza bene, soprattutto quando l’uccellino andò a posarsi sulla sua spalla, sbatté le ali, appoggiò il beccuccio alle sue labbra e cinguettò la più bella melodia che mai si fosse udita. La bestiola si mise a disegnar cerchi per la stanza, giocò a rimpiattino con la sua dama, volò in giardino, tornò indietro, si posò sul suo grembo come addormentato e balzò via di nuovo.
Quando il gioco era durato abbastanza da soddisfare entrambi, spiccò un altro volo all’aperto; ma, parola mia, non ci mise molto a tornare. Volò dritto in seno alla sua donna e, l’attimo seguente, un falco rapace si precipitava dietro di lui. La donna diede uno strillo acuto, sebbene non ce ne fosse bisogno, perché il terribile uccello - entrato come una freccia - andò a sbattere contro un tavolo con tale violenza che la vita gli schizzò fuori. Dal corpo scosso dai tremiti della bestia la dama volse lo sguardo al luogo dove, un attimo prima, aveva visto il cardellino: ma non posò mai più gli occhi né sul cardellino né sul Conte Gerald.
Una volta ogni sette anni il Conte cavalca per la grande pianura del Kildare su un destriero dagli zoccoli d’argento che, al tempo in cui sparì, erano spessi mezzo pollice: quando questi zoccoli saranno diventati sottili come l’orecchio di un gatto, egli sarà restituito alla società dei viventi, combatterà una grande battaglia contro gli Inglesi e regnerà sull’Irlanda per quarant’anni. Assieme ai suoi guerrieri dorme ora in una lunga caverna sotto il Forte di Mullaghmast. Nel mezzo della caverna si allunga una tavola: il Conte sta al posto d’onore e i suoi soldati, vestiti delle loro armature, siedono ai due lati con la testa appoggiata sul piano. I cavalli, sellati e imbrigliati, stanno ritti ai loro posti dietro i padroni, su entrambi i lati; e quando il giorno verrà, il figlio del mugnaio che nascerà con sei dita per mano suonerà la sua tromba, e i cavalli scalpiteranno e alzeranno nitriti, e i cavalieri si sveglieranno e monteranno sui loro destrieri per andare a combattere.
In una notte che si ripete ogni sette anni, mentre il Conte cavalca per la grande pianura del Kildare, l’accesso può esse visto da chiunque si trovi a passare di lì. Circa cento anni fa un mercante di cavalli che, un poco ubriaco, era fuori sul tardi, vide la caverna illuminata e vi entrò. Le luci, il silenzio e la vista degli uomini con l’armatura lo intimorirono non poco ed egli ridivenne sobrio. Le mani cominciarono a tremargli e una briglia gli cadde sul pavimento. Il suono del morso echeggiò per tutta la lunga caverna, e uno dei guerrieri che stava vicino a lui sollevò leggermente la testa e, con una voce fonda e roca, disse: - E già ora? - L’uomo ebbe la presenza di spirito di rispondere: - Non ancora, ma lo sarà presto, - e il pesante elmo ricadde sulla tavola. Il mercante di cavalli usci più in fretta che poté, e io non ho mai sentito di altri cui sia capitata una simile avventura.
L’ultima volta che Gearoidh Iarla è riapparso, gli zoccoli del cavallo erano sottili come una moneta da sei penny.

William Butler Yeats, L’incantesimo di Gearoidh Iarla; da "Fiabe irlandesi", pag.373-374 ed. Einaudi 1981, traduzioni di Maria Giovanna Andreolli e Melita Cataldi.

(il cardellino prigioniero è di Karel Fabritius, anno 1654)