I am a bee out in the fields of winter
And though I memorized the slope of
water,Oblivion carries me on his shoulder:
Beyond the suns I speak and circuits shiver,
But though I shout the wisdom of the maps,
I am a salmon in the ring shape river.
(Larry Beckett & Tim Buckley, da "Starsailor", anno 1970)
io sono un'ape fuori nei campi,
d'inverno; e so ricordare il declivio dove scorre l'acqua, ma l'oblio
mi porta via sulle sue spalle...
Tra le più difficili da ascoltare, con
probabile ispirazione nel Ligeti di "Odissea nello Spazio",
è anche un'immagine del percorso di vita di Tim Buckley stesso:
delicato e sensibile troubadour ai suoi inizi, non ancora
diciottenne; poi bluesman introverso, spesso vicino al miglior jazz;
poi vicino alla musica colta contemporanea (pur non essendo un
musicista colto), infine sperduto come un'ape nel gelido inverno,
alla ricerca di un fiore, perso nella musica commerciale senza saper
fare musica commerciale, funk senza esserlo, destinato a una tragica
fine.
La musica non è di primo ascolto,
forse neanche di secondo; il testo di Larry Beckett (amico e compagno
di scuola di Tim Buckley, autore di molti dei testi delle sue
canzoni), a me sembra bellissimo. Anch'io mi sento così, sempre più
spesso: un'ape d'inverno, un salmone in un fiume circolare... così è
la nostra vita, o così sembra che sia, in certi momenti - senza punti
di riferimento, in un mondo estraneo o impazzito.
Al di là dei soli io parlo e i
circuiti si frantumano per il gelo, e benché io gridi la saggezza
delle mappe, sono un salmone che nuota in un fiume fatto ad anello.
