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Il cavallo di Brunilde si chiama Grane (cfr. Richard Wagner, Il crepuscolo degli dèi). Nomen Omen? Noi speriamo di no...
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venerdì 17 gennaio 2020
lunedì 17 dicembre 2018
Tartarughe
Ci sono due tartarughe nel patio: maschio e femmina. Slack! Slack! I gusci sbattono uno sull’altro. E' la stagione degli amori. Il signor Palomar, non visto, spia. Il maschio spinge la femmina di fianco, torno torno al rialzo del marciapiede. La femmina sembra resista all’attacco, o almeno oppone un’immobilità un po’ inerte. Il maschio è più piccolo e attivo; si direbbe più giovane. Prova ripetutamente a montarla, da dietro, ma il dorso del guscio di lei è in salita e lui scivola.
Ora dovrebbe essere riuscito a mettersi
nella posizione giusta: spinge a colpi ritmici, pausati; a ogni colpo emette un ansito, quasi un grido.
La femmina sta con le zampe anteriori appiattite sul terreno, il che
la porta a sollevare la parte di dietro. Il maschio annaspa con le
zampe anteriori sul guscio di lei, tendendo il collo in avanti,
sporgendosi a bocca aperta. Il problema con questi gusci è che non
c'è modo d’afferrarsi, e del resto le zampe non fanno nessuna
presa.
Ora lei gli sfugge, lui la rincorre.
Non che lei sia più veloce né molto decisa a scappare: lui per
trattenerla le dà dei piccoli morsi a una zampa, sempre la stessa.
Lei non si ribella. Il maschio, ogni volta che lei si ferma, tenta di
montarla, ma lei fa un piccolo passo avanti e lui scivola e batte il
membro per terra. E' un membro abbastanza lungo, fatto a gancio, con
cui si direbbe lui riesca a raggiungerla anche se lo spessore dei
gusci e la positura malmessa li separano. Così non si può dire
quanti di questi assalti vadano a buon fine, quanti falliscano,
quanti siano solo gioco, teatro.
E' estate, il patio è spoglio, tranne
un gelsomino verde in un angolo. Il corteggiamento consiste nel fare
tante volte il giro del praticello, con inseguimenti e fughe e
schermaglie non delle zampe ma dei gusci, che cozzano con un
ticchettio sordo.
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