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venerdì 9 novembre 2018

Bauschan e l'incompiuta di Schubert

“Quando la bella stagione fa onore al proprio nome e il cinguettare degli uccelli è riuscito a svegliarmi presto, (...) mi piace, prima di colazione, camminare senza cappello per una mezz’ora all’aperto, nel viale davanti a casa, o un po’ più in là, negli ampi prati, per respirare qualche boccata d’aria fresca mattutina prima di sprofondarmi nel lavoro, e partecipare alla gioia del limpido mattino. Allora, sui gradini che portano all’ingresso, lancio un fischio modulato su due note, tonica e quarta inferiore, l’inizio della melodia che apre il secondo tempo dell’Incompiuta di Schubert ( qui ), un fischio che si può considerare come un nome a due sillabe messo in musica. 
Un attimo dopo, mentre continuo a camminare verso la porta del giardino, si fa sentire in lontananza, in principio appena udibile, poi sempre più vicino e chiaro, un lieve tintinnio, come quello che può risultare dallo sbattere di una medaglietta contro le borchie metalliche di un collare; e, quando mi volto, vedo Bauschan in piena corsa voltare l’angolo posteriore della casa e precipitarsi su di me, come se volesse buttarmi a terra. Per lo sforzo solleva un po’ il labbro inferiore, così da scoprire due o tre dei suoi incisivi, che luccicano di un bianco candido al sole del mattino.
(...)
È un bracco tedesco a pelo raso, se non si prende troppo alla lettera questa definizione, ma la si intende con un po’ di buonsenso, perché un bracco come lo descrivono i libri di stretta osservanza, Bauschan non lo è proprio. Prima di tutto, forse è un po’ troppo piccolo, decisamente “al di sotto”, devo sottolinearlo, delle dimensioni di un cane da punta; poi anche le zampe anteriori non sono ben diritte, anzi sono un po’ piegate all’infuori, cosa che probabilmente non corrisponde con esattezza all’immagine del bracco di razza.
(...) Soprattutto gli occhi sono belli, dolci e intelligenti, anche se sporgono un po’ vitrei. L’iride è di un color bruno ruggine, lo stesso del manto; ma in effetti, a causa della forte dilatazione della pupilla dai riflessi neri, forma solo un sottile anello, il cui colore del resto sfuma e si perde nel bianco dell’occhio. (...)
E a un tratto, sporgendo la testa e aprendo e chiudendo in fretta le labbra, scatta verso il mio viso, quasi volesse mordermi il naso; pantomima che evidentemente vuole essere la risposta al mio discorso e che ogni volta, come Bauschan sa già in anticipo, mi fa indietreggiare di colpo ridendo. È una specie di bacio a mezz’aria, tra l’affettuoso e il burlesco, una manovra che gli è caratteristica fin dall’infanzia, mentre io non l’avevo mai notata in nessuno dei suoi predecessori. Del resto si scusa subito della libertà che si è preso, con scodinzolii, brevi inchini e un’espressione fra imbarazzata ed allegra. Poi, dal cancello del giardino, usciamo all’aperto.”

 Thomas Mann, “Cane e padrone” ed. Newton

Traduzione di Brunamaria Dal Lago Vener

domenica 12 novembre 2017

Sotto i rami del vecchio noce


E l'appagamento che tale occupazione gli procurava era del tutto simile a quella che egli godeva quando, imbracciando il violino ( poichè suonava il violino )  andava su e giù per la sua stanza, e ascoltava i suoni  – che si studiava di trarre i più dolci possibile dallo strumento –  confondersi allo scroscio del getto d’acqua che giù nel giardino, sotto i rami del vecchio noce, saliva zampillando… Lo zampillo, il vecchio noce, il suo violino e il mare in lontananza -il mar Baltico del quale, nelle vacanze, poteva spiare i sogni estivi - queste erano le cose che egli amava, che trovava subito intorno a sè, e tra esse si svolgeva la sua intima vita. 


Karl Schmidt-Rottluff , Mar Baltico
Thomas Mann, Tonio Kröger









p.s.
che musica assocereste al passo di Thomas Mann?