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mercoledì 22 luglio 2020

Lontra e cormorano


Un giorno osservai un cormorano che giocava con un pesce che aveva catturato. Per otto volte consecutive l’uccello lasciò andare la sua preda, poi si tuffò dietro di lei e sebbene in acqua profonda la riportò ogni volta alla superficie. Al Giardino Zoologico ho visto una lontra trattare un pesce nello stesso modo, come un gatto fa col topo; non conosco nessun altro esempio dove Madre Natura appaia così volutamente crudele.

(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.246 ed.Giunti 2002, traduzione Mario Magistretti)


(Kato Eishu, 1916)


sabato 12 ottobre 2019

Giaguari e alberi



(Herman Rountree, 1932)
Il Paranà è pieno di isole che vanno soggette a un ciclo costante di distruzione e di rinnovamento. A memoria del capitano, ne erano scomparse parecchie grandi e altre se ne erano formate, coperte di vegetazione. Esse sono composte di sabbia fangosa, senza nemmeno il più piccolo ciottolo, ed erano alte allora circa un metro e venti sul livello del fiume. Durante le inondazioni periodiche peraltro vengono completamente sommerse. Tutte hanno un carattere comune: numerosi salici e alcuni altri alberi sono legati fra di loro da una grande varietà di piante rampicanti, in modo da formare una densa giungla; e queste macchie offrono un riparo ai capibara e ai giaguari. Il timore di quest’ultimo animale toglie completamente qualsiasi piacere di passeggiare attraverso i boschi. Quella sera non avevo fatto cento metri che trovai segni indubbi della presenza della tigre e fui costretto a tornarmene indietro. Su ogni isola vi erano tracce e come nell’escursione precedente «el rastro de los Indios» era stato il soggetto della conversazione, in questa lo fu «el rastro del tigre».
 
Le rive boscose dei grandi fiumi sembrano essere il luogo di soggiorno preferito dai giaguari, ma mi fu detto che a Sud della Plata essi frequentano i canneti che bordano i laghi; ma ovunque siano sembrano aver necessità dell'acqua. La loro vittima usuale é il capibara, tanto che si dice generalmente che dove i capibara sono numerosi vi è poco pericolo da parte del giaguaro. Il Falconer asserisce che sul versante meridionale dell’estuario della Plata vi sono molti giaguari e che essi si nutrono soprattutto di pesci e anch’io ho avuto più volte questa informazione. Sul Paranà essi hanno ucciso parecchi boscaioli e sono persino saliti sulle navi durante la notte. Vi è un uomo, che vive ora a Bajada, che salendo in coperta quando era buio, fu afferrato alle spalle; riuscì tuttavia a salvarsi perdendo l'uso di un braccio. Quando le inondazioni scacciano dalle isole questi animali, essi diventano molto più pericolosi. Mi fu raccontato che pochi anni fa un grande giaguaro entrò nella chiesa di Santa Fè; i due sacerdoti, entrando uno dopo l'altro, furono uccisi e un terzo che veniva per vedere di che cosa si trattasse, riuscì a fuggire con difficoltà. La bestia fu uccisa a fucilate da un angolo del fabbricato, che non aveva tetto. Nel caso d’inondazioni essi compiono anche grandi stragi fra il bestiame e i cavalli e si dice che uccidano la vittima spezzandole il collo. Se sono scacciati da una carcassa raramente vi ritornano. I gauchos dicono che quando il giaguaro gira di notte è molto tormentato dalle volpi che lo seguono guaendo. Ciò coincide stranamente con l’usanza, generalmente riscontrata, degli sciacalli che accompagnano in simile modo regolare la tigre delle Indie orientali. Il giaguaro é un animale rumoroso, che ruggisce molto di notte, specialmente prima del cattivo tempo.

Un giorno, mentre cacciavo sulle rive dell'Uruguay, mi furono mostrati certi alberi sotto i quali questi animali vanno regolarmente allo scopo, come mi fu detto, di affilare i loro artigli ai tronchi.
Vidi tre notissimi alberi; anteriormente la corteccia era diventata liscia come se fosse stata sfregata dal petto dell’animale e da entrambi i lati vi erano profonde scalfitture, o meglio solchi, che si estendevano in direzione obliqua ed erano lunghi circa un metro. Queste scalfitture erano di diverse età. Un mezzo abituale per assicurarsi se vi sia un giaguaro nelle vicinanze è quello di esaminare questi alberi. Immagino che questa abitudine del giaguaro sia esattamente simile a quella che si può osservare ogni giorno nel gatto comune quando con le zampe tese e le unghie aperte graffia le gambe di una seggiola. Ho sentito inoltre parlare di un giovane albero da frutto in un frutteto in Inghilterra, che era stato molto danneggiato in modo analogo. Un’abitudine quasi simile deve essere comune al puma, perché sul terreno nudo e duro della Patagonia ho visto frequentemence dei solchi così profondi che non potevano essere stati fatti da nessun altro animale. Credo che lo scopo di questa pratica sia quello di eliminate i punti scheggiati dei loro artigli e non, come credono i gauchos, di affilarli. Il giaguaro viene ucciso senza molta difficolta con l’aiuto di cani, che abbbaiando lo spingono su un albero, dove viene spacciato a fucilate.
 
