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giovedì 12 dicembre 2019

Appartamenti abbandonati

 L’appartamento non capisce cosa è successo. Pensa che il proprietario sia morto. Da quando la porta si è chiusa sbattendo e la chiave ha cigolato nella serratura, tutti i rumori arrivano sordi, senza ombre e angoli, come macchie confuse. Lo spazio si congela, resta inutilizzato, indisturbato da qualsiasi corrente, nessuna tenda viene spostata, e in queste immobilità le forme di prova iniziano, con incertezza, a cristallizzarsi in forme sospese per un momento tra il pavimento e il soffitto del corridoio.
Naturalmente qui non compare nulla di nuovo, e come potrebbe? Sono solo imitazioni di forme conosciute, impigliate in nuvole gorgoglianti, con un contorno soltanto temporaneo. Sono singoli episodi, gesti isolati come l’impronta dei piedi su un tappeto morbido, che compare e scompare continuamente sempre nello stesso posto. Oppure una mano appoggiata sul tavolo che segue il movimento della scrittura, anche se i movimenti sono incomprensibili, perché realizzati senza penna, senza carta, senza scrittura e perfino senza il resto del corpo.

Olga Tokarczuk, I vagabondi. Ed. Bompiani
illustrazione di Carlo Ravaioli