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.171 ed.Giunti 2002, traduzione Mario Magistretti)

mercoledì 19 dicembre 2018

Il pesce palla



Un giorno mi divertii a osservare i costumi di un Diodon antennatus, che fu catturato mentre nuotava vicino alla riva. Questo pesce, dalla pelle floscia, è ben noto per la sua singolare capacità di distendersi fino ad assumere una forma quasi sferica. Dopo esser stato tenuto per un breve tempo fuori dall’acqua e poi immersovi di nuovo, esso assorbe dalla bocca, e forse dagli orifizi branchiali, una notevole quantità d’acqua e di aria. Questo processo si compie in due modi: l’aria è inghiottita e poi forzata nelle cavità del corpo e il suo ritorno è impedito da una contrazione muscolare, visibile esternamente, oppure l'acqua entra con debole corrente dalla bocca, che viene tenuta largamente aperta e immobile; quest'ultima azione deve perciò dipendere da succhiamento. La pelle intorno all’addome è molto più rilassata che sul dorso e perciò, durante il rigonfiamento, la superficie inferiore si distende molto di più della superiore e il pesce galleggia con il dorso in basso.

venerdì 29 giugno 2018

Pinguino


Un giorno, essendomi interposto fra un pinguino (Aptenodytes demersa) e l’acqua, mi divertii molto ad osservare i suoi costumi. Era un uccello coraggioso e finché non ebbe raggiunto il mare combatté regolarmente e mi respinse. Niente all'infuori di forti colpi avrebbe potuto arrestarlo; teneva saldamente ogni centimetro che aveva guadagnato e stava davanti a me eretto e deciso. Quando era contrastato così, ruotava continuamente la testa da un lato all’altro in modo molto buffo, come se il suo potere di visione distinta risiedesse soltanto nella parte basale anteriore di ogni occhio. Questo uccello è chiamato comunemente «pinguino somaro», per la sua abitudine, quando è sulla spiaggia, di gettare indietro la testa e di emettere uno strano e forte suono molto simile al raglio di un asino. Invece quando è in mare e non è disturbato la sua voce è molto profonda e solenne, e la si sente spesso di notte. Quando si tuffa usa le sue piccole ali come pinne, ma quando è a terra le adopera come zampe anteriori. Quando cammina, si può dire sulle quattro zampe, fra i ciuffi d’erba o sul pendio di un’altura erbosa, si muove così rapidamente che potrebbe essere facilmente scambiato per un quadrupede. Quando è in mare e pesca, viene alla superficie per respirare con un tale slancio e si tuffa di nuovo così istantaneamente che sfido chiunque a prima vista a non essere sicuro che non sia un pesce che salta per divertimento.


(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.246 ed.Giunti 2002, traduzione Mario Magistretti)


giovedì 31 agosto 2017

Bahia, Brasile


Bahia, Brasile, 1838
(...) Questi sono gli elementi del paesaggio, ma è un tentativo senza speranza quello di descrivere l’effetto generale. Dotti naturalisti descrivono questi spettacoli dei tropici nominando una quantità di oggetti ed enumerando qualche loro particolare caratteristico. Per un dotto viaggiatore ciò può forse dare qualche idea definita, ma chi, vedendo una pianta in un erbario, può immaginare il suo aspetto quando cresce sul suo terreno nativo? Chi, vedendo delle piante in una serra, può ingrandirne alcune fino alle dimensioni degli alberi nella foresta e ammucchiarne altre in una giungla intricata? Chi, guardando nello studio di un entomologo le brillanti farfalle esotiche e le singolari cicale, assocerà a questi oggetti senza vita l'incessante musica di queste ultime e il volo pigro delle prime, costanti ornamenti del meriggio tranquillo e ardente dei tropici? E' quando il sole ha raggiunto la sua altezza maggiore che si devono vedere tali spettacoli; allora il denso e splendido fogliame del mango nasconde il terreno con la sua ombra più scura, mentre i rami superiori sono del verde più brillante per la profusione della luce. Nelle zone temperate il caso è diverso; qui la vegetazione non è così scura o così ricca e perciò i raggi del sole declinante, tinti di rosso, di porpora o di giallo brillante, accrescono la bellezza di quei climi.
Mentre camminavo tranquillamente lungo i sentieri ombrosi e ammiravo ogni panorama che si susseguiva, desideravo trovare parole capaci di esprimere le mie idee. Qualsiasi aggettivo mi sembrava troppo debole per dare a quelli che non hanno visto le regioni intertropicali la sensazione di delizia che prova la mente. Ho detto che le piante in una serra non danno una giusta idea della vegetazione, ma devo ricorrere a questo paragone. La terra è una grande, selvaggia, disordinata e lussureggiante serra, fatta dalla natura stessa, ma della quale si é impossessato l’uomo, che l'ha riempita di case allegre e di giardini ordinati. Come sarebbe grande il desiderio di ogni ammiratore della natura di vedere, se fosse possibile, il paesaggio di un altro pianeta! Eppure si può dire con verità a ogni persona in Europa che soltanto alla distanza di pochi gradi dalla sua terra natale gli splendori di un altro mondo sono aperti per lui. Durante la mia ultima passeggiata mi fermavo ogni tanto ad ammirare quelle bellezze e mi forzavo di fissare nella mia mente per sempre un'impressione che sapevo che col tempo, prima o poi, sarebbe svanita. Le forme dell'arancio, della palma, del cocco, della felce arborea e del banano resteranno nitide e distinte; le mille bellezze che le fondono in uno scenario perfetto svaniranno, ma lasceranno, come un racconto udito nella fanciullezza, un quadro pieno di figure indistinte, ma bellissime.
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.607 ed. Giunti 2002, traduzione di Mario Magistretti)


(il dipinto di Henri Rousseau è del 1907, l'immagine di Darwin viene dal sito "Projeto Darwin na Bahia")



sabato 8 luglio 2017

Isola Ascensiòn

isola di Ascensiòn, 1838
(...) L’isola è completamente senz’alberi e per questo, e per qualsiasi altro aspetto, è molto inferiore a Sant’Elena. Una delle mie escursioni mi portò verso la sua estremità sud occidentale. La giornata era limpida e calda e vidi l’isola non sorridente di bellezza ma immobile nella sua nuda bruttezza. Le colate di lava sono coperte da monticelli e sono scabre in modo tale che, geologicamente parlando, la spiegazione non ne è facile. Gli spazi intermedi sono nascosti da strati di pomice, ceneri e tufo vulcanico. Mentre con la nave passavo davanti a questa punta dell'isola, non potevo immaginare che cosa fossero quelle chiazze bianche che screziavano tutto il piano; trovai ora che erano uccelli marini, che dormivano così fiduciosamente che persino in pieno giorno un uomo avrebbe potuto avvicinarli e impadronirsene. Questi uccelli furono le uniche creature viventi che vedessi in tutto il giorno. Sulla costa, benché il vento fosse leggero, grandi ondate si rovesciavano sulle rotte rocce di lava.
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.604 ed. Giunti 2002, traduzione di Mario Magistretti)


L'isola Ascensiòn è in mezzo all'Oceano, tra Sud America ed Europa, in questo senso gemella della più famosa Sant'Elena. Il giovane Darwin le visita entrambe, sulla via del ritorno a casa, al termine della navigazione con il Beagle. (l'immagine di Ascensiòn viene dal sito del National Geographic)


 

venerdì 5 maggio 2017

Vampiro

Continuando il cammino, attraversammo zone a pascolo, molto danneggiato dagli enormi formicai conici alti circa quattro metri. Essi davano al paesaggio esattamente lo stesso aspetto dei vulcani di fango a Jorullo, così come sono disegnati da Humboldt. Arrivammo a Engenhodo che era già buio, dopo essere rimasti a cavallo per dieci ore. Durante tutto il viaggio non cessai di meravigliarmi per le fatiche che i cavalli erano capaci di sopportare; essi sembrano anche rimettersi da qualche incidente più presto di quelli delle nostre razze inglesi. Il vampiro è spesso causa di gravi disturbi quando li morde al garrese. Il danno non è tanto grave per la perdita di sangue quanto per l'infiammazione che la pressione della sella produce loro in seguito. Questo fatto è stato recentemente messo in dubbio in Inghilterra, ma io ebbi la fortuna di essere presente quando un vampiro (Desmodus d'Orbigny, Wat) fu realmente preso sulla groppa di un cavallo. Stavamo bivaccando una sera tardi presso Coquimbo, nel Cile, quando il mio servo accorgendosi che uno dei cavalli era molto inquieto andò a vedere di che cosa si trattasse; e sembrandogli di scorgere qualcosa allungò rapidamente la mano sul garrese dell'animale e si impadronì del vampiro. Il mattino seguente il punto della morsicatura era facilmente distinguibile per essere leggermente gonfio e sanguinante, ma tre giorni dopo cavalcammo nuovamente l'animale che non aveva avuto nessuna conseguenza dannosa.
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.37 ed. Giunti 2002, traduzione di Mario Magistretti)
I pipistrelli che si nutrono di sangue sono soltanto di tre specie, e vivono tutti in America. Nel dettaglio: Desmodus rotundus, Diphylla ecaudata e Diaemus youngi, che probabilmente è quello colto sul fatto da Darwin, perché è l'unica delle tre specie che vive anche in Cile e in Argentina. Ci sono anche altre specie di pipistrelli che si supponevano fossero vampiri, ma poi si è dimostrato che così non era. (I nostri pipistrelli mangiano insetti e frutta).
 

(il dipinto è di Yasho, 1782-1825)

lunedì 10 aprile 2017

« Perché mi tiri la coda?»


Amblyrhynchus Demarlis, la specie terrestre (...) ha coda tonda e dita non palmate. Questa lucertola, invece di trovarsi come l'altra su tutte le isole Galapagos è limitata alla parte centrale dell'arcipelago e precisamente alle isole Albemarle, James, Barrington e Indefatigable. Verso sud, nelle isole Charles, Hood e Chatham e verso nord, in quelle di Towers, Bindloes e Abingdon, non ne vidi una e non ne sentii parlare. Sembrerebbe che siano state create nel centro dell'arcipelago e da qui si siano diffuse soltanto fino a una certa distanza. (...) Sono forse di statura un po' minore della specie marina, ma parecchie di esse pesavano dai quattro ai sette chili. Sono di movimenti pigri e semi intorpiditi. Quando sono spaventate, camminano lentamente con la coda e il ventre sollevati da terra. Si fermano spesso e sonnecchiano per un minuto o due, con gli occhi chiusi e le zampe posteriori allargate sul terreno riarso. Abitano in tane che scavano qualche volta fra i pezzi di lava, ma più generalmente su tratti piani del soffice tufo simile ad arenaria. (...) Osservai a lungo un individuo mentre scavava fino a quando metà del suo corpo fu sepolto; mi avvicinai allora e lo tirai per la coda; ne fu molto stupito e subito risalì per vedere di cosa si trattasse, poi mi fissò in viso come per dire: « Perché mi tiri la coda?».
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.483 ed. Giunti 2002, traduzione di Mario Magistretti)


(il nome scientifico citato da Darwin oggi non è più in uso, e non è quindi facile risalire alla specie esatta; la foto qui sopra è di Matt Moyer e viene da The Huffington Post)

venerdì 17 marzo 2017

Isole Keeling, 1836

(...) Sembra che l'oceano e la terra stiano combattendo qui per la supremazia, e sebbene la terraferma abbia ottenuto un vantaggio gli abitanti dell'acqua pensano che il loro diritto sia almeno altrettanto valido. In ogni punto si incontrano granchi eremiti di più di una specie che trasportano sul dorso le conchiglie che hanno rubato sulla spiaggia vicina. In altro, numerose sule, fregate e sterne riposano sugli alberi; e il bosco, per gli abbondanti resti e per l'odore dell'aria, si potrebbe chiamare una colonia di uccelli marini. Le sule, sedute sui loro rozzi nidi, vi fissano con un'aria stupida ma irosa. Le sterne stolide, come dice il loro nome, sono piccole creature sciocche. Ma v'è un uccello graziosissimo: è una piccola sterna bianca come la neve, che si libra dolcemente a pochi metri sul vostro capo, scrutando con tranquilla curiosità la vostra espressione con i suoi grandi occhi neri. Basta poca immaginazione per pensare che un animale così delicato e leggero debba essere abitato da qualche vagante spirito fatato.
 (alle Isole Keeling, presso Sumatra, tra Ceylon e l'Australia; aprile 1836)
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.563 ed. Giunti 2002, traduzione di Mario Magistretti)

(nell'immagine la sterna di Darwin, Gygis alba; la foto è di Donald Gudehus)

martedì 14 febbraio 2017

Struzzi


Il terzo giorno continuammo in modo piuttosto irregolare il nostro cammino, dato che mi stavo occupando dell'esame di alcuni giacimenti di marmo. Vedemmo sulle belle praterie molti struzzi (Struthio rea). Alcuni branchi arrivavano a venti o trenta individui. Quando erano fermi su qualche piccola prominenza e si vedevano contro il cielo chiaro, avevano un aspetto maestosissimo. Non ho mai incontrato in nessun'altra parte del mondo struzzi così domestici; era facile galoppare fino a breve distanza da loro, ma essi allora, allargando le ali, partivano a vele spiegate e ben presto lasciavano indietro il cavallo.
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.64 ed. Giunti 2002, traduzione di Mario Magistretti) (qui Darwin stava viaggiando tra Cile e Argentina)
(il disegno è del 1916, di Martin Erich Philipp